Che
l'operare artistico possa essere ricondotto alla teoria generale della comunicazione,
sia pure come struttura specifica, articolante ed orientativa, è oggi convinzione
di molti studiosi.
Il motivo che richiama l'attenzione sull'edificio realizzato e Roma, in angolo
tra via Romagna e via Campania, non riguarda l'eccellenza estetica del risultato,
ma il procedimento compositivo e l'attualità del linguaggio; è un
pretesto per un discorso sul valore della comunicazione in architettura. Tutti
sanno che una concezione architettonica è moderna nella misