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commenti all'articolo: Gibellina: vergogniamoci, tutti. di Paolo G.L. Ferrara
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Commento 13309 di --->Augusta vecchi
13/9/2014


Prima volta a Gibellina "nuova".....come non rispondere all'indignazione di "vergognamoci tutti".
Una calda giornata di settembre,l'impossibilità di ricevere informazioni di fronte ad un deserto totale.
Il primo pensiero di fronte alla desolazione circostante é la validità dell'idea che ha messo in moto il progetto originale......forse sbagliato e velleitario in origine.
Tempi e speculazione hanno fatto il resto,una città morta prima di essere nata.
Abbiamo lasciato il paese con un senso di sgomento e di frustrazione per come vengono utilizzati i pubblici denari ed uscendo due patetiche peripatetiche ,immigrate da qualche paese africano,aspettavano invano possibili clienti.


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Commento 10654 di --->vilma torselli
2/9/2011


In risposta alla sana e simpatica incazzatura di Claudio Giunta:

“[………] il compito dell'architetto, servire o dirigere?". La risposta è semplice ed è implicita in quanto ho detto: ponete una "e" al posto della "o". Servire e dirigere appaiono interdipendenti. Il buon architetto deve servire gli altri e simultaneamente svolgere una reale funzione di guida, fondata su una convinzione reale: guidare tanto il suo cliente quanto il gruppo di lavoro che si raccoglie intorno all'edificio. Dirigere non dipende solo dall'innato talento, ma anche, e moltissimo, dall'intensità di convinzione che si possiede e dalla volontà di servire.
Come potrà raggiungere questa posizione? Mi è stato spesso domandato dai miei studenti qualche consiglio sul problema di divenire architetti indipendenti dopo la laurea, ed evitare di svendere le proprie convinzioni a una società ancora abbastanza ignorante circa le idee moderne in architettura e in urbanistica.
La mia risposta è questa:
Guadagnarsi la vita non può essere l'unico scopo di un giovane che vuole soprattutto realizzare le proprie idee creative. Perciò il vostro problema è come serbare intatta l'integrità delle vostre convinzioni, come vivere quel che propugnate e, nello stesso tempo, guadagnare. [..........] Create centri strategici dove il pubblico sia posto di fronte a una realtà nuova e tentate poi di superare l'inevitabile stadio di violenza critica finché la gente non abbia imparato a rimettere in funzione le proprie atrofizzate capacità fisiche e mentali, in modo da utilizzare adeguatamente la nuova soluzione che le è offerta. Dobbiamo distinguere tra i bisogni vitali, reali della gente, e la consuetudine dell'inerzia, l'abitudine, così spesso gabbata per "la volontà del popolo".
Le forti e terribili realtà del nostro mondo non saranno attenuate rivestendole di "nuove vedute", e tentare di umanizzare la nostra civiltà aggiungendo alle nostre case fronzoli sentimentali sarà ugualmente futile.
Ma se il fattore umano diverrà sempre più dominante nel nostro lavoro, l'architettura rivelerà le qualità emotive del suo autore proprio nelle ossa degli edifici, e non solo nei loro rivestimenti: sarà il risultato di un giusto servire e di un giusto guidare."

(Walter Gropius, “Architettura integrata”, edizioni il Saggiatore, 1954)


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Commento 10652 di --->Claudio Giunta
31/8/2011


