Tutti i commenti di Andrea Pacciani

 

61 commenti di Andrea Pacciani
9/1/2010

Commento 7737 relativo all'articolo:
Bruno Zevi due lustri dopo di Sandro Lazier
 
In attesa della legge sull'urbanistica partecipata "auspicata" dal sig. Cusano (al redattore della legge consiglio di cercare CNU su google) chiedo a tutti di fare una riflessione sulla Giuiria Popolare come quella dei tribunali per i concorsi di architettura. La rilevanza sociale tra il processo penale e la cementificazione hanno punti in comune: entrambi hanno bisogno del consenso civico che giudichi sulla accettazione da parte della società civile di un nuovo episodio, senza tuttavia esimersi da una guida tecnica sul merito e sul giudizio.
Il pubblico invece di "schiamazzare in piazza" come dice Cusano sederebbe al tavolo dei lavori con diritti di voto senza più potersela prendere con le archistar di cui loro approvano i progetti; d'altraparte gli architetti saranno costretti a conciliare le loro profetiche visioni di una società migliore con i loro progetti con la società contemporanea che li dovrà abitare fatta di persone reali

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9/1/2010

Commento 7740 relativo all'articolo:
Bruno Zevi due lustri dopo di Sandro Lazier
 
Per Cusano e altri distratti ricopio e incollo il mio intervento del mese scorso con la proposta "avventata" sulle giurie popolari nei consorsi di architettura :

Dalla magistratura impariamo che per i delitti con pene sopra i 24 anni,mi sembra, e i progetti di architettura sono ad essi comparabili per lunghezza della pena a cui i cittadini sono spesso sottomessi, decidono in nove: un presidente di giuria - un architetto togato, universitario (designato?) , due giudici a latere - due architetti laureati, 6 giudici popolari con minimo licenza superiore.
Salvo smentite dai più esperti (non mi intendo della materia forense) tutti hanno parità di voto e quindi i giudici popolari possono a maggioranza anche smentire i giudici togati

A questa avventata proposta affiancherei la proposta Lazier di una presentazione pubblica con giurati e giudicati (come nei processi) e la camera di consiglio successiva segreta, cui segue la motivazione della scelta definitiva e conoscenza palese dei voti.

L'urbanistica partecipata dei comuni rossi di cui parla Cusano, se non è quella sottolineata da Pagliardini, ben venga, così come la autopianificazione l'autoprogettazione (la storia è andata avanti per secoli con questi soli strumenti prima dei P.R.G. con i migliori risultati assoluti)

La società autolesionista proposta da Cusano in cui "la democrazia è solo il modo meno dannoso che una comunità ha per correggere gli errori commessi, quando sono reversibili" non mi trova invece d'accordo o non l'ho capita.

Condivido in appieno l'ipotesi Friedman, almeno dalle citazioni di Cusano; non riesco però ad immaginare un linguaggio architettonico diverso da quello tradizionale parlato da tutti, comprensibile a tutti e trasmissibile, diverso da quello della tradizione locale in cui si lavora, ma questo è un mio limite



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8/1/2010

Commento 7734 relativo all'articolo:
Bruno Zevi due lustri dopo di Sandro Lazier
 
gentile S. Lazier
Si vede che oggi siamo du due piani di comunicazione diversi: il riferimento a Sarzana che Botta non è nel merito del progetto (che neanch'io condivido) quanto alla possibilità del web di dar voce ai cittadini e farli entrare nel merito delle scelte architettoniche ed urbanistiche; sta lì la novità dell'urbanistica partecipata, che può contare sul web.
La "urban class action" è una nuova frontiera per i progetti a scala urbana che può contare sulla forza della rete.
Queste sono le proposte da portare avanti nel nuovo millennio fanno sembrare passatisti i discorsi Zevi più che quelli di Paolo Marconi!
non me ne voglia, con cordialità

Andrea Pacciani

p.s. aspetto sempre la sua replica sulla giuria popolare simile a quella dei tribunali penali per i concorsi d'architettura

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8/1/2010

Commento 7733 relativo all'articolo:
Bruno Zevi due lustri dopo di Sandro Lazier
 
E' possibile che la citazione da me riportata voglia significare l'esatto contrario (?), non conosco Zevi così bene. Il mio intervento stava solo a sottolineare il relativismo con cui la critica architettonica e l'architettura parlata si riesce a muovere con dimestichezza nel dire tutto e il contrario di tutto (anche lei cita stralci di un discorso che potrebbero quindi essere interpretati a piacimento).
Al centro di quell'architettura c'erano gli architetti e volevano portarvici le persone profeti di una vita "migliore". Oggi questi personaggi sono rimasti soli lontano dalla gente e dalla vita reale .
Aspetto un ritorno delle persone reali al centro dell'interesse della architettura, coinvolta nelle decisioni e partecipe delle scelte (ho aspettato invano commenti alla mia proposta della giuria popolare dei concorsi).
Segnalo il sito di http://www.sarzanachebotta.org/ che trovo significativo verso nuove direzioni che il web può dare all'architettura





