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30 articoli


Rosa e il fiore di Gehry
di Paolo G.L. Ferrara - 1/3/2007
Caro Ugo, la “stronzata” è insita negli architetti.
Da sempre, la riconoscibilità della mano progettuale è stata “storia dell’architettura”.
Ora, la storia dell’architettura, vista dalla tua ottica, è piena di stronzate, posizione che si può condividere, visibile com’è -da sempre- il mondo di opere riconducibili all’autore attraverso il chiaro “marchio di fabbrica”.
Ma se la storia dell’architettura è piena di stronzate, quella della “spazialità architettonica” non può esserlo, ed è per questo che sento di darti ragione sulla questione che hai posto in Arch’it.
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Vaccarini ad Ortona: addizione del paesaggio
di Paolo G.L. Ferrara - 14/7/2006
E’ un peccato che Giovanni Damiani -su arch’it- abbia scritto velocemente del Cimitero di Ortona progettato da Giovanni Vaccarini.
Per chi non conosce né il critico né l’architetto, l’articolo appare infatti doppiamente dannoso: l’architetto ne sembra essere il committente; il critico colui che ne accetta l’incarico senza essere però andato sul luogo.
Il peccato di Damiani sta nel fatto che ha sminuito sé stesso scrivendo un pezzo assolutamente inutile dal punto di vista critico, cosa che invece Damiani sa fare. ...continua...
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Pietre 'informi' versus pietre 'configurate'
di Alfonso Acocella - 2/3/2005
Incipit digitale. Mi fa molto piacere ri-incontrare nello spazio immateriale del web persone, colleghi che ho conosciuto personalmente in occasione delle tante conferenze svolte nelle varie città d’Italia o che solo esprimono una familiarità, una vicinanza per le comuni letture, per le frequentazioni architettoniche e i percorsi disciplinari condivisi o anche svolti a distanza nello spazio, nel tempo delle nostre vite; quel tempo che pensavamo lunghissimo. ...continua...
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Leonardo Ricci. Lo spazio inseguito
di la Redazione e Antonino Saggio - 1/7/2004
AntiTHeSi si complimenta con Giovanni Bartolozzi per il libro su Leonardo Ricci (edizioni Testo&Immagine; sezione "Gli Architetti", diretta da Antonino Saggio). Riportare all'attenzione un architetto della statura di Ricci è assolutamente meritorio, poichè significa dare nuova linfa ad uno dei protagonisti assoluti della storia dell'architettura italiana del XX secolo. Protagonista tanto grande da essere spesso trascurato...e che i giovani architetti dovrebbero invece conoscere per capire quanti e quali potenzialità se ne possono trarre e sviluppare. Bravo Giovanni!
Con l'occasione, pubblichiamo l'introduzione scritta dal prof. Antonino Saggio ...continua...
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C’è un seguito alle invarianti di Bruno Zevi?
di Franz Falanga - 5/5/2003
Ho sognato che le due culture, quella umanistica e quella tecnologica, si fossero fuse indissolubilmente in un'unica cultura e che il rigore scientifico era entrato a vele spiegate nello straordinario mondo della creatività dando a quest'ultimo una connotazione molto più complessa e, nello stesso tempo, molto più affascinante.
Quando qualcuno prova ad affermare che il campo della creatività è molto più contiguo al rigore scientifico di quanto si possa immaginare, le reazioni fra gli addetti ai lavori, siano essi creativi (artisti se vogliamo usare un termine ormai prossimo all’obsolescenza) o studiosi della creatività, sono spesso contrastanti e in alcuni casi addirittura di rigetto.
Voglio parlare qui di una maniera di pensare l'architettura che può avvicinare questa categoria delle attività umane al campo della scienza e, consequenzialmente, al campo della logica.
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Sul linguaggio & linguaggi e... 1968 e poi oltre
di Brunetto De Batté - 15/2/2003
Questo termine mi irrita... soprattutto ritagliato sull'architettura...
A Firenze ancora studente c'erano già due scuole di pensiero sul "LINGUAGGIO"... una quella di Umberto Eco e l'opposta di Giovanni Klaus Koenig... poi a seguito nacquero le "tangenziali" di Gamberini,e di Marcolli... intorno sempre a quegli anni, ed ero sempre studente, fioriva la prossemica da una parte e dall'altra la sociologia urbana...
Già allora si sentiva una necessità di teoria... e proprio in quegli anni ci fu la grande vendemmia, tutte le scuole in primis Venezia, poi Milano e Roma e poi ancora le altre uscivano con collane, libercoli, giornali etc...
L'idea era di sistemare, ordinare, dare senso anche all'accademia..e poi fu così...(anche per contenere i grandi numeri).
Ricordo volentieri il Bruno Zevi che sbucava alle feste del "maggio fiorentino" affascinando con racconti che stordivano intere platee...
riusciva a trasmettere quella passione di studiare e leggere le forme, lo spazio, di comprendere la storia come potenziale fucina creativa...
Anche Zevi come tutti inciamparono nello strutturalismo, nella semantica e semeiotica... ...continua...
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Andrea Branzi sulla linguistica architettonica
di Andrea Branzi - Bruno Zevi - 13/2/2003
Con le opinioni di Andrea Branzi, continua il dibattito sulle "invarianti" zeviane.

