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commenti
all'articolo: Utilità e inutilità dell'arte di Sandro Lazier
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Attenzione! I commenti sono in ordine
discendente, dall'ultimo al primo.
Era relativo ad un altro articolo il commento di Stefano Sanfilippo ma bene si adatta anche a questo.
Altro che arte sig Lazier! in Italia per fare l'architettura (l'arte per la vita per eccellenza)devi fare il geometra e poi avere il babbo con l'impresa (una delle possibili opzioni), allorra si che puoi avere l'occhio clinico, che puoi esprimmere dei giudizi. Vox populi!
Si guardi intorno Lazier e mi dica quanta architettura (arte) vien sù, specie di questi tempi, mi dica quale ruolo ha un architetto (inevitabilmente mediocre..si intende) che voglia essere realmente tale, che l'architettura la voglia fare, senza impelagarsi in politica, con gli ordini, con l'università, di questi tempi e in questo nostro bel paese.
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Allora, Christofer, commento breve ma pieno di contraddizioni: società inetta, e va bene, un manipolo di intellettuali (e qui mi chiamo ovviamente fuori, il mio target sono le casalinghe di Voghera) impegnati nel risveglio delle 'insensibili coscienze', e fin qui non mi sembra criticabile, che però lo fanno con 'alterigia' sentendosi i 'pochi eletti', e a questo punto non ci capisco più niente........
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Sig. Lazier piuttosto che parlare dell'utiità o inutilità dell'd'arte, io parlerei dell'inettitudine di una società che è orientata a non riconosce in essa più alcun valore e alcun ruolo. E ben poco sembra riescano a fare, sempre che lo vogliano fare davvero, un manipolo dl intellettuali impegnati a risvegliare delle inesistenti e del tutto insensibili coscienze. L'impressione, a onor del vero, è che vi sia in voi l'orgoglio e l'alterigia dell'essere detentori di sensibilità e coscienze ad appannaggio di pochi eletti, assai rare e in via di estinzione se non del tutto estinte.
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26/6/2009 - Sandro Lazier risponde a christofer giusti: |
Giusti, se lei conoscesse la mia personale storia non mi direbbe le cose che dice. Cosa sa di me per pensare che io faccia parte di una élite qualsiasi? Io non sono detentore di nulla se non della mia libertà di esprimere opinioni e considerazioni. Non sono intruppato in nessun reggimento accademico per cui non devo render conto a nessuno; in accademia poi, in quanto anarchico ed eretico, non ho neppure preso i voti.
Per quanto riguarda questa società, essa non è peggiore di quelle che l’hanno preceduta. La mia generazione è la prima in Europa che non ha conosciuto guerre e fame. Non è poco. Ma bisogna far meglio perché tutti hanno la responsabilità di lasciare il mondo migliore di come l’hanno trovato.
Sono considerazioni semplici che implicitamente chiedono il nostro impegno personale per le cose che conosciamo e per cui siamo portati. Un impegno schietto, serio, generoso e faticoso, che lei non può definire snobistico.
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Dispiace di non essere pienamente con voi ma alcune incomprensioni sviano il discorso. Pazienza, per me non è ripetitivo ma spinge il cuore ed il cervello a capire. Mi dispiace davvero che il limite tra arte seria e poco seria sia così frainteso. Prendi pezzi di discorso e lo metti tra vir
golette come se fosse la frase da incriminare e condannare... é il tuo modo? Va bene ma allora leggi con calma per favore... e disteso... sempre che sia possibile e capisco che non è sempre possibile. Tuttavia per me il limite esiste anche se non posso indicarlo come se fosse un recinto con filo di ferro montato su tralicci... Lo sento dentro di me e poi lo razionalizzo... gli do parola e lo identifico e ogni volta è diverso e ogni volta è profondo...
