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commenti
all'articolo: Quando gli architetti attentano all'Architettura. di Andrea Tartaglia
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Attenzione! I commenti sono in ordine
discendente, dall'ultimo al primo.
Car o Florio mi pare che il delta che a cui fa riferimento sia un po troppo casuale per arrivare all'arte...che è poi la stessa cosa della poesia...ma soprattutto non è un gioco.
Il gioco davvero arriva all'ambiguo e al complesso o direi piuttosto al contorto e al nevrotico quando diventa insistito e formale e non diventa mai qualche cosa di più profondo, di più attinente e inerente la necessità dell'uomo che è in architettura e nella città ricerca di equilibrio e risposta organica all'armonia, alla sequenza della vita.... Il Gioco è utile quando si cercano dei palliativi o delle pause ed è bello soprattuto se dura quel tanto che basta... se offre svago e compensazione al piacere ... allora diventa anche uno spazio che relaziona e integra tra le funzioni ma poi si deve esserci continuità ...Cioè doverbbe affermarsi il flusso della serenità, della sicurezza e si dovrebbe uscire necessariamente dal delta definito dello spazio del "giuoco" e fare sul serio se è possibile.... Forse così si evita anche di attentare...di rendere insicuri perchè in realtà il gioco, in età adulta, copre o tenta di coprire ... Un cordiale saluto
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Non conosco l'architettura di Grassi sono solo pienamente d'accordo col principio che un architetto deve saper motivare le sue scelte fino in fondo.
In realtà si tratta di esplicitare le motivazioni funzionali, spaziali, statiche, comunicative di quanto si costruisce. Cio' deve essere sempre chiaro (razionale?) nella testa di chi progetta e quindi si puo' tentare di trasmetterlo ad altri, se uno ne ha voglia e capacità.
Non è scontato che le due condizioni esistano sempre, anzi.
Se l'architettura si riduce al "mi piace - non mi piace" è ben misera cosa.
Chi vuole può conoscere il mio pensiero e il mio approccio progettuale nell'articolo "CASE VERE,CASE FALSE" pubblicato sul mio blog :
www.andreaflorio.org
Sarei felice di proseguire il dialogo, dopo trent'anni di cantiere e di duro mestiere credo di essere arrivato a interessanti sintesi personali, ma soprattutto alla conclusione sconsolata che di Architettura in Italia si capisce veramente ben poco.
L'architettura è SEMPRE comunicazione di funzioni, pratiche o statiche, brutte o sottili.
In questo delta che va dal massimo della funzionalità al massimo dell' estetica si esplica il "gioco", che quando diventa complesso e ambiguo può assurgere a poesia, cioè aspirare ad essere arte.
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è stato un piacere leggere i suoi 3 articoli, sono totalmente d'accordo con tutto quello che ho letto. BRAVO!
...peccato non trovarne di più recenti...
le hanno messo un 'bavaglio'? se lo tolga e continui a scrivere!!!
francesca difrancesco
(laureanda in architettura -genova-)
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10/4/2003 - Paolo GL Ferrara risponde a difrancesco francesca: |
Bavagli su antiTHeSi? assolutamente no. Chi scrive lo fa liberamente e altrettanto liberamente decide se continuare o meno. Piuttosto che mettere bavagli, noi tentiamo di toglierli.
cordialità
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