Il grande patrimonio linguistico e culturale del Movimento Moderno lentamente ma inesorabilmente sta dissolvendosi, senza avere raggiunto nessuno dei traguardi che si era prefisso. Ciò che resta oggi di tutte le esperienze più avanzate di almeno cinquant’anni della recente storia dell’architettura, dai nuovi modelli di urbanizzazione a una nuova civiltà dell’abitare, sembra poter essere riassunto nelle “sette invarianti”, piccolo ma completo compendio delle novità compositive dell’architettura moderna. Dunque al momento di eseguire il mandato testamentario della architettura moderna ben poco resta in mano se non un generale atteggiamento antisimmetrico, che potrebbe essere ricondotto forse a quel perenne conflitto tra lo spirito Apollineo e lo spirito Dionisiaco presenti fin dalle origini nella cultura occidentale…
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La metropoli romana e la Città della Musica
di Luca Scalvedi - 21/12/2002
Certamente occorre attendere per un giudizio finale sul nuovo Auditorium di Roma. Gli spazi aperti devono essere completati, l’intero complesso vissuto a pieno regime nelle diverse configurazioni d’uso. Eppure questa grande opera già solleva opinioni contrastanti: larga approvazione da un lato, attesa tradita dall’altro. Le qualità oggettive sono evidenti, ma in cosa consiste, allora, questo sentimento di delusione? Riassumo in quattro punti gli aspetti più controversi.
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Giovanni Klaus Koenig sulla linguistica architettonica
di Giovanni Klaus Koenig-Bruno Zevi - 26/11/2002
Articolo tratto interamente da "L'architettura cronache e storia", n°231 del gennaio 1975

Il presente messaggio non rispetta alcun codice tradizionale di trasmissione: troppo lungo per un articolo, non ha la concisione sapiente ed erudita richiesta nei saggi, né la struttura a capitoli di un libro, né l'articolazione a "flashes" di un diario. Non resta che chiamarlo lettera. Star zitto, d'altronde, sarebbe una vigliaccheria, per non compromettersi con una decisa presa di posizione sul più stimolante libro di critica architettonica di questi ultimi anni. Se non ho saputo né voluto ridurre queste "riflessioni sulle sette invarianti" a dimensioni normali, è perché ho sentito l'esigenza di comunicare nel modo più prossimo all'esperienza reale le mie reazioni a un'attenta lettura del libro. In questo momento della cultura architettonica, in cui tutti hanno qualcosa da dire -in dieci anni sono usciti più libri di architettura che negli ultimi quattro secoli- ma in cui, anche, qualsiasi dialogo si vanifica perché ciascuno si esercita nell'arte del soliloquio, vorrei mostrare un modo di avvicinarsi a un testo senza pregiudizi e di comunicare i risultati dell'esplorazione.
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Stefano Ray sulla linguistica architettonica
di Stefano Ray - Bruno Zevi - 17/11/2002
Continua con l'intervento di Stefano Ray la pubblicazione del dibattito sulle Sette Invarianti. Non sappiamo quanti lettori ne stiano facendo uso, ma è chiaro che i molti contestatori del pensiero zeviano sul codice anticlassico avrebbero il dovere d'intervenire. Sino ad ora nessuno di loro ha deciso di farlo. Il perchè non è noto saperlo. Che ci stiano riflettendo? ...continua...
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Maurizio Sacripanti sulla linguistica architettonica
di Maurizio Sacripanti -Zevi - 6/11/2002
Tratto da L'architettura, cronache e storia n°228, del dicembre 1974
Se guardiamo il sole, è simmetrico; ma se lo consideriamo, in un'altra ( e forse più propria) scala, come un "punto" nella "geometria" della galassia, il sole è asimmetrico.
Ugualmente possiamo, volendo, definirci simmetrici; ma lo spazio che produciamo (attraverso gesti e relazioni) è asimmetrico: è geometria di spazi al negativo.
Un albero è senza dubbio rotondo; ma provate a sezionarlo in verticale e non lo è più: proprio come le due parti di un viso...
Il pentagono di un fiore non è mai regolare. Se lo fosse, il fiore non apparirebbe "vero"...un oggetto della natura non è mai geometricamente perfetto.

