Commento di ettore maria mazzola all'articolo Un anno molto difficile
Commento all'articolo ---> Un anno molto difficile di Sandro Lazier
Commento 11080 inviato da ---> ettore maria mazzola

Caro Lazier,
lei dice: “Mi ero promesso una riflessione di fine anno – un anno molto difficile – da proporre ai lettori in vista di quella che sarà sicuramente una svolta nella professione degli architetti. L’imminente riforma degli ordini professionali”, ed aveva tutto il diritto di farlo, ma per far questo avrebbe dovuto evitare di scadere in argomentazioni ideologiche, prive di relazione con l’oggetto del discorso, e soprattutto false e fuorvianti.
Nessuno avrebbe messo mai in discussione le sue parole, se il suo discorso si fosse limitato a discutere delle problematiche reali che riguardano la nostra professione e la burocrazia che le gira intorno.
Il problema è che lei si era promesso di fare il solito monologo sciacqua cervello, ma è incappato nella critica non solo mia, ma anche di altri lettori … dovrebbe dedurre che non tutto ciò che dice risponda all’opinione di tutti gli architetti, e soprattutto delle persone che non hanno nulla a che fare con la nostra professione … se non quella di dover vivere all’interno di ciò che noi progettiamo.
La parzialità del suo punto di vista, e l’astio nei confronti di chi diverge dal suo pensiero la portano quindi a sparare accuse come quella che mi vede come un “pasdaran” … ma che c’entra la religione in tutto ciò? Posso avere qualche sospetto, ma lascio andare la cosa perché, ritenendomi laico ed obiettivo, la cosa mi fa abbastanza ribrezzo.
La sua parzialità di vedute, che in realtà si chiama “limite culturale” la porta a definire il mio progetto per Corviale come una “caricatura dell’ottocento neoclassico”, dimostrando che lei non conosce affatto quel periodo storico!
Per sua conoscenza, comunque, la informo che il mio progetto e i miei scritti partono proprio da una dura critica nei confronti del Neoclassicismo e del Beaux Arts che considero due grandi errori, analoghi, ma in maniera diversa, all’errore più grande dell’International Style, perché portarono ad una visione piatta e uniforme del mondo. Se ne deduce che lei, abituato a parlare con la pancia, piuttosto che con la mente, abituato a giudicare le immagini in base al suo pregiudizio – malattia tipica degli architetti – non riesca a riconoscere un impianto urbanistico ottocentesco, da un altro che tende invece ad armonizzarsi all’ambiente in cui sorge in base ad un modello senza tempo … o forse non lo conosce affatto!
Il Neoclassicismo, e peggio ancora il Beaux Arts, con le loro visioni piatte, prevenute e ottuse, hanno gettato le fondamenta alla teoria dell’azzeramento della storia. Basta leggere gli scritti di Giulio Magni, o di Gustavo Giovannoni, per rendersi conto di quello che era il sentimento generale all’inizio del Novecento. Ecco quindi che, se da un lato ci fu – ovunque in Europa – un tentativo di rivendicare le proprie origini culturali con movimenti reazionari che portarono alla “riscoperta delle tradizioni locali e del regionalismo” – che a Roma generarono il “Barocchetto Romano” – dall’altro ci fu il proliferare di movimenti reazionari avanguardisti e visionari che, sebbene risultassero mossi da tutte le buone intenzioni di “indipendenza”, finirono per sfociare nella peggiore produzione architettonica e urbanistica dell’intera storia dell’umanità, specie a seguito delle cose portate avanti da LeCorbusier … sponsorizzato dall’industria automobilistica. (Essendo l’argomento lungo e complesso, e non volendo monopolizzarle lo spazio, la invito a leggere il mio vecchio post sul blog De-Architectura in cui raccontavo, elencando le fonti, una serie di “verità nascoste” dell’avvento del Modernismo).
Il problema delle persone che, come lei, pensa di dove guardare solo in avanti, è quello che ha finora generato solo problemi. Chi guarda solo in avanti è presuntuoso, e talvolta nasconde una impreparazione culturale, chi invece si guarda anche indietro, per vedere se c’è qualcosa di saggio da riprendere in considerazione, non è un passatista, antichista o tutto ciò che lei vorrà dire, bensì una persona umile che, diversamente dall’architetto demiurgo modernista, pensa di poter fare tesoro dell’esperienza passata che il tempo ha dimostrato aver avuto successo, un’esperienza che, se ha funzionato, può ancora funzionare, eventualmente con i dovuti aggiornamenti.
Piuttosto che accusare – con argomenti insulsi – chi secondo lei compie “falsi storici”, farebbe bene ad accusare chi promuova il “falso futuro” … Tra l’altro, guardando i suoi progetti, qualcuno potrebbe definirli come dei “falsi storici che pescano negli anni ’50 e ’60, con intrusioni operate “falsificando” Eisenmann e i decostruttivisti”, ma cosa conta un giudizio del genere per chi, diversamente dall’architetto rivale, non ha interesse a farlo?
