9/10/2009
Cosa (mal)fatta capo non ha.
Il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, a seguito della tragedia di Giampilieri, di Scaletta Zanclea e di altri centri abitati del Messinese, ha espresso la volontà di adottare un atteggiamento intransigente verso l’abusivismo e di porre in essere interventi seri ed efficaci per ridurre il dissesto idrogeologico. Parole importanti e impegnative dunque, da parte di Lombardo, pronunciate in una regione come la Sicilia dove, abusivismo, permessi facili, e interessi illeciti legati al mattone e al cemento, alimentano una fetta dell’economia isolana. Un primo segnale positivo e apprezzabile è arrivato: il presidente Lombardo ha congelato il disegno di legge sul Piano casa, in discussione all’Assemblea Regionale Siciliana. Non possiamo non ricevere con soddisfazione tale decisione.
Noi, cosiddetti "ambientalisti", avanziamo tre proposte di modifica al disegno di legge sul Piano casa: 1) proponiamo che venga posto un limite chiaro e rilevante all’eventuale aumento della cubature edilizie; 2) proponiamo che vengano totalmente escluse dal Piano casa siciliano nuove costruzioni edilizie nelle aree a rischio idrogeologico e nelle aree protette; 3) proponiamo che vengano esclusi dal Piano casa interventi su immobili non residenziali.
Con l’attuale versione del Piano casa siciliano – è evidente – si rischia di dare il via a un’ulteriore, scriteriata esplosione cementizia su tutto il territorio regionale. Nel Piano attuale non c’è alcuna indicazione esplicita che escluda incrementi di volume negli edifici esistenti nelle aree a rischio idrogeologico, o in zone importanti e delicate, dal punto di vista ambientale e paesaggistico, quali i parchi. Inoltre, il Piano attuale consente di allargare o sopraelevare abitazioni di tutte le dimensioni, senza specificare, con chiarezza, il limite di cubatura. E ancora, sono possibili interventi edilizi persino negli immobili non residenziali (ad esempio, nei centri commerciali, nei capannoni artigianali, ecc.) e nei fabbricati di pertinenza adiacenti alle abitazioni (ad esempio, nei i fabbricati agricoli).
Ancora una volta affermiamo che, per tutelare l’ambiente e per rilanciare l’economia in modo sostenibile, più che un Piano casa serve un “PIANO TERRITORIO”. Ovvero: messa in sicurezza, manutenzione ambientale, valorizzazione della pianificazione urbanistica e paesaggistica, realizzazione di qualificati interventi di restauro urbano e di architettura, realizzazione e compimento delle opere infrastrutturali necessarie. Noi ci auguriamo che le recenti dichiarazioni del presidente Lombardo rappresentino un’assunzione piena di responsabilità e determinino, nell’Isola, un’inversione di tendenza nei processi degenerativi e involutivi del territorio.
POSCRITTO.
Prendo atto che certi tecnici si rifiutano di pensare, di ragionare. E d'altronde, il territorio è cosa complessa. Taluni, poi, ai "luoghi comuni" preferiscono i "non luoghi" della mistificazione e della propaganda: berlusconiana, e non. Auguri!
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7/10/2009
"Opere faraoniche e tragedie annunciate".
Ovvero: "Opere annunciate e faraoniche tragedie".
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18/7/2009
Commento
7356
relativo all'articolo:
Il caso Gela
di
Leandro Janni
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Caro Marrucci,
siamo un paese decandente, confuso. Pensare costa fatica ed energia.
Cambiare lo stato delle cose, poi, è impresa titanica. Complicatissima.
Eppure, non abbiamo altra scelta.
Un cordiale saluto,
L. J.
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18/4/2009
Nelle nostre vite confuse, disperse e troppo spesso ormai virtuali, “il principio di realtà” irrompe, a volte, con dolorosa e imprevedibile forza. E’ il caso del terremoto manifestatosi nel cuore dell’Abruzzo, proprio durante il controverso dibattito, nazionale e regionale, sul cosiddetto “Piano casa”.
Ad ogni modo, se il dichiarato fine del piano (casa) voluto dal premier Berlusconi è quello di rianimare l’attività edilizia (che si dice mortificata dalla generale crisi), non v’è dubbio che la ricostruzione di L’Aquila e dei minori insediamenti della sua corona offra una occasione, e insieme una responsabilità, di dimensioni straordinarie. Il restauro dei monumenti e il sistematico recupero degli insediamenti storici, messi in doverosa sicurezza sismica, dovranno attivare, e certamente per tempi non brevi, una vasta imprenditorialità di elevata qualità e ad alto tasso di occupazione.