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Sulla linguistica architettonica
di Lina Bo Bardi - Zevi - 28/10/2002
Lina Bo Bardi. Il testo è tratto integralmente da L'architettura, cronache e storia, n°226, dell'agosto 1974.

Il dibattito sul linguaggio moderno in architettura è così importante che sembra riportare ai tempi eroici della lotta senza quartiere tra rinnovamento e accademia. Ma può anche portare ad una nuova catarsi classicistica. Al Goethe emozionato davanti alla cattedrale "non finita da uno solo" di Strasburgo, al Goethe pacificato davanti a quella di Colonia.
A un nuovo Sturm und Drang, a una nuova polemica ...continua...
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Paolo Balmas sulla linguistica architettonica
di Paolo Balmas - Zevi - 26/9/2002
Paolo Balmas*. Testo tratto integralmente da L'architettura, cronache e storia n° 228, dell'ottobre 1974

La proposta delle "sette invarianti" desunte dalle esperienze più importanti e significative del Movimento Moderno si rivolge allo stesso tempo alla linguistica dell'architettura, alla critica militante e alla metodologia progettuale, incentrandosi su quanto viene definito "il linguaggio anticlassico dell'architettura moderna". E'una chiave agile e, sotto il rispetto teorico, di facile acquisizione.
Su queste stesse pagine, nel n°224 [vedi De Fusco], è stato osservato che le "sette invarianti" non sono a rigore tali, ma "appartengono alla sfera degli strumenti storico-critici". Ora, dobbiamo dire che sull'essenza di quest'affermazione non possiamo che trovarci d'accordo, nel senso che la natura delle "sette invarianti" e tutta la struttura del discorso su di esse basato ci sembrano giocate su livelli troppo diversi tra loro e su definizioni, nella maggior parte dei casi, troppo complesse perché il tutto possa essere assimilato ad una "langue", o meglio, ad un "codice". ...continua...
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Michelucci sulla linguistica architettonica
di Giovanni Michelucci - Zevi - 15/9/2002
Giovanni Michelucci. Testo tratto integralmente da L'architettura, cronache e storia n°227 del settembre 1974

Una occasione recente, e precisamente un dibattito televisivo su temi che "il linguaggio moderno dell'architettura" ha riproposto in tutta la loro drammaticità, ci ha spinti a ripercorrere -con riferimento a quei temi- un disorso che, in forma non solo privata, andiamo svolgendo da qualche tempo. Ci limiteremo qui a fermare alcuni punti: sulla distinzione tra il "classicismo" e il "moderno", e sul ruolo della progettazione architettonica del nostro tempo.
L'architettura è morta, si sente ripetere: le sue tensioni creative si sono spente e la ricerca di nuove misure che alimentino la sensibilità e il comportamento progettuale oscilla tra pretese irrealizzabili, utopie impossibili e arbitri devastatori.. Intanto è in discussione l'identità dell'architetto: chi è, cosa fa e come? ...continua...
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Sul rapporto economia/politica
di Fausto Pitigliani - Zevi - 4/9/2002
Fausto Pitigliani. Testo tratto integralmente da L'architettura, cronache e storia n°225 del luglio 1974