Quello che dici della mia esperienza di quando ero ragazzo non posso elevarlo ad arte solo perchè è nel mio ricordo gioioso di vita e perchè ilsuo valore è nel racconto e nel ricordo rievocato... Letteratura se entra nel filo di una realtà e ne è parte espressiva... ma non è in sè amore per l'uomo, almeno in quanto non esprime pienamente valore sulla sua esistenza e sulla sua crescita sensibile... Ecco come arte io la definirei poco seria... in quanto si fonda sulla esaltazione di un gesto a cui si offre un valore che non c'è oltre quello di un virtuoso funzionalismo....
Ora basta certamente... se diventa ostile l'argomento!
Comunque mi dispiace.
Salvatore Di Giacomo? Stupendo Poeta!
Caro Giannino io avevo, fino a qualche mese fà, una moglie meravigliosa
mente napoletana... E sono molto legato a quella realtà.
samente napoletana...
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Mi spiace davvero di non poter approfittare della vostra opera di redenzione...
Lazier le posso assicurare che io ...di impianti (e la invito a riflettere sulla scelta stessa del termine)..tendo a non averne alcuno, piuttosto mi fa specie che sia uno come lei, zeviano e contro le regole imposte, ad anteporre una simile prevenuta teoria alla verifica della stessa.
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Certo che sono ovvietà... anche quella di essermi dimenticato una "e", lo è. Ma sicuramente non è ovvietà quello che è scritto dopo... sà, a volte non ci si capisce, ma non è un problema, l'importante è che uno ci rifletta sopra... bontà sua... o forse per lei è anche questà un' ovvietà ? Cosa vuole che mi importi se il termine è accreditato, ho sentito dire tante di quelle sciocchezze di cui la metà potrebbero bastare a farmi cambiare treno... ma si vede che avendo fede riesco a essere capace di convivere... e di vivere...
E poi per me, l'arte è difficile per chi sostanzialmente non la capisce, la sente perchè la vuol sentire, ma in realtà non è l'arte che cerca... La società è piena di chi non la capisce, ed è per questo che c'è chi se ne approfitta.
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Giusti scrive:
"Signor Cusano, io non aborro proprio niente,ho solo osato dire, velatamente, che, essendo lei uomo e come tale avendo lei delle debolezze, la sensazione è che, oltre all' innegabile opera di onesta e interessantissima informazione e stimolo alla ricerca e approfondimento, lei inceda ben volentieri nel mettersi in mostra e nel porsi in cattedra.
Ma va questa presa come un offesa? e perchè mai?
continui dicuramente nelle citazioni. io personalmente le apprezzo molto. "
e chi le ha detto che io la reputi un'offesa? E' evidentemente una sua presunzione ( nel senso che lei lo presume) a farglielo pensare.
Lei, dal primo momento che è intervenuto in questo discorso, non sembra aver avuto nulla di meglio da fare e da dire se non sottolineare la sua "irritazione" e spostare il discorso su un piano personale che è marginale rispetto a temi ben più importanti e interessanti che non le persone che li portano avanti.
E infatti parla di umane debolezze, che ovviamente non risparmiano nessuno. Se è sui difetti umani, che intende spostare l'attenzione per distoglierla da argomenti ben più seri, tenga però presente che le umane debolezze non risparmiano nemmeno lei.
Non ultimo un suo certo attegiamento che trovo "arrogante" (da ad-rogare: chiedere per sé ciò che non si è poi disposti a concedere ad altri), termine che denota proprio l'atteggiamento (e badi bene: parlo dell'atteggiamento, non della persona) di chi ad ogni costo rivendica per sé più meriti di quanti gliene spettino: nel suo caso, appunto, quello di scendere pretenziosamente sul terreno personale senza accettare, però, che gli altri poi facciano lo stesso con lei.