Se si considera, poi, la imponente entità dei danni al patrimonio edilizio, anche pubblico, dell’Abruzzo, si deve constatare che neppure i fabbricati più recenti (che avrebbero dovuto adeguarsi alle normative antisismiche), come scuole e ospedali, hanno saputo opporre resistenza al sisma. E allora non è certo arbitrario risalire a una allarmante condizione generale e alla dimensione nazionale di una responsabilità e di un compito che non possono essere elusi. Sicché si impone una strategia fondata su un ordine di incontestabile priorità, in un Paese interamente esposto, pur se in misura differenziata, alla vulnerabilità sismica. Converrà dunque orientare la “ripresa delle attività imprenditoriali edili”, non già alla espansione-sopraelevazione della casa di chi già ne dispone, ma alla priorità assoluta della messa in sicurezza dei luoghi nei quali Stato, Regioni, Province, Comuni adempiono ai servizi essenziali alla vita comunitaria, come innanzitutto scuole e ospedali. Un programma nazionale di dimensioni colossali, immediatamente attivabile, cui debbono essere destinate le necessarie risorse (anche distolte da meno urgenti impieghi) e che impegnerà per ben oltre un decennio la qualificata imprenditorialità dell’edilizia.
Tutto questo, ovviamente, è valido, è proponibile anche e soprattutto in una regione come la Sicilia. Ma, ci chiediamo: sapranno i nostri politici e amministratori regionali, anche alla luce delle recenti tragiche esperienze, contenere, limitare la costante, inesorabile, devastante cementificazione dell’Isola e invece promuovere, attivare il risanamento, il rinnovamento qualitativo del patrimonio edilizio esistente? Sapranno, i nostri politici e amministratori, attivare una programmazione-pianificazione e una progettualità capaci di governare la complessità e valorizzare la bellezza? Sapranno, i nostri politici e amministratori, opporsi alla mistificante, fuorviante prassi delle “opere faraoniche” (su tutte il Ponte sullo Stretto) e condurre la Sicilia verso i territori moderni, auspicabili dello sviluppo sostenibile?
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29/3/2009
Scontato dunque che il “piano casa” (in materia di legislazione concorrente tra Stato e Regioni) non può essere varato per decretazione d’urgenza, la Conferenza Unificata Stato – Regioni ha ieri avviato un confronto per una diversa soluzione, non solo costituzionalmente corretta. Se la ripresa dell’attività edilizia offre un contributo rilevante al “rilancio dell’economia”, in questa sola funzione non può certo giustificarsi e non può non essere guidata verso obiettivi di utilità sociale, per corrispondere ad un effettivo bisogno delle nostre città. E allora gli obiettivi debbono essere indicati in progetti di Regioni ed Enti locali, impegnati nel compito di responsabile pianificazione. Il bisogno primario della casa ben può essere dunque soddisfatto attraverso adeguati piani di recupero e riqualificazione del più degradato patrimonio edilizio esistente e di conversione di aree riscattate da cessate funzioni.
Un grande progetto nazionale che si opponga all’ulteriore consumo di territorio e diretto a conferire più elevata qualità ai nostri insediamenti.
Un progetto che non può quindi affidarsi esclusivamente alle risorse private, ma esige un consistente sostegno finanziario pubblico: finalmente un’opera veramente “grande” per una migliore condizione urbana.
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25/3/2009
I controversi progetti edificatori del presidente del Consiglio Berlusconi : 1) “Piano casa”; 2) “Piano casino”; 3) “Piano casotto”. Forse.
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15/3/2009
Architetti - contemporanei - inesorabilmente attratti da "agilità" e "velocità". Come le mosche con la marmellata (e con altro...). Come gli adolescenti con le discoteche, le moto e lo sballo.
La complessa bellezza del paesaggio - intellegibile, sperimentabile soltanto attraverso una lenta osservazione, contemplazione, fruizione - è, ad essi, preclusa.
