8/1/2010
Carissimi amici di Antithesi, auguro a tutti un Buon Anno Nuovo con la speranza che la luce di Bruno Zevi e della Architettura Organica da lui promossa non si spenga mai nel cuore di noi architetti italiani !!!
Invio un breve omaggio alla sua memoria :
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Bruno Zevi nella conclusione della relazione al I° Congresso Nazionale dell'APAO - Associazione per l'Architettura Organica, tenutasi a Roma il 6 dicembre 1947 dice :
"... L'architettura moderna ha spezzato il conformismo nel campo creativo venticinque anni fa; oggi , dobbiamo spezzare il conformismo nel campo critico e storico. Se non portiamo la nostra passione moderna nel campo della cultura, se permettiamo che persistano due diversi metri di giudizio per l'architettura moderna e per quella del passato, è evidente che noi resteremo sul piano caduco del manifesto rivoluzionario, non potremo maturare il movimento di avanguardia di venti anni fa in una seria cultura architettonica.
L'architettura organica non è storicamente, e non lo è nelle nostre intenzioni, un ismo di avanguardia. Non abbiamo nulla da rivelare; dobbiamo svolgere una cultura, riorientare tutto il pensiero architettonico, ridonargli un senso profondo, una funzione sociale, suscitare intorno ad esso un vasto consenso, creare una educazione popolare sull'architettura.
Nel conflitto del mondo moderno, stretti tra la coterie intellettualoide del funzionalismo, e l'incidente di un positivismo che vuol rovesciare tutto ciò che non ha un immediato senso comune, noi architetti organici tentiamo di fondere i valori della nostra tradizione spirituale con le moderne istanze sociali, di rompere la dicotomia tra cultura e vita che da un secolo separa gli artisti dal popolo, di proporre una terza via sociale, libera, umana. Ci riusciremo? E' inutile far profezie. Questa è la nostra strada, la nostra battaglia per una cultura integrata, per un'architettura integrata, e perciò per una vita migliore. Per dirla con Vittorini, una cultura che serva alla vita. e non solo a consolare.
Se avremo tempo, ci riusciremo sicuramente. Se no, amici dell'APAO, avremo almeno la coscienza di aver fatto con disinteresse il nostro dovere. E se le bombe atomiche dovessero interrompere il nostro lavoro, ognuno di noi avrà la libertà, come ha detto Quaroni questa mattina, di decidere se ritirarsi a vita privata e scrivere un nuovo Discorso sul Metodo, oppure, seguendo l'esempio di Pagano, abbandonare il tavolo da disegno e la penna, e andare a fare la rivoluzione... ".
BRUNO ZEVI
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26/10/2008
Commento
6498
relativo all'articolo:
Saudade
di
Sandro Lazier
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Carissimo Sandro e carissimi amici di Antithesi, l'intervento di Bruno Zevi qui riportato dimostra che è ancora vivo, le sue parole scolpiscono la nostra anima, dimostrano la sua lungimirante spiritualità, il suo genuino Amore per la vera Architettura!
Questo suo modo di scrivere ed attaccare senza remore né timori - che può sembrare a volte troppo duro ed esagerato - scaturisce dalla sua strenua difesa delle verità costitutive dell'onesto fare dell'uomo, un fare rivolto alla creatività e alla felicità. E guai chi si contrappone a questo fine ! Guai a chi vuol far passare il genio di Borromini per un classico!
Il suo credo e il suo pensiero si sposò nei suoi anni giovanili con l'Architettura Organica e fu fedele ai suoi principi per tutta la vita, e oggi, benché le maggiori riviste spesso trascurino la nuova generazione di architetti organici, essa risulta più viva che mai nei suoi continuatori, fratelli spirituali di Bruno Zevi.
L'Architettura Organica è Architettura con Amore, Bruno Zevi è Critica Organica Integrale con Amore : entrambe non tramonteranno mai!
Fraternamente e organicamente, Carlo.
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10/8/2006
Caro Leandro , mi rende lieto il tuo appello sincero ad una "spiritualità ecologica" , un concetto di ecologia che estende l'idea di equilibrio ed armonia ad una visione integrale del cosmo, inteso come sintesi di materia e spirito.
Mi viene in mente ad esempio l'idea di estetogenesi cosica formulata da Paolo Soleri con la sua ricerca Arcologica, radicata nei principi dell'Architettura Organica, che sfocia in una ecologia dell'uomo inteso come totalità, essere razionale e compassionevole capace di comprensione e amore verso la natura.
E che dire poi di Hundertwasser e della sua concezione delle "cinque pelli" dell'uomo, dove si passa dalla pelle ai vestiti, poi all'architettura, all'ambiente antropizzato e infine al cosmo intero.
Ma ancor più mi sembra utile Leandro citare qui la Carta dei Cristiani per l'Ambiente , presentata ad Assisi il 5 giugno 2004, che è bene divulgare per comprendere meglio l'importanza di una "spiritualità ecologica" .
Auguri a tutti una buona lettura e riflessione, cordialmente Carlo.
( brano tratto dal sito www.ambienteazzurro.it )
La cultura ambientalista che ha dominato la scena mondiale negli ultimi trenta anni è stata caratterizzata da un accentuato relativismo filosofico e morale.
Le attività lavorative e l'identità umana sono state criticate oltremodo ed accusate di tutti i mali del pianeta.
In questo contesto la stessa concezione giudeo-cristiana come espressa dalla Genesi è stata rifiutata.
Agli albori di questo terzo millennio, Roberto Leoni, presidente Sorella Natura, Rocco Chiriaco, presidente Movimento Azzurro, Saverio Quartucci e Vincenzo Tuccillo, presidente e vicepresidente di Ambiente azzurro e Antonio Gaspari direttore di Green Watch News, hanno sentito la necessità di manifestare la propria identità cristiana nel proporre una cultura ambientale coerente con gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa.
Per questo hanno stilato una "Carta dei Cristiani per l'Ambiente" al fine di riunire le tante realtà associative in un progetto finalizzato alla lode e salvaguardia del creato secondo i principi dell'umanesimo cristiano e della difesa del bene comune.
La Carta dei Cristiani per l'ambiente è stata presentata ad Assisi il 5 giugno 2004, giornata mondiale dell'ambiente.
CARTA DEI CRISTIANI PER L'AMBIENTE
L’accresciuta sensibilità nei confronti del creato è sicuramente un fenomeno che indica un più alto livello di civiltà e una maggiore attenzione ai diritti di esseri non umani.
Quello a cui assistiamo oggi però fa parte di quella “babele dei diritti” in cui per moda o peggio per ideologia si propongono utopie radicali in cui la difesa degli animali, della flora e del mondo inanimato viene contrapposta alla vita umana.
Assistiamo ad un ritorno dell’utopismo romantico, dove prevalgono pessimismo, catastrofismo, irrazionalità, trasgressione, pensiero magico.
Il tentativo della cultura ambientalista dominante è quello di capovolgere il mandato di Dio indicato dalla Genesi: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la Terra, soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla Terra” (GN 1,28).
L’uomo, posto da Dio nel giardino dell’Eden “perché lo coltivasse e lo custodisse”, è stato considerato da una certa cultura ecologista il peggiore dei nemici. Addirittura il “cancro del pianeta”.
E la natura è stata divinizzata al punto tale da essere adorata come Gaia.
Da questo punto di vista, l’approccio e la soluzione dei problemi ambientali è stato stravolto, perché la crescita civile e lo sviluppo economico, lavorativo, tecnologico e scientifico dell’umanità sono stati considerati come aggressioni alla “madre Terra”
In questo contesto e’ rilevante notare le differenze che esistono tra l’ideologia che caratterizza le maggiori associazioni ambientaliste e il pensiero cristiano.
--Per un cristiano l’uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Per una certa cultura ambientalista l’uomo è “cancro del pianeta”.
--Per un cristiano la crescita demografica è una benedizione del Signore, per gli ambientalisti è una disgrazia, la causa di tutti i mali.
--Noi cristiani abbiamo una visione teocentrica che tende alla verticalità, dove il creato ci è stato messo a disposizione del Signore per curarlo, svilupparlo e governarlo.
Mentre il movimento ambientalista ha una visione orizzontale che tende verso il basso, con la tendenza a divinizzare la fauna e la flora.
--Il Dio in cui noi cristiani crediamo è buono, e ama alla follia l’umanità, mentre il movimento ambientalista parla di Gaia, una Dea pagana ostile e vendicativa che si ritorce contro l’uomo per ogni sua azione.
Per questi motivi auspichiamo la nascita di una più avanzata cultura ambientale che attraverso le strade della fede e della ragione giunga alla scoperta della verità.
Proprio in questi anni a cavallo del nuovo millennio, durante i quali abbiamo vissuto e viviamo l’apparente paradosso della coincidenza fra il più elevato livello di modernità industriale mai raggiunto, avvertiamo il bisogno dell’affermazione di una cultura ambientale in cui l’uomo sia fedele al mandato biblico come custode responsabile dell'ambiente nel quale è posto a vivere.
Una cultura ambientale che guardi all’uomo con più ottimismo
Un uomo che non è maledizione ma benedizione del pianeta.
Uomo che è ricchezza e non impoverimento per il mondo.
Uomo la cui prole suscita speranza e non disperazione.
--Un ambiente inteso come casa e come risorsa.
Un ambiente che si arricchisce del lavoro dell’uomo e che moltiplica i suoi frutti grazie allo sviluppo ed all’applicazione delle nuove tecnologie.
Auspicando, una maggiore responsabilità etica dell’uomo verso l’ambiente affinchè l’essere umano, unica creatura dotata del libero arbitrio, soprattutto se occupa posizioni di responsabilità, di amministrazione o governo, assuma decisioni mirate al bene collettivo ed alla salvaguardia e valorizzazione della risorsa “ambiente”, progettandone e favorendone la più equa fruizione e distribuzione possibile tra tutti gli esseri umani ed incoraggiando a ciò i popoli di ogni continente.
--Coniugare la ricerca scientifica e le applicazioni tecnologiche in una dimensione etica dello sviluppo economico significa corrispondere all’amore del Creatore.
In questo modo il benessere e lo sviluppo dell’umanità risplenderà nella bellezza del creato.
“Prega, lavora e sii lieto” ha insegnato San Benedetto
“Laudato sii mio Signore per fratello sole, sorella luna, sorella acqua....” ha recitato San Francesco
“L’uomo è fine dello sviluppo e del generare di tutto l’universo”, ha insegnato San Tommaso
“La tecnologia che inquina può anche disinquinare, la produzione che accumula può distribuire equamente, a condizione che prevalga l'etica del rispetto per la vita e la dignità dell'uomo, per i diritti delle generazioni umane presenti e di quelle che verranno” Ha detto il Pontefice Giovanni Paolo II
“La difesa della vita - ha sottolineato il Santo Padre- e la conseguente promozione della salute, specialmente nelle popolazioni più povere e in via di sviluppo sarà ad un tempo il metro e il criterio di fondo dell'orizzonte ecologico a livello regionale e mondiale”
Quanto affermato ha, oltre alla valenza religiosa che attiene ad una scelta di coscienza individuale, una valenza etica che coinvolge anche tutti coloro i quali, anche se non cristiani o non credenti, si ritrovano nei valori etici che accomunano la più antica sapienza e saggezza dell’umanità in ogni tempo ed in ogni cultura.
Questa è la cultura ambientale che i sottoscritti riconoscono come coerente con l’umanesimo cristiano del giusto del bello e del buono e per questo la promuoviamo.
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13/7/2006
Caro Antonino ti ringrazio per la presentazione di questo interessante libro su Paolo Soleri di Luigi Spinelli. Lo hai intitolato " Universo Soleri ": niente di più indovinato.
Paolo Soleri è un architetto formatosi e cresciuto nei principi dell'Architettura Organica , sviluppa e reinterpreta a riguardo il punto di vista di Frank Lloyd Wright integrandolo con principi ecologici di respiro universale e sistemico .
