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all'articolo: Gibellina: vergogniamoci, tutti. di Paolo G.L. Ferrara
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discendente, dall'ultimo al primo.
No Vilma, perché dici questo? Non abbiamo perso tempo, tanto ognuno di noi avrebbe detto quello che ha detto sulla ricostruzione a prescindere dal fatto se Gibellina sia abitata o disabitata!
Figuriamoci: se due che conoscono bene Gibellina non si trovano d'accordo sul fatto se ci sia gente o meno (dovrebbe essere un dato piuttosto oggettivo), avremmo mai noi potuto cambiare la nostra idea di ricostruzione che poi vuol dire la nostra idea di città, di urbanistica, di architettura, di visione del mondo?
Sulle sfumature, forse, ma sulla sostanza neanche a parlarne: nessuno sarebbe arretrato di un passo.
Nessuno di noi credo, e senza offesa se qualcuno è convinto di essere così laico da pensare il contrario, è disposto a rinunciare ai propri convincimenti:
-c'è chi ritiene, come me, che la ricostruzione del centro storico, debba essere "qui e uguale", perché ritiene l'identità e l'appartenenza al luogo elemento antropologico e biologico dell'uomo, e trova in una caso così drammatico una situazione emblematica per verificare quei convincimenti;
-c'è chi ritiene invece più significativo, anche come segno di fiducia e di speranza nel presente e nel futuro, di sostituire ciò che è caduto con progetti nuovi e, come forma estrema, di lasciare tracce dei ruderi come ricordo della tragedia e dei lutti.
Per decidere (non per sapere) se ha ragione Ferrara o Messina temo dovremo andarci di persona e farci anche noi la nostra soggettiva idea, recandoci là con il nostro pre-costituito giudizio.
Da quello che ho visto dalle foto, e confrontandolo con il caso Friuli, propendo fortemente per il giudizio di Ferrara e, d'altronde, come è possibile pensare ad una città progettata da "il meglio degli architetti"?
Quest'idea poteva andare bene in presenza di un Principe, di un Papa dei secoli scorsi, non certo in una democrazia dove, il meglio o il peggio in questo campo non lo può decidere un gruppo di esperti, un Presidente di Regione, una casta di critici, o chi altro delle istituzioni materiali o immateriali ma i cittadini. Marco Romano scrive che "la democrazia non ha lo scopo di perseguire scelte razionali cioè oggettivamente giuste.....ma di prendere decisioni nella sfera collettiva riconoscendo a tutti la dignità dei loro desideri individuali...a prescindere dal loro merito".
Dunque la scelta per la ricostruzione è una sola: sottoporre ai cittadini abruzzesi più scelte argomentate, mettendo sul piatto pro e contro e lasciare a loro la decisione.
Sarà quella giusta.
Pietro Pagliardini
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Ma vi rendete conto? Se tutta l'animata discussione che ci ha impegnato nei giorni scorsi è partita da Gibellina, o meglio dall'idea che abbiamo di Gibellina, e se Enzo Messina ha invece ragione (né c'è motivo di dubitarlo) ....... vuol dire che abbiamo discusso con tanta foga sul vestito dell'imperatore mentre lui se ne andava in giro tutto nudo?
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Caro Paolo G.L. Ferrara,
pur non essendo di Gibellina, ma conoscendola molto bene, insieme ad altri paesi, vorrei soffermarmi su alcuni concetti da te espressi.
Punto numero uno, mi pare che il tuo atteggiamento nei confronti di Gibellina sia assolutamente negativo e di parte. Se uno vuole vedere tutto nero, lo faccia pure, ma abbia l'onestà intellettuale di dirlo chiaramente. Ti posso assicurare che la maggioranza degli abitanti di Gibellina sono contenti di stare in questo paese. C'è uno spazio abbondante per tutti, (non esistono problemi di parcheggio). si può dunque passeggiare tranquillamente per il paese o farsi una sana corsa, senza il pericolo che qualcuno ti falci con la macchina. I bambini hanno a disposizione anche loro ampi spazi senza particolari problemi di smog. Inoltre essendo il paese pianeggiante facilita tutto ciò.