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22/1/2009
Diverse sono le ragioni che hanno provocato in questi ultimi anni la crisi della politica: i ripetuti fenomeni di corruzione, il dilagare del clientelismo e del familismo amorale, la riduzione dei partiti a semplici ma inesorabili centri di potere, se non a veri e propri comitati d’affari. Ma l’aspetto più profondo e più grave di tale crisi, è costituito dall’assenza di riferimenti ideali, e dunque di tensione morale. Ad alimentare questo problema, oltre al venire meno di valori comuni e condivisi, ha senz’altro contribuito il crollo delle ideologie, che ha determinato la trasformazione della politica in mera “questione burocratica”, in una sorta di attività pragmatica i cui parametri di conduzione sono quelli dell’utilità immediata, e dunque dell’adeguamento alle esigenze del momento o della rincorsa dei bisogni, senza alcuna prospettiva progettuale di medio o lungo periodo.
Se si considerano gli effetti devastanti delle grandi ideologie del Novecento, è indubbio che la caduta delle ideologie tradizionali rappresenta di per sé un dato positivo. Da esse e dalla loro pretesa di “totalizzazione”, sono infatti nati i sistemi totalitari, in particolare il nazismo e lo stalinismo.
Negli ultimi decenni, si sta facendo strada il concetto di “modello” che, a differenza dell’ideologia, non ha alcuna presunzione di esaurire in se stesso il reale, ma si propone, più semplicemente, il compito di accostare la realtà sociale a partire da un certo angolo visuale: cogliendone alcune strutture portanti e alcuni limiti e dando vita a un preciso progetto da tradurre concretamente nell’azione politica. Il modello, dunque, riveste un’importanza decisiva per l’articolazione di una proposta operativa proiettata positivamente verso il futuro. Di contro, laddove i modelli sono del tutto assenti, lo spazio della politica, sprovvisto di tensioni ideali, viene occupato da meri interessi privatistici. L’attuale atteggiamento di sfiducia nei confronti della politica, che rischia di degenerare in un rifiuto qualunquistico o nichilista, è anche frutto di questa situazione.
La ripresa del significato di politica è dunque legata, oltre che al recupero dell’etica (fondamentale è il ridare forza ai valori civili della nostra Carta costituzionale), anche al formarsi di modelli realistici e discreti, capaci di promuovere una seria progettualità sociale. A ciò deve aggiungersi il coltivare una tensione utopica, antidoto necessario nei confronti del pericolo di totalizzazione ideologica, permanentemente in agguato.
Valori, tensione ideale, progettualità “discreta ed incarnata” sono ingredienti di cui la politica dovrebbe servirsi se intende recuperare il suo ruolo originario. Cioè, quello di azione volta a promuovere la crescita autentica della polis, lo sviluppo di una sempre più ampia coscienza civile e di una società dalle strutture capaci di rispondere, in maniera adeguata, ai nostri veri bisogni che, non sempre e non solo, sono quelli materiali.
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22/1/2009
Ringrazio Cusano e condivido quanto scrive.
Mi permetto di aggiungere che la dialettica è fondamentale per una sana, dinamica democrazia. Ma l'Italia non ama la dialettica.
E inoltre, fondamentale è avere uno stato laico, istituzioni laiche, leggi laiche. Ma l'Italia non ama la cultura laica.
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18/12/2008
Nella mia complicata -ma credo coerente- vita da cittadino, architetto o ambientalista, ho sempre pensato che PROCESSO, CONTENUTO e REGOLA non possano essere disgiunti, separati.
Insomma: il fine NON giustifica il mezzo.
I migliori auguri -comunque- a Marco Casamonti. E all'ITALIA.
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14/12/2008
BREVE NOTA AGGIUNTIVA
Ormai è chiaro, chiarissimo: alle politica “per” i beni culturali, viene di gran lunga preferita la politica “nei” beni culturali. D’altronde cos’è, se non uno straordinario bene culturale, il superbo Palazzo Reale di Palermo, nel quale ha sede e opera l’Assemblea Regionale Siciliana?
E però, colpisce non poco lo scarto tra qualità (alta) del luogo di produzione e qualità (assai bassa, spesso rovinosa) del prodotto. Comunque sia, politici e amministratori una cosa l’hanno capita: i beni culturali e ambientali rappresentano il palcoscenico, “la location” ideale per mettersi in mostra, darsi visibilità, consolidare o accrescere il consenso personale, certificare la propria esistenza politica. D’altronde, una bella cornice, una buona scenografia è meglio di niente.
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1/12/2008
“NUTRIRE IL PIANETA, ENERGIE PER LA VITA”. Per chi ancora non ne fosse a conoscenza, quello qui riportato è l’ambizioso, aureo motto che contrassegnerà la quasi imminente, o meglio, incombente Expo milanese del 2015.