Da ciò scaturisce il suo universo , l'Universo Soleri , un universo caratterizzato da una concezione della persona e della società in senso estetico-mistico.
Paolo Soleri affronta il sociale e lo spazio antropologico rispettando le più alte aspettative dell'animo umano : solidarietà , partecipazione, rispetto della natura, armonia con il cosmo che ci circonda, amore sincero verso il creato e la sua bellezza ed economia , ecc..
Questa sua idea di una dimensione cosmica del fare architettura intesa in maniera organica ed integrale trova corrispondenza con il pensiero organico di Hundertwasser del cosmo come quinta pelle dell'uomo.
Paolo Soleri è consapevole che occorre immaginare e progettare un Universo migliore, più bello e più armonico, in cui l'uomo ha la parte di protagonista e pertanto non può rinunciare ad un'etica positiva di intervento nel creato.
Arcosanti , il microcosmo nato dalle teorie di Paolo Soleri, vuole essere l'inizio di un nuovo universo , più bello e armonioso. Il microsistema avrà i suoi limiti, dovuti specialmente alla piccolezza del proto-sistema sperimentale , ma ciò non toglie al tentativo di Paolo Soleri la sua grande portata e il suo grande appello rivolto all'uomo e in particolare agli architetti :
occorre impegnarci tutti per creare un universo migliore in cui regni l'amore, la pace e l'armonia !!!
Grazie Paolo Soleri per la tua preziosa vita spesa per la giusta Causa dell'Architettura !
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28/3/2006
Per non dimenticare... con affetto , Carlo Sarno .
Conferenza tenuta dall'arch. Bruno Zevi il 6 dicembre 1947, al 1° Congresso Nazionale dell'Associazione per l'Architettura Organica (A.P.A.O).
Amici congressisti delle APAO,
non è senza titubanza ch'io mi accingo a parlarvi di architettura organica. Mi è capitato spesso di trattare e di scrivere sull'argomento, ma confesso che questa è la prima volta che mi trovo a parlare di architettura organica ad un consesso di architetti organici. E' vero che noi diciamo che il carattere distintivo dell'architettura organica rispetto a quella razionale è di essere funzionale anche sul terreno della psicologia; ma qui non si tratta di psicologia, sibbene quasi di una seduta di psicoanalisi collettiva, in cui dobbiamo insieme discutere su quei germi corrosivi e, per fortuna,...infettivi che, nella casistica delle nevrosi moderne, danno luogo a quella strana malattia che va sotto il nome di... APAO.
Quando ci trovammo a stabilire il programma di questo congresso, alcuni proposero di dedicare qualche ora a dibattere gli aspetti culturali dell'architettura organica. Ma ritirarono subito la proposta non tanto per tema di trasformare questa riunione in un incontro pugilistico, quanto perché tutti avevano la sensazione che ormai l'APAO vale assai più dell'architettura organica. Avviene in tutti i partiti e in tutte le associazioni. Si parte da un credo politico o culturale, poi ci si fanno le ossa, si creano e si sviluppano valori di collaborazione, di vita vissuta insieme, di comuni opere, di solidarietà, e ad un certo punto questi valori acquistano un'importanza autonoma, divengono essi stessi la giustificazione dell'essere associati. La nostra fedeltà all'APAO trascende la valutazione del suo credo architettonico; l'associazione raccoglie ormai le migliori forze dell'architettura moderna italiana dalla Sicilia al Piemonte; lavorando a Torino, voi piemontesi sapete di perseguire intenti per cui operano i giovani architetti di Palermo e di Catania, e questa coscienza dà forza e fiducia, crea un ambiente psicologico di vincoli umani che costituisce una zona di attrazione anche per coloro che altrimenti non si sentirebbero di firmare questa nostra antica Dichiarazione di Principii di colore cospiratorio e carbonaro. Prima che una poetica comune, ci lega una profonda passione di rinnovamento della scena fisica e morale del nostro paese, una generosità, una volontà di operare su un piano che va al di là degli interessi grettamente professionali e personali. In tre anni di lavoro, abbiamo creato le tradizioni dell'APAO; sì che, se qualcuno venisse qui questa sera a dimostrarci che l'architettura organica non esiste, che nulla ha un senso di ciò che noi predichiamo culturalmente, e, per uno strano scontro di costellazioni, riuscisse a convincerci tutti, noi risponderemmo: dunque cambiamo nome, e continuiamo a lavorare.
Non è per un caso che delle due associazioni di architettura moderna che preesistevano all'APAO, cioè l'MSA di Milano e la PAGANO di Torino, una di esse si sia unita al nostro movimento. E perché? Perché si richiamava ad un uomo che per noi tutti è segno e simbolo della missione, del coraggio e della vocazione dell'architetto moderno. Al di là del credo teorico di Giuseppe pagano, al di là degli errori ch'egli commise e dei compromessi che accettò, c'è e resta e sola vale la tensione della sua azione, il tempo della sua vitalità, la capacità e la generosità del suo fare. Quando voi torinesi avete trasformato la PAGANO in APAO, l'avete fatto perché sentivate che Pagano - indipendentemente dalle sue intuizioni sull'architettura organica e dalla risonanza che aveva dato in "Casabella" al pensiero di Persico su Wright - indipendentemente da ogni valutazione teorica, sarebbe stato con noi, perché tutta la sua vita, con i suoi errori e col suo eroico splendore, fu qualificata da questa generosità nell'agire, da un temperamento che preferiva magari una parzialità atta a scoprire nuovi orizzonti piuttosto che una verità generica e infeconda.
Contro l'agnosticismo.
E con ciò, credo di aver risposto alla principale critica che ci vien mossa da parte degli "obbiettivi o degli agnostici. essi ci dicono che la architettura non ha bisogno di aggettivi, che l'arte rifiuta attributi, e che di conseguenza l'architettura organica non esiste. Ebbene, amici, chiunque ci conosce sia pur di lontano dovrà ammettere che noi non siamo illetterati fino al punto di non sapere che all'arte non si danno aggettivi. Ma questo non basta affatto a giustificare la posizione di sordo agnosticismo che vige nel campo avversario. L'arte non ammette aggettivi, ma il mondo morale, pratico, intellettuale e, se volete comprendere anche i mezzi espressivi, la poetica sulla cui base nascono le creazioni degli artisti, richiedono caratterizzazioni e perciò ammettono aggettivi. Se l'arte organica non esiste, e nessuno di noi ha mai sostenuto che esista, c'è però, pienamente legittimo dal punto di vista filosofico e critico, un indirizzo dell'architettura organica, ed è quello che noi affermiamo.
L'APAO ha il grande merito di aver spezzato l'agnosticismo architettonico in Italia, quell'agnosticismo vuoto di fedi e di passioni per cui l'arte è arte sia che si faccia oggi con le colonne e con gli archi oppure coi mezzi moderni; quell'agnosticismo che concepisce l'arte al di fuori della storia e della vita. I nostri avversari sono architetti senza aggettivi, senza nemmeno il vago aggettivo di moderni, perché sono uomini ormai senza coraggio in architettura e in critica; si limitano a mormorare, a ridacchiare senza gioia, non hanno mai scritto un rigo per criticare quello che noi avevamo detto e fatto, sfuggono ad ogni serio dibattito, non hanno idee da difendere ma solo posizioni da conservare. In verità essi costituiscono, nel campo dell'architettura, la traduzione di ciò che il trasformismo è in politica: una serie di clientele tenute insieme da interessi più o meno evidenti, culturalmente inesistenti o dannosi, di carattere effimero. Bargellini, l'unico che abbia scritto qualcosa contro l'architettura organica, si è limitato a criticare la teorica di Wright (e davvero non ci vuol molto a trovare contraddizioni nella pseudo-filosofia di un genio!); ma onestamente, quando si è riferito alla nostra impostazione dell'architettura organica, ha dichiarato che era seria ed acuta.
Noi siamo pronti a discutere e a rivedere ogni nostro punto con chiunque desideri farlo. Ma combattere il muro cieco e dispersivo degli agnostici è tempo perso, e non possiamo far altro che lasciarli alle loro mormorazioni.
Diffusione della tendenza organica.
Vengo alla seconda critica, assai più valida , che suona esattamente antitetica alla prima; ci vien mossa internamente, da membri dell'associazione e da simpatizzanti. Non ci accusa di voler essere troppo precisi conla specificazione di organico apposta all'architettura, ma solleva l'obbiezione contraria: che cos'è questa architettura organica? Ci avete spiegato vagamente il suo indirizzo morale, ma dov'è architettonicamente? In altre parole, come si fa a farla?
E' una critica su cui richiamo la vostra attenzione. Ciò che noi abbiamo detto e diciamo sull'architettura organica non basta alla maggioranza di coloro cui ci rivolgiamo: dobbiamo essere assai più specifici.
Ricordo un aneddoto. Un giorno, qualcuno che aveva trovato la lettura della Bibbia eccessivamente noiosa, domandò ad un filosofo ebreo di definirgli il significato delle Sacre Scritture in non più di dieci parole. Il filosofo rispose: " Ama il prossimo tuo come te stesso; tutto il resto è commento, va e studia ". Anch'io quando, correndo ad un appuntamento, sono fermato da qualche collega che mi domanda, non senza una certa ironia, di dirgli su due piedi che cos'è l'architettura organica, rispondo: " L'architettura organica è l'architettura funzionale che è funzionale rispetto non solo alla tecnica e allo scopo dell'edificio, ma anche alla psicologia degli abitanti. Tutto il resto è commento, va e studia ". Ma voi comprendete benissimo che se questa è una risposta-boutade meritata da uno scocciatore mezzo-intellettuale che vuol far finta di essere furbo, essa è del tutto inefficace per ciò che riguarda la massa di onesti professionisti, geometri, ingegneri civili, che si interessano ai nostri problemi e da cui non possiamo pretendere un approfondimento culturale.
L'esigenza di una popolarizzazione dell'architettura organica è così evidente che io avrei voluto intitolare questo discorso " il manierismo dell'architettura organica " e dedicare tutto il tempo a questo tema. Manierismo dell'architettura organica? Sembra assurdo: il manierismo dell'anti-manierismo. E, sotto un certo aspetto, è un paradosso. Ma considerate questo problema: vicino ai pochissimi poeti, in ogni epoca sorgono larghe schiere di manieristi che creano l'ambiente artistico, quell'insieme di simpatie e di consensi che facilitano il prevalere del genio. Anche oggi, un'infinità di costruttori, di geometri, di ingegneri civili, anche di architetti minori, ha bisogno di un metodo, ha bisogno anche di copiare. Copiavano il classico, oggi copiano lo pseudo-moderno di Piacentini o gli arredamenti di ponti. E' così, e, allo stato attuale della nostra educazione, è fatale che sia così. Ora, se l'architettura organica costituisce un vero e proprio movimento culturale, noi dobbiamo ammettere che essa non si identifichi con l'architettura bella, ma sia solo un atteggiamento, un metodo di fare l'architettura, una poetica che nel genio darà luogo a capolavori, nei minori ad opere soltanto dignitose e decenti. Nessun cubista pretenderà che la pittura cubista sia quella bella, e la pittura non-cubista sia negativa. Sosterrà che il cubismo è un vocabolario figurativo o, al massimo, una poetica: ci sono opere d'arte cubiste come quadri cubisti mancanti o, per usare la distinzione esposta questa mattina dal prof. Pane, poesie cubiste e letteratura cubista. Anche noi, se intendiamo diffondere, popolarizzare le nostre idee, dobbiamo anzitutto affermare che l'architettura organica è una caratterizzazione artistica e, come tale, può dar luogo a poesia e a prosa, ad opere eccellenti e ad opere artisticamente nulle. Cioè può dar luogo ad un manierismo.
