31/12/2011
Diciamo così: inesorabilmente oggi paghiamo il nostro debito verso l'ingiustizia.
Auguri a tutti!!!
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20/12/2011
C'è chi non si rassegna al principio di realtà.
Per la Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Messina, diretta dall’architetto Salvatore Scuto, il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto merita l'autorizzazione paesaggistica e può, pertanto, approdare al successivo, ultimo stadio della progettazione esecutiva.
“Naturalmente - puntualizza il soprintendente Scuto - a condizione che ottenga il via libera da tutti gli altri enti nella speciale conferenza dei servizi nazionale che esamina il progetto definitivo”. La nota, contenente il dispositivo della approvazione paesaggistica, è giunta qualche giorno fa sul tavolo del consorzio Eurolink, aggiudicatario della progettazione definitiva-esecutiva e della costruzione della mega opera infrastrutturale, ed è stata notificata al governatore Raffaele Lombardo, agli assessorati regionali al Territorio e ai Beni culturali, al "Mibac" (Direzione generale per il Paesaggio, le Belle arti e l'Architettura del ministero Beni culturali) e, a Messina, a Comune e Provincia.
Va subito annotato il passaggio chiave, in quattro capoversi, che considera "soddisfatte" le prescrizioni date dalla Soprintendenza 1'11 giugno 2003, all'interno del nulla osta al progetto preliminare, firmate dall'allora soprintendente Gianfilippo Villari: “Osservato che le raccomandazioni pro-gettuali avanzate da quest'ufficio nel disposto approvativo numero 5459 del 2003 - riassume Scuto - hanno trovato l'attenzione del procedente nella fase di elaborazione definitiva, nell'ambito delle variazioni dei tracciati progettuali e delle cantierizzazioni; Osservato che le risultanze progettuali, pur di livello definitivo, contengono profili e soluzioni secondarie suscettibili di miglioramento e implementazioni finalizzate al mantenimento dei livelli della vivibilità delle popolazioni progressivamente raggiunte dalle cantierizzazioni; Considerato che la complessità e specificità dell'elaborazione ingegneristica e architettonica richiederà un confronto dinamico tra i soggetti attori a partire dall'elaborazione del progetto esecutivo: Ciò visto e osservato, questa Soprintendenza esprime parere di conformità del progetto ai contenuti normativi ed ai principi di tutela paesaggistica e rilascia, ai sensi dell'articolo 146 del decreto legislativo 42 del 2004, la richiesta autorizzazione paesaggistica”.
A questo punto, serve un riepilogo delle prescrizioni che la Soprintendenza, dopo una serie di perplessità sul rapporto tra la mega opera e il paesaggio dello Stretto, diede nel 2003 all'interno del documento che comunque accordò il "nulla osta". Si chiedevano, testualmente, “forme e modalità più precise di mitigazione degli impatti”, ad esempio la necessità “di distanziare i piloni lungo i viadotti Pace, Curcuraci, Ciccia e Annunziata per ricondurla ai 73 metri delle pile del viadotto Pantano”. Chiarezza veniva reclamata in merito alle conseguenze dell'opera sull'ecosistema lagunare di Ganzirri, e sulle aree da utilizzare per cantieri, depositi di materiali, zone di stoccaggio ed itinerari di servizio: “Occorre definire il programma d'interventi di ripristino e di rinaturazione, finalizzandoli alla ricostruzione del paesaggio”. E si sottolineava “l'opportunità di utilizzare il materiale di risulta, proveniente da scavi e sbancamenti, per la realizzazione di una o più grandi opere di particolare rilevanza ambientale a fruizione della città”. Cosa ne è stato, dunque, delle prescrizioni di otto anni fa? “Sono state tutte recepite nel progetto definitivo che, da parte nostra, può trasformarsi in esecutivo ad eccezione delle opere compensative il cui quadro non è ancora noto visto che l'apposita commissione non ha concluso i lavori” – ineffabilmente risponde l’architetto Scuto. Soprintendente.
L’autorizzazione della Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Messina si aggiunge a quella dell’Ufficio tecnico comunale.
Con riferimento a tali autorizzazioni, Anna Giordano ha scritto di recente su Centonove: “Per cortesia, fate altri mestieri che non abbiano la responsabilità della vita di migliaia di cittadini nelle vostre mani”.
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15/11/2011
Una citazione.