Un appuntamento che, come molti segni concordi mostrano inequivocabilmente, minaccia di trasformarsi in una sterile esibizione di muscolatura “dolce”, per un capitalismo globale in fatale crisi.
Tanta verbale soavità, tanta ostentata attenzione per la “sostenibilità” - ambientale, territoriale, sociale, economica, etnica, culturale, ecc., ecc. - non possono che apparire superficiali mascheramenti per un’impresa che, al di sotto della patina di una nuova coscienza ecologica, nasce oggettivamente e inesorabilmente sotto il segno della cementificazione e della infrastrutturazione forzate. Oltre che, dalla insensata celebrazione del mito della crescita illimitata, della subordinazione sistematica dell’agricoltura, e del suo territorio, alle ragioni provvisorie dell’industria e del commercio globalizzati.
Insomma: italiche mistificazioni, in grande stile.
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28/11/2008
“IRREDIMIBILE”. Questo - è ben noto - il termine utilizzato da Leonardo Sciascia per descrivere la realtà sociale e politica siciliana. Quale termine potremmo utilizzare oggi? Forse, “informe”?
Il problema, il dramma della Sicilia attuale è l’insostenibile contrasto tra la forma - forte e definita, direi assoluta - dell’Isola, e la sua informe sostanza sociale, culturale, politica. Come un corpo senz’anima e senza ragione. Forse il compito degli intellettuali siciliani è oggi troppo arduo e faticoso. “Irrisolvibile”, insomma.
Ma gli architetti sono, o no, intellettuali?
Un caro saluto,
Leandro Janni
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22/11/2008
E’ un mondo “trans-autentico”, caro Ugo, quello che abitiamo.
“Verosimile” – insomma! – è meglio che “vero”.
E comunque, di autentico (o quasi) ci restano gli anelli al forno, gli involtini alla palermitana, l’insalata, la torta al cioccolato. I cannoli siciliani.
POSCRITTO
Come avrai notato, io, nel "gran catalogo dell'architettura contemporanea siciliana", redatto da Oddo, sono riuscito a non entrarci.
Ecologica sapienza?
Un caro saluto,
Leandro
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20/10/2008
Commento
6480
relativo all'articolo:
Saudade
di
Sandro Lazier
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La prima volta che ho letto un testo di Zevi avevo vent’anni.
Oggi ne ho quasi cinquanta. A vent’anni Zevi mi entusiasmava.
Oggi, il radicalismo estremo e anche un po’ forsennato dell’ultimo Zevi mi inquieta.
E comunque, Zevi è un maestro. Un grande personaggio dell’architettura moderna.
Di certo, un intellettuale che non ha voluto intendere, che ha categoricamente rifiutato il post-moderno.
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29/7/2008
Il commento di Renzo Marrucci - sebbene non del tutto chiaro - è sostanzialmente condivisibile.
Assumo l'impegno ad approfondire la "questione soprintendenze", assai delicata
e controversa.
Leandro Janni
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25/2/2008
Cari amici,
come commento- contributo, invio la lettera aperta che scrissi lo scorso 29 settembre 2005, in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine della Provincia di Caltanissetta, per il quadriennio 2005/2009 .
Un saluto,
Leandro Janni
Le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine, per il quadriennio 2005/2009
Caltanissetta, 29 settembre 2005 - LETTERA APERTA
Secondo quanto previsto dal D.P.R. 8 luglio 2005 n.169 - "Regolamento per il riordino del sistema elettorale e della composizione degli organi di Ordini professionali" - anche gli architetti, i pianificatori, i paesaggisti e i conservatori della provincia di Caltanissetta, procederanno alle elezioni per il rinnovo del Consiglio del proprio Ordine, per il quadriennio 2005/2009.
Finalmente si vota, quindi, a partire da venerdì 30 settembre. Finalmente si vota, dopo anni di inerzia, di sconcertanti e ripetuti rinvii delle elezioni degli organi degli Ordini professionali, da parte del Governo nazionale. E di certo, ci sarebbe stato, e c'è, bisogno di ben altro - oltre all'inerzia e alle proroghe di questi anni. Ad esempio, una modernizzazione degli Ordini, il riconoscimento europeo delle nuove professioni, la crescita delle società professionali e interprofessionali, un programma di educazione permanete, la razionalizzazione dei tirocini e degli accessi (esami di Stato), il diritto dell'equo compenso e tutele per i giovani praticanti, lo sviluppo delle casse previdenziali, le politiche economiche a sostegno delle professioni (credito e sgravi fiscali sulla ricerca), la promozione dei requisiti della professionalità (e non del capitale) nelle gare per gli appalti di servizi, una maggiore tutela dei cittadini-consumatori, più deontologia, più Europa.
