Hopeless Monster (Night at the museum)
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Storia e Critica
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8/11/2010
Nel bell’unanimismo (oppure nel circospetto glissare…) che abbraccia quest’ultima scenografia della Hadid c’è qualcosa di sinistro.
Da ogni parte è esaltato il suo rango di opera d’arte ed è in funzione di questo che all’edificio è volentieri perdonato ciò che a un’architettura non si dovrebbe perdonare: il fatto cioè che, troppo occupata a cantare, lei per prima, le sue lodi, finisce per dimenticare la minuscola verità che non è per questo che un’architettura viene al mondo.
Ricercatori di verità
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Università
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21/11/2008
Domenica 16 novembre ero a pranzo da mia sorella.
C’erano: mia zia, le mie cugine, mia madre, l’altra mia sorella, mio figlio piccolo e mia moglie. Abbiamo mangiato: anelli al forno (senza le melanzane perché a una delle mie cugine non piacciono) involtini alla palermitana, insalata, una torta al cioccolato, pistacchio e nocciola e dei deliziosi tranci alla ricotta e alla mousse di pistacchio.
Avevo appena finito la torta che sento la suoneria del cellulare.
E’ un amico: “Capisco che è domenica e tu sei a pranzo, ma questa non te la puoi perdere. Accendi la tv, rai uno, Domenica in. Subito. Ciao.”
E, misteriosamente, riattacca.
Un pranzo in famiglia non è un pranzo di gala; certe deroghe all’etichetta si possono pure fare. Perciò mi scuso e, incuriosito, mi alzo da tavola e mi porto a tre metri di distanza, dove c’è la televisione. Accendo e sintonizzo su rai uno.
La prima faccia che appare è quella di Stefano Zecchi.
God bless the child
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Opinioni
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25/4/2007
Questa è la prima volta che sono invitato a far parte di una giuria che assegna un premio all’architetto e la cosa, in effetti, ha sorpreso anche me. Ma viviamo tempi strani e, come si dice, “Anything can happen…”.
In questo caso si trattava, come ciascuno verificherà sfogliando le pagine seguenti, di un premio destinato a (più o meno) giovani architetti che, negli ultimi anni, hanno progettato o costruito qualcosa in Sicilia.
Gehry, dunque.
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Storia e Critica
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7/3/2007
Come si conviene a chi davvero ama capire le cose e soprattutto "farle capire", Ugo Rosa ha risposto all'articolo di Paolo GL Ferrara, approfondendo i temi che lo hanno portato ad aprire la questione dalle pagine virtuali di Arch'it.
Abitare?
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Storia e Critica
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18/8/2006
Pioviggina.
Due ragazzini camminano per strada. Tredici o quattordici anni uno, cinque o
sei l’altro. Figli di emigranti, probabilmente nordafricani. Gli abiti
che indossano sono vistosi, desolanti nella loro allegria televisiva. Enormi
scarpe da ginnastica scovate chissà dove, pantaloni troppo grandi e troppo
colorati. Il più piccolo si tiene avvinghiato alla gamba del più
grande che gli copre la testa con un lembo della giacca. Da sotto quel riparo,
lo vedo, guarda il mondo.
Il professore protesta
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Storia e Critica
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21/9/2005
Una volta, durante uno spettacolo di varietà di successo nel quale si confrontavano vaste categorie umane tra loro frontalmente contrapposte (per esempio: colti vs ignoranti grassi vs magri e, nel caso di cui vorrei dire, cornuti vs cornificatori) Paolo Bonolis, il tenutario della trasmissione, poneva domande di cultura generale ad un individuo che se ne stava ammollo dentro un cilindro di plexiglas, con la maschera da sommozzatore, le mutande a righe e una canottiera con sopra scritto “cornuto”.
“Lei – lo esortava amabilmente – dovrà, come rappresentante eletto tra i cornuti, rispondere a questa domanda: qual era il vero nome del pittore conosciuto come Caravaggio?”
E quello, cornuto di cultura, rispose, pensate, quasi esattamente (Merici anziché Merisi, errore veniale, in verità, anche per un cornuto in smoking, figuriamoci per un cornuto in mutande).
Riso amaro
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Controrivista
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2/5/2005
A leggere l’ultimo numero di Casabella dedicato alle donne in architettura, mi viene voglia di riesumare la Kollontaj, comprarmi una copia nuova di zecca dell’autobiografia di Angela Davis, stampigliarmi sulla maglietta la scritta “Io sono mia” e organizzare subito uno di quei bellissimi collettivi di una volta in cui si discuteva del femminile e si faceva autocoscienza. In un delirio di contrizione autodistruttiva mi sento perfino di andarmi a leggere tre pagine di seguito di Luce Irigaray…insomma cari miei, lo confesso, mi viene di diventare femministo. Subito dopo liberare la mia vera indole e iscrivermi all’arcigay come lesbico.
Vati e gagà
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Storia e Critica
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28/9/2004 “…e la città restò assediata tanto che la testa di un asino era venduta per ottanta sicli d’argento…”
(4° Re 6,24)
“Chi non ha la capacità ogni tanto di smettere di pensare a se stesso non arriverà mai a provare piacere per un opera d’arte, né potrà, tanto meno, crearne una.”
Heinrich Wolfflin
Di vati e di gagà questo paese ne ha sempre prodotti. Ma è anche prodigo di pupattoli alla forfora che brillantemente assommano nella loro singola e venerabile persona ambedue queste caratteristiche: i vati-gagà. La storia dell’editoria nazionale, di conseguenza, pullula di pagine scritte con una prosa monumentale e gonfia di gas come un pallone aerostatico che, appena lo pungi con lo spillo, schizza via afflosciandosi in un sibilo prolungato e lamentoso al cui richiamo miriadi di altri gagà e di altri vati accorrono.
Dess(e)ins de voyage
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Opinioni
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28/1/2004
Esce per le edizioni della Biblioteca del Cenide un libro di disegni, Dess(e)ins de voyage, a cura di Domenico Cogliandro. Pubblichiamo la postfazione di Ugo Rosa.
Don Camillo e l'architettura moderna
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Controrivista
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12/11/2003
Karl Krauss diceva che il giornalismo è non avere un pensiero ma saperlo esprimere. Se ce ne fosse stato bisogno quest’aforisma sarebbe stato provato al di là di ogni ragionevole dubbio da un bel paginone pubblicato da “Il Foglio” del Sabato 01.11.2003. Un tale (don?) Camillo Langone vi scrive con sicurezza sovrana di architettura religiosa moderna esprimendo giudizi capitali senza minimamente preoccuparsi di quello che dice. Le parole gli cadono dalla penna come cenere dalla sigaretta: lui non fa altro che cacciarle col piedino sotto il vasto tappeto della sua incompetenza.