"Nella distruzione della vostra Riviera è responsabile tutta la vostra classe dirigente, non soltanto quella politica. Ne sono responsabili quella imprenditoriale, quella finanziaria, quella mercantile, quella alberghiera.Tutti.
Tutti, anche il cosiddetto uomo della strada: tutti abbacinati dall`irruzione dei cantieri, fabbriche di miliardi e di posti di lavoro;dalla speculazione edilizia che prenderà d`assalto il promontorio dando agl`indigeni la grande occasione di arricchirsi con un orto.
Che pacchia! Una pacchia che durerà sei, sette, dieci anni, per poi ridurre questo angolo d`immeritato paradiso alla solita colata di cemento e di asfalto".
(Indro Montanelli, Corriere della Sera dell’ 8 aprile 2001)
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7/11/2011
10 ottobre 1970: alluvione di Genova; morte e distruzione. 4 novembre 2011: alluvione di Genova; morte e distruzione. Stessi luoghi, stesse tragiche immagini. Sono cambiati soltanto lo stile degli abiti, il design delle auto e il sindaco. Insopportabile.
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17/8/2011
1) A Gela sono capaci di costruire una casa abusiva in 36-48 ore.
2) A proposito di sedie, poi, capita spesso che i dirigenti scolastici siciliani chiedano, a genitori e alunni, di portarsele da casa. E di certo, non per amore di sperimentalismo linguistico-espressivo.
3) Provate voi a somministrare un questionario - sul senso dell'abitare - in certi quartieri di Palermo, di Favara o di Palma di Montechiaro. Provateci!!!
Saluti molto cordiali. Dalla Sicilia
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9/1/2011
Caro Domenico,
come saprai, Daniel Libeskind, appena ricevuto da Pietro Ciucci e dalla società Stretto di Messina, ha affermato: "Il progetto architettonico testimonia la memoria del Mediterraneo quale epicentro storico e culturale dell'Europa e del mondo. Il Ponte è una sfida meravigliosa e ambiziosa, un'opera che deve saper dialogare con i cittadini e diventare centro di aggregazione e incontro tra culture".
Perfetto. Alle prossime!
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20/12/2010
Commento
9213
relativo all'articolo:
Pompei
di
Leandro Janni
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Inevitabilmente mi chiedo: Marrucci è snob, elitario o nichilista - nei suoi insostenibili, incomprensibili piagnistei culturali? Che noia, comunque!
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18/12/2010
Commento
9208
relativo all'articolo:
Pompei
di
Leandro Janni
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Ho l’impressione che il buon Renzo Marrucci abbia fatto una certa di confusione (può succedere) nel commentare sommariamente alcune mie recenti riflessioni qui - su antithesi.info - diversamente pubblicate. Egli, tra molteplici affermazioni, sostiene: “Il motivo per cui (il tuo articolo) non mi sollecita dibattito è perché si regge su una strumentalizzazione a sfondo politico che non mi attira per come è impostata”.
Cosa rispondere? Cito poche parole di Pietro Giovanni Guzzo, soprintendente di Pompei dal gennaio 1995 all’agosto del 2009, la cui intervista compare in questi giorni su “il Venerdì di Repubblica”.
Dice Guzzo: “Pompei è stata commissariata e tutti si sono ubriacati con la parola “valorizzazione”. Una bufala. I pochi soldi che avevamo sono stati dirottati a fare gabinetti e bar, abbandonando la cura del patrimonio. Ci siamo trasformati tutti in albergatori”.
Mi pare che le parole del soprintendente Guzzo sintetizzino la tesi principale che, nel mio articolo, sostengo con nettezza (politica???!!!).
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10/12/2010
Caro Casgnola,
«Sa indignarsi solo chi è capace di speranza» ha scritto Lucio Anneo Seneca. Certo, l'indignazione, la libertà costano. Ma è sempre meglio che fare anticamera o i lacchè. Oppure, gli intellettuali organici.
Attendiamo tempi e modi migliori. Grazie, comunque, delle tue parole.
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8/12/2010
Commento
9150
relativo all'articolo:
Pompei
di
Leandro Janni
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Le tante scritte, le frasi rimaste intatte sui muri degli edifici di Pompei, visibili ancora oggi, ci informano su quali fossero le speranze, i rancori, gli amori e gli umori dei suoi abitanti. Una mi ha particolarmente colpito:
“Mi meraviglio, o muro, che tu non sia crollato sotto il peso di tante sciocchezze”. Cos'altro dire?
