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---> Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di
Paolo G.L. Ferrara
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7793
inviato da --->
giannino cusano
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Caro Pagliardini, certo che sono d'accordo. Il problema non è "cambiare la natura umana": il punto è conoscerla e tenerne conto attraverso poche leggi e chiare. Soprattutto, facendole rispettare: ognuno di noi è onesto fino a quando non si comporta disonestamente e il platonismo per cui gli onesti devono governare non ha senso, dal mio punto di vista. Ha senso prevenire il più possibile le occasioni di poteri non controllabili, dunque corruttibili. Nemmeno io leggo la storia sotto il profilo della corruzione, ma le Corporazioni (e gli Ordini ne sono parte) sono poteri incontrollabili e incontrollati. Quando si formano le terne tra le quali scegliere poi chi deve andare in commissioni edilizie per pilotare appalti in cambio di incarichi, è il diritto che va in crisi: non è tutto così, sia chiaro. Ma i punti caldi sono stati gestiti spesso in modo fraudolento. Lei provi a suggerire il sorteggio, e poi mi dica se viene adottato. Era così persino per gli scrutatori elettorali. E allora: questi Ordini prenderanno provvedimenti? Si, se conviene loro dissociarsi da chi delinque, isolarlo per proteggere il sistema. Denunciare la corruzione non è moralismo pericoloso: è indispensabile per capire le storture del paese. E purtroppo dai tempi di Bonomi e di Federconsorzi, per fare un solo esempio, le cose sono andate così. Regole sbagliate fatte ad uso e consumo di un sistema corporativo che inevitabilmente si corormpe e corrompe. Queste cose le scrisse e denunciò puntualmente uno dei miei maestri, Ernesto Rossi, che dopo il confino a Ventotene con Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni, anche dopo il fascismo continuò a fare entra ed esci in galera per averle denunciate. Tanto da scrivere un corposo e interessantissimo "Elogio della galera" edito da Laterza. Non è leggere la storia sotto il profilo della corruzione: ma se il sistema è tarato su questo uno che fa? Non lo dice? Poche leggi e chiare: ma intanto, più si invoca questo slogan sacrosanto, più nei fatti si va nella direzione contraria. C'è da chiedersi "come mai?", no? Quando gli rimproveravano di essere pessimista, Leonardo Sciascia rispondeva "Non sono io pessimista: è la realtà, che è pessima!" Chi riformerà questo paese nei pochi punti caldi in cui ne ha bisogno, se più quanto più si parla di riforme tanto più nei fatti si fanno controriforme? La saluto G.C: |
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inserito il
14/2/2010
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