E'possibile seguire le trasformazioni dell'economia in termini linguistici, applicando le sette invarianti proposte per il codice anticlassico dell'architettura, cioè l'elenco, le dissonanze, la tridimensionalità antiprospettica, la scomposizione quadridimensionale, il coinvolgimento di ogni fattore nel gioco strutturale, la temporalizzazione dello spazio, e la reintegrazione dificio-città-territorio? E'comune all'economia e all'architettura la necessità di esprimersi o di operare diversamente, interpretando i veri bisogni dell'uomo e della società moderna. Ciò è sentito particolarmente in Italia, dove si constata quanto sia ritardata la circolazione di quelle idee che, nei paesi più progrediti, sono acquisiti a molti livelli e da vaste masse della popolazione. Anche in Italia vi è un nucleo di consumatori di nuove idee; solo che, come in ogni paese classista, è ristretto, si rinnova poco e ha peso limitato.

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Le regole linguistiche tratte dalle eccezioni
di Renato De Fusco - Zevi - 25/7/2002
Pubblichiamo l'intervento di Renato De Fusco sulla linguistica architettonica.
Il testo è tratto integralmente da L'architettura, cronache e storia, n°224 - giugno 1974 ...continua...
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Linguistica: che confusione
di Sandro Lazier - 14/7/2002
Il tenore degli ultimi commenti arrivati conferma il fatto che le marmellate, se non si hanno enzimi adeguati e convenienti alla digestione, portano inevitabilmente al vomito.
Ci vuole pertanto una cura.
Abbiamo chiesto a Luca Zevi, che ringraziamo, di poter ripubblicare una serie di articoli apparsi in L’architettura Cronache e Storia negli anni 1974/75 nei quali, in forma dialogata, autori come Samonà, De Fusco, Lina Bo Bardi, Michelucci, Koenig, Branzi, Leti Messina e altri, diedero luogo a un dibattito relativo alla linguistica e alle invarianti zeviane. ...continua...
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Sulla linguistica architettonica
di Giuseppe Samonà - Zevi - 12/7/2002
Pubblichiamo l'intervento di Giuseppe Samonà sulla linguistica architettonica.
Il testo è tratto integralmente da L'architettura, cronache e storia, n°224 del maggio 1974
I problemi discussi nel saggio "Il linguaggio moderno dell'architettura" hanno destato in me un interesse crescente, anche per la sconcertante originalità con cui sono presentati.
Non si tratta di virtuosismi, ma di riproposizioni dirette a rifondare concetti e definire principi rigorosi che, malgrado la loro spregiudicatezza, si collegano in modo da formare un disegno di teoria dell'architettura moderna. Mi auguro che questa teoria venga stabilizzata attraverso altri apporti che ne completino gli aspetti bisognevoli di ulteriore approfondimento. ...continua...
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Sette invarianti? Forse nessuna…
di Sandro Lazier - 7/7/2002
Non è raro trovare riferimento alle Zeviane sette invarianti dell’architettura. Il più delle volte a sproposito. Capisco che vadano strette ai cultori del pensiero debole o ai deboli di pensiero, ma non è liberandosene nel mucchio delle banalità che si risolve il confronto.
In un file apparso su Arch’it, dal titolo Critical borders, appare la seguente frase:
[Ci diciamo che "l'architettura (…) sembra in questi ultimi anni divenuta casuale ed interessante solo per i pretesti che assume di volta in volta per la sua validità." E che ad esempio, "la teoria delle sette invarianti sul piano dell'architettura equivale a qualsiasi altra teoria formalistica, con in più una mistificante pretesa di progressività, risolta in termini linguistici e psicologici... ...continua...
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Il senso della verità nella critica
di Sandro Lazier - 9/3/2002
Quando si pensa il ruolo della critica non ci si può dispensare dal riflettere sulla sua capacità di proporre una qualche verità oggettiva.
Almeno questo è quello che vorrebbe chiunque si accosti alla lettura di un testo valutativo. Questo è anche ciò di cui i personaggi recensiti dal testo avrebbero necessità. Ma il rapporto tra verità e critica, tra oggettività e interpretazione, non trova il conforto della convivenza nell’ambito della ragione. ...continua...
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