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19/9/2010
Cosa dire? In fondo "Italia ailatI" ricorda l'Alitalia: è rassicurante.
POSCRITTO
Io, comunque, alla Biennale architettura 2010 ci sono stato. Belle foto!
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30/7/2010
Nell'Italia del petrolio qualcosa si sta muovendo. Lo scorso 23 giugno 2010, accogliendo il ricorso della Regione Puglia, il Tar della Puglia ha annullato il decreto 1349/2009 del Ministero dell’Ambiente che, di concerto con il Ministero ai Beni Culturali, aveva dato il via libera all’avvio delle ricerche di idrocarburi sui fondali pugliesi da parte della società inglese Northern Petroleum ltd. Insomma: è emersa una insufficiente valutazione degli impatti ambientali. Il primo luglio 2010, l'annuncio del ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo: “Un giro di vite all'insegna dell'ambiente, che vale per tutto il territorio e il mare nazionale”. Su proposta della Prestigiacomo, il Consiglio dei Ministri ha approvato, nello schema di decreto di riforma del Codice Ambientale, un articolo che vieta ogni esplorazione, non solo le trivellazioni, in tutte le zone all'interno delle aree marine e costiere protette, e per una fascia di mare di 12 miglia attorno al loro perimetro. Un divieto solo un po' meno duro riguarderà l'intera costa nazionale: nessuna attività sarà consentita entro le 5 miglia. E guai ad illudersi per le zone teoricamente "libere": al di fuori delle aree assolutamente proibite “le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi saranno tutte sottoposte a Valutazione di Impatto Ambientale”. “Si tratta – chiarisce il ministro Prestigiacomo – di una normativa che fissa paletti prima lacunosi. Tant'è che la nuova disciplina si applica anche ai procedimenti autorizzativi in corso. Abbiamo inserito norme chiare a difesa del nostro mare e dei nostri gioielli naturalistici – incalza in una nota la Prestigiacomo – colmando una opacità legislativa che nel recente passato ha suscitato timori nelle comunità locali”.
Cosa dire? Le nuove norme che regolamentano le trivellazioni, annunciate dal ministro dell'Ambiente Prestigiacomo, rappresentano restrizioni importanti, ma di certo questi provvedimenti non sono sufficienti a garantire adeguate condizioni di sicurezza per i nostri mari e le nostre coste.
Intanto, un altro grave disastro ambientale determinato dal petrolio è accaduto nei mari che bagnano la Cina e la Bp, responsabile del disastro del Golfo del Messico, sta progettando la trivellazione di pozzi petroliferi profondi 1700 metri a 500 chilometri dalle coste siciliane. Il Mare nostrum non è un luogo qualsiasi: pur occupando solo l' 1% dei mari del mondo, concentra nella sua limitata superficie autentici tesori. Oltre ad essere la culla di arti, religioni, civiltà diverse, presenta una ricchezza di biodiversità non paragonabile con altri mari non tropicali. Un' eventuale fuoriuscita di greggio danneggerebbe specie uniche. Come la posidonia, un' erba marina che vive solo nel Mediterraneo, il corallo rosso, materia prima per un importante artigianato, il gabbiano corso che vi nidifica in 300 coppie, la foca monaca, meno di 500 individui tra Turchia, Grecia, Croazia e Italia. E ancora il tonno rosso mediterraneo e una sottospecie endemica di balenottera minore. Mentre le piattaforme già in funzione nell' Adriatico incutono minor timore perché operano su fondali poco profondi, gestire le sonde a 1700 metri presenta incognite gravi anche in regime di gestione normale. Gli oltre 400 milioni di persone che gravitano sul bacino (abitanti, pescatori, turisti) risentirebbero a lungo di un incidente perché è un mare praticamente chiuso e non vivificato da forti correnti. Questo fa sì che il ricambio totale delle sue acque (già inquinate dal secondo traffico di petroliere al mondo) richieda più di 150 anni. Le leggi in vigore in Italia, che impongono per le trivellazioni una distanza di 5 miglia (9 km) dai litorali e di 12 dalle Riserve Marine, non sono sufficienti a sventare disastri di portata incalcolabile. Il governo Obama ha imposto norme restrittive sui pozzi off shore in Atlantico e la Norvegia sta predisponendo severi limiti alle perforazioni nel Mare del Nord. E si tratta di oceani aperti, con impetuose correnti e immensità non paragonabili con quelle del piccolo mare interno in cui è nata la civiltà occidentale e sopravvive una biodiversità di altissimo valore.