Se il termine le da fastidio mi spiace molto, ma è lei che ha scelto questo terreno. Di che si lamenta, ora? Se ha un termine ugualmente significativo che la irrita meno, lo adotterò volentieri. Insomma, in nome di cosa lei può giudicare l'altrui "mettersi in mostra e in cattedra", se non del goffo e preventivo tentativo di mettersi al riparo dall'altrui giudizio sulle sue debolezze umane? Se l'è cercata scegliendo un piano ben misero di discussione, mi pare.
E la disinvoltura con cui insiste mi sembra pari solo all'inconsistente contributo sule cose che finora ha portato. Ma di che parliamo? Di che desidera che si parli? Difetta forse di argomenti? Se è così, la capisco: fa parte delle umane debolezze. Se così non è, ragioni e argomenti delle cose, da persona seria, che ama le cose, non delle persone, che nulla interessano e contano.
La saluto,
G.C.
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Renzo Marrucci, “Arte dotata di aurea sacrale?” ……
il termine ‘aura sacrale’ a cui ricorre Eraclito-Cusano, è accreditato, nella storia dell’arte, da autorevoli studiosi della materia e non la deve scandalizzare più di tanto. Ciò che lei ribatte sono ovvietà (“L'arte è vita e per questo è sincera e profonda, quando è seria...” ecc.), il mondo non è affatto semplice, l’arte lo è ancora meno.
Cos’è l’aura? Non sarò io a darne una definizione, basta leggersi Walter Benjamin. Il concetto è sottile, punta sull’aspetto emotivo della fruizione dell’opera d’arte, ma ha una sua inscalfibile credibilità: aura è l’irrepetibilità, l’hic et nunc, la percezione di manipolazioni tecniche individuali (dell’artista) e perciò uniche ed inimitabili, l’aura è una specie di timbro di autenticità, legata all’opera in quel luogo ed in quel tempo.
Penso che non sia il caso di addentrarsi più di tanto in un argomento che forse esula dal tema principale e che coinvolgerebbe altri temi ‘caldi’ (il restauro, la riproducibilità, il falso ecc…) in grado di produrre altri 50 commenti.
Un’osservazione da casalinga di Voghera: si è mai chiesto perché, potendo, tanta gente va al Louvre a vedersi la Monna Lisa, che pure è l’opera più riprodotta al mondo e si può vedere stampata anche in Lapponia?
Per ‘sentire’ l’aura, per spiare la crespatura delle pennellate fatte dalla mano di Leonardo, cogliere qualche incertezza, qualche ripensamento, per vedere la leggera patina che secoli di storia hanno steso sull’immagine, per rendersi conto che la sorgente di tutte le riproduzioni sparse per il mondo è quella, l’unica, e sta davanti ai loro occhi …… e capire che per quell’emozione valeva la pena di arrivare fino a lì.
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segue (X MARRUCCI)
quell'incanto (aura) sta nel fatto che quei versi non possono essere espressi in altro modo e in altre parole: non si può fare altro che ripeterli così come sono. Non c'è nessuna finalità e nessun contenuto "esterno": forma e contenuto non sono due entità ma una sola: la forma crea il contenuto e viceversa, allo stesso istante in cui sorge l'espressione.
Ma se voglio dimostrare una tesi o deliberatamente indurre delle reazioni, la cosa cambia. Faccio prosa, letteratura, ("Non più poesia dopo Auschwitz!") ma sempre di arte si tratta. E l'arte delle avanguardie ha puntato anzitutto a indurre reazioni nel pubblico e studiarle per sollecitare l'azione. "Amo il suono che non parla ma agisce" (Cage). Rifiutando di essere acritica e avalutativa, vuole fondare mezzi espressivi (linguaggio) che siano prima di tutto valutazione critica della realtà: nuovi linguaggi, perché i vecchi -aulici, accademici, classicisti, ideologici- sono obsoleti e spesso si sono levati a celebrare orrori.