So benissimo che tutti arricciano il naso alla sola parola di manierismo, che è generalmente segno della decadenza di un movimento vitale. Ma nella presente situazione italiana il manierismo c'è, ed è quello piacentiniano e pontiano. Non riteniamo noi che un'opera di architettura organica, anche se non è opera d'arte, sia per lo meno più attuale, più moderna, più utile socialmente di una brutta casa pseudo-funzionalista o pseudo-piacentiniana cioè pseudo-pseudo-moderna? E allora dobbiamo avere il coraggio di formare noi il manierismo, di proporci, per esempio, collettivamente una pubblicazione che spieghi anche al più insensibile geometra come si fa a progettare una casa organica. Dobbiamo noi controllare, guidare, in certo modo anche provocare il manierismo organico pur sapendo che da esso non potranno venir fuori altro che opere di... maniera. Diciamolo francamente: siete opposti al manierismo per qualche ragione autentica, o perché vi sembra difficile stabilire concretamente che cos'è questa benedetta architettura organica? In questo secondo caso, dato che si tratta di un'esigenza pratica per tutti gli artisti minori, tutti i prosatori dell'architettura, il manierismo è un compito che dobbiamo affrontare.
Il funzionalismo non aveva bisogno di porsi questo problema perché il suo dizionario figurativo a-decorativo e volumetrico e il suo atteggiamento compositivo erano rigidi anche in Le Corbusier. Per fare il paragone più noto, confrontiamo la Villa Savoie e Falling Water. ditemi voi: è o non è poetica rigida, dovendo costruire una villa in aperta campagna, cominciare da una pianta che sia un quadrato perfetto? E' o non è poetica disegnare quattro facciate identiche, anche se su una di esse si affacciano i soggiorni, sull'altra le camere da letto, sulla terza addirittura una terrazza? E' o non è poetica di mera volumetria sospendere tutto l'edificio su pilotis? Ebbene, se questa è poetica e noi non la seguiamo, e se preferiamo il metodo di Wright e quello di Aalto, abbiamo il dovere di specificare che cos'è questo metodo. Noi non possiamo rispondere con aria di superiorità e con un'alzata di spalle a coloro che ci domandano: insomma ce lo volete dire, si o no, che cos'è quest'architettura organica, e come si fa a farla?
Non è qui nemmeno il caso di accennare al mio pensiero in proposito a che cosa io credo sia il carattere specifico dell'architettura organica. Ho illustrato il mio punto di vista in un saggio di prossima pubblicazione, in cui cerco di dimostrare che l'originalità dell'architettura organica consiste principalmente nel suo metodo di concepire in termini di spazio. Il segreto della poetica di Wright e di Aalto sta principalmente nel loro pensare a i vuoti architettonici, allo spazio interno; solo in un secondo tempo, e in funzione dello spazio interno, essi si interessano della volumetria e della decorazione. Il punto fondamentale dell'architettura organica è, secondo me, questa dichiarazione di indipendenza non solo dai fatti decorativi, ma anche dalla composizione volumetrica, geometrico-purista e stereometrico-neoplastica, l'accento sul vuoto, sullo spazio della casa e della città dove l'uomo vive e dove il tema sociale si esprime. A me pare che l'istanza sociale, che è il motore di tutta la nostra azione, trovi un punto di riferimento concreto in architettura proprio in questa concezione spaziale, nel portare cioè l'attenzione sul contenuto spaziale, per così dire, anziché sul contenente edilizio, e nel creare l'edificio in nome del contenuto umano. Ma su questo, che doveva essere il tema di tutto il mio dire, non voglio dilungarmi.
Frank Lloyd Wright e l'APAO
Una terza critica al nostro movimento è di carattere così volgare che la trascurerei se non desse motivo di fare alcune utili precisazioni storiche.
" L'architettura organica - essa dice - è uno stile di importazione americana, e consiste nel seguire Wright ".
Se fosse vero che l'architettura organica fosse stata portata in Europa da qualche americano, o sia pure dall'esercito americano, noi non troveremmo da sollevare nessuna obbiezione. Alla metà del XV secolo, caduta Costantinopoli, architetti greci emigrarono in massa nel nord, e in tutto il continente europeo e in Inghilterra rafforzarono il moto della Rinascenza. Nel 1933, Hitler costrinse all'emigrazione gli architetti della Bauhaus, e Gropius e Breuer in Inghilterra collaborarono grandemente alla diffusione della architettura funzionalista. Se la critica fosse esatta, se gli americani, venendo in Italia, avessero chiarito e facilitato il prevalere di una corrente che evidentemente esisteva già per lo meno nelle intenzioni (altrimenti non avrebbe potuto svilupparsi così velocemente) noi non ci vedremmo nulla di male.
Ma la verità è un'altra: il moto di liberazione degli schemi funzionalisti, il processo di umanizzazione dell'architettura era sorto in Europa assai prima della guerra, si è affermato nel 1933 in Svezia, in Finlandia, in Inghilterra e, come istanza culturale, anche in Italia benché qui la progressiva involuzione politica abbia frenato la naturale maturazione del funzionalismo nella tendenza organica, irrigidendo le posizioni funzionaliste costrette alla più dura ed eroica difesa.
La ragione dell'equivoco che ci definisce seguaci di Wright, quando di equivoco si tratta e non di malafede, deriva, io credo, da una insufficiente comprensione della genesi dell'architettura organica. Se, per esempio, rileggete il mio libro " Verso un'architettura organica ", vi trovate qualcosa di sconcertante. Vi si afferma che l'architettura organica sorge con Wright nel primo decennio del nostro secolo; poi si sviluppa, come compiuto movimento internazionale, il funzionalismo europeo alla fine dell'altra guerra; poi, intorno al 1933, nasce da questo funzionalismo, come discorso intorno di esso ma con precisi caratteri distintivi, un movimento organico europeo che, in certo modo, si riconnette a Wright. Tutto questo è esatta constatazione di fenomeni storici, ma lascia un po' dubbiosi: come mai l'architettura organica europea, che è figlia del funzionalismo, si imparenta così intimamente con l'architettura organica americana che è precedente al funzionalismo? Evidentemente c'è qualcosa di confuso, che può essere chiarito solo con una più acuta indagine nella storia dell'architettura moderna.
Il funzionalismo non nasce con Le Corbusier in Europa nel 1920, ma in America nel periodo 1880-90, in quella Scuola di Chicago che aveva annunciato quasi tutto ciò che è stato formulato in Europa quarant'anni dopo e che aveva prodotto il genio di Sullivan. L'architettura organica di Wright non nasce dal nulla, ma è il preciso sviluppo dell'architettura funzionalista di Sullivan. Se volete una proporzione semplificatrice, Wright : Sullivan = Aalto : Le Corbusier. Ricorderete l'aspirazione di Sullivan: " io cerco in architettura una regola che non ammetta eccezioni ", e la risposta di wright: " Ogni uomo ha una regola, per ogni uomo una casa, per ogni casa uno stile ". E' lo stesso rapporto mentale, se volete, la stessa antitesi che qualifica la nostra posizione rispetto a Le Corbusier. Non esiste più perciò questa strana sequenza storica: architettura organica americana - architettura funzionalista europea - architettura organica europea , cioè maturazione - funzionalismo - maturazione. esiste un'architettura funzionalista americana da cui discende l'architettura organica di Wright , e un'architettura funzionalista europea da cui deriva il nostro movimento.
questo chiarimento storico implica un giudizio sull'assurda leggenda che noi saremmo i discepoli o i seguaci di Wright. Lo stesso rapporto che è esistito tra la Scuola di Chicago e il funzionalismo europeo, esiste oggi tra l'architettura organica di Wright e la nostra. Se voi considerate la diffusione e la vitalità del funzionalismo di Le Corbusier a confronto del Messaggio di Sullivan, potrete avere la misura degli orizzonti che ha davanti a sé l'architettura organica europea, orizzonti che trascendono l'apporto culturale di Wright.
Dopo tre anni di APAO, possiamo affermare che l'architettura organica italiana, anziché essere merce di importazione, ha già prodotto qualcosa che può essere utilmente esportata. Pensate soltanto al saggio su Wright che ha scritto Argan e che è stato pubblicato su "Metron" : esso presuppone tutta la cultura storico-critica italiana, e perciò va più avanti di qualsiasi saggio composto in America. Il funzionalismo nacque in America, ma si sviluppò e si chiarì in Europa con tale forza ed energia che poi fu riesportato in America con Neutra e Lescaze. lo stesso avviene già per l'architettura organica con Aalto, e noi qui in Italia, dove vive una coscienza filosofica e critica assai più matura, abbiamo la possibilità di dare un nostro contributo di validità internazionale alla cultura dell'architettura organica.
Il romanticismo e l'architettura organica.
Passo all'ultima obbiezione, secondo la quale il movimento dell'architettura organica sarebbe di natura romantica. C'è perfino che, su "Stile", ha affermato l'ineluttabilità dell'avvento dell'architettura organica, quasi la necessità storica della realizzazione delle nostre tesi: hanno fatto di noi, cari amici, tante... donne fatali. Il ragionamento, se così vogliamo chiamarlo, di "Stile" è il seguente: in tutta la storia dell'architettura, assistiamo all'alternarsi inesorabile di movimenti classicisti e di reazioni romantiche. La Grecia di Pericle è classica, ma l'ellenismo è romantico; la Roma imperiale è classica, ma la decadenza, il barocco romano, è romantico; è classica la cristianità (protocristiano, bizantino e romanico: tutto un fascio!), ma è romantico il gotico; è classico il Rinascimento, ma è seguito dalla reazione romantica del barocco; a questo succede il neoclassicismo e poi, di nuovo, il romanticismo dei Revivals; contro l'eclettismo romantico dell'800 insorge il classicismo funzionalista; perciò, si conclude, indipendentemente dalle volontà individuali, al funzionalismo classicista deve per forza seguire il movimento romantico dell'architettura organica.
Se noi tenessimo alla propaganda più che alla serietà culturale, potremmo dire, come si usa a Roma, " tutto fa brodo! ", e accettare anche questa pretesa fatalità del nostro essere organici. Ma l'attributo di romantico è così equivoco che val meglio rifiutarlo del tutto.
Che cosa vuol dire romantico? Se porre sulle esigenze pianificatrici del mondo moderno l'istanza della libertà e della personalità umana vuol dire essere romantici, ebbene lo siamo. Se romanticismo significa dichiarazione di indipendenza dal meccanicismo funzionalista, dal suo materialismo tecnico, dagli schemi figurativi del cubismo, dagli incubi costruttivisti, allora siamo romantici. Se vuol dire smetterla con le regolette della sezione aurea, e con i giochetti volumetrici neoplastici divertentissimi in un bozzetto quanto poveri di fantasia negli edifici costruiti, se vuol dire differenziare, intendere che il problema dell'architettura è assai più complesso di quanto pensi questa nuova accademia formalista o dogmatica, e prendere senza timore la strada di questa problematica differenziata, dichiariamoci pure romantici. Ma se col termine romanticismo si vuol definire una mera ribellione alla regola, una rivolta contro i presupposti scientifici della civiltà moderna, un divagare anziché una maturazione, allora no, noi rifiutiamo decisamente l'attributo.
La base pratica, i presupposti culturali, la poetica dell'architettura organica non sono di natura romantica. Per ciò che riguarda la scienza, non siamo meno scientifici dei funzionalisti, anzi lo siamo di più in quanto accettiamo tutto un nuovo ramo della scienza moderna, cioè la psicologia. e non si tratta di incontrollate reazioni romantiche, ma del fatto che la scienza moderna ha allargato il suo raggio di azione, proietta la sua luce e concentra le sue ricerche non solo sulla razionalità dell'uomo, sulla parte "alta", come si diceva, ma anche sul mondo dell'inconscio, sulla parte irrazionale. La scienza si umanizza e si integra: anima e corpo, intelletto e vita fattuale e religiosità o aspirazione spirituale trovano un nuovo punto di intesa nella scienza moderna. In nome di questa apertura, la scienza ha perso ormai da decenni quel carattere di dimostrazione logica e matematica, quella rigidità inesorabile e immutabile che costituiva il suo carattere precedente. Le equazioni della vita, e perciò le equazioni dell'architettura, si fanno più complesse, piene di variabili e ricche di incognite: per risolverle non basta più la macchina calcolatrice, ma è necessaria un'intuizione umana. In questo senso è vero, come dice Wright, che arte scienza e religione convergono in questo estremo tentativo di reintegrazione. Ecco, amici, perché noi non possiamo accettare l'epiteto di romantici nell'accezione popolare della parola. La nostra istanza è di carattere scientifico.