8/1/2010 Sandro Lazier risponde a Andrea Pacciani:
Credo che anche qui debba farsi chiarezza. Mario Botta, che lei invita a considerare nel caso di Sarzana, non ha nulla a che fare, secondo il pensiero organico, con il moderno. Credo, anzi, che il pensiero di Botta sia molto più vicino alle vostre posizioni che non a quelle zeviane. Il progetto per Sarzana è fondamentalmente un progetto neoclassico, buono li come altrove. Se agli scatoloni aggiungete qualche fregio e cornicione sagomato siete in pieno ottocento. La modernità è altra cosa, più sofferta ma perlomeno più gioiosa. LaCecla confonde il moderno con tutto quello che è nuovo, dimostrando d’ignorare la storia nel suo valore fondamentale: il fatto d’esser fatta dagli uomini e per gli uomini, tutti compresi. Da quelli che amano le armonie orecchiabili tanto care alla maggioranza delle persone, a quelli che cercano qualcosa di un po’ più sofisticato. In questo mondo, pertanto, convivono civiltà e barbarie. La vita ci ha insegnato che spesso sono qualità che confondiamo, a volte con conseguenze tragiche come nel secolo appena passato. L’arte, che secondo l’insegnamento di Zevi è sempre contemporanea, ci aiuta a distinguere e riconoscere. Quando ha valore, s’intende.
- Sandro Lazier
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8/1/2010

Commento 7732 relativo all'articolo:
Bruno Zevi due lustri dopo di Sandro Lazier
 
Bruno Zevi era stato categorico, ma nessuno gli ha dato ascolto:

“Possiamo conciliare gli antichi valori linguistici
con i nuovi? Dobbiamo rispondere
no per due motivi: primo, perché in tal
modo si potrà impedire le costruzioni di
nuovi edifici nei tessuti storici, che vanno
tutelati, secondo perché fuori dei tessuti
storici si consentirà di realizzare opere
non solo nuove ma schiettamente
moderne”.

Zevi fu cattivo profeta perchè il sogno dell'architetto è rimasto quello di lasciare il proprio segno sullo stesso testo su cui hanno scritto la storia gli altri colleghi, sostituire il vecchio con il nuovo; l'astensione dell'architettura moderna dai centri storici non mi sembra mai stata purtroppo praticata.
Sull'altra affermazione possiamo oggi dire che l'architettura moderna senza città storica non è mai stata in grado di dare risultati autosufficienti pur quanto sperimentata nei progetti urbani di nuovi insediamenti



8/1/2010 Sandro Lazier risponde a Andrea Pacciani:
Scusi Pacciani ma lei sta citando Zevi a sproposito. Forse non lo conosce. Oppure lo cita in quanto citato da altri, in contesti nei quali Zevi si sarebbe strappato i capelli. Altro che cattivo profeta…
La frase riportata è tratta, se non sbaglio, da Leggere, scrivere, parlare architettura e afferma l’esatto contrario di quello che lei ha inteso nel suo commento.
Secondo me le conviene leggere la versione originale, per intero.

Ps: credo che lei abbia tratto la citazione dal link seguente http://www.oice.it/progettopubblico/18/Marconi.pdf in cui Paolo Marconi, Professore ordinario di Restauro dei monumenti a Roma, difende le sue tesi passatiste citando a sproposito, oltre a Bruno Zevi, anche Umberto Eco. Cita invece, molto a proposito, P.L. Cervellati. Ed è tutto dire
- Sandro Lazier
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14/12/2009

Commento 7655 relativo all'articolo:
Architetti, crisi e architettura di Sandro Lazier
 
Ma quanti convegni ci vogliono per sfatare il tabù della giuria popolare nei concorsi di architettura? In rappresentanza o a sorteggio tra quelli che dovranno vivere in quell'oggetto di concorso.
Dalla magistratura impariamo che per i delitti con pene sopra i 24 anni,mi sembra, e i progetti di architettura sono ad essi comparabili per lunghezza della pena a cui i cittadini sono spesso sottomessi, decidono in nove: un presidente di giuria - un architetto togato, universitario (?) , due giudici a latere - due architetti laureati, 6 giudici popolari con minimo licenza media.
Salvo smentite dai più esperti (non mi intendo della materia) tutti hanno parità di voto e quindi i giudici popolari possono a maggioranza smentire i giudici togati.
Aspettiamo il coraggio degli architetti a giudicare come in magistratura

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27/4/2009

Commento 7169 relativo all'articolo:
'Ed io che sono Carletto l'ho fatta nel letto...' di la Redazione
 
Mi sono dimenticato che dovevo al sig Cusano una spiegazione su cosa intendo per eclettismi storicistico-moderni:
Facendo un caso di cronaca di questi giorni la Chiesa di Foligno di Fuksas ne è la miglior espressione. Prendendo in prestito sempre un commento di Vilma Torselli (ha un'efficacia nelle definizioni invidiabile) da altro blog

"una rivisitazione in chiave pop del razionalismo lecorbusiano"

Ovvero un esercizio fuori tempo, decontestualizzato territorialmente ma soprattutto socialmente, storicamente ; insomma unedificio che fatto 50 anni fa avrebbe anche avuto una sua credibilità, ma oggi è peggio di un post-moderno ritardato....
Aspetto dalla redazione un commento su questo capolavoro



27/4/2009 Sandro Lazier risponde a Andrea Pacciani:
Questa redazione ha dato prova nel tempo di non apprezzare le opere di Massimiliano Fucsas, ritenendole incapaci d’interpretare con sufficiente complessità il tema spaziale, da noi ritenuto fondamentale per le opere d’architettura. Questa carenza, che l’autore tende a sostituire con una compiacente suggestione retorica e narrativa, è motivo primo d’indifferenza ambientale. Non crediamo che la chiesa di Foligno sia estranea a tale giudizio e parlarne non giova a nessuno. Nemmeno ai suoi più accaniti detrattori o a quelli che la usano per le loro speculazioni antimoderne. La chiesa sull’autostrada di Michelucci e quella di Le Corbusier di Ronchamp sarebbero bersagli più seri e meno agevoli per tali critiche
- Sandro Lazier
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24/4/2009

Commento 7155 relativo all'articolo:
'Ed io che sono Carletto l'ho fatta nel letto...' di la Redazione
 
Lazier dice e sottoscrivo:"La discontinuità, il rinnovamento continuo, l'incertezza, questi sì sono gli argomenti della nostra storia. Un continuo e costante conflitto tra regola e tradimento. Senza questa tensione non avviene nulla. Senza questa tensione non c'è adattamento, evoluzione e quindi non c'è sopravvivenza. La vita ha bisogno di calore e il calore è solo disordine, discontinuità. Il nuovo a tutti i costi, anche forzando il linguaggio? In queste condizioni (fisiche, oggettive) assolutamente sì! Serve alla sopravvivenza. La continuità è la fine, peggio del ritorno al passato."
Ma quello che non vedete è che l'unico segno di discontinuità che si può dare a questo periodo storico dell'architettura è quello catartico, anche forzando il linguaggio e un nuovo periodo classico è alle porte inevitabile come dopo il gotico fiorito o dopo il Rococò; guardate Dubai o le torri di Milano o qualsiasi altra recente terra di conquista della modernità in cui questa si è potuta esprimere senza il giogo del passato e dell'identità dei luoghi; siamo orami ad un capolinea della modernità del secolo scorso, siamo esattamente al Rococò della modernità al gotico fiorito del razionalismo. Chiamarlo espressionismo contemporaneo o sperimentalismo è un alibi che si scioglie come neve al sole.
Mi sembra miope vedere in una rinascita della tradizione un segno di continuità con il passato! sono passati cent'anni di sperimentazioni del movimento moderno e delle sue derive. Girate per le città ad occhi aperti e la normalità, la continuità e la tradizione (quasi oserei dire) sta in un edilizia che per quanto malespressa è figlia dell'accademia degli ultimi cent'anni.
La discontunuità è oggi l'ecososteniblità a cui l'agonia della modernità non riesce a dare un volto o una faccia presentabile (i giardini verticali, le doppie pelli o altre amenità sono risibili....).
Ribadisco che oggi è avanguardia, ciò che fa male all'autorità costituita dell'archistatment, e quindi nel suo pardosso di conservatore, proprio il principe Carlo. Forse involontariamente, dapprima paladino di un modo conservatore di intendere l'architettura, oggi depositario dell'unica via d'uscita per l'architettura dall'implosione autoreferenziale e dall'assorbimento da parte di altre discipline quali il design o l'arte già agonizzanti degli stessi problemi...


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21/4/2009

Commento 7136 relativo all'articolo:
'Ed io che sono Carletto l'ho fatta nel letto...' di la Redazione
 

A domande rispondo anche se i suoi modi non mi invogliano certo a farlo

1) per modernisti intendo semplicemente gli architetti che dal primo movimento moderno fino agli ultimi eclettismi storicistico-moderni, o agli ultimi sperimentalismi, credono ancora nel potere salvifico del nuovo e nella tabula rasa rispetto al modo di gestire l'antropizzazione del territorio come si è fatto per secoli nella storia

2) La credibilità, o imbecillità secondo lei, del principe Carlo in temi di architettura nascono da un libro da lui scritto nel lontano 1989: A Vision of Britain: A Personal View of Architecture; quindi il patrocinio (non i soldi) per la costruzione di un villaggio tradizionale nella periferia di Londra che si chiama Poundboury, raro successo di vivibilità nei sobborghi di Londra. La costituzione di un albo all'interno del RIBA di architetti tradizionali, l'obbligo di una % di insegnamenti all'interno delle facoltà inglesi di architettura tradizionale; Tutto il movimento del New Urbanism in USA (CNU) e INTBAU nel resto del mondo che costruiscono secondo questi principi, credo siano ottenuti non certo per lignaggio, piaggeria nei suoi confronti ma da 20 anni di opinioni condivise e quasi sempre senza alcun eco reale nel dibattito architettonico

Quanto a : «solo creando il nuovo si può tutelare l'antico» è un opinione che rispetto, ma non condivido: la storia dell'ultimo secolo la smentisce con i fatti.... e forse qualcuno tra i piani alti comincia ad esserne stufo di questa storiella se le archistar cominciano a temere il principe Carlo, mai ammesso prima d'ora ad un pari livello di confronto critico architettonico dal mondo delle archistar.