Se ne può pensare bene o male, ma di questo si tratta, mi pare: di spostare le basi stesse della nostra cultura per farle calzare il più possibile alla vita e svincolarle il più possibile da celebrazioni ideologiche. Non ti piace? Non ti piace: è legittimo. Ma decenni di storia dell'espressione (arte) sono lì a testimoniare che le cose sono andate a grandi linee così. . Ci sarà un perchè, se quasi tutti gli artisti hanno iniziato a "sentire" e cercare di rappresentare diversamente la realtà, senza abbellirla "ad arte", o no ?
Eraclito-G.
PS: ora, però, basta: temo che il discorso stia diventando ripetitivo, cioè noioso.
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Caro Renzo, scrivi :
«... (snip) ... L'arte è vita e per questo è sincera e profonda, quando è seria... non tende trappole logorroiche o pseudo-accademiche o ortodonzie professorali, però liberi di fare quello che si vuole!»
dunque, distingui tra arte "seria" e arte poco seria. Ma quand'è che l'arte è seria? Quali opere concrete fai coincidere con l'arte "seria"? L'arte è vita, certo, ma è vita anche la giustizia, la logica, la matematica, il lavoro, un panettiere che impasta il pane, un taxista che porta la gente in giro, una squadra di operai in una fabbrica. Cosa distingue tra loro queste varie forme di vita ? Non si capisce, da ciò che scrivi.
Prosegui:
«Siccome l'arte è vita, è spiritualità, è poesia e anche amore... »
anche la religione è spiritualità e anche lo sguardo e il canto di una madre per il suo neonato può essere amore pieno di poesia, ma di qui a farne un'antologia ce ne corre. Qual è la differenza? Quando quello sguardo e quel canto diventano espressione artistica?
La gara a chi fa pipì + lontano, ovviamente, non l'hai vissuta come fatto artstico, ma quando diventa, nel ricordo, nostalgia dell'infanzia e dell'innocenza e di un mondo di cose "semplici" andate perdute, quell'evocazione confina con una dimensione artistica, dal mio punto di vista. Non lo è ancora, ma le somiglia. L'arte non predica valori: è valore in sé. Ma che genere di valore, distinto da altri come i valori morali o quelli di sana e buona convivenza o quelli di operosità o di equità?
La parte sul futurismo, Mirò ecc. confesso di non averla capita molto.
Salvatore Di Giacomo, per me uno dei massimi poeti italiani il cui solo torto fu di aver scritto in napoletanom, per cui non tutti lo comprendono, qui ci mette di fronte a una scena banalisima, che a tutti può esser capitato di vivere. Ma come ce la fa vivere ed osservare?
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PIANEFFORTE 'E NOTTE
Nu pianefforte 'e notte
sona luntanamente,
e 'a museca se sente
pe ll'aria suspirà.
E' ll'una: dorme 'o vico
ncopp' a sta nonna nonna
'e nu mutivo antico
ìe tanto tiempo fa.
Dio, quanta stelle 'ncielo!
Che luna! E c' aria doce!
Quanto 'na bella voce
vurria sentì cantà!
Ma sulitario e lento
more 'o mutivo antico;
se fa cchiù cupo 'o vico
dint' a ll'oscurità.
Ll' anema mia surtanto
rummane a 'sta fenesta.
Aspetta ancora. E resta
ncantannose a penzà
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per chi non capisce il napoletano, in italiano sarebbe all'incirca (ma già l'incanto si perde):
PIANOFORTE DI NOTTE
Un pianoforte di notte / suona lontanamente / e la musica si sente / per l'aria sospirar. // E' l'una, dorme il vico / su questa ninna nanna / d'un motivo antico / di tanto tempo fa. // Dio, quante stelle in cielo! / Che luna! E che aria dolce! / Quanto una bella voce / vorrei sentir cantare! // Ma solitario e lento / muore il motivo antico: / si fa più cupo il vico / dentro l'oscurità. // L'anima mia soltanto / rimane a 'sta finestra. / Aspetta ancora. E resta / incantandosi a pensare.
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