Del resto, anche se qualcuno di voi non considera il sorgere della psicologia moderna come un fatto determinante di riorientamento del pensiero architettonico, quanto si è detto sullo sviluppo del metodo scientifico resta valido. nel campo stesso della meccanica e della tecnica edilizia, l'atteggiamento odierno è assai diverso da quello di venti anni fa. Ricordo al proposito una lunga conversazione che ebbi con Aalto. Egli mi disse che in Finlandia si producevano in massa case prefabbricate, ma che lui, come capo della ricostruzione, cercava di venderle alla Russia, alla Svezia, ai paesi dell'Europa centrale, limitandone l'uso in Finlandia. Perché? Non certo per romanticismo o per un atteggiamento anti-tecnico, ma proprio per un approfondimento del pensiero scientifico. La prefabbricazione, secondo Aalto, non è ancora giunta a quel punto di produzione differenziata ed elastica che solo permetterà il suo ingresso nell'edilizia domestica senza danneggiare l'umanità della casa e del volto cittadino. In altre parole, Aalto non si ferma ad ammirare estasiato la produzione tecnica, ma pone di fronte ad esse nuove esigenze scientifiche. Venti anni fa, al risveglio dai lunghi sonni ottocenteschi, i primi funzionalisti potevano a diritto esaltare la "bellezza" della macchina. Oggi il tabù tecnicista è sfatato. Raggiunta un'armonia tra architettura e industria edilizia, gli architetti non sono più i servi passivi dell'industria, ma la spronano verso nuove conquiste. La casa non è più funzionale in quanto aderisce alla tecnica, ma la tecnica è funzionale in quanto si conforma alle esigenze sociali e umane.
Per tutti gli altri caratteri dell'architettura organica, si può dimostrare la stessa cosa. Se nella sua poetica troviamo un ritorno della decorazione, un nuovo senso del colore, un nuovo gusto di materiali diversi giustapposti, la liberazione dal tecnigrafo e dalla riga a T, un nuovo mondo figurativo di linee forza, una più feconda volumetria, e innanzi tutto una decisiva coscienza spaziale, ciò non dipende da una romantica e decadente stanchezza verso il nudismo e la sterilizzazione del funzionalismo, ma da una nuova ricerca che si basa su un approfondimento scientifico.
Per un rinnovamento storico-critico.
Queste, amici congressisti, le principali critiche rivolte contro l'architettura organica. La prima parte, sporta dagli agnostici, non ci deve toccare. La seconda, che si precisa nel desiderio di conoscere meglio la poetica dell'architettura organica, è un problema aperto cui, in un modo o nell'altro, dovremo rispondere. La terza, che ci accusa di seguire supinamente Wright, va rimossa attraverso un chiarimento storico. La quarta, che ci qualifica romantici, vede l'architettura organica nel suo aspetto esteriore e perciò non comprende nulla del processo che provoca il rinnovamento dell'involucro edile. Le altre critiche, di minore importanza, le discuteremo volta per volta, man mano che saranno formulate.
Il programma del nostro congresso è così denso di temi di immediata portata pratica - piani regionali, legislazione, concorsi, analisi degli istinti culturali, precisazione della nostra azione futura - che questa conversazione sugli aspetti culturali dell'architettura organica vi viene "servita" al di fuori delle sedute vere e proprie del congresso, come un... vermouth prima di cena. Ma ricordiamoci che, se le questioni pratiche debbono avere la precedenza, esiste un problema culturale che è la molla di ogni azione, e principalmente che il compito di chiarire, approfondire i problemi dell'architettura organica sta interamente sulle nostre spalle. Noi siamo soli anche nel lavoro culturale.
I pittori e gli scultori, i musicisti, i letterati e i poeti della nostra epoca trovano dei validi alleati nella costruzione di una loro cultura, di un loro ambiente, di un'atmosfera di simpatie intorno alla loro opera. gli alleati sono i critici d'arte, uomini che vivono a contatto giornaliero con le creazioni contemporanee, che preparano per esse piattaforme propagandistiche, che si immedesimano nel lavoro moderno fino al punto di giudicare tutta la tradizione artistica alla luce dell'impostazione contemporanea. Nel campo dell'architettura, ciò non avviene.
Possiamo essere crociani o anti-crociani, ma tutti saremo d'accordo su due fatti ormai acquisiti dalla nostra cultura grazie alla scuola crociana: 1) l'identità tra storia e critica, e 2) l'identità o il parallelismo tra storia dell'arte e storia della critica d'arte. in ogni tempo fecondo di pensiero, i critici hanno maturato la loro sensibilità a contatto con gli artisti contemporanei, sono stati attenti a trovare gli elementi di novità e li hanno favoriti, han giudicato il passato secondo le prospettive del presente. Il Vasari, indipendentemente dall'equivoco del progresso dell'arte, giudicava Giotto col metro di Michelangelo, e perché? Perché non era un archeologo nel senso peggiorativo della parola, ma uno storico e un critico d'arte, un vivo collaboratore di artisti, un uomo che partecipava alle ricerche e alle conquiste del suo tempo. Così è sempre stato, dalla prima critica d'arte greca fino al Winkelmann. Fu il Winkelmann a spezzare la tradizione fattiva, attuale, vitale della critica e della storia dell'arte, e a centrare il suo angolo visuale non sull'arte del suo tempo, ma sulla produzione ellenica. Da allora la cesura tra critica o storia dell'architettura e vita vissuta nell'architettura si pose, e largamente permane tuttora. La nostra azione di architetti moderni, anziché trovare un'alleata nella critica, vi trova in vasta misura un nemico.
Quanti sono i critici e gli studiosi che, come Louis Munford, giudicano la storia dell'architettura con una mentalità viva, attuale? Pochissimi in tutto il mondo. Qui in Italia impera l'archeologia, il conformismo, il filologismo, la ripetizione inerte di giudizi formati e autorevoli: manca una critica vivente, spregiudicata, una critica moderna che accompagni l'architettura moderna e storicizzi l'architettura del passato. Alcuni critici italiani autentici sono presenti al nostro congresso, perché sono stati richiamati qui dalla cultura moderna che agitiamo, dai problemi dell'architettura d'oggi, senza la conoscenza dei quali non è data la possibilità di una critica viva e utile. E' presente il prof. Pane, che ha parlato questa mattina; è presente il prof. Argan, di cui ho già ricordato lo studio su Wright e il cui interesse per l'urbanistica è anche rilevante; verrà domani il prof. Ragghianti, anch'esso un vero, fattivo nostro alleato. Ma, come vedete, sono pochi, pochissimi; di fronte a loro c'è quasi tutta la cultura ufficiale di storia dell'architettura quale è insegnata nelle nostre facoltà, la mentalità positivistica, l'atteggiamento conoscitivo che ha isterilito la critica fino al punto da far dubitare che molti storici dell'architettura abbiano ancora una vibrante sensibilità per l'arte.
L'architettura moderna ha spezzato il conformismo nel campo creativo venticinque anni fa; oggi , dobbiamo spezzare il conformismo nel campo critico e storico. Se non portiamo la nostra passione moderna nel campo della cultura, se permettiamo che persistano due diversi metri di giudizio per l'architettura moderna e per quella del passato, è evidente che noi resteremo sul piano caduco del manifesto rivoluzionario, non potremo maturare il movimento di avanguardia di venti anni fa in una seria cultura architettonica.
L'architettura organica non è storicamente, e non lo è nelle nostre intenzioni, un ismo di avanguardia. Non abbiamo nulla da rivelare; dobbiamo svolgere una cultura, riorientare tutto il pensiero architettonico, ridonargli un senso profondo, una funzione sociale, suscitare intorno ad esso un vasto consenso, creare una educazione popolare sull'architettura.
Nel conflitto del mondo moderno, stretti tra la coterie intellettualoide del funzionalismo, e l'incidente di un positivismo che vuol rovesciare tutto ciò che non ha un immediato senso comune, noi architetti organici tentiamo di fondere i valori della nostra tradizione spirituale con le moderne istanze sociali, di rompere la dicotomia tra cultura e vita che da un secolo separa gli artisti dal popolo, di proporre una terza via sociale, libera, umana. Ci riusciremo? E' inutile far profezie. Questa è la nostra strada, la nostra battaglia per una cultura integrata, per un'architettura integrata, e perciò per una vita migliore. Per dirla con Vittorini, una cultura che serva alla vita. e non solo a consolare.
Se avremo tempo, ci riusciremo sicuramente. Se no, amici dell'APAO, avremo almeno la coscienza di aver fatto con disinteresse il nostro dovere. E se le bombe atomiche dovessero interrompere il nostro lavoro, ognuno di noi avrà la libertà, come ha detto Quaroni questa mattina, di decidere se ritirarsi a vita privata e scrivere un nuovo Discorso sul Metodo, oppure, seguendo l'esempio di Pagano, abbandonare il tavolo da disegno e la penna, e andare a fare la rivoluzione.
Bruno Zevi
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FONTE : dalla rivista Metron , N°23/24, Ed. Sandron, Roma, 1948 .
Vedi anche il Portale Web Internazionale dell'Architettura Organica www.architetturaorganica.org
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19/12/2005
Ringrazio Vulmaro Zoffi per aver evidenziato il problema della nuova architettura inserita nei centri storici. Scrive così in un passo : "...In molti centri storici degradati e consumati dal tempo – e dall’incuria - c’è bisogno di architettura; ma di nuove architetture che dialoghino con quelle passate, con il suo vissuto che in massima parte sta ancora lì. Con ciò non si desidera tornare ai vecchi stili, più o meno organizzati per citazioni, ma si desidera un’architettura che scaturisca da un dialogo, da uno scambio intenso tra l’architetto e il suo più potente committente: la città. Città intesa in senso ampio, interdisciplinare...".
La risposta al problema è già insita nella questione : per poter progettare armonicamente nei centri storici occore che gli architetti sappiano creare la storia, nuove architetture che si innestino organicamente nella città vera, che vive, soffre, gioisce e ama....
Prima di atteggiarsi ad "architetto demiurgo" occorre semplicemente sentirsi un cittadino, parte organica di una città che è vivente, che ha una memoria, dei sentimenti, delle aspirazioni di rinnovamento ed evoluzione.
Occorre comprendere i processi generativi delle realtà sociali, senza le quali ogni progetto risulta astratto e scollegato.
Occorre avere il coraggio di affrontare con la storia il futuro della città, di cogliere l'energia ed il buono che scaturisce dai centri storici e proiettarla in una dimensione urbana attualizzata sulla vita di oggi, sull'uomo di oggi.
Occorre comprendere a fondo che qualsiasi centro storico non sarebbe esistito senza l'uomo, e che è l'uomo e la sua felicità il vero fine dei nostri progetti e non la ossessiva e anacronistica conservazione di pezzi di città che ostacolano lo sviluppo organico di essa, soffocandola e ghettizzandola.
Abbiate coraggio di fare la storia ! Abbiate coraggio di amare veramente la città e la sua vita sociale non meno dei suoi monumenti ! Abbiate coraggio di difendere i nuovi valori di civiltà conquistati dall'uomo a duro prezzo e che richiedono nuovi spazi e nuove architetture !
" Non abbiate paura !!! " ci diceva a gran voce il pontefice Giovanni Paolo II. Non temete di proporre il bene !
Affrontiamo l'attualizzazione dei centri storici con coraggio , rendiamoli vivibili per l'uomo di oggi e non solanto cadaverici musei urbani che nulla restituiscono della vita attiva e armoniosa dei costruttori e abitanti del passato !