Ma veniamo alle questioni locali. Il Consiglio dell'Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Caltanissetta in questi anni ha svolto, con efficiente pragmatismo tecnico-burocratico, i tradizionali compiti di un Ordine: tenere l'Albo dei professionisti, vigilare sulla correttezza dell'esercizio professionale, fornire pareri alla pubblica amministrazione. Questo, e poco altro ancora, a dire il vero. Intanto, in questi anni il numero degli architetti dell'Ordine nisseno è cresciuto sino a contare, oggi, 578 iscritti.
Comunque sia, ci saremmo aspettati, soprattutto considerato quanto accaduto in questi anni, che le operazioni di voto per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine, fossero previste dopo una sacrosanta e doverosa assemblea degli iscritti. Un'assemblea in cui, il Presidente uscente avesse potuto relazionare, insieme ai componenti il Consiglio, sull'attività svolta. Un'assemblea in cui, così come si è sempre fatto negli anni passati, si potessero presentare eventuali programmi, proposte, disponibilità. Nulla di tutto questo accadrà. Non è prevista, infatti, alcuna assemblea degli iscritti. Andremo a votare - per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine - ordinati e silenti, e in fila per uno.
Di certo, sarebbe stato interessante e utile verificare, discutere di quanto sia cresciuta, o diminuita, in questi anni (anche ad opera dell'Ordine), nei cittadini della nostra provincia, la consapevolezza del ruolo, della funzione dell'architetto e dell'architettura. Questo, d'altronde, era uno dei punti qualificanti del programma del Consiglio dell'Ordine uscente. Di certo sarebbe stato interessante discutere, chiedersi - tra colleghi - quali strategie adottare per migliorare i modi consueti di operare, come interpretare in maniera più profonda, efficiente e proficua i nuovi bisogni della società e dell'ambiente, come migliorare la comunicazione di buone pratiche di architettura attraverso i media, come aggiornare e formare professionalmente i pubblici funzionari, come sensibilizzare gli amministratori, i costruttori e i progettisti rispetto all'importanza e al valore aggiunto della qualità architettonica. E poi, come introdurre materie specifiche sulla conoscenza e percezione dello spazio nei vari corsi di studio, a partire dalle scuole elementari. Come animare il contesto locale attraverso eventi di promozione e diffusione della cultura architettonica. Come coniugare insieme identità e sviluppo, conservazione e innovazione.
Insomma, malgrado tutto, queste e altre domande, questioni, dovrebbe porsi chi oggi si candida a gestire, a governare l'Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Caltanissetta. Con umiltà, consapevolezza, spirito di servizio. Nell'interesse degli iscritti all'Albo - ovviamente - ma anche dei cittadini e del territorio nel quale, tutti, abitiamo.
Cordialmente,
Arch. Leandro Janni
già componente del Consiglio dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Caltanissetta
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6/2/2008
Nel commento n. 6001, Rosario Ferraro definisce “esercizio di stile” il mio testo sul territorio urbano di Palermo, malamente manifestando l'auspicio di comprenderne il messaggio. Cosa rispondere?
Nulla.
Leandro Janni
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4/12/2007
DELLA PERDUTA "FELICITA' " DI PALERMO
Eppure, un tempo Palermo fu “felicissima”. A proposito del rapporto – intimo, profondo, ancestrale – che nonostante tutto abbiamo con la verità e la bellezza dei luoghi della nostra esistenza, una mia cara amica francese sapientemente afferma che “il mare esteriorizza mentre la terra interiorizza”.
Inesorabilmente, molti problemi della Palermo contemporanea derivano dalla ostinata, scriteriata negazione della struttura geografico-simbolica di un territorio: straordinariamente compreso, definito da magnifiche montagne e sapientemente aperto sull’azzurro infinito del mare.
Aver perduto – nel corso degli ultimi decenni – questa privilegiata, distintiva condizione, ha generato una sorta di alienazione collettiva, di doloroso degrado ambientale.
Di insostenibile “bruttezza”.
Leandro Janni
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29/11/2007
Commenta Domenico Cogliandro:
“Io non credo di essere una cima (come si dice dalle mie parti) caro Leandro ma, devi credermi, non ho capito esattamente dove hai voluto andare a parare con questa profilattica esegesi panormita. Già, esattamente dove?