In tale contesto, la Regione Siciliana, preoccupata, dice "NO alle trivellazioni petrolifere nei mari siciliani". Vedremo.
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21/7/2010
"Beati quelli che hanno sete di GIUSTIZIA, perché saranno saziati".
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1/2/2010
“Ad libitum”. Mentre le ruspe iniziano a demolire i 600 immobili abusivi di Ischia, il governo pensa all’ennesimo condono edilizio. Cosa dire? Al peggio non c’è fine. Ha già svenduto, per quattro soldi, il patrimonio abitativo pubblico e ora si accinge a regalare ai soliti noti caserme, edifici pubblici e perfino le spiagge. È poi verissimo che il governo ha messo le mani sull'ambiente: con l'impegno personale profuso dallo stesso leader Berlusconi (sette giorni di personale campagna elettorale) per sconfiggere Renato Soru nelle recenti elezioni sarde. La posta in palio era la cancellazione del piano paesistico e quanto resta delle superbe coste sarde fin qui scampate al cemento. Ha infine messo le mani sui servizi pubblici. È di qualche giorno fa la protesta dei presidi delle scuole romane che non hanno i soldi per far funzionare gli istituti, mentre nel Veneto molte scuole sono pulite dai genitori. La sanità, come noto, è sistematicamente smantellata e affidata alle mani amiche degli Angelucci o dei don Verzè. Ora, la proposta di riaprire per la quarta volta, dal 1985, un condono edilizio è la più scandalosa conferma del superamento di ogni limite di legalità e di decenza. L'emendamento presentato in Commissione Affari costituzionali del Senato dai due deputati campani del Pdl, Vincenzo Nespoli e Carlo Sarro (e incautamente firmato dalla senatrice Incostante del Pd, che ha poi ritirato la firma), è molto chiaro, cristallino. Non bastava, dunque, il Piano casa. Adesso si pensa ad un nuovo condono edilizio. Il Piano casa doveva servire a dare una stanza a figli che si sposano e non hanno i mezzi per comprare un appartamento e soprattutto a sostenere l’edilizia in crisi. Con tali obiettivi e con la minaccia di sanzioni del governo, lo scorso anno quasi tutte le regioni si sono affrettate ad approvare proprie leggi sul Piano casa, con la conseguenza che all’anarchia edilizia di molte parti del nostro paese, a causa dell’abusivismo, si è aggiunto il caos urbanistico nel quale ogni regione ha approvato una propria legge in assenza delle norme di semplificazione promesse ma mai approvate dal governo. Il risultato di tanta sconsiderata frenesia legislativa è però un completo e salutare fallimento, tanto che il governo vorrebbe rilanciare il Piano casa con un ulteriore aumento delle cubature e con l’aggiunta di un nuovo condono edilizio.
Come possiamo non esprimere una ferma e dura opposizione a tali proposte che distruggono e consumano territorio in spregio alla pianificazione urbanistica e ad ogni ragionevole uso di un bene limitato?
Il rilancio dell’economia, nel nostro paese, non è nell’anarchia edilizia e nel caos urbanistico. Il paese può uscire dalla grave crisi economica e ambientale solo con nuove regole per il recupero del patrimonio edilizio esistente, con la tutela dei nostri centri storici e con la drastica riduzione del consumo del suolo. Lo chiede la nuova economia della conoscenza, fatta di idee e non di cemento. Lo chiede l’economia del turismo e lo chiedono i turisti che scelgono l’Italia per le loro vacanze. Lo chiedono soprattutto i cittadini per la qualità della loro vita e per quella dei loro figli. Lo chiedono, lo chiederanno anche i tecnici, gli architetti, gli ingegneri?
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28/1/2010
L’ennesimo crollo in un centro storico siciliano ha determinato la tragica morte di due bambine. Favara è un centro interno dell’agrigentino, di 35mila abitanti, con il record di imprese edili, in Italia (ben 900 imprese!), rispetto al numero di abitanti. Un luogo come tanti delle nostre aree interne, cresciuto senza regole e senza limiti al di fuori dei propri confini storici; un tasso altissimo di abusivismo edilizio.
E’ la dimostrazione di un Paese che, nonostante le ripetute tragedie (Abruzzo e Messina solo negli ultimi mesi), resta incapace di prevenzione, di rispetto delle regole, di tutela del proprio patrimonio storico e urbanistico e quindi incapace di difendere la vita dei propri cittadini. Ancora una volta è una tragedia annunciata, in un Sud che paga una inesorabile e scriteriata sopraffazione degli interessi privati sul bene pubblico. Sono le conseguenze della mancata programmazione e gestione del territorio, che ancora vede, nel 2010, l’assenza di strumenti di pianificazione urbanistica, così come spesso manca una pur minima politica di salvaguardia del patrimonio storico e ambientale.
Restano inascoltati i ripetuti appelli del Presidente della Repubblica Napolitano sulla necessità di emergenti azioni di prevenzione per evitare tragedie come quelle che nell’ultimo anno hanno colpito il nostro Paese.
Mentre in taluni casi vengono create ad arte situazioni di emergenza fittizia finalizzate all’occupazione dei più importanti siti culturali da parte di commissari di nomina politica, laddove questa emergenza è non solo reale ma drammatica, gli organi di governo sono colpevolmente assenti.
Serve una verifica immediata degli strumenti di ricognizione: cartografia del rischio in primis, analisi della situazione idrogeologica. Di quali strumenti dispongono attualmente gli organi di governo? E a che livello di aggiornamento e di affidabilità risultano tali strumenti? Serve lo stanziamento immediato di adeguate risorse economico-finanziarie per una mappatura del territorio, con le gradazioni di rischio sismico, idrogeologico e sullo stato dell’edificato. Vedremo.
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7/1/2010
Caro Marrucci,
sai come si dice in Sicilia: "MEGLIO SOLI CHE MALE ACCOMPAGNATI".
Cordiali saluti, L. J.
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6/1/2010
In effetti c'è, o meglio, c'era qualcosa che accomunava Bruno Zevi e Bettino Craxi : una comunicazione "irritante". Dunque, assai efficace.
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2/1/2010
Renzo Marrucci (generosamente?) scrive:
"Janni, una simpatica persona che fa come il filosofo che, rinchiuso tra le sbarre, cerca di convincere di essere lui il vero libero e che le sbarre non imprigionano veramente lui ... Cioè: la Sicilia è più libera senza il ponte e il ponte non è uno strumento di maggiore possibilità e sviluppo... Janni non crede che il ponte possa innescare una visione più dinamica del mondo e una geografia più aperta e possibilista di prima... liberare o iniziare a liberare la Sicilia da un retaggio stretto, forse ristretto, appartato e via dicendo. No, non ci crede! Crede invece di perdere dei privilegi e non averne in più... Il certo per l'incerto o il plagio della tradizione che inviluppa queltanto che fa godere il filo antico e prezioso, ma che fa anche perdere o romanza la visione del mondo. Aristocrazia culturale o asfittica gelosa appartenenza? ...di gattopardiana memoria? L'identità non si perde collegandosi, ma semmai si arrichisce e bisogna spiegarglielo bene che chi traina sarà il ponte, non solo una passerella di modernità e il resto vien da sè..."
Rispondo.
Caro Marrucci, nel mio mondo e persino nella mia Sicilia, PROCESSO, CONTENUTO E REGOLA coincidono. Quando ciò non avviene, io (ingenuamente? aristocraticamente? ostinatamente?) avverto l'odore - fastidioso - dell'impostura e della mistificazione.
Un simpatico saluto.
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25/12/2009
Commento
7679
relativo all'articolo:
L'arte facile
di
Sandro Lazier
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Se l'arte contemporanea è facile, la vita (contemporanea) è complicatissima.
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22/10/2009
Gentile Vilma Torselli,
pensavo di essere stato chiarissimo - a proposito del PONTE - nell'ultimo commento inviato.
Pertanto, la pregherei di rileggerlo - il mio ultimo commento - con sufficiente attenzione e senza pregiudizi.
Un saluto molto cordiale e a presto
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21/10/2009
Io non sono mai stato ostile all'idea di un PONTE che, in modo mirabile e superbo, possa collegare - stabilmente - l'Isola alla Penisola. Anzi!
Io sono contrario all'ipotesi che conosciamo (per mezzo di un colorato e ben noto plastico in scala) di un banalissimo e datato mega-ponte strallato, nell'area dello Stretto. Tutto qui.