Concludo con un esempio, una proposta e una speranza , lanciando un appello alla Chiesa Cattolica e Apostolica Romana :
come nel passato alla fine del 1400, in pieno umanesimo e rinnovamento dei valori, il Papa di allora Nicolo V prese la decisione di abbattere almeno parte della antica Chiesa di San Pietro, e in seguito Giulio II all'inizio del 1500 pose la prima pietra della nuova Chiesa su progetto di Bramante, e che da allora subirà continui cambiamenti e trasformazioni in funzione delle nuove esigenze liturgiche e simboliche, ponendosi ad esempio sommo di come ci si deve comportare nei centri storici con il coraggio e la necessità di creare nuova storia, attuale e viva ;
così auspico e spero che anche oggi, nel terzo millennio, spronati dalle parole di Papa Giovanni Paolo II " non abbiate paura ! " , ed a seguito del rinnovamento avvenuto nella Chiesa con il Concilio Vaticano II, promosso da Papa Giovanni XXIII nella rilettura della Parola di Dio portata a noi da Gesù Cristo, la Chiesa dia ancora il suo messaggio di speranza e amore per la vita vera e abbia il coraggio di trasformare e ricostruire di nuovo la Chiesa di San Pietro in Vaticano, riattualizzando lo spazio liturgico in maniera fiunzionale e organica ai nuovi stimoli che provengono da tutta la cristianità.
Che lo Spirito Santo, che è Spirito di sapienza e amore, illumini gli architetti che dovranno progettare e costruire nei centri storici per una città vivente e che, mi auguro, un domani potranno contribuire all'edificazione della nuova Chiesa di San Pietro in Vaticano !
Carlo Sarno
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31/8/2005
Cara Vilma Torselli, si...credo che tu abbia ragione, nell'opera di Eisenman manca qualcosa di importante, qualcosa che faccia superare l'odio nel momento del tragico ricordo... si, cara Vilma, è proprio così...manca semplicemente questo:
" LA DOLCEZZA... DEL PERDONO !!! "
Cordialmente Carlo Sarno
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8/6/2005
Scrive Giancarlo De Carlo : "...l'architettura diventa generosa e significante per gli esseri umani solo se è un'estensione gentile e delicata dell'ordine naturale..."
"...A Siena nel centro storico il processo di formazione è stato tra i più organici che si conoscano e lo sviluppo non è stato ancora così dirompente da sconvolgere la mirabile corrispondenza tra spazi solidi e cavi, né l'intrecciata presenza di disparate attività umane. Per questo le piazze a Siena hanno ancora senso e per tutti - cittadini e viaggiatori - in loro stesse, nelle loro sequenze, nei riflessi di quell'assoluta origine e destinazione che per ciascuna di loro è il Campo..."
"...Le città sembrano diventate irrazionali, mentre il loro scopo di origine era di stabilizzare isole di razionalità nel mare degli arcani misteri della natura. Non sono più confortevoli né sicure, mentre la sicurezza e le punte di comfort che offrivano erano tra i motivi più certi della loro forza di attrazione. non sono più opere d'arte e neppure d'ingegno o di maestria, mentre un tempo sulle città si concentrava il meglio dell'invenzione umana per renderle riconoscibili e memorabili..."
"...In parallelo alla scoperta che il commercio del suolo urbano può offrire redditi considerevoli perché il valore delle aree edificabili cresce automaticamente con l'estendersi della superficie urbana, il processo di sviluppo della città si è sottratto alla molteplicità delle sue leggi organiche per conformarsi alla univocità della correlazione tra domanda e offerta..."
"...La struttura che le ordinava si è disfatta e per questo sono diventate incomprensibili. Dall'nsieme non si riconoscono i ruoli delle parti e nelle parti non si rintracciano i segni delle assonanze che le fanno concorrere in uno stesso insieme..."
Da queste brevi citazioni di Giancarlo De Carlo subito si evince la sua sensibilità , professionalità e consapevolezza del problema urbanistico contemporaeo.
Il pensiero architettonico di Giancarlo De Carlo affonda le sue radici nell'Architettura Organica e Sociale Italiana, nell'APAO (Associazione per l'Architettura Organica promossa da Bruno Zevi ed altri nel dopoguerra), nell'approccio urbanistico organico di Luigi Piccinato e Giuseppe Samonà; a tutto questo si innesta una sua particolare sensibilità per i problemi etno-antropologici e culturali dei sistemi sociali, abbinata ad una profonda conoscenza del mestiere di architetto e urbanista.
Grazie Giancarlo De Carlo per la tua meravigliosa vita dedicata alla Causa della Architettura!
Carlo Sarno
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20/5/2005
Bravo Attilio! Il tuo sforzo e il tuo lavoro non andrà perduto! Hai dato inizio ad un recupero di Giuseppe Terragni e credo che ormai la sua figura non potrà più essere accantonata.
Certo, ognuno ha modi di vedere diversi, chi avrebbe evidenziato di più un aspetto, chi un altro, possono sorgere anche dei costruttivi dissensi, ma...resta il valore della tua azione intesa a comunicare l'importanza di un grande architetto italiano come Giuseppe Terragni alle nuove generazioni.
L'architettura di Terragni è una architettura intensamente umana, che con i mezzi e la tecnica della sua epoca cerca di trasmettere i migliori valori dell'uomo, superando il funzionalismo per una attenzione alla vita e al sociale, alle sofferenze e alle gioie che attraversiamo nel tempo e nello spazio.
Non releghiamo Terragni ad una fredda lettura ufficiale ed accademica, o meramente "colta" che dir si vuole, ma apriamo l'architettura di Terragni ad una lettura pluralista e complessa, democratica e variegata, libera e spontanea, ma vera e ricolma di sentimento....e credo Attilio che il tuo lavoro stia facendo tanto in questo senso!!!
Continua così Attilio, e vedrai che dal bene uscirà bene, che l'insegnamento dell'architettura di Giuseppe Terragni ha ancora da dare tanto per una buona e veritiera Architettura Italiana....e questo...e ti sia di conforto....è anche ciò che pensa Antithesi e il sottoscritto.
Carlo Sarno.
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21/4/2005
Ringrazio la Redazione di Antithesi per la sua pronta attenzione a favore del significativo tentativo di Luigi Prestinenza Puglisi di recuperare Vittorio Giorgini nell'ambito della cultura architettonica italiana.
Vittorio Giorgini è di classe 1927, si laurea a Firenze nel 1957, recepisce i principi dell'Architettura Organica, opera negli Stati Uniti dal 1970, questo allontanamento forse comporta la sua eclisse dalla critica architettonica italiana insieme ad una difficoltà di comprensione della sua profonda poetica spaziale.
Ma per comprendere il valore della concezione architettonica organica di Vittorio Giorgini - emblematica la sua Villa Saldarini, Baratti, 1961 - lascio che lui stesso parli con sue parole, e sarà facile per tutti comprendere la pregnanza del suo approccio ad una architettura per l'uomo libero e creativo, frutto di una originale teoria topologica-linguistica che lui chiama "spaziologia".
Scrive Vittorio Giorgini nel 1971 :
"...la natura con le sue geometrie di ordine superiore opera con dimensioni spaziali e strumentali adeguate a infinite funzioni di una economia varia e affascinante. Imaparare la lezione e reperire tecniche che consentono nuove realizzazioni significa creare strutture inattese, significa riscoprire il mondo interiore dell'uomo in qanto le "dimensioni interiori", (lo "spazio dell'anima" di Finsterline) sono locate nella struttura organica dell'uomo, nutrite dal suo funzionamento biologico e quindi contenute in spazi geometrici di ordine superiore. Pertanto lo spazio psichico dell'uomo trova equilibrio solo in uno spazio di egual natura. L'uomo sopporta lo spazio euclideo solo in quella percentuale contenuta in natura. Ne deriva che se fino a oggi l'uomo ha potuto vivere in un ambiente totalmente euclideo, ha potuto farlo grazie a una abitudine lentamente acquisita non accorgendosi di quanto ciò gli fosse nocivo. Infatti, le sue caratteristiche interiori, lo si potrebbe individuare statisticamente, sono andate degradando in maniera proporzionale alla crescita dell'ambiente artificiale che l'uomo è andato costruendosi nel tempo. Sarebbe auspicabile fossero compiuti studi comparativi in questo senso, fra caratteristiche di popolazioni con habitat che si differenziano. Infatti, l'uomo si salva finché le sue abitazioni raggruppate in piccoli nuclei riescono a beneficiare ancora dell'ambiente naturale..."
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16/2/2005
Caro Alfonso ti ringrazio per il recupero del valore del significato di un materiale come la "pietra" che da sempre ha accompagnato la creatività costruttiva dell'uomo e dell'architetto in particolare.
Felice nella tua esposizione il richiamo alla natura del materiale "pietra", all’idea della permanenza in stretta continuità con il suolo, alle sue caratteristiche di 'massa', 'volume', 'solidità', 'durata', ed entusiasmante l'approccio alla geologia della Terra come fonte di stimoli e bellezza naturale.
Mi sorprende però, devo essere sincero, il finale del tuo articolo Alfonso, che sembra rinchiudere e limitare l'utilizzo della pietra al "monumentalismo", o quanto meno a fattore simbolo dell'idea di monumentalità in architettura, e il richiamo al vuoto formalismo citando l'Estetica di Hegel "...opere di architettura che quasi siano sculture, se ne stiano per sé autonome e portino il loro significato non in un fine e bisogno diverso, ma in loro stesse.".
Alfonso come tu stesso hai precisato nel finale le pietre da 'naturali' divengono 'configurate' per seguire le aspirazioni di una costruzione, ma occorre precisare bene che le aspirazioni consistono nella vita degli uomini che abiteranno quel determinato spazio e che non necessariamente dovranno rappresentare monumentalità o rigido schematismo (per non dire classicismo), ma anche libertà, divenire, trasformazione.
La pietra può essere utilizzata anche in maniera anticlassica, antimonumentale, frammentaria, non rigidamente conformata - mi riferisco alle architetture della tradizione zen giapponese , o all'utilizzo 'naturalistico' della pietra in Frank Lloyd Wright , Bruce Goff, Bart Prince, ecc. esponenti dell'Architettura Organica.
Concludo questa mia breve osservazione ringraziandoti Alfonso per l'attenzione rivolta ad un materiale così importante per gli architetti e per il giudizio critico come la "pietra", ma volevo solo segnalare agli amici lettori di Antithesi che è possibile un utilizzo della pietra anche in maniera più naturale, anticlassica ed organica.
Termino con una citazione dal libro Per la causa dell'Architettura di Frank Lloyd Wright : " Ogni materiale ha in sé un suo messaggio e, per l'artista creativo, un suo canto...".
Carlo Sarno
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4/12/2004
"...L'ideale di una architettura organica per una società organica come generatrice di una nuova cultura è, inevitabilmente, un fattore fondamentale per il mondo, in quanto è effettivamente costruttivo...Se non sapremo volere una società organica, non realizzeremo mai un'architettura organica...perché ogni architetto possa apprendere a esistere socialmente e a realizzare un'architettura organica noi dobbiamo inevitabilmente farci missionari...Sappiamo che il vero compito dell'architetto è quello di interpretare la vita perché per la vita sono fatte le case, per viverci e viverci serenamente...non dobbiamo più contentarci di essere spettatori della vita, ma dobbiamo approfondirla, dominarla, renderla organica...creare nuove forme di democrazia, e far sì che questa non sia una società invertita e generica, ma vita concreta, lavoro vivo dell'uomo...una società che manchi di architettura organica non può tenere il passo coi risultati della scienza, non può utilizzarli, né mostrarli come usarli materialmente...Se la cultura in tutte le sue forme, e prima fra queste l'architettura, non muove dall'intimo di ognuno di noi e dal nostro pensiero credo che siamo alla fine della nostra grande civiltà...quello che noi chiamiamo architettura organica non è un semplice concetto estetico, né un culto né una moda, ma l'idea profonda di una nuova integrità della vita umana in cui arte e religione e scienza siano "uno". La Forma e la Funzione viste come Uno, questa è la Democrazia...La democrazia è un'espressione della dignità e del valore dell'individuo; questo ideale di democrazia è essenzialmente il pensiero dell'uomo di Galilea, anch'egli umile architetto, di quegli architetti che allora si chiamavano carpentieri...ad una sincerità di vita, corrispnderà una sincerità di forme e l'individualità sarà intesa come nobile attributo di vita...". FRANK LLOYD WRIGHT (citazioni dai libri : Architettura Organica e Architettura e Democrazia).