Tu dici che in paese non c'è nessuno. Sfido io ad andare in altri paesi alle tre del pomeriggio o alle dieci di sera d'inverno e trovare persone per strada. Certo se fai il paragone con centri più grandi o città, be allora è come voler paragonare una ferrari con una 500.
Tu il paragone lo devi fare con paesi che hanno su per giù la stessa dimensione o popolazione di Gibellina(S.Ninfa, Salemi,Vita,Calatafimi...)
Inoltre un consiglio, prova a venire d'estate (luglio-agosto) a Gibellina, ti posso assicurare che di sera nei locali (big-ben,caffe 2000...) c'è davvero un movimento di persone notevole.
E' vero probabilmente non è un paese dalle grandi prospettive, ma ti posso assicurare che nemmeno negli altri paesi si trova lavoro immediatamente o ci sono aziende industriali evolute...
L'emigrazione è un fenomeno comune a tutta la Sicilia e soprattutto alla provincia di Trapani.
Posso inoltre dirti che tutto sommato il gibellinese preferisce restare nel proprio paese piuttosto che spostarsi in città. E mi sembra pure logico!
Prova a costruire una casa a Palermo! Ci vuole il doppio se non il triplo dei soldi rispetto a Gibellina.
Inoltre tu hai visto le case che hanno a Gibellina,la piu piccola è di 150-200 mq. Prova ad affittarti una casa a Palermo...
Tu inoltre parli delle opere d'arte di Gibellina come dei catorci da buttare. Ti posso assicurare che se lo stato mandasse più soldi ai comuni, gli interventi di ricostruzione si farebbero, ma con la crisi che c'è si tira a campare. Nonostante questo i turisti ci sono.
Insomma alla fine, vorrei consigliarti di non essere così catastrofico nei tuoi giudizi ed esaminare le cose per come stanno e con attenzione.
Penso che dire che tutto è sbagliato , tutto è da rifare, non porta asssolutamente a niente.
Non abitiamo mica in Sudan...
Cordialmente
Enzo
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16/4/2009 - Paolo GL Ferrara risponde a enzo messina: |
Caro Messina, visto che l'ha citata, sono certo che Lei sappia molto bene cosa significhi "onestà intellettuale". Dunque, inutile scomodare Adorno o Popper, etc.
Piuttosto, avrei piacere che Lei s'interessasse su Danilo Dolci, che è il mio unico, vero punto di riferimento. Pensi un pò: se hanno tacciato Dolci di mancanza di onestà intellettuale, figuriamoci se io non possa accettare tale Sua opinione!. Vede, la mia onestà intellettuale è tale che sono consapevole che tra Dolci e me ci sono milioni di anni luce di
differenza. Puttosto, l'onestà intellettuale dovrebbero averla gli architetti e gli artisti allorquando sanno di andare a costruire/esporre solo ed esclusivamente per il proprio interesse, senza curarsi per nulla di tutte le parole nel vuoto che propagandano allorquando si parla di "pianificazione dal basso", "rispetto delle tradizioni culturali", etc.
Cordialità e aspetto il Suo parere su Dolci.
PS.
Vivo a Milano ma sono di Sciacca, e ci vado spesso. A GibellinaNuova ci sono stato in qualsiasi giorno della settimana, a qualsiasi ora, in qualsiasi stagione.
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Per Sandro Lazier
Lazier, lei usa le armi a suo piacimento!
Mentre si adopera con la censura, propone patti di non belligeranza!
Una maniera tutta "identità" italiana!
Si vede che non ha familiarità nella progettazione a "quattro mani" e non capisce dove finiscone le prime due e continuano le altre e viceversa!