Cari saluti, Domenico”.
Caro Domenico,
potrei rispondere citando l’amato Borges (“Non sono le soluzioni che contano ma gli enigmi”), oppure consigliandoti la lettura dell’ultimo testo di Umberto Eco (“Dall’albero al labirinto. Saggi sulla storia della semiotica”, Bompiani). Oppure, da ambientalista, potrei anche suggerirti di leggere e studiare da postazioni dominanti e ben ossigenate come, ad esempio, la cima di un monte o, al limite, va bene anche un colle messinese. Scherzo, ovviamente!
Comunque sia, rispondo ricordando una piccola storia. Diversi anni fa, nel corso di una lezione-conferenza presso l’aula magna della Facoltà di Ingegneria di Palermo, a proposito di un ambiguo e comunque seducente progetto di Aldo Rossi, rivolsi una domanda “complicata” al prof. arch. Gianni Braghieri, il quale reagì con un’osservazione analoga alla tua. Replicai che forse era giusto, oltre che opportuno, che egli insegnasse nella Facoltà di Ingegneria di Palermo.
Un saluto affettuoso, Leandro
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30/4/2007
Commento
5307
relativo all'articolo:
I guai di Tafuri
di
Luigi Prestinenza Puglisi
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Tafuri.
Mistico senza religione?
Disincantato pensatore senza valori da trasgredire?
No. Semplicemente, falso (seducente) profeta. Con barba. Ovviamente.
Come sempre, "dai frutti li riconosceremo".
Amen.
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18/3/2007
Sulle pagine di un noto settimanale italiano leggo il seguente annuncio pubblicitario:
“L’uomo, il genio, l’architetto. Frank Gehry, creatore di sogni”. Un film di Sydney Pollack. Dal 30 marzo al cinema.
Cosa dire? Buona visione a tutti!
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18/2/2007
Ora, con sereno razionalismo, mi chiedo: come mai il professore Pasquale Culotta si è quasi sempre circondato, all’università, di emeriti imbecilli?
Absit iniuria verbo , ovviamente.
Leandro Janni
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3/12/2006
Villa romana del Casale: tanto rumore, pessimo risultato
Tanto rumore si è fatto, in questi ultimi anni, a proposito della Villa romana del Casale di Piazza Armerina. Il rumore, però, non ha prodotto buoni risultati. Oggi, infatti, la Villa rischia di subire un assurdo intervento di “ricostruzione in stile”, frutto della confusa collaborazione tra l’Istituto regionale del restauro, diretto da Guido Meli, e l’Alto commissario Vittorio Sgarbi.
In questi ultimi mesi parecchie autorevoli voci si sono levate contro il progetto Sgarbi-Meli, e a difesa del progetto di Franco Minissi che, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, realizzò una struttura museale organicamente, discretamente collegata all’impianto archeologico della Villa, oggi in pessime condizioni.
Io credo che sia giusto e sacrosanto criticare, opporsi decisamente, impedire che venga realizzato l’insensato progetto di “ricostruzione in stile” della Villa romana del Casale. Credo, altresì, che difendere strenuamente, feticisticamente il progetto di Minissi, considerato da taluni opera d’architettura di assoluto e intangibile valore, sia un errore. Risultando, tra l’altro, perfettamente funzionale alla realizzazione del progetto Sgarbi-Meli.
Diciamolo con molta chiarezza: se veramente si fosse voluto realizzare un buon progetto, creativamente conservativo, capace di tutelare e valorizzare la Villa, l’unica strada percorribile era quella del concorso internazionale di progettazione. Di certo non quella dell’Alto commissario.
Continuare a negare la cultura contemporanea, il meglio della cultura contemporanea, aumenta inesorabilmente la confusione sotto il cielo e il senso, doloroso, della decadenza.
Leandro Janni
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22/11/2006
Non è facile dire qualcosa su Pasquale Culotta, il Prof. Pasquale Culotta, in questa grigia giornata d’autunno.
Noi che lo abbiamo conosciuto, frequentato, ascoltato, detestato, ammirato, ci porteremo dentro, molto a lungo, il ricordo della sua forza vitale, il suo generoso opporsi all’indifferenza e alla banalità.
La vita è bella, imprevedibile, sfuggente. Le opere restano? Forse.
Solo l’amore, solo il conoscere contano veramente.
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