Perché questa lunga citazione del pensiero di Wright?
E' molto semplice: pur auspicando una società organica Wright non rinuncia al valore della persona , della creatività costruttiva individuale . Mi sembra che anche questo filone della Public Art si inserisca nei tentativi di omologazione e appiattimento della creatività umana , si opponga alla vera realizzazione di una società organica . Si tenta di sostiture una "creatività collettiva" , astratta , impersonale (burocratica), ad una creativita organica integrata con la persona, la vita ed i suoi valori.
Concludo con una citazione di Bruno Zevi dal suo libro Verso un'Architettura Organica : "...l'architettura moderna ha alla base della sua ispirazione un fine sociale...l'uomo, nella varietà della sua vita, nella pienezza della sua libertà, nel suo progresso materiale, psicologico e spirituale è il fine...il problema oggi, per tornare alle parole di Aalto, è l'UMANIZZAZIONE DELL'ARCHITETTURA...".
Carlo Sarno
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4/12/2004 |
Vilma Torselli risponde
a Carlo Sarno: |
Egregio Carlo Sarno,
con tutta l’ammirazione e la gratitudine che gli architetti di oggi debbono nutrire per Wright, non va dimenticato che le sue parole ci giungono da quasi un secolo fa, un secolo denso di avvenimenti come pochi altri, squarciato da due guerre mondiali ed attraversato da movimenti culturali di travolgente contestazione, dopo il quale Wrigth sarebbe l’unico ad aver mantenuto intatto il valore ed il significato delle sue teorie nel senso letterale in cui lei le propone, senza contare che oggi la società (americana) alla quale erano rivolte non è più la stessa e non è detto che le condivida ancora.
Non si può trascurare il fatto che, allora, Wright non ha dovuto confrontarsi con un fenomeno dei nostri giorni, forse dannoso, ma ineludibile, che va sotto il nome di globalizzazione, che fa inevitabilmente rima con omologazione e che ha finito per annacquare e togliere incisività ad ogni atteggiamento individualista: una cultura capace di “creatività costruttiva individuale” deve essere anche fortemente identitaria e quindi, oggi, anacronistica.
Personalmente credo nell’esistenza di una creatività collettiva, il fatto che poi sia un singolo, più o meno geniale, a captarla e a strutturarla in linguaggio è un altro discorso: Wright, che si batte per una cultura americana libera, consapevole delle sue radici e delle sue potenzialità autonome, Jackson Pollock che scinde con la violenza gestuale dell’action painting ogni legame di subordinazione con l’arte europea, sono probabilmente interpreti o anticipatori di istanze epocali.
E credo anche nella potenza dell’azione corale di una collettività di umili e sconosciuti che, rinunciando ad ogni rivendicazione individualistica nel nome di quella creatività collettiva, contribuiscono con la loro opera anonima a scrivere la storia dell’architettura, altrimenti non avremmo avuto, per esempio, le cattedrali gotiche (l’idea non è mia, è di William Morris).
E non finisco di stupirmi di come la storia ci metta davanti a straordinari risultati che superano largamente la somma dei singoli apporti di tanti antindividualisti senza nome (anche in questo caso l’idea non è mia, si tratta della teoria della gestalt).
Attraverso queste mie personali credenze riesco ad individuare il fine sociale dell’architettura moderna.
- Vilma Torselli |
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16/10/2004
Caro Luca Guido, ti ringrazio per aver evidenziato un aspetto della crisi della critica architettonica ma, secondo me, non bisogna soffermarsi troppo sui lati negativi.
Focalizziamo la nostra attenzione e le nostre energie su tutto ciò che di buono ha prodotto l'Architettura Italiana in questi ultimi tempi. Non lasciamoci trascinare su falsi discorsi e false realtà. La buona architettura in Italia esiste, saranno opere più o meno note, più evidenti o meno evidenti, ma la testimonianza c'è.
Non è facile oggi con tutti i vincoli reazionari esistenti creare una architettura innovativa, ma vedo che ovunque esiste una tensione alla realizzaione creativa e propositiva, più o meno riuscita, ma esiste.
Cerchiamo di prendere il meglio di tutte queste esperienze e costruire una nuova e proficua cultura operativa architettonica in Italia.
Ad esempio di ciò cito soltanto lo spazio esistenziale-sociale-organico di Giovanni Michelucci, o lo spazio lirico-ecologico-morfologico di Mario Galvagni.
Parliamo del bene, parliamo della vera architettura creativa, non lasciamoci distrarre, costruiamo una nuova società organica di pace, amore e felicità, nel solco della verità e libertà.
Carlo Sarno
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16/10/2004 |
Luca Guido risponde
a Carlo Sarno: |
Caro Carlo Sarno,
Mi dispiace ma non sono disposto a chiudere gli occhi.
E' vero che in Italia ci sono -e ci sono state- tante cose positive ma è altrettanto vero che non viene dato sufficiente spazio a queste "novità".
Se poi anche nelle riviste meno legate ad ambienti accademici e di potere vengono portate avanti e si da spazio a queste ricerche-schifezze rimango quantomeno perplesso.
In fondo, nel mondo delle riviste, gli architetti che fanno ricerca vengono pubblicati per vendere copie e non sono quelle le pubblicazioni che contano. Quello che conta per esempio non è trovare frequentemente Gehry o i Coop Himmelb(l)au pubblicati in Casabella (non meravigliamoci di questo) bensì trovare molto meno frequentemente, ma con più peso, i progetti di Massimo Carmassi, di Francesco Venezia, di Gae Aulenti...facendo immediatamente di quella rivista un punto di riferimento per un certo mondo dell'architettura.
E in effetti poi i nomi "italiani" affermati e conosciuti all'estero non sono certo quelli di chi fa davvero ricerca, ma quelli di poco fa con l'aggiunta dei Portoghesi, dei Braghieri, dei Monestiroli, dei Natalini, dei Gregotti, ecc... c'è chi parla solo italiano.
Per fortuna ci sono Fuksas e Piano ma il loro professionismo non basta.
Questa italianità omologatrice non mi appartiene.
C'è chi parla molte lingue.
- Luca Guido |
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17/7/2004
Leonardo Ricci (1918-94) è uno dei maggiori esponenti dell'architettura organica italiana . Emblematica la sua Villa Bailman all'Isola d'Elba (1959-62) che rappresenta la splendida risposta italiana alla Casa sulla Cascata di Frank Lloyd Wright .
E’ stato allievo, collaboratore e amico di Michelucci, da cui si è poi allontanato. "Se fossimo stati nel Rinascimento - afferma Ricci in un’intervista - forse avremmo lavorato insieme tutta la vita" (L. Ricci, Testi, opere, sette progetti recenti di Leonardo Ricci, Pistoia 1984).
Da Giovanni Michelucci apprende l'umanizzazione dell'architettura , che prima dello spazio c'è l'uomo , e da questo principio sviluppa una personale concezione dell'architettura organico-espressionista , dove con il termine espressionista si intende una valenza esistenziale che crea un parallelo architettonico con le problematiche filosofiche di Camus , Sartre , Abbagnano .
Ribelle ed anticonformista di natura non ha mai accettato etichette per la sua passionale architettura , ma chiaramente opera e concepisce nel solco dell'architettura organica .
Un grazie quindi a Giovanni Bartolozzi per il suo bel libro su Leonardo Ricci e ad Antonino Saggio curatore della collana , per aver contribuito ad una maggiore consapevolezza della rilevanza dell'Architettura Organica Italiana .
Carlo Sarno
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6/7/2004
Mario Galvagni esprime una creatività architettonica eccezionale che convalida la forza e il valore dello sviluppo dell'Architettura Organica in Italia. Mentre il suo compatriota Paolo Soleri, di pochi anni più anziano, lascia l'Italia dopo l'esperienza con Wright e va nel deserto dell'Arizona a costruire la sua Arcosanti sviluppando la sua ricerca sull'Arcologia (Architettura + Ecologia), Mario Galvagni realizza in Italia, attraverso una poetica del frammento, la sua teoria della Ecologia della Forma, trasmettendo a tutti la sua passione di vivere l'avventura dello spazio come luogo di percorrenza di energie estetiche e sociali .
Partendo dai principi dell'architettura organica e dalle interazioni dinamico-spaziali della poetica futurista, sviluppa attraverso un approccio scientifico una interessante ricerca sperimentale sulle strutture morfologiche dell'architettura, da lui definita : Ecologia della Forma (GestaltEcology). Si tratta di determinare diverse metodologie per evidenziare e interpretare un sistema interattivo di relazionalità sui territori socioestetici. Scrive Mario Galvagni: " L’Ecologia Formale, in analogia con l’ecologia biologica (studio delle interazioni tra le forme viventi e il territorio), analizza e ricerca i rapporti e gli scambi di informazione morfologici tra l’uomo e il territorio estetico circostante (stratificazione del lavoro creativo locale nella cultura storica) per estrapolare le componenti progettuali morfologiche dette matrici formali. "
Credo che Bruno Zevi, quando nel 1997 nella premessa al libro "Leggere, scrivere, parlare architettura" scriveva del TRIONFO DELL'ARCHITETTURA ORGANICA, sicuramente aveva anche in mente la geniale, artistica e super-organica architettura morfogenetica di uno dei più grandi architetti italiani contemporanei : MARIO GALVAGNI.
Ps. Ringrazio di cuore Sandro Lazier e Paolo GL Ferrara e la Redazione di Antithesi per aver richiamato l'attenzione su uno dei maestri viventi dell'architettura italiana.
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25/5/2004
Zevi scrive di Terragni : "opere tuttora incalzanti nel loro messaggio; anziché oggetti del passato da ammirare passivamente, offrono stimoli sferzanti all’attuale inerzia creativa”. (da: Cronache di architettura, n.692, 31.12.1967).
E Ferrara , autore dell'articolo , scrive : " nelle opere di Terragni non vi è traccia della chiara volontà di recuperare l’aspetto figurativo e simbolico dell’architettura ma, piuttosto, di riproporre secondo un lessico contemporaneo le ricerche del passato sullo spazio dinamico, lessico che per sua stessa genesi aveva eliminato qualsivoglia elemento stilistico riconducibile alla tradizione. E se Terragni impara qualcosa dal passato, è proprio sulla capacità di Michelangelo e Borromini di erodere le impostazioni classiche che va posta l’attenzione.... Quello dell’erosione è un tema che Terragni non tralascerà mai nelle sue opere.
Leggere Terragni significa eliminare a priori la ricerca nelle sue opere della simmetria poiché una tale impostazione è fuorviante rispetto alle finalità che esse avevano... " .
Ringrazio Bruno Zevi e Paolo Ferrara per queste loro precisazioni che colgono un punto essenziale della poetica di Terragni, ed aprono ad una più profonda comprensione del grande architetto poeta-razionalista italiano. Si, poeta-razionalista credo che sia l'unica esatta denominazione di Terragni. In lui, e lo si evince dalle sue opere, il razionalismo viene sublimato nella poesia, ma non con forzature, con una azione appariscente ed eclatante, ma con l'eleganza e la semplcità che è proprio del maestro. E' il suo un linguaggio architettonico che incarna l'ideale democratico del valore della persona e dell'ndividuo, in cui la diversità ed il divenire formale si radicano sulla tradizione senza restarne ingabbiati. Anzi la sua architettura, che potremo definire "razionalismo-poetico", esprime al meglio una istanza creativa originale - per dirla con Zevi - e ancor più - come indica Ferrara - Terragni erode l'impostazione classica, ma non nelle strutture superficiali ma in maniera profonda .