Mi dà ovviamente un certo fastidio il fatto che qualcuno provi a farmi passare per ottuso fondamentalista dell'ambiente. Ma in fondo, nella vita, c'è di peggio!
Ovvero: l'ineffabile, ipocrita vacuità dei sostenitori del nulla.
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19/10/2009
Sempre a proposito del controverso "ponte sullo Stretto", mi sia concessa una inevitabile, doverosa considerazione di tipo formale, stilistico. PROGETTUALE.
Insomma: ci siamo mai veramente chiesti - designer, architetti e ingegneri - perchè dovremmo accettare che venga realizzato, o quantomeno concepito, un PONTE così banale e datato, in uno dei luoghi più straordinari, densi e seducenti della Terra?
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15/10/2009
Il Piano casa è un condono preventivo.
Il Piano casa attribuisce ai privati la scelta di ampliare l’abitazione, in deroga alla pianificazione urbanistica che, con un complesso procedimento amministrativo fatto anche di partecipazione pubblica, stabilisce limiti alla proprietà per assicurare, secondo l’art.42 della Costituzione, l’interesse pubblico dell’uso equilibrato di un bene limitato come il territorio. Questa deroga alla pianificazione, determina una profonda modificazione nei rapporti tra bene pubblico e interessi privati. La stessa modificazione dei condoni edilizi, cambia solo il rapporto tra la legge e l’intervento edilizio: nel caso del condono viene prima l’intervento edilizio e poi la legge, nel Piano casa è il contrario. In tutti e due i casi c’è un aumento del consumo del suolo e del carico urbanistico in contrasto con il piano regolatore generale, vale a dire che viene alterato il rapporto tra numero di abitanti e quantità di servizi. Il Piano casa, secondo i suoi sostenitori, andrebbe incontro alle esigenze del figlio che si sposa e invece di comprar casa amplia quella dei genitori, con la conseguenza che, considerato che si prevedono ampliamenti del 20% degli edifici uni o bi-familiari (oltre alle demolizioni e ricostruzioni fino al 35%), nelle zone con questa tipologia di edifici (si pensi alle tante villettopoli cresciute intorno alle nostre città) ciò determinerà un aumento del numero degli abitanti, mentre rimarranno immutate le strade, i parcheggi, le fognature, le scuole, gli uffici pubblici, il verde pubblico, le reti di gas, luce e telefono, ecc.
Per queste ragioni, a difesa della pianificazione pubblica del territorio, sin dall’inizio - e oggi ancor di più, dopo la tragedia di Messina - Italia Nostra si è opposta al Piano casa, indipendentemente dal fatto che a proporlo ed attuarlo fosse il Governo o le Regioni, indifferente anche al fatto che alcune Regioni ne abbiano mitigato la portata. Italia Nostra, dopo aver presentato nelle scorse settimane un reclamo alla Commissione europea per violazione del diritto comunitario, impugnerà innanzi al TAR le deliberazioni dei Comuni sul Piano casa e solleverà la questione di legittimità costituzionale della legge regionale per violazione di diversi articoli della Costituzione, in particolare dell’art.42. Senza contare che non risulta che i Comuni, nell’approvare a loro volta il Piano casa, abbiano tenuto conto dell’art.78 del Testo unico enti locali che prevede l’astensione dei consiglieri comunali “nei casi in cui sussiste una correlazione immediata e diretta fra il contenuto della deliberazione e specifici interesse del consigliere o di parenti o affini entro il quarto grado”. Siamo sicuri che non c’è alcun consigliere comunale, o parente o affine del medesimo, al quale faceva comodo ampliare la villetta?
Questo sotto il profilo giuridico, mentre per quello economico, se nel Piano casa è evidente l’interesse dei cementieri, meno sicuro è quello dei costruttori che già oggi hanno serie difficoltà a vendere i tanti edifici costruiti sull’onda della bolla immobiliare (chi li acquisterà se, in piena crisi dell’edilizia, i figli che si sposano amplieranno la casa dei genitori?), mentre l’invenduto e il disabitato, con adeguati incentivi, potrebbero risolvere il reale fabbisogno abitativo.