Il buon critico non può negare che è qui la notizia, non nel contenuto della dialettica o dall'esito del dibattito inglese su quell'intervento, quanto nel cambio di scala di uno dei partecipanti. Fin adesso considerato come da lei un imbecille, Il Principe Carlo viene assunto ad interlocutore reale nel dibattito, perchè si vede che la sua voce comincia a dare fastidio e a sentirsi troppo; e adesso tocca loro prenderlo sul serio.... ma rifletta che non ha niente a che fare con il lignaggio, purtroppo per lei, ma sui contenuti.....

tralascio per educazione ogni commento su magliette e pappine

con cordialità
Andrea Pacciani



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21/4/2009

Commento 7134 relativo all'articolo:
'Ed io che sono Carletto l'ho fatta nel letto...' di la Redazione
 
Gentile Sandro Lazier, capisco il tentativo di difendere la giovane redattrice che ha letto ingenuamente la notizia alla rovescia...., ma se vogliamo entrare nel merito:

Carlo mi sembra proprio che proponga e non neghi come fanno i modernisti....

Sue poiszioni previlegiate in ambito della cultura architettonica dominante tra le Lobby immobiliariste, accademiche e editoriali non vedo poi dove siano, anzi....

Tolleranza rispetto alle differenze mi sembra che manchi da parte dei modernisti verso chi sostiene l'architettura tradizionale...



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21/4/2009

Commento 7131 relativo all'articolo:
'Ed io che sono Carletto l'ho fatta nel letto...' di la Redazione
 
Finalmente una buona notizia! grazie per la segnalazione.
Direi che questa sollevata d'armi dell'intelligentia dell'architettura modernista è una vittoria senza precedenti per il Principe di Galles!
Da sempre snobbato per le sue tesi oggi considerabili all'avanguardia, intesa come opinine controcorrente allo stato di predominanza culturale, evidentemente oggi comincia a fare paura a qualcuno.
In un periodo di implosione autoreferenziale della cultura architettonica dominante, le lobby immobiliari globali delle archistar si sentono minacciate dalle pressioni di un personaggio che oltre Poundbury e una manciata di volenterosi seguaci alla ricerca di far vivere bene le persone in luoghi decorosi, non ha costruito niente in confronto e non ha possibilità di ingerenza nella cultura architettonica istituzionale ed accademica (gli hanno anche chiuso tempo fa anche un'università dove voleva si insegnasse architettura tradizionale).
Mi sa perciò che più che Carletto l'ha fatta nel letto, sono le archistar che se la fanno addosso! coda di paglia? giganti d'argilla? che le cose stiano cambiando? che le lobby immobiliariste delle archistar comincino a pensare di scaricare qualcuno? è troppo presto per crederci, ma se son rose....



21/4/2009 Sandro Lazier risponde a Andrea Pacciani:
Mi spiace ma il vostro, suo e di Pagliardini, concetto di democrazia pecca d’equilibrio. Infatti, non c’è nessuna simmetria tra proporre ed ostacolare. L’articolo dice “…reo di aver utilizzato la sua posizione privilegiata per bloccare il progetto…”.
Nessuno di noi vuole impedire al principe di costruire per sé, o per chi vuole seguire le sue teorie, le case in stile neogotico o rococò. Cosa che invece lui puntualmente fa usando la sua influenza non per proporre ma per negare.
Sottoporre al giudizio pubblico le opere da realizzare? Mi sembra populismo, s’intende nel senso più nobile del termine, quello che ha una concezione essenzialmente virtuosa della volontà popolare, unica titolare di valori sociali particolari, ai quali vanno però sacrificate virtù universali come la ragione astratta e la conseguente autonomia del pensiero.
Democrazia, secondo me, è soprattutto tolleranza e rispetto delle differenze. Che vuol dire lasciar parlare tutti senza proibizioni. Se non piace, non è obbligatorio ascoltare (o guardare).

- Sandro Lazier
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14/4/2009

Commento 7087 relativo all'articolo:
Gibellina: vergogniamoci, tutti. di Paolo G.L. Ferrara
 
Mi scuso in anticipo con Vilma Torselli ma mi è più facile esprimere la mia opinione modificando le sue frasi:
Parlare pertanto di persistenza dell’identità dei territori è individuare, in un processo dinamico inarrestabile, il perdurare di invarianti tipologiche linguistiche, tecnologiche, urbane e architettoniche che hanno decretato il miglior successo dell'antropizzazione di quel posto.
Ricostruire ‘com’era e dov’era’ vorrebbe quindi dire riprodurre e consegnare ai posteri non “un preciso momento storico”, ma molti momenti della vita della città, non necessariamente i più significativi e il più pregevole, in cui i cittadini dell'Aquila si riescano ad indentificarsi, sentirsi in luoghi che gli appartengono e che amano vivere, che in una sola parola si chiama "Topofilia" (googolare per approfondire)
Rinuncio a spiegare a chi non vuol capire che il "falso storico" è un problema che non esiste e anche su questo sito è stato già trattato (mi sembra per la Fenice e il campanile di venezia se non ricordo male...).
Molto realisticamente e amaramente mi aspetto una ricostruzione dell' Aquila ancora in mano all'esercizio delle mode architettoniche contemporanee, un po' stortignaccole, camuffate da un po' di legno e vetratate schermate ecocompatibili e bioarchitettoniche, con un po' di pietra locale a vista e giardinetti con panchine scomode che fanno da evocazione alla tradizione locale.....