In tal senso, la Casa del Fascio si può ben definire un'opera "cubista" in cui l'imprevedibilità ed il diverso giocano un ruolo essenziale. Occorre girare intorno all'opera del maestro, entrare all'interno, percepirne le trasparenze e continuità sinestetiche per apprezzarne il valore .... ma non è tutto ... occorre spostarsi dal piano del significante al piano linguistico del significato e coglierne - miracolosamente proprio in un'epoca totalitaria - il profondo messaggio di libertà e democrazia, fierezza morale, dignità e valore della persona.
Grazie di cuore Giuseppe Terragni! Tu insegni agli architetti italiani che non ci sono scuse, che non c'è alcuna giustificazione morale per chi non svolge la sua missione di architetto oggi: promuovere creativamente uno spazio per il bene dell'umanità .
Carlo Sarno
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24/4/2004
Giuseppe Terragni era un poeta che affrontò il razionalismo e l'esigenza di modernità dell'Italia infrabellica con il suo geniale lirismo . Lo stesso Le Corbusier nel 1948 nel vedere una mostra sull'opera di Terragni dirà che era stato un suo compagno di lotta per un'arte pura , un'arte tutta rivolta all'espressione dello spirito - quindi libera e democratica .
Giuseppe Terragni scrive dal fronte russo il 21 ottobre 1941 : " ... mi sembra di vederti chiedere le mie impressioni sulla guerra e le ripercussioni sull'animo di un artista ( come sinceramente credo di essere ) di una vita e di tante emozioni così lontane dalla attività spirituale alla quale l'artista è chiamato ..." .
E' proprio qui il punto : "...attività spirituale alla quale l'artista è chiamato..." . E' proprio qui l'acme del suo contributo all'Architettura Italiana : dare uno spessore spirituale all'attività di architetto , di creatore di spazi per una vita in cui l'uomo possa esprimere al meglio la sua personalità e verità di essere .
Non fossilizziamoci su giudizi storicistici e meramente di cronaca .
Giuseppe Terragni se seppe riscattare insieme a Persico e Pagano la cultura italiana architettonica dal disfacimento totale , opponendosi alla retorica , alla corruzione e al commercialismo , questo fu principalmente perché era un architetto geniale ed un grande artista che credeva nell'onestà intellettuale e nella fede in un Dio di amore , unico riferimento sovrastorico per la costruzione di una civiltà migliore .
Dice Bruno Zevi : "...La crisi dei linguaggi di estrazione cubista era inevitabile di fronte ai nuovi panorami del dopoguerra, al movimento organico, al dirompente messaggio di Frank Lloyd Wright. Il problema non sta in un revival di Terragni, ma in un confronto, in una spregiudicata riflessione autocritica...".
Questo significa che ciò che è importante dell'attività di Giuseppe Terragni è il suo messaggio di artista impegnato , che crede a dei valori , che sa che l'artista-architetto è chiamato ad una insostiuibile e fondamentale attività spirituale , baluardo della libertà e originalità dell'uomo , costruttore di una civiltà migliore per un vivere felice .
Carlo Sarno
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5/4/2004
Cher Guidu , oui " ... L’ARCHITECTURE est un Art majeur ( assez peu une technique, en France les ingénieurs sont sensés s’occuper de cela... ) qui est le reflet de ce qu’était ou est la société où il se déploie...".
Guidu , Mère Thérese de Calcutta a dit que le mer est fait de goutes ! Tu doit etre optimiste ! Tu es la goute ... tous nous architects sommes les goutes que rèalizeront une nouvelle societé , une nouvelle ville .... plein d'amour et bonheur ! Cordialement , Carlo.
- traduzione per gli amici italiani : caro Guidu , si ".. L'Architettura è un Arte maggiore ( non una tecnica , in Francia gli ingegneri si occupano di questo ...) che è il riflesso di ciò che è la società nel suo sviluppo..." . Guidu , Madre Teresa di Calcutta ha detto che il mare è fatto di gocce ! Tu devi essere ottimista ! Tu sei la goccia ... tutti noi architetti siamo le gocce che realizzeranno una nuova società , una nuova città ... piena di amore e felicità ! Cordialmente , Carlo .
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10/3/2004
Al futuro giovane professionista invio questo brano di Gio Ponti :
AMATE L'ARCHITETTURA
Amare l’architettura è amare il proprio Paese
Amate l'architettura, la antica, la moderna
Amate l'architettura per quel che di fantastico, avventuroso e solenne ha creato - ha inventato - con le sue forme astratte, allusive e figurative che incantano il nostro spirito e rapiscono il nostro pensiero, scenario e soccorso della nostra vita
Amatela per le illusioni di grazia, di leggerezza, di forza, di serenità, di movimento che ha tratto dalla grave pietra, dalle dure strutture
Amatela per il suo silenzio, dove sta la sua voce, il suo canto, segreto e potente
Amatela per l'immensa gloriosa millenaria fatica umana che essa testimonia con le sue cattedrali, i suoi palazzi e le sue città, le sue case, le sue rovine
Amate l'architettura antica e moderna: esse han composto assieme quel teatro che non chiude mai, gigantesco, patetico e leggendario, nel quale noi ci moviamo, personaggi-spettatori vivi e naturali in una scena «al vero », inventata ma vera: dove si avvicendano giorno e notte, sole e luna, sereno e nuvole, vento e pioggia, tempesta e neve: dove ci sono vita e morte, splendore e miseria, bontà e delitto, pace e guerra, creazione e distruzione, saggezza e follia, gioventù e vecchiaia: l'architettura crea lo scenario della Storia, al vero, parla tutti i linguaggi
Amate l'architettura antica e moderna; esse han creato attorno a noi, nello scenario che hanno composto, la simultaneità delle epoche: ci han creato Venezia e New York
Amate l'architettura perché siete italiani, o perché siete in Italia; essa non è una vocazione dei soli italiani, ma è una vocazione degli italiani: l'Italia l'han fatta metà Iddio e metà gli Architetti: Iddio ha fatto pianure, colli, acque e cieli, ma i profili di cupole facciate cuspidi e torri e case, di quei colli e di quei piani, contro quei cieli, le case sulle rive che fanno leggiadre le acque dei laghi e dei fiumi e dei golfi in scenari famosi, son cose create dagli Architetti: a Venezia poi, Dio ha fatto solo acque e cielo, e senza intenzioni, e gli Architetti han fatto tutto
(rispose l'autista parigino di Tony Bouilhet, quando gli chiesi come trovava l'Italia: « très architecturale »: vox populi)
Amate l'architettura per le gioie e le pene alle quali le sue mura, sacre all'amore ed al dolore, hanno dato protezione, per tutto quello che hanno ascoltato (se i muri potessero parlare!) ed hanno conservato in segreto: amatela per la vita che s'è svolta in essa, per le gioie, i drammi, le tragedie, le follie, le speranze (questa forma di follia), le preghiere, le disperazioni (questa forma di lucidità), i delitti stessi che rendono sacro - amoris et doloris sacrum: come è scritto sulla chiesa della Passione a Milano - ogni muro: muri, pieni di storia, di fatica, di vita e di morte, di poesia, di follia, di ricchezza e di miseria
Amate l'architettura per gli incantesimi che ha creato attorno a noi, attorno alla nostra vita; pensate ancora a Venezia, pensate alle enormi cattedrali, ai monumenti sublimi
Anche quelli che furon palazzi privati, se sono belli, appartengono a tutti perché appartengono alla cultura; la loro « bellezza privata » fu per « l'eccezione, sogno o follia che li originò », fu per una volta soltanto di un uomo solo o di una famiglia sola, ma poi una « socialità ritardata » quella della Storia, l'ha consegnata a noi tutti: il monumentale cioè l'opera che funziona sul piano « perpetuo » e disinteressato dell'arte e della gloria umana, è sociale, i monumenti sono sociali: tutti varchiamo tutte le soglie dei monumenti; il più povero dei veneziani dice da padrone « il mio San Marco »
ed entra: i palazzi che furono dei potenti, oggi sono le pareti del suo Canal Grande - non nobis Domine, non nobis, è scritto sul palazzo Vendramin Calergi - e Venezia non è nemmeno soltanto sua, è di tutti, è della civiltà
Amate gli architetti antichi, abbiate fra essi i vostri prediletti io il Palladio, il Borromini; voi scrivete qui i nomi dei vostri
Amate l'architettura moderna, dividetene gli ideali e gli sforzi, la volontà di chiarezza, di ordine, di semplicità, d'onestà, di umanità, di profezia, di civiltà
Amate l'architettura moderna, comprendetene la tensione verso una essenzialità, la tensione verso un connubio di tecnica e di fantasia, comprendetene i movimenti di cultura, d'arte e sociali ai quali essa partecipa; comprendetene la passione
Amatela nei grandi maestri d'oggi, in Le Corbusier, in Mies van der Rohe, in Gropius, in Nervi, leggete i loro libri, conoscetene le opere
L'architettura contemporanea ha i suoi vegliardi, Wright, e Van de Velde; ha i suoi grandi iniziatori e profeti scomparsi Loos, Perret; ha i suoi genii, Gaudi, Wright, Niemayer: ha i suoi « artisti »: Aalto, Neutra: ha i suoi capolavori
Amatela, l'architettura moderna, nei suoi giovani architetti d'ogni paese, valorosi ed entusiasti; nel suo grembo, con questi giovani, è il futuro, cioè il mistero delle infaticabili creazioni e delle speranze umane
Amate gli architetti moderni - non ci sono altri architetti per voi - ma siate duramente esigenti con essi: è il modo vero di amarli, di operare con loro e per loro: richiamateli sempre alla loro responsabilità, alla purezza che animò ed anima i loro movimenti: essi non debbono seguitare gli stili del passato (sarebbe più facile), ma debbono seguitare la nobiltà che gli stili del passato ci dimostrano nell'incanto delle opere più pure (è il difficile); essi debbono salvare quel che il passato ha fatto, perché appartiene alla loro arte, ed è il loro blasone nella storia; essi debbono operare nella misura di quello che il passato ci ha dato, procedere con pari valore per non esserne indegni e per essere degni con la più pura dedizione di ciò che il futuro si aspetta da loro
Amate le meravigliose materie dell'architettura moderna: cemento, metallo, ceramica, cristallo, materie plastiche
Amate i buoni architetti moderni, siate tifosi dell'uno o dell'altro: associate il vostro nome alle loro opere che resteranno anche col vostro nome; e amateli esigentemente, senza indulgenza; e fateli operare
Esigete da loro case felici e perfette per confortare la vostra vita, con una architettura civilissima bella serena luminosa sonante chiara colorata e pura
Esigete che onorino il vostro lavoro, con civilissimi edifici per la vostra attività
Esigete da loro scuole e istituti bellissimi civili luminosi per i vostri figli
Esigete da loro teatri e cinematografi stupendi per la vostra cultura e il vostro diletto, per il vostro bisogno quotidiano di favola
Esigete da loro stadi magnifici per i vostri giochi
essi devono fare biblioteche perfette per le vostre letture, perfette pinacoteche per la pittura, musei pieni di vita per lo specchio del passato, auditori meravigliosi per la musica (come a Göteborg quello di Nils Einar Eriksson)
Chiese protettrici della preghiera, della speranza e dell'affanno degli uomini; con forme purissime
Esigete da loro ambienti solenni e severi per elevare i pensieri ed i gesti della politica, questo dramma
Esigete edifici perfetti per governare l'ordine della civiltà, per il Buon Governo
Essi devono fare felici giardini, pieni di immaginazione, come Burle Marx, e di amorosa confidenza con la natura
Essi devono fare ville incantevoli per le vostre vacanze
Alberghi incantevoli per i vostri viaggi: aeroporti e stazioni perfetti per le vostre partenze, per i vostri « embarquement pour.... »
Essi debbono fare ospizi civilissimi (umanissimi) per la vostra stanchezza ed età
cliniche perfette per la vostra guarigione, e per onorare le nascite
essi devono fare anche reclusori civilissimi, per quelli di noi che son sventurati)
(essi debbono fare anche nobili cimiteri e nobili tombe)
Esigete da loro città felici e civilissime
Esigete da loro , sempre , una architettura piena di simpatia umana , piena di immaginazione ...
dal libro di Gio Ponti , Amate l'Architettura , Società editrice Vitali e Ghianda , Genova , 1957 .