Un interesse opposto hanno invece i settori del turismo, dell’agricoltura, delle energie rinnovabili e di quell’economia verde che si va affermando nel mondo. La devastazione del nostro territorio e paesaggio, vera ed irripetibile ricchezza del nostro Paese e del nostro turismo di qualità, non è la via di uscita dalla crisi economica, ma il definitivo e irrimediabile affossamento della nostra economia e della capacità dell’Italia di attrarre talenti e ricchezza. Per superare la crisi serve un diverso modello di sviluppo, non il Piano casa, non altro cemento. Quel modello al quale sta lavorando Obama negli Stati Uniti e quello che ci incoraggia a perseguire il Presidente Napolitano quando dice “facciamo della crisi un’occasione perché l’Italia cresca come società basata sulla conoscenza, sulla valorizzazione del nostro patrimonio culturale e del nostro capitale umano”.
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11/10/2009
Carissimo Pietro (Pagliardini),
considerato il tono e i modi della discussione, ripondo - mi auguro con adeguata ironia - utilizzando una citazione tratta dal film "RADIO DAYS", di Woody Allen: "Lo sapevo che non ti saresti inasprito!"
Un'ultima cosa, ci tengo a dire: a me - che ho sempre lottato e presentato decine di esposti e denunzie contro l'opacità, l'inerzia, l'ignoranza e il malaffare dei tecno-burocrati istituzionali - "piccolo burocrate" non lo aveva detto mai nessuno. Cosa dire? C'è sempre una prima volta!
Ma questi, probabilmente, sono gli effetti di certo, contemporaneo berlusconismo. Ovvero: il ribaltamento assoluto della verità; la divisione, la lacerazione, IN DUE, del Paese. Persino "il PONTE" divide!
Un cordiale saluto
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9/10/2009
A proposito di "opere faraoniche e tragedie annunciate", mi permetto di citare un recente commento di Anna Donati.
Le Grandi opere (quelle dannose, quelle inutili, quelle non prioritarie e quelle comunqie sbagliate), i quattrini e il potere che producono; il resto vada a ramengo. Terra, 8 ottobre 2009.
Anche il capo dello Stato, dopo la tragedia annunciata di Messina, è intervenuto con parole molto nette: prima di realizzare opere faraoniche bisogna mettere in sicurezza il territorio. E tutti hanno pensato al Ponte sullo Stretto di Messina, l’opera simbolo del governo Berlusconi che costa 6,3 miliardi di euro. Nemmeno le esortazioni di Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, hanno indotto una seria riflessione nel governo, quando ha detto che per rendere sicuro il nostro territorio e mettere un freno al dissesto idrogeologico servono 25 miliardi di euro e che bisogna smettere di costruire in modo abusivo parti di territorio e città. Niente da fare, non servono i morti e non servono gli autorevoli interventi: il governo Berlusconi tira dritto sul progetto del Ponte sullo Stretto e non ritira il famoso Piano casa di cementificazione selvaggia, dell’urbanistica “fai da te”.
Tanto, è il ritornello ricorrente, Ponte, Piano casa, dissesto idrogeologico e tragedia di Messina sono cose diverse, che non c’entrano, e il ripeterlo in modo ossessivo è la miglior prova della “relazione”. Il governo ha ammesso di non avere i 25 miliardi necessari (come una manovra finanziaria) e che quindi il Ponte sullo Stretto può andare avanti perché in fondo costa “solo” 6,3 miliardi, che per il 60% verranno da fondi privati. Proprio in questi giorni è scaduto il mandato del commissario straordinario Pietro Ciucci, “l’uomo del Ponte “ che è anche amministratore delegato della Società Stretto di Messina e presidente di Anas, che aveva il compito di presentare il nuovo piano finanziario evitando le forche caudine del Cipe.
Secondo le prime indiscrezioni uscite dai giornali, il progetto preliminare costa 6,3 miliardi di euro, sono prenotati 1,3 miliardi da Fintecna (ma erogati di anno in anno secondo le disponibilità della Finanziaria, come ha voluto il ministro Tremonti); il 40% dovrebbe provenire da risorse pubbliche e il 60% da capitale privato da ricercare sul mercato. è la solita favola che abbiamo contestato e vissuto con la Tav e le concessioni autostradali: che i privati siano disposti a rischiare capitale proprio per grandi opere. Niente di più falso, e l’alta velocità ferroviaria, come in tutto il resto d’Europa, è stata pagata interamente con soldi pubblici e anche nel caso delle autostrade si è intervenuto con proroghe delle concessioni (per incassi sicuri) e con garanzie pubbliche di subentro alla scadenza delle concessioni.
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