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23/3/2009

Commento 6964 relativo all'articolo:
Berlusconi e il Piano Casa per chi ce l'ha già di Teresa Cannarozzo
 
Questa legge è la dimostrazione di quanto ormai l'architettura e l'urbanistica siano lontane dalla gente e quindi dai politici che li rappresentano.
E' il risultato di 50 anni di scollamento tra i bisogni della gente e leggi urbanistiche mirate a tradurre in regole gli insegnamenti teorici e inapplicabili del movimento moderno, dallo zoning in poi.
E' la ribellione dopo decenni di fallimenti di regole di architettura e urbanistica che non hanno fatto meglio di una deregulation senza scrupoli; tanto vale, avrà pensato il nostro Cavaliare, azzerare i cartelli burocratici locali, togliere il potere ai tecnici per darlo agli utenti finali confidando che non sapranno fare peggio degli strateghi accademico-palazzinari.
Il potere economico e decisionale dell'establishment degli architetti e urbanisti ha sopraffatto quello dei politici e questa legge è un tentativo dei politici per ristabilire le gerarchie, minacciando gli architetti di ciò di cui hanno maggiormente paura: che siano gli utenti finali a scegliere dove e come voler vivere nella propria città.


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20/1/2009

Commento 6748 relativo all'articolo:
Galvagni, Gaudì e la ricerca di Sandro Lazier
 
"l'architettura romana, bizantina o barocca è (o era) in sintonia con "l'utente finale"? Ma quando mai ...? "

Aspetto con ansia un saggio storiografico in cui si racconti dai romani in poi di un pubblico contrario alla propria architettura contemporanea o almeno generalmente indifferente quanto ai giorni nostri.
....Aldilà del caso Torre Eiffel (che già appartiene all'epoca moderna), non mi vengono in mente ribellioni popolari ai pinnacoli gotici o ai fronzoli rococò da parte dei propri contemporanei nè di questi giorni, al pari dell'avversione alle torri di Milano nell'ex-fiera, all'Ara Pacis, o all'ingresso degli Uffizi ecc... tanto per toccare Roma Milano e Firenze (ma in ogni città ce n'è uno...)

Per quanto riguarda la fedeltà, Io credo che valga la pena di essere fedeli a ciò che di buono si ha per non perderlo: vale per la fidanzata, come per la gelateria preferita, non vedo perchè non deve valere per i luoghi dove si vive volentieri....

cordialità

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19/1/2009

Commento 6743 relativo all'articolo:
Galvagni, Gaudì e la ricerca di Sandro Lazier
 
"Vedere quindi un progetto come quello di Stella per la ricostruzione del castello di Berlino che è un “banale” remake, mi lascia attonito per la sua monotonia e in odor di tradimento nei confronti dell’architettura del secolo appena appena passato! Un soldo falso"
Non vedo francamente cosa ci sia da essere fedeli al secolo appena passato considerando il bilancio generale dell'architettura prodotta; ne è un esempio il palazzo della DDR che è stato abbattuto all'uopo che non era un edificio di uffici basta che sia, ma addirittura il palazzo della repubblica federale; mi sembra del tutto legittimo il rifiuto locale a cedere ala tentazione ad un possibilismo modernista.
Credo che bisogna prendere atto che la modernità stia vivendo un periodo eclettico e storicistico di sè stessa e la frattura con l'utente finale è ormai uno iato incolmabile..... un po' come a fine ottocento primi novecento...


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25/1/2008

Commento 5962 relativo all'articolo:
Giuseppe Terragni, da cento anni. di la Redazione
 
Per Renzo Marucci
Non era la soprintendenza (non credo esistesse ancora) ma la commissione di ornato; ironia della sorte oggi, dopo quasi 100 anni le cose sono esattamente all'opposto: per farsi approvare un progetto classico o tradizionale in una qualsiasi commisione edilizia d'Italia bisogna fare il contrario, disegnare il progetto in maniera modernista omettendo i particolari decorativi. L'ho provato di persona proprio memore dell'esperienza di Terragni....
Ma qual'è oggi la vera avanguardia in architettura? quella che come allora da fastidio al mondo istituzionale, è ignorata dalle riviste, dai critici e dal mondo accademico, quella che però sa leggere le aspettative della gente contemporanea?
Non credo siano l'espressionismo modernista o l'architettura manierista-modernista o quella storicista-modernista di questo inizio secolo...
E' chiaro infatti che stiamo vivendo la fase storicista e manierista dell'epoca moderna un po' proprio come alla fine 800 primi 900 quando, o ai tempi del rococò o a quelli del gotico fiorito, quando cioè la componente stilistica fine a stessa chiude un periodo storico che ha finito il suo corso.
Di solito a qeste fasi è seguito un periodo di richiamo alle origini, alle tradizioni alle certezze che vengono dal passato; sarà così anche questa volta? ai posteri l'ardua sentenza