Desidero precisare l'apparentemente piccola questione sollevata da un commento da me qui letto che sottintendeva la colpevolezza, almeno etica, degli "Emeriti Architetti" riguardo la costruzione della città nuova di Gibellina: la città di Gibellina non è stata pensata, progettata quindi costruita da "Emeriti Architetti"(intesi, come sottende sarcasticamente quel commento, come le stars dell'architettura), più semplicemente i suddetti Architetti, anni dopo la costruzione della cittadina, sono stati chiamati allo scopo di intervenire con progetti puntuali su una città già realizzata secondo visioni nord europee che certamente non avrebbero desiderato gli stessi Architetti che, anzi, si sono dimostrati, pur nei loro differenti linguaggi, concordi nell'intervenire per dare significato a contraddizioni che già negli anni ottanta, ai loro occhi, erano evidenti. Ma ai loro occhi, professionalmente e non turisticamente parlando, quali contraddizioni potevano essere importanti? si sono concentrati, guarda un pò, sulle incongruenze di un infelice progetto urbanistico, addirittura sulla non logica del tessuto urbano, sulla sua dispersività, sulla mancanza del cosidetto (ma anche nuovo, perchè no) "centro storico" e così via. Nei commenti da me letti si insinua invece il dubbio che essi - gli Emeriti - avrebbero dovuto caricarsi del compito di risolvere l'economia, la politica, la distribuzione dei redditi, lo sviluppo del lavoro possibile in questta cittadina.
Coseguenza di ciò, a trent'anni di distanza, il solito giochetto: sono colpevoli i Signori Purini, Venezia, Gregotti, Collovà et similia, non certo una Regione indifferente (e oggi a dire solo indifferente sono un santo) e una popolazione che, nel migliore dei casi, voleva il posto subito magari anche come articolisti; e visto che ciò non è capitato, tutti in Svizzera, rosicandosi il fegato contro gli Architetti e magari contro Ludovico Corrao che, al contrario di centinaia di altri Sindaci di paesi siciliani ri-costruiti opportunamente allo scopo di privarli di significato, almeno ha desiderato mostrare un volto possibile di civiltà, attendendosi magari da chi di dovere il proprio contributo, politico ed economico, evidentemente mancato.
Concludo: invito a viaggiare in Sicilia tra cittadine, anche importanti per il territorio, pensate progettate e realizzate ma soprattutto mantenute come Beirut (ovviamente già bombardata); invito a smetterla di parlare degli Architetti come coloro che, realizzando un singolo edificio in una città, diventano per sempre gli artefici nel bene e nel male del destino di questa. Anzi no, artefici solo nel male perchè, come è noto, quando va tutto bene mica si ringraziano gli Architetti ........
piccola postilla: ma del fatto che nel quartiere ZEN di Palermo manchino ancora le fogne, sarà per caso colpa di Gregotti che non le voleva e ha imposto autorevole veto a realizzarle? chissà. In tal caso, uccidiamo gli Emeriti Architetti. Io mi salvo perchè, nonostante sia Architetto, non sono, come oggi sarcasticamente si usa in termini denigratori dimenticando la nobiltà del termine, Emerito. Grazie.


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Commento 10440 di --->franco pecci
21/6/2011


Ho letto l'articolo su "Gibellina: vergogniamoci, tutti", e sono d'accordo con l'autore Paolo G.L. Ferrara.

Anch'io, questa è la seconda volta (giugno 2011) che cammino per Gibellina e sento rabbia nel vedere tante opere (?) ormai cadenti. penso che queste rovine vogliono ricordare il terremoto che in un certo senso è stato il motivo della loro nascita.

Come è stato possibile sprecare tanto denaro pubblico !!! Si rintracciassero i politici committenti e si faccia pagare a loro personalmente.

Nel 1996, la volta precedente che sono stato a Gibellina (Nuova), ho provato la stessa desolazione e per le vie deserte e per le "opere" cadenti.

Vergogniamoci tutti, ma principalmente i politici che fecero ricostruire Gibellina in questa maniera strana e con le inutili opere.

Franco Pecci


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Commento 9133 di --->fulvio zanoni
10/11/2010


Sognando Gibellina. (Lettera a un giornale)

Avete in mente Gibellina? Una distesa a perdita d'occhio di teatri, monumenti, musei, centri civici, opere d'arte (prima dell'era berlusconiana le urgenze dei terremotati non erano una priorità): ma intorno la desolazione, il vuoto. Piccioni, vetri rotti, sculture rovinate. Miliardi buttati via. Gilbellina oggi è un paese desolato, abbandonato dai suoi abitanti. Ma è l'Italia che sognano i nostri intrepidi intellettuali, quelli che giovedì 12 novembre vedrete in prima fila nelle piazze, a ragionare con i piedi.

Si esibirà il fior fiore dell'intoccabile camorra (di ascendenza gramsciana, ma espertissima anche in doppiezza togliattiana) che infeuda, con la tracotanza dell'inamovibilità, le casematte del potere intellettuale - i media, il mondo universitario, l'ambiente letterario e artistico - in spregio ai diversi orientamenti elettorali. Perduta l'ideologia, cruccio costante della corporazione rimane la tutela della propria egemonia, al prezzo del linciaggio dell'intruso, si chiami Leone o Craxi, Andreotti o Cossiga, Bossi o Berlusconi.