Le consiglio di evitare quindi di parlare per luoghi comuni, con frasi come “Abbiamo necessità di rinascere, di recuperare vent’anni di letargo conservatore, vent’anni di nausea per le minestre rifatte e riscaldate, le sagre della zucca e del culatello; vent’anni di degrado morale, civile e finanche sessuale perché da vecchi, quel che succede a letto, è farsa; vent’anni senza nessuna crescita né etica, né sociale, né civile, né tantomeno estetica [… ]Abbiamo, al contrario, l’assoluta necessità di fare un salto in avanti di almeno trent’anni, non indietro di centocinquanta”, e inizi lei con l’aggiornarsi.
Gli stessi grandi artisti come Picasso, ad un certo punto della loro carriera, hanno guardato indietro per trovare nuovi stimoli. Anche la maledetta moda guarda indietro quando le mancano le “novità”, così abbiamo assistito al “ritorno” di modelli “vintage” che richiamano la moda degli anni passati, mentre le automobili e le motociclette si sono riappropriate del “fascino delle linee sinuose”.
Tornando al progetto di Corviale, e alla mia presunta posizione “passatista”, voglio farle notare che il progetto che ho sviluppato non ha nulla dell’Ottocento. L’urbanistica ottocentesca conosceva solo la maglia squadrata con stradoni tutti uguali, e quella maglia noiosissima, quasi sempre, se ne strafregava dell’orografia. L?edilizia ottocentesca di “bella facciata” nascondeva condizioni di invivibilità all’interno degli edifici concepiti secondo il modello del “blocco chiuso”.
Nel mio progetto invece, ho proposto un’urbanistica basata sui modelli storici rispettosi dell’orografia (ma anche, per ragioni economiche e funzionali, delle strade e sottoservizi preesistenti), in un certo qual modo, l’impianto urbanistico si è basato sugli studi di Giovannoni e compagni che portarono alla “versione italiana” della Città Giardino … versione che nasceva proprio dalla lettura critica nei confronti del monotono e antieconomico modello anglosassone.
Gli edifici residenziali misti del mio progetto sono tutti basati sulla tipologia “a corte”, con ampi spazi giardino – aperti al pubblico transito nelle ore diurne – dove realizzare campi di gioco per i bambini e aree per il tempo libero degli anziani, secondo il modello degli edifici costruiti fino agli anni ’20 da personaggi come Pirani, Magni, Sabbatini, Palmerini, Energici, Marconi, ecc. In poche parole, il modello urbanistico architettonico di questo progetto è ispirato a precedenti che aborrivano l’ottocento, ma non per mere ragioni estetiche, bensì per ragioni funzionali e culturali.
Nei miei studi, che ho riportato nei miei libri e che voluto tradurre nel progetto per il Corviale di Roma e in quello per lo ZEN di Palermo, ho spiegato come in passato, in Italia, esistessero delle norme e strumenti illuminanti, che l’idiozia della dittatura fascista mise al bando, perché troppo attente al bene comune, piuttosto che allo schifoso interesse personale che faceva comodo al partito al potere e, ovviamente, ai suoi sostenitori.
Avendo ristudiato (e documentato) tutte le leggi e strumenti urbanistici emanati dall’unità d’Italia fino agli anni ’40 – studio che avevo fatto per comprendere come fosse stato possibile costruire con pochi soldi e con tempi brevissimi, gli ultimi grandi esempi di architettura ed urbanistica che, pur essendo nati come “popolari” oggi vengono considerati “edilizia di pregio” dal mercato immobiliare – nel mio progetto ho voluto mostrare come quelle norme e strumenti possano oggi esser presi nuovamente in considerazione, consentendoci di migliorare le cose, a livello economico, sociale ed ambientale. Ne “La Città Sostenibile è Possibile”, così come nei testi che accompagnano i progetti, ho indicato come quelle norme e strumenti di un tempo possano convivere, e supportarsi vicendevolmente con norme e strumenti odierni, al fine di progredire. Del resto una serie di quelle norme e strumenti, specie in materia economica e sociale, vengono oggi usati all’estero in paesi come l’Olanda, dove non v’è distinguo tra edilizia popolare e non.
Tutto ciò fa sì che la sua frase: “in una situazione del genere, c’è ancora chi vive nell’ottocento, con gli ideali e le aspettative dell’ottocento, e le propugna ottusamente come una soluzione attuale” risulta quantomeno “ottusa” e insulsa!
La invito nuovamente a mettere da parte le sue ragioni ideologiche che la portano ad offendere, in maniera volgare e del tutto gratuita chi, come me, diverge dal suo pensiero estetico, si limiti invece a combattere le giustissime battaglie sul senso degli ordini professionali e delle commissioni edilizie, mettendoci dentro anche l’insegnamento, che a mio avviso è alla base di tutto.
Buon anno
Ettore Maria Mazzola
  . ..
Commento inserito il 1/1/2012