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9/7/2007

Commento 5421 relativo all'articolo:
Senza parole di Paolo G.L. Ferrara
 
Vorrei lasciare testimonianza su un concorso al quale ho appena partecipato negli U.S.A. in California di cui non so ancora l'esito e quindi non sono condizionato nell'esprimere un'opinione sulla qualità dell'organizzazione.
Oggetto del concorso un centro civico composto da più fabbricati; chi vince lo costruirà veramente. L'iscrizione è gratuita, Il bando è un libro di 150 pagine scaricabile da internet come tutto il materiale DGW, PDF, DOC in cui è spiegato tutto quello che serve fino alle essenze arborree autoctone, compreso chi sono i giurati e iloro curriculum.
Assemblee di cittadini e autorità congiunti hanno preceduto la stesura del bando per condividere quello che si vuole ottenere; addirittura ci sono delle immagini di riferimento di interventi più diversi ma analoghi nell'obbiettivo che loro pensano di ottenere dai progetti che saranno presentati.
Prima fase a curriculum: sono ammessi tutti da tutto il mondo giovani, vecchi, abilitati e non, studi che hanno costruito città intere, studenti alla prima esperienza basta che abbiano progettato (non realizzato) almeno 3 opere anche di dimensioni molto più piccole, ma che dimostrino le capacità di sapere affrontare un progetto a scala urbana nella direzione delle aspettatitve del bando. Anonimato: ad ogni concorrente iscritto viene assegnato un numero da apporre ovunque di cui è al corrente solo un rappresentante dell'organizzazione.
Seconda fase: concorso vero e prorpio di progetto di massima 2 tavole 100x70 con relazione di una pagina che va stampata all'interno di una delle due tavole; la giuria si riunisce la settimana dopo la consegna e dichiara tre finalisti premiati in denaro
Terza fase: i tre finalisti premiati e pagati incontrano giurati autorità e comitati di cittadini per approfondire ulteriormente il progetto in 4 tavole che saranno pubblicamente discusse; i tre finalisti dovranno aggregare in questa fase un architetto dello stato della California (esperto per le normative locali) e un computo metrico redatto da terzi che verifichi la pertinenza economica del progetto presentato.
La giuria si riunisce la settimana dopo per premiare il vincitore con ulteriore premio in denaro, incarico professionale della redazione del piano e la costruzione di un primo stralcio.
Questi concorsi saranno troppo pragmatici e non riveleranno mai nuovi geni dell'architettura ma in tre mesi ottengono un risultato che mai in Italia possiamo sognarci


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10/5/2007

Commento 5314 relativo all'articolo:
Italia Nostra: i perché del 'no' a Niemeyer di Paolo Marzano - Italia Nostra
 
Gentile Anna Plata,
ho letto la sua tesina su Ravello da lei decantato come esteticamente perfetto per la pace degli occhi e dei sensi (ci sono stato e vi assicuro che è così) un gioiellino.
Sono d'accordo che Ravello abbia bisogno di un auditorium e sono favorevole ad ogni adeguamento funzionale, tecnologico economico che il paese vuole fare ma:
E' così certa che Ravello abbia bisogno oggi di una "modernizzazione estetica"?
La necessità di modernizzazione estetiche è una "grande bugia" a cui credono solo gli architetti; ci sono luoghi in cui bisognarebbe avere il pudore di ammettere che non ce n'è affatto bisogno.
Se Ravello è come lei l'ha descritta è forse perche negli ultimi 60 anni nessuno ha dato principio a modernizzazioni estetiche limitando i danni a serrementi in alluminio anodizzato. E' certa che oggi lo stato dell'architettura contemporanea sia al momento storico idoneo a dare avvio ad una modernizzazione estetica migliore a quella che ha colpito nel recente passato molti dei paesi della costiera?
Mi indichi un solo precedente in Italia di "nuova via estetica moderna" che abbia avuto successo; e non dico sia migliore ma almeno pari alla "solare identità architettonica mediterranea" che non capisco perchè debba essere abbandonata nelle nuove costruzioni.

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10/5/2007

Commento 5313 relativo all'articolo:
I guai di Tafuri di Luigi Prestinenza Puglisi
 
Gentile Lenzarini,
anche questa volta cerco di rispondere con le sue stesse parole per chiarezza:

“L'architetto che si limita a sviluppare temi proposti da altri e forse li arricchisce di nuove interpretazioni inespresse o semplicemente contribuisce a divulgarli” può esistere con dignità di risultato solo se fa architettura tradizionale non moderna; è il fare imitativo della storia dell'architettura fino al secolo scorso (se ha voglia di leggere le consiglio Pigafetta, Architettura dell'imitazione- Alinea). “Ripetizione e divulgazione” non appartengono alla culura dell'architettura moderna: legga solo che putiferio si fa su questo sito perchè Ghery fa ripetizione e divulgazione di se stesso!