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23/2/2004
"...E' la storia antichissima , di ogni età e di ciascuno , cui la dodecafonia schonberghiana ha impresso un'attualità acuta fino allo spasimo . ' Fatti capire dal popolo ; parla in modo adatto a lui ' , sollecita Aaron ; e Moses intransigente risponde : ' Dovrei falsificare l'idea ? ' ..." Da una parte , argomenta Bruno zevi nel suo brano Moses und Aaron , abbiamo Moses che pone il problema della definizione di Dio come indefiniblità , dall'altra Aaron si sforza di comunicare al popolo ed in tal maniera con la sua parola tradisce l'idea di Dio e conduce al vitello d'oro .
Continua Bruno Zevi con un meraviglioso parallelo con la poetica di Schonberg : "... Schonberg impersona in chiave artistica , il dramma... l'inesprimibilità dell'idea - dodecafonica - si traduce così in un disperato travaglio linguistico , storicamente agganciato all'insorgente bestialità nazista : ' di fronte ad una società in cui tutti i valori morali erano entrati in crisi - commenta Fedele D'Amico - e ogni codice stava diventando menzogna , la risposta dell'espressionismo musicale fu questa : dichiarare tutti gli elementi del linguaggio irrimediabilmente compromessi in quella menzogna , e perciò solo atteggiamento morale il rifiuto della 'parola' e il conseguente rifugio in una tensione permanente verso l'inesprimibile " ; è il segreto per cui , aggiunge Massimo Mila , '...Schonberg , questo musicista tanto volentieri tacciato di cerebralismo e spesso descritto come un grande teorico sprovvisto di ispirazione , ha vinto la partita sul terreno della musica , della sua potenza espressiva e della sua virtù poetica ...' . Veniamo all'architettura , dove l'inconciliabilità tra 'idea' e 'parola' , o tra 'coerenza' e 'vita' , si manifesta in modo forse ancor più aggrovigliato ...".
Mi fermo qui nella citazione del pensierio di Bruno Zevi sulla questione , ringraziandolo per aver addolcito con "forse" un aspetto icastico e crudo della nostra misera realtà .
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1/2/2004
Semplicemente amore , più amore per l'architettura e per l'umanità. Viviamo in un mondo che sta dimenticando il vero amore . Basta leggere le riviste di architetturra, i libri di architettura, ascoltare i convegni di architettura, le commissioni di piano, ascoltare gli architetti e gli urbanisti di oggi, ... per capire che hanno dimenticato la parola " amore ", che hanno tolto dal loro linguaggio architettonico l'amore .
Caro Mariopaolo, parlo qui di un amore radicale, alla maniera di Gesù Cristo, un amore fino alla morte per la libertà del prossimo, un amore senza compromessi, che non vacilla, che difende la libertà e la giustizia dell'abitare democratico e creativo.
E' prima nel cuore degli architetti e degli urbanisti che deve avvenire la liberalizzazione, occorre prima purificare i nostri cori ed abituarli alla verità. Solo allora l'oscurantismo sarà debellato alla radice .
Mi viene in mente il meraviglioso libro di Pavel Nikolajevic Evdokimov sull'arte dell'icona intitolato: Teologia della Bellezza. Lì si dice chiaramente che nessuno potrà diventare un vero iconografo se prima non avrà reso bella, libera e vera la sua coscienza di artista. Riconquistiamo la luce dentro di noi e saremo luce anche per gli altri, in questo caso nell'ambito dell'urbatettura intesa zevianamente.
Impariamo di nuovo ad amare se vogliamo veramente creare una civiltà dell'amore e della solidarietà.
Cordialmente, Carlo.
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12/1/2004
"...E' evidente che una cultura organica , nel suo sforzo di dare una base e una storia all'uomo moderno disperso e senza radici e di integrare le esigenze individuali e sociali che si presentano oggi in forma di antitesi tra libertà e pianificazione , cultura e pratica , rivolgendosi al passato , e specificamente alla storia dell'architettura , non può usare due diversi metri di giudizio per l'architettura moderna e per quella tradizionale . Noi avremo fatto un deciso passo avanti nel cammino di questa cultura - organica - , quando saremo capaci di adottare gli stessi criteri valutativi per l'architettura contemporanea e per quella che fu edificata nei secoli che ci precedono ... ". Bruno Zevi , Saper vedere l'architettura .
Grazie Paolo per la tua sensibilità critica , un grazie anche a Beniamino per la sua passione per una architettura vivente , ed un grazie specialmente ad Oscar che ha donato all'Italia un altro suo preziosissimo fiore!
Cordialmente Carlo
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1/8/2003
Caro Sandro , grazie per l'argomento "Situazionista", caro Guidu mi fa piacere sapere che hai fatto parte nella tua giovinezza di questa corrente artistica : non pensavo a questa tua radice artistica!
Dunque , credo che Debord e la Psicogeografia rappresentano a buon titolo il vero grande contributo dell'arte moderna e delle avanguardie artistiche : la convergenza dell'arte con la vita , la comprensione e quindi consapevolezza che non ci può essere vera arte se non relazionata alla vita.
Ma allora si pone la questione : ma l'arte a che tipo di vita dovrà relazionarsi ? Forse ad una vita contemporanea alienata e mercificata ? Forse ad una vita eterodiretta da un ambiente falso e ipnotico che rende reale ciò che di peggio ha prodotto l'uomo : la mercificazione della sua vita stessa , del suo lavoro , del suo pensiero ?
Sandro scrive : " ... L'Internazionale Lettrista sperimenta teorie architettoniche e comportamentali in base alle quali l'architettura influenza il comportamento di chi la abita ed essendo essa stessa l'espressione della classe dominante esercita una coercizione fisica, psichica, dei cittadini-sudditi... ". La nostra condizione , così come individuata dai ' Situazionisti ' , sembrerebbe drammatica.
A questo punto giunge in aiuto Guidu : "... il popolo delle forme e dei colori è il solo al mondo, insieme a quello dei numeri e dei segni, a non avere né bandiere né frontiere ... " .
Ogni uomo , ogni abitante , ogni coscienza non ha né bandiere né frontiere !!! ... , occorre operare per una liberazione dell'abitare e del vivere . Ed ecco tutta la grandezza delle parole del genio Frank Lloyd Wright :"... AD OGNI UOMO IL SUO STILE ...". Soltanto una vera e profonda architettura organica che nasca dall'intimo dell'uomo , dalla coscienza come consapevolezza della propria libertà , potrà intervenire nella drammatica e veritiera condizione coercitiva e innaturale , evidenziata dai psicogeografi lettristi , dell'uomo e della società contemporanea .
L'arte situazionista ammonisce gli architetti , l'architettura organica che è generata dalla verità interna della vita risponde ottimisticamente : " E' possibile , anzi è nostro dovere creare spazi per la libertà e la felicità. Saranno spazi di amore e non spazi di odio e catene . Ad ogni uomo il suo stile , ad ogni uono lo spazio della sua intrinseca natura in un tutto integrato e armonico ! " .
L'arte e la vita convergono armonicamente in una vera architettura organica , dove lo spazio riflette la bellezza di un vivere nella pienezza di amore . Cordialmente , Carlo.
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19/7/2003
La critica è organica oppure non è critica ... Bruno Zevi insegna. La vera critica nasce dall'interno del fenomeno, da una intuizione critica che unisce sentimento e conoscenza per una globale e organica comprensione.
Non si può osservare senza "sentire" ... occorre immergersi nel processo generativo storico e rendersi partecipi con il proprio personale, libero e creativo punto di vista.
La critica organica si origina sempre dalla realtà fattuale delle opere che riflettono le matrici teoriche che le hanno generate.
Allontanarsi dalle "opere", dalla "natura organica" della critica, significa perdersi in cerebralismi senza meta. Soltanto una storiografia critica libera e creativa genera vera conoscenza critica.
E qui rimpiango il classico " SAPER VEDERE " di Matteo Marangoni, o il più recente " SAPER VEDERE L'ARCHITETTURA " di Bruno Zevi. La critica buona esiste, serve alla società, ed aiuta a crescere e diventare uomini veri per costruire un futuro migliore,
Questa è la critica organica!
Questa è la critica che insegna a vedere il mondo e conoscerlo! Questa è la critica che mi ha insegnato l'Architettura Organica!
Cordialmente, Carlo Sarno
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4/7/2003
Scrive Paolo : "... vado a rileggere Wright : "Architettura organica vuol dire, né più né meno, società organica. Gli ideali organici rifiutano le regole imposte dall'estetismo epidermico o dal mero buon gusto[…] nell'era moderna l'arte, la scienza e la religione s'incontreranno, sino ad identificarsi: tale unità sarà conseguita mediante un processo in cui l'architettura organica eserciterà un ruolo centrale". Non mi basta e cerco chiarificazioni da Bruno Zevi:"…il dinamismo organico rispecchia e promuove i reali comportamenti dell'uomo, punta sui contenuti e sulle funzioni", dunque,il compito dell'architettura organica "..è di fare discendere la configurazione dell'edificio dall'insieme delle attività che vi si svologono, ricercando negli spazi vissuti la felicità materiale, spirituale e psicologica degli utenti, estendendo tale esigenza dal campo privato a quello pubblico, dalla casa alla città, al territorio. Organico è un attributo che si fonda su un'idea sociale, non su di una intenzionalità figurativa".
Siamo inquieti: e se la dirompenza dell'architettura organica - oltre qualsiasi problema di forma- stesse proprio nella capacità di assorbire e interagire con le innovazioni di un qualsiasi tempo ad essa contemporaneo? ... ".
Si Paolo , proprio così ... a tal riguardo ti invio la mia risposta ad una intervista fattami da Mario Barone che si basava sulla domanda :
Quali sono i limiti dell'Architettura Organica e di Frank Lloyd Wright ?
Risposta di Carlo Sarno :
L’Architettura Organica è una architettura che “…deriva dalla vita e ha per scopo la vita come oggi la viviamo , di essere quindi una cosa intensamente umana…” (Frank Lloyd Wright) .
L’Architettura Organica si sviluppa dall’interno all’esterno, dalla vita interiore , che si svolge nello spazio , all’ambiente esterno . L’Architettura Organica è senza stile, unica e irripetibile, in quanto legata all’Uomo, al Luogo e al Tempo, tre variabili che non si ripetono mai. Ogni opera dell’Architettura Organica è diversa dalle altre perché generata da altri fattori , per dirla con Bruce Goff “… scaturisce dal continuo presente della vita … “ , è irripetibile . Diceva Wright :”… Ad ogni uomo il suo stile …”.
L’Architettura Organica è sempre ‘nuova’ perché risponde alle esigenze dell’ambiente e dell’uomo contemporaneo .
D’altra parte l’Architettura Organica è ciò che Wright chiama la “Vera Tradizione” , è onnipresente dall’origine dell’uomo ad oggi , e lo sarà anche in futuro , e appare quando ci troviamo in presenza di un opera di architettura organica e funzionale per la libertà creativa dell’uomo in sintonia con la natura . Anche Bruno Zevi nel suo libro ‘Controstoria e storia dell’architettura’ spiega come l’Architettura Organica sia sempre esistita, anche se solo con Frank Lloyd Wright è stata esplicitata chiaramente , e si rivela lì dove le opere sono più integrate con una concezione della vita dell’uomo libera e creativa , spiega anche Zevi che non tutte le opere di uno stesso autore possono riuscire organiche , e che addirittura alcune opere tarde dello stesso Le Corbusier possono definirsi organiche .
Pertanto :
- l’Architettura Organica non ha limiti se non la vita stessa , quando finirà la vita finirà anche l’Architettura Organica .
- Frank Lloyd Wright ha incarnato l’Architettura Organica , il suo limite è stato la durata della sua vita .
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