1/1/2012 Sandro Lazier risponde a ettore maria mazzola:
“Nessuno avrebbe messo mai in discussione le sue parole…”
Male. Pretendo d’essere discusso e contraddetto.

“La sua parzialità di vedute, che in realtà si chiama “limite culturale” la porta a definire il mio progetto per Corviale…”
Io sono convintissimo della mia parzialità di vedute e del mio limite culturale, ma non me ne dispiaccio. Diffido sempre di chi si dice obiettivo e imparziale. Le volontà che vengono imposte come leggi di natura, oppure della ragione (ed è questo il vero limite del razionalismo, non la vanagloria degli architetti) sono pericolose. Occorre limpidamente dichiarare la propria parzialità e offrirla al confronto. Queste sono la scienza e la democrazia moderne. L’obiettività è una tensione morale che appartiene al senso di giustizia di ognuno, ma non può essere il motore delle idee. Può essere l’esito di un confronto, mai il fine.
Chi non ha limiti culturali e parzialità di vedute? Lei, forse? Ha verità tali da ritenersi completo culturalmente e detentore d’una verità indiscutibile?

“Il problema delle persone che, come lei, pensa di dove guardare solo in avanti, è quello che ha finora generato solo problemi.”
Una volta Einstein scrisse: “Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno.”
Quindi la cosa m’inorgoglisce. Io sono fiero di essere un problema e non una facile soluzione per una società addormentata che sta correndo a cento allora verso l’inciviltà. In periodi come l’attuale, occorre stimolare la creatività, l’idea originale, non la copia di quelle passate perché, quelle, erano originali (non sempre) allora e risolvevano (non sempre) problemi d’allora. La soluzione per lei quale sarebbe? Cercare di non sollevare problemi nuovi perché, per quelli antichi, già abbiamo la soluzione che funziona? Il compito supremo dell’arte moderna è quello di scavare nelle pieghe nascoste dell’anima per nutrire anche quelle. Oggi sappiamo bene che è il disagio il motore del cambiamento. Chi sta bene e ha il culo al caldo non si muove. La modernità, diceva Baudrillard, è trasformare la crisi in valore. Per voler bene al mondo, oggi, occorre essere problematici.

Detto questo, le riconosco di essere aperto al confronto. Le riconfermo, però, che io sono schieratissimo e poco disposto ai compromessi ideali. Come è giusto che sia nel gioco democratico. Porto avanti le mie tesi, con Paolo Ferrara, su un giornale che abbiamo fondato su basi dichiaratamente zeviane. Non si scandalizzi, quindi, se saremo duri nei giudizi verso l’architettura che lei propone. Se riuscirà a realizzarla, buon per lei. Noi cercheremo di ostacolarla nel’unico modo che ci è concesso, cioè con la critica e il confronto d’idee. Saranno i lettori a decidere se continuare a condividere le nostre tesi oppure le vostre. Giudicarle vere o false ci penserà il futuro.

  ----> Altri commenti relativi a questo articolo
----> Vai all'articolo Un anno molto difficile
----> Chiude questa finestra
...
 

www.antithesi.info - Tutti i diritti riservati