Si rilegga queste sue righe e per onestà intellettuale mi dica che non ci crede a quello che ha scritto:
“da un gesto superficiale (di un architetto moderno/autoreferenziale/sperimentalista ndr) del nuovo per il nuovo ne scaturisce un input per qualche altro architetto, più bravo e più impegnato, che ne potrà trarre ispirazione per fare qualcosa di davvero importante”; ma sì spargiamo il territorio di tentativi a caso non si sa mai si celi una genialità inespressa.

Chiudo con due altre “grandi bugie” della modernità che spuntano anche nel suo intervento :

1)“L'appartenenza ad un luogo di chi vi deve abitare non è un obbiettivo dell'architettura”

2)”il contestualismo” ovvero usare materiali e finiture della tradizione locale per mimetizzare autorefenzialismi

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25/4/2007

Commento 5306 relativo all'articolo:
I guai di Tafuri di Luigi Prestinenza Puglisi
 
Gentile Alessio Lenzarini,
Sono stato tentato dal non risponderle visto anche la sua promessa di astenersi dalla professione nella paura di far danno in attesa della mia replica, ma lo faccio con piacere per evitarle sofferenze cercando di usare le sue parole.
Innanzi tutto chi l'ha detto che ogni architetto debba sviluppare un proprio esclusivo tema linguistico? E' la prima grande bugia della modernità! così facendo purtroppo ogni professionista bravo o scarso che sia è costretto a "gridare " il proprio messaggio architettonico in una babele di neologismi e l'unico interesse che può suscitare è quasi sempre , solamente e ovviamente il propio.
Chi l'ha detto che ogni architetto debba dire qualcosa di nuovo, e chi l'ha detto che ogni cosa di nuovo può essere importante? E' la seconda bugia della modernità; a causa di questo dovere, neanche fosse il giuramento di Ippocrate per i medici, ogni edificio inabitabile e infruibile ad opera di architetto malato di mente è legittimata.
Chi l'ha detto che il pubblico debba pagare lo scotto di abitare dei luoghi che non gli appartengono per dare la possibilità di esprimere contenuti profondi dell'arte?E' la terza bugia della modernità. E' un'arroganza che non ha precendenza nella storia. L'architettura è un campo in cui non ci si può permettere di fare sperimentazioni sulla pelle delle persone anche perchè i prodotti di questi sperimentalismi rimangono costringendo la gente ad adattarvisi; con buon senso in passato la ricerca e la sperimentazione sono sempre state relegate negli ambiti della provvisorietà degli edifici o alla loro mancanza di presenza costante di vita quotidiana: da S.Pietro in Montorio alle , dalle cappelle mortuarie di famiglia, dalle scenografie dei Bibbiena alla Torre Eiffel, nelle esposizioni universali e nei quertieri fieristici....... Oggi purtroppo si fanno sugli edifici dove vivono e lavorano quotidianamente persone completamente alvulse da quellle architetture.
Non mi dilungo oltre. Se gentilmente si può rileggere qualche mio altro intervento già scritto inpassato su questo sito può farsi un'idea più completa su cosa vuol dire fare architettura tradizionale e sulle mie idee in generale.
con cordialità

Andrea Pacciani



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19/4/2007

Commento 5205 relativo all'articolo:
I guai di Tafuri di Luigi Prestinenza Puglisi
 
Parole sante! spero che Antithesi aiuti ad amplificare qusta puntuale descrizione di una de "le grandi bugie" (usando l'espressione del noto libro di Pansa) dell'architettura del secolo scorso.
L'autoreferenzialità nell'architettura è il male assoluto e la morte degli ambiti dell'architettura.
Mi aspetto ora dal buon Puglisi il disvelamento di altre bugie, da Le Corbusier in poi, su cui ha campato e campa ancora l'intelligentia architettonica dominante in Italia
Plaudo chiunque sia capace di rimettere al centro della critica , della storia e della composizione dell'architettura le persone che vivono e abitano quei luoghi e il rispetto per la loro intelligenza


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29/1/2007

Commento 1765 relativo all'articolo:
Nonsolomoda, anche idiozie di Paolo G.L. Ferrara
 
L'amara verità che coglie il sig. Schintu è che oggi anche l'architettura, soprattutto quella contemporanea, è intesa come oggetto di consumo e non d'uso; su questo equivoco ormai diffuso anche tra i progettisti si fonda il declino della disciplina ridotta a design e il distacco con l'utente finale delle opere.....