Torna ad incombere l'incubo della bancarotta greca, ma i nostri prodi intellettuali scendono sdegnati nelle piazze per contendere al Veneto alluvionato (leghista e pertanto illetterato) le poche risorse disponibili; la loro proverbiale ingordigia li fa persino incapaci di riflettere che le risorse, prima di pretenderle per sè, bisogna dar modo a qualcuno di produrle.

Giornalismo ipocrita e furbastro, cinema di quart'ordine, satira televisiva canagliesca: questo ci regala l'implacabile intellighenzia compagnola. Quanto a capacità di spreco, nessuno la può uguagliare: ne fa fede il Mart di Rovereto, inutile casa del popolo costata a tutti noi 140 miliardi di lire (70 milioni di euro) senza il benché minimo guaito da parte di nessun pennuto. Neppure uno. (Se però quell'immane sperpero anziché ai compagni si fosse potuto addebitare ai berlusconiani, sai che sdegno unanime, sai che strepito stellare!)

Anche gli artisti del rinascimento sperperavano: per colpa dei loro raffinati e indolenti committenti, l'Italia del seicento perse l'appuntamento con la rivoluzione industriale (mentre l'Europa nordica preferì investire il suo piccolo surplus meno in bellezze artistiche e più in intraprese produttive). No fabbriche, si musei: questo slogan da guitti di strada - quelli che si credono teste di punta della democrazia e invece sono teste di qualcos'altro - è ormai la nuova religione dei sindaci e dei nostri consigli comunali!

Chi si pasce di pensieri elevati ha sempre disdegnato le urgenze popolari. Ma gli intellettuali del rinascimento facevano cultura; i nostri fanno solo tura-cul.


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Commento 8199 di --->saverio adamo
22/5/2010


Commento 7574 di --->Rosalia Teri
3/11/2009


Gentili signori, mentre cercavo delle foto su Gibellina mi sono ritrovata davanti questo articolo che sinceramente non saprei definire. Seppur il mio commento arriva con un ritardo di sette anni, ritengo sulla base della conoscenza di Gibellina, di Salemi, di Partanna, di Santa Ninfa, ecc.. (una conoscenza sempre limitata, perchè avere una visione completa e poliprospettica di questa realtà è difficile, anche se la vivo quotidianamente!) che questi territori oggi dopo quarant' anni dal sisma risultano indefinibili in quanto è ancora troppo presto per dare un giudizio univoco su ciò che è stato o non è stato fatto. Prima di giudicare dovremmo pensare che cosa può ancora accadere in futuro in questi Centri. Bene, la risposta è che non lo sappiamo!
Non possiamo avere la sfera magica e prevedere che cosa accadrà, ma se vogliamo possiamo intervenire nel presente per cercare di valorizzare tutto ciò che la metà del novecento in senso artistico-monumentale ha concentrato in questi territori, cercando attraverso una manutenzione costante, attraverso una conservazione programmata di salvaguardare questo patrimonio, anche se c'è stato imposto con forza, cercando di renderlo fruibile e comprensibile a chi lo visiti.
Ricordiamoci sempre, e la storia ci insegna questo, che i grandi artisti spesso rimanevano incompresi fino alla loro morte e a volte anche anni e secoli dopo, per poi essere riscoperti nel futuro.
Vogliamo citare lo scempio che è stato fatto da G. Patricolo nell'Ottocento nelle architetture e negli apparati decorativi barocchi di Palermo, considerandoli di poco valore?! eppure noi oggi andiamo a visitare le chiese e gli oratori che si sono salvati... il barocco siciliano, Giacomo Serpotta, ecc.. ecc.. stanno sulla bocca di tutti!! in poche parole è stato RIVALUTATO! eppure l'ottocento è appena un secolo fa!
Detto questo, spero che il mio commento vi possa aiutare a riflettere e che sia da stimolo costruttivo per la realtà in cui viviamo.
Grazie.


