Giornale di Critica dell'Architettura

3 commenti di Paolo Fiore

Commento 675 del 20/02/2004
relativo all'articolo Ravello? Si fa, si fa!... Non si fa, non si fa.
di Sandro Lazier


Nella vicenda Ravello emergono una serie di aspetti inquietanti, oltre a quello che le leggi sono uguali per tutti tranne che per i sociologi famosi i maestri dell'architettura e i sindaci amici dei sociologi famosi e dei maestri dell'architettura, c'e' l'allarmante atteggiamento disinvolto di critici (Prestinenza Puglisi con "Ravello") e commentatori e docenti quali quello di Lazier:
"Certamente, dico e insisto, le leggi sono fatte per essere superate quando necessario. E vanno modificate se sbagliate; infine va cacciato chi le ha fatte in modo sbagliato, compresi gli urbanisti che le hanno pensate e scritte". In questa vicenda Antithesi si è schierato per la "giusta" violazione della legge, non c'e' stata mobilitazione per cambiare la legge, atteggiamento che, mi dispiace, concordo con Salvatore Aprea, ricorda tanto Berlusconi che invita ad evadere le tasse perchè la legge è ingiusta, piuttosto che modificare la stessa. Insomma rivelano questi commenti ,la mentalità di una generazione con una etica fragile e la predisposizione italiana al "fatta la legge trovato l'inganno".
Il critico Prestinenza Puglisi invece, strenuo difensore dei giovani talenti bravi ma privati della leggittima visibilità , come mai non si è battuto per un concorso pubblico per Ravello?

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20/2/2004 - Sandro Lazier risponde

E’ vero, nella vicenda Ravello emergono parecchi aspetti inquietanti.
Il più grave è quello che se non vincerà un minimo di buon senso, al posto di un auditorium disegnato da un maestro dell’architettura moderna si farà un bel parcheggio privato (alla faccia del bene comune, della legalità offesa e del comunismo da barricata e da concorso).
Il più interessante è quello che, nella sostanza, non c’è nessuna differenza tra conservatori di destra o di sinistra, perché esprimono le stesse perplessità e gli stessi giudizi di valore. Infatti ci mostrano disinvoltamente la parte più conformista e reazionaria della loro personalità.
Il più stolto è quello che accomuna le scelte di campo del nostro giornale a quelle di un qualsiasi media sostenitore del marketing berlusconiano. E’ concesso a chi ci segue da poco e non ci conosce. Lo è di meno a chi ci frequenta da un po’ di tempo e di lei, caro Fiore, abbiamo commenti che risalgono al febbraio 2002. Quindi non faccia il fariseo.

Commento 637 del 09/02/2004
relativo all'articolo Con De Masi per Niemeyer
di Paolo G.L. Ferrara


Dalle reazioni scomposte di Sandro Lazier emergono due punti:
il primo:
è l'unico autorizzato ad insultare, ad aggredire ingiustificatamente chi non condivide il suo punto di vista, a decidere chi è arrogante e chi non lo è. Sale in cattedra Lazier e ci fa la morale, chiede di moderare i toni gridando più forte di tutti gli altri. Ci fa sapere che si è stufato, si è scocciato di quei lettori che gli piantano delle grane e manifestano il dissenso. Un consiglio: potrebbe cominciare a scrivere un diario personale piuttosto che dirigere una rivista, non avrà contraddittorio e sarà finalmente felice.
il secondo:
sulla vicenda Ravello porta degli argomenti di grande debolezza, risponda invece perchè non si dovrebbe fare un concorso. E`l'unico strumento di confronto serio.
saluti

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9/2/2004 - Sandro Lazier risponde

1.
Non è vero che insulto ed aggredisco. Anzi, mi difendo, animatamente ma mi difendo e difendo il giornale per cui scrivo. Comunque grazie del consiglio per il diario ma nessuno è obbligato a leggere quello che scrivo. Tra l’altro, leggere antiTHeSi, non costa nulla. Quindi a lei cosa dovrei dare?
2.
Che un concorso, per di più fatto da Botta, sia l'unico strumento di confronto serio mi pare quantomeno esagerato. Il concorso non è buono in sé e per sé. Dipende dal programma che lo concepisce e, soprattutto, da chi sceglie e giudica. E’ ora di smettere di pensare che sia sufficiente indire un concorso per risolvere ogni male sociale. Questo è pensiero da talebani dilettanti. Chi giudicherebbe, Botta? O qualche suo amico? Di destra o di sinistra? Verde, grigio, bianco o nero? Modernista o tradizionalista? Il giudizio sul gusto non è matematica, dove basta fare la somma e tutti sono d’accordo. Come si può pensare che il concorso premi il meglio e basta. Il meglio per chi? Dovremmo applaudire un’architettura scadente solo perché frutto di un onesto concorso?
Io credo che in un paese che voglia seriamente comportarsi in modo democratico non ci sia altra possibilità di scelta che affidarsi alla responsabilità politica delle persone che lo governano. Il “principio responsabilità” è il solo che ha legittimità. Se il sindaco di Ravello ha fatto la sua scelta deve risponderne politicamente. Se la Regione Campania ha fatto un piano urbanistico che produce contraddizione e ostacola il comune a vantaggio di un privato che vuol costruire un parcheggio, è giusto che paghi politicamente le conseguenze, licenziando funzionari, consulenti, urbanisti e quanti hanno sbagliato. Non si possono chiudere gli occhi e pensare che nulla conti perché si è leso un principio: fare il concorso. Chi pensa seriamente e conosce un po’ la storia sa che i principi vanno amministrati con cautela e responsabilità, se no diventano macchine da guerra e basta.
Il filosofo Popper sosteneva che una società evoluta è quella che sa dotarsi di regole tali per cui chiunque agisca al suo interno non possa fare più di qualche danno. Questo nega di fatto qualsiasi principio assoluto e per sempre.

Commento 279 del 05/02/2003
relativo all'articolo Master digitale IN/ARCH: la replica di Luigi Prest
di Luigi Prestinenza Puglisi


Mi sorprende e mi delude l'ultima risposta di Luigi Prestinenza Puglisi, che chiude una discussione con punti di interesse ed interrogativi aperti e si nega a qualsiasi confronto.
Paolo Fiore

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