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13/11/2006

Commento 1461 relativo all'articolo:
Carnevale a Piazza Armerina: la carrozzata 'Villa del Casale', di Vittorio Sgarbi di la Redazione
 
Il restauro di un restauro ma non con i criteri del restauro moderno? scusate ma non è un po' paradossale? e che facciamo il dov'era e com'era del Missini con un falso storico ancora più ingannevole del falso storico di cui si accusa il progetto Sgarbi?
Oggi ci fanno restaurare con interventi rimovibili perchè un giorno possano essere migliorati o sostituiti con nuove opere e tecnologie diverse, e adesso invece museifichiamo anche il restauro? e con che criteri poi? e tra trent'anni che facciamo museifichiamo il restauro del restauro.....
E poi, se vogliamo veramente restaurare sto capolavoro di Missini come lo facciamo; mi sembra che sia stato proposto inevitabilmente non in maniera conservativa ma di sostituzioni delle parti non più performanti (il perpex con nuovi materiali.....) allora creiamo un falso Missini aggiornato ai nostri giorni.
Di Missini vogliamo trasmettere l'identità del tipo di intervento che è stato fatto? ma questo non viene fatto con la testimonianza dell'originalità materiale (come si fa per gli edifici del passato) ma con gli aggiornamenti tecnologici disponibili per allungarne la vita funzionale: è come mettere le tapparelle al Quirinale!
E poi come si farà a distinguere il Missini originale dal sostituito? mi immagino bulloni di colorazioni diverse e verniciature dalle brillantezze variegate per una lettura omogenea ma attenta alla datazione dell'intervento sul lacerto (lo smalto vecchi esfoliato sulle putrelle come si conserva?) insomma un pasticcio per discernere ciò che ha trent'anni da ciò che è nuovo.
Mi sembra il tutto molto confuso..............
Mi aspetto che i lettori di antithesi, se coerenti con le proprie idee moderniste più che firmare per il dov'era e com'era del Missini facciano una petizione per un progetto nuovo, diverso di quello di Sgarbi se non piace, ma almeno con una coerenza d'approccio culturale.
Tuttavia mi fa piacere che il modernismo si interroghi sulla storicizzazione dei propri monumenti che sono stati progettati e costruiti non per essere trasmessi nel tempo ma semplicemente per rispondere ad un'esigenza culturale contemporanea senza rendersi conto che prima o dopo ne avrebbero dovuto rispondere (gira questa leggenda metropolitana che il Bouburg nei suoi restauri, se così si possano chiamare, sia costato ormai più di cinque voltoe del suo costo di costruzione).
Le architetture nascono per attraversare più generazioni, purtropo accade anche per quelle moderne: questo collasso anticipato di una di trent'anni probabilmente mette scompiglio nella serenità menefreghista contingente dell'architetto contemporaneo che si deve interrogare sul lungo termine del proprio lavoro e sulla loro manutenibilità

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2/10/2006

Commento 1426 relativo all'articolo:
'Architentare' per uno studente di Domenico Caloria
 
gentile Domenico Caloria

"quella odiosa ma purtroppo tanto vera distinzione tra edilizia e architettura"

E' il male più oscuro della nostra disciplina, è quanto viene spiegato nelle università nelle riviste e ancora oggi ci si accanisce verso l'ignoranza progettuale degli altri.
Ma lei che non ha ancora il cervello completamente lavato ha ancora la possibilità di riflettere che è una menzogna bell'è buona, perchè non è un male che si può estirpare ma un processo fisiologico inevitabile che appartiene al fare dell'uomo.
Se ha studiato la storia dell'architettura saprà che gli architetti che ha incontrato sui libri hanno realizzato meno opere di un geometra di paese; pensi a Brunelleschi che non è neanche riuscito a fare una facciata delle sue chiese! E' da sempre infatti che le città non vengono realizzate dagli architetti, i maestri, i geni, ma dagli epigoni e gli autocostruttori: ovvero coloro che gurdando le opere dei maestri e con fare imitativo costruivano le città, i paese, i centri minori.
I risultati sono i nostri centri storici, o quel che ne resta, e mai nessuno se ne è lamentato; anzi oggi il valore della più umile casa del più povero dei contadini è più alto sotto tutti i punti di vista di qualsiasi edificio moderno che vi sorga di fianco.
La modernità invece non mai tenuto in cosiderazione che il progredire edilizio passa per questo processo imitativo e così denigriamo gli epigoni , anche se molto alla lontana, dei maestri della modernità .
Inoltre tutte le periferie sono firmate da architetti laureati, spesso organici accademici, non creda solo farabutti venduti al soldo delle imprese o dei politici (ma anche quelli sono sempre esistiti nella storia dell'architettura).
Quindi se c'è una questione morale dell'architettura un pezzettino riguarda anche questo processo imitativo con cui inevitabilmente bisogna avere a che fare nel nostro mondo. Come gli edifici post moderni sono arrivati in Italia dieci anni dopo e di una bruttezza sconvolgente, aspetto ormai a breve sempre con il dovuto ritardo culturale i primi lamieroni sghimbesci italiani (o forse sono già spuntati e non me ne sono accorto) !

mi scusi per la paternale
Andrea Pacciani
un consiglio di approfondimento letterario: G. Pigafetta "Architettura dell'imitazione"



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22/9/2006

Commento 1415 relativo all'articolo:
Architentare. Ad Alba di La redazione
 
Bellisma iniziativa peccato sia stata annullata (pare per mancanza di fondi per il biglietto aereo) la presenza del prof. Salinagros, come annunciatoci da Sandro Lazier. Invto comunque i lettori di Antithesi a ritrovare nel web le posizioni sulla teoria dell'architettura dell'architetto americano cui avrebbe dovuto fare da contraltare il direttore

Andrea Pacciani

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