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Commento 7505 di --->gigi corazzol
10/10/2009


sono stato a gibellina in visita il 6 ottobre 2009. vivo a pedavena (bl) ero a trapani per fare due o tre giorni di mare (ryanair).
trovo le considerazioni di ferrara fresche come scritte ieri.
a santa ninfa poi ho visto in zona artigianale un falansterio giallo rosso e blu suil quale non mi è riuscito di saper niente. il ragazzo (gentilissimo) dello zanzi bar (uno dei luoghi più onirici in cui mi sia trovato in vita mia (ho 64 anni)) mi ha detto che è vuoto. che lo è sempre stato. a gibellina vecchia non sono riuscito ad arrivare. troppe frane, mi ha spiegato un meccanico. se non ti accompagna uno del posto non vi si arriva.
nessuna "critica" da nordista gabanello. ammutolito e basta.


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Commento 7345 di --->Renzo marrucci
6/7/2009


Caro studente, io non credo che ci sia un particolare disinteresse per le persone palermitane in quel progetto, semmai una sostanziale incapacità di capire con umiltà la funzione organica che deve avere un architetto rispetto all’ambiente in quanto tale e all’ambiente urbano della città. E’ proprio, in effetti, una religiosa convinzione, quella di essere in grado di imporre linguaggio e gusto dove intervengono molti architetti, comunque e ovunque. Parlerei di scarsa umiltà e anche di un certo delirio teorico che fa perdere il contatto della realtà.
Prendiamo l’esempio di geni come F.L.W e Michelucci (cito questi due che ho a cuore, ma molti altri potrei citarne), lo sforzo di ambientarsi e comprendere la realtà del luogo per integrare l’ opera nel contesto, è intenso e preoccupato, proprio per corrispondere ai cittadini il senso della vocazione di architetti e comunque il timore di non riuscirci è una linea di tensione di alta qualità creativa che è sempre presente nella loro anima, come una costante dell’impegno umano.
Quindi il disinteresse non è mirato a quei cittadini palermitani o romani, milanesi o altro… ma generale e dipende da una visione errata, forse egoistica e cruda della realtà e del pensiero, di un pensiero, chiamiamolo così, diffuso anche dalla scuola e del resto, è molto comune, come comune è di fatto il disinteresse da parte di molta architettura e urbanistica verso il cittadino inteso proprio come uomo.
Voglio includere in questo commento una citazione da Luis Sepulveda nel suo “Le rose di Atacama”: “ Quell’uomo che dispone sulla spiaggia i suoi amuleti protettori,
le pietre verdi e azzurre che terranno il fiume al suo posto, quell’uomo è mio fratello, con lui guardo la luna che ha tratti si mostra tra le nuvole inondando d’argento le chiome degli alberi.” …
Un caro saluto allo studente


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Commento 7338 di --->Stefano Sanfilippo
29/6/2009


Salve sono uno studente di architettura, di palermo ma studio ad agrigento, volevo rilasciare la mia testimonianza su gibellina dopo ke l'ho visitata con il corso di storia del arte,onestamente sono rimasto basito e un po sconvolto, non avevo mai visto un paese così abbandonato a se stesso, e suonava ridicolo l'elogio mosso verso gibellina da parte delle prof.io credo di capirne di edilizia, mi sono diplomato geometra, poi mio padre ha l'impresa, quindi un po di esperienza l'ho aquisita, quindi penso di poter esprimere il mio disgusto nei confronti di chi ha fatt tutto ciò.perchè è servito solo a far arricchire pochi collusi, e fare fallire un paese ke avrebbe potuto rilanciarsi. secondo me si sarebbe dovuto impostare un altro tipo di piano di lavoro, dare la priorità ad opere di primaria importanza.io mi chiedo chi dobbiamo seguire, ci inculcano giorno dopo giorno pensieri e pensieri di architetti ed utopisti ke poi si rivelano, in base alle testimonianze, dei galeotti collusi ed opportunisti.certo dobbiamo prendere il meglio delle persone, ma con quale faccia andiamo ad elogiare durante l'esame, un gregotti ke se ne fotte umanamente parlando delle persone palermitane , costruendo lo zen...(vedi intervista alle iene) iocredo di essere pienamente d'accordo con quello ke ha scritto sig ferrara , onestamente a gibellina non ci tornerei mai più...

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