Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di Roberto Melai

Commento 14749 del 10/01/2019
relativo all'articolo Labics - Palazzo dei Diamanti
di Sandro Lazier


Ripropongo qui il commento che ho pubblicato ieri sul sito Amate l'architettura.
http://www.amatelarchitettura.com/2019/01/i-concorsi-di-architettura-nel-paese-di-pulcinella/?fbclid=IwAR0qajbqcO-ZVqFBydQLUsNPMMHA_coj0CEE75pOZIfZTrpMXPYocV2sZAg
Aggiungo che condivido appieno il ragionamento svolto da Sandro Lazier con cui mi complimento, per quel che vale.

"Sono totalmente d'accordo con quanto affermato dall'anonimo collega con cui mi complimento per la sinteticità dell'argomentazione
Aggiungo che quando sono venuto a conoscenza del bando mi sono stupito e indignato per la scelta di ampliare un'opera quattrocentesca di tale qualità architettonica.
Ritenevo che non fosse possibile farlo a priori e che gli spazi necessari ad un miglior funzionamento dell'attività museale avrebbero potuto essere più facilmente reperiti all'interno dello stesso Palazzo dei Diamanti utilizzando gli spazi del Museo del Risorgimento in via di ricollocamento in altra sede.
Detto per inciso ho partecipato al concorso con un giovane architetto talentuoso grazie al quale siamo stati ammessi alla seconda fase e questo mi ha permesso non dico di appropriarmi ma quantomeno avere conoscenza diretta della problematica progettuale.
E proprio grazie a questa presunta consapevolezza ritengo di poter dire la mia su una soluzione, quella del progetto vincitore, che mi ha sorpreso positivamente per diversi motivi:
a) perchè è la prova che, contrariamente a quello che pensavo, è possibile immaginare un ampliamento a Palazzo dei Diamanti non banale o come semplice addizione modernista eroicamente intesa, tutta protesa ad affermare la diversità dei tempi; e ad inquinare, o addirittura, soverchiare la preesistenza storica come sovente accade o è accaduto;
b) per l'intelligenza dimostrata dagli autori nell'uscire dai limiti all'area di concorso immotivatamente imposti dal bando di gara; e per averlo fatto non tanto per un'esigenza accessoria o meramente funzionale ma per una scelta "strutturale" da cui scaturisce la logica insediativa e, al tempo stesso, l'architettura del nuovo manufatto;
c) per aver adottato un linguaggio contemporaneo -non in stile, mimetico o citazionista- discreto e non spettacolare; un linguaggio che non ha timore di proporre qualcosa di già visto, una corte porticata, declinata tuttavia in modo asciutto e controllato, in grado di stabilire un rapporto di continuità con una preesistenza tanto titolata;
d) per non aver aggiunto un elemento conflittuale e di aver stabilito invece una sottile dialettica di reciprocità con la preesistenza che ripropone quel legame che c'è sempre stato in passato tra parti di uno stesso edificio costruite in epoca diversa, senza cadere nel frustro e acritico refrain in base al quale si sostiene che nei contesti storici ci si dovrebbe esprimere con la massima libertà perchè così è sempre avvenuto in passato.
e) infine perchè, sempre ai miei occhi e non evidentemente a quelli di tanti titolati intellettuali e architetti che hanno sottoscritto l'appello dei f.lli Sgarbi, ha dimostrato la "forza" del progetto di architettura e del suo insopprimibile valore di "ricerca", in grado come in questo caso di dimostrare una tesi difficile come quella alla base dell'arrischiata e, forse non consapevole, scelta dell'Amministrazione Comunale."

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