Ma siamo tutti grandi e vaccinati, per cui le sue illazioni mi solleticano, soltanto!Anzi, significano (le illazioni) che le difese vacillano e i "gols" entrano a tempesta! E' sempre in nome di quella "identità" ,di cui siete boriosamente orgogliosi che cercate la soluzione, dagli altri! Le competizioni "truccate"! e se, la proposta, non è quella che avete già in mente non la comprendete! insomma, miserabilità e "volpismo" tutte Italiane. "Per il resto non ho niente da dire oltre quanto già detto".
Per Pietro Pagliardini
Pietro, se ti avessi voluto offendere, "...ti avrei tagliato la carne con tutto l'osso" (da Pietrangelo Buttafuoco-Fogli Consanguinei - 2003 ed. Ar), nel gergo dei galantuomini!
Mi dicono che ti prepari al restauro dell'Aquila con la sabbia dell'Adriatico!
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16/4/2009 - Sandro Lazier risponde a maurizio zappalà: |
A parte la solita mia caricatura, non capisco cosa sta dicendo.
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Per Tino Vittorio
Ribadisco “centrano”, da centrare, verbo transitivo, che significa colpire nel centro e, in senso figurato, cogliere con precisione. Credo che chi non soffra di una pedanteria rudimentale riesca persino ad apprezzare sfumature e differenze. Ma lei usi cosa crede, è poco importante. E direi di posare il fioretto. Non è il caso di farsi del male con l’italiano.
Per il resto il suo commento dice: “Lei, architetto, deve fare la casa che piace a me, secondo le mie convinzioni, le leggi e i materiali costruttivi più sexy”. Lei scherza. Mi ha forse scambiato per il maestro di cerimonie di Luigi IVX? Se ha gusto e convinzioni proprie si compri un po’ di riviste pornopatinate e la casa sexi se la faccia da solo. A lei serve un domestico eccitato, non un architetto à la page come me.
Inoltre, per quel che riguarda la seduzione, sappia che, da buon namedropper, non nutro nessun interesse per i tromboni di terza fila. Detto questo, se vuole continuare ad intervenire perché tirato in ballo inopinatamente da un amico, veda in futuro d'essere informato e propositivo almeno quanto sa essere arrogante.
Per Maurizio Zappalà
Se non ce la fa a respirare da solo, la prossima volta ricorra a qualcuno che d’architettura abbia almeno un refolo. Questo che ha portato, finora, di cosa dovremmo fare in Abruzzo, non ci ha detto sostanzialmente nulla.
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A Maurizio Zappalà non volevo replicare perché lui vuole zinco, carbonio, vetro, corten, ecc.manco fosse un campionario di una mostra di prodotti per l'edilizia. Al SAIE può trovarne moltissima tutta insieme di questa architettura. E nel suo superomismo vede tante architetture quanti architetti epperò le vuole anche belle senza poter dire quali sono belle; e come potrebbero essere belle o brutte se ognuno ha la sua? Ah, già quelle dello zinco, del corten, del vetro, magari delle ceramiche di Sassuolo o del cotto Impruneta!
Rispondo però, perché volgarità del tipo "restauro del terremotato" se le tenga per sé e non le attribuisca a me. Una cosa è l'ironia, e Maurizio sa bene quanto so stare al gioco nel farla e subirla, altra è la volgarità, quella vera e senza parolacce.
Pietro Pagliardini
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Sono nato in una città storica che ha in comune con l'Aquila una forte identità storica e paesaggistica e naturalistica e se clicca un pò ci arriva da solo. Per la polisapienza metropolitana che mi attribuisce le dirò che godo volentieri con due fette di pane e mortadella, una bella birra e... magari "io" un bel bicchiere di vino rosso... specialmente se mi trovo nell'ambiente giusto altrimenti potrebbero anche andarmi di traverso...
E' proprio partendo dal piccolo centro che si capisce fino in fondo l'importanza dell'identità e qui non è un problema di sapienza, mi perdoni... ma ben di altro... e mi dispiace che non lo capisca e tuttavia sono convinto che anche lei lo può capire... se ci si impegna... naturalmente!
E facendo le esperienze giuste.... sia detto con il massimo della gentilezza, caro signor T.V.
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Per Lazier,
C'entrano e non centrano. Io non c'entro, non sono del ramo, ma vorrei centrare il bersaglio. I piani regolatori li fanno gli urbanisti, vale a dire i portatori dei saperi e dei bisogni qualificati della città (inclusi i farmacisti ed esclusi quegli ingegneri che ritengono sia urbanistica l'elenco delle circolari e delle leggi e dei decreti, il calepino-bignami della giurisprudenza edilizia). Le case le fanno gli architettii secondo le loro convinzioni? Non ne sono convinto. Sono convinto che ognuno ha le sue convinzioni che non surrogano competenze. Lei, architetto, deve fare la casa che piace a me, secondo le mie convinzioni, le leggi e i materiali costruttivi più sexy e che l'architetto deve conoscere (e sopportiamo che non conosca l'Eneide)nella lingua di Virgilio). E non pensi di sedurmi solo perchè sbrizzia qua e là termini à la page, nomi da namedropper o citazioni da Terenzio. Firmato : Out of the blue (caduto dal cielo)
Per Marrucci.
Paesanamente ricordo a lei che sull'identità la bibliografia adeguata la trova in saperi quali la storiografia e la psicanalisi. Lei non è l'uno nè l'altro. So che è un architetto di polisapienza. Sarà, anche,il contrario del paesano Lei e allora provi a dirmi quale fotogramma della sua vita dal primo giorno ad oggi è quello della sua identità. L'identià nel mio paese si definisce alla fine e non all'inizio. All'inizio c'è un trauma,nel mezzo mille e mille punti e fatti e amori e dolori risate, panini e birra, alla fine si tirano le somme, si congiungono i punti e si forma l'identità. Alla fine del mio paese, mio caro metropolitano. Qualcuno ha scritto che la fine (l'identità) è la perfezione dell'origine. Può essere questa definizione un compromesso accettabile?
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15/4/2009 - Sandro Lazier risponde a tino vittorio: |
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Per Tino Vittorio.
Senta Vittorio, lei non può piovere dal cielo e scombinare le carte a suo piacimento. Stiamo affrontando un tema abbastanza complicato e il suo intervento non aiuta nessuno perché non dice come, secondo lei, si dovrebbe ricostruire. Quello che ha scritto sembra mirato solo a ristabilire titoli e competenze tecniche degli architetti, colpevoli a suo dire di interessarsi di cose che con l’architettura centrano poco. Secondo me lei sbaglia, e dovrebbe felicitarsi quando un architetto riesce a parlare con lei “di Joyce, di Baudelaire, dell'Impero Ottomano …di filologia romanza o di Hegel o di Spinoza o di Polibio” perché sicuramente non sarà solo un coglione che sa mettere quattro mattoni uno sull’altro. Ma quello che lei vuole sembra proprio questo. La sua considerazione per la categoria mi sembra peccare d’ingenuità e generosità.
Non è vero che il dove e il perché di una costruzione non dipendono dall’architetto. I piani regolatori chi li dovrebbe fare, il farmacista forse? Se lei possiede o acquista un terreno sul quale è possibile edificare, qualcuno ha già scelto per lei, di solito l’amministrazione comunale con l’aiuto di un progettista.
Infine, mi preme ricordarle che nel progetto di un bravo architetto c’è la sua personale concezione del mondo e del tempo che sta vivendo, condizione particolarmente avida di rarità cognitive che si possono trovare solo fuori del proprio pascolo abituale. Pertanto se deve farsi la casa, si rivolga a chi vuole, destra o sinistra non importa, ma se l’incaricato conosce anche Camus, meglio.
Per Maurizio Zappalà
Mi perdonerà se ho modificato il suo commento. Ho tolto riferimenti antipatici e offensivi che non servono niente e irritano soltanto. Per il resto non ho niente da dire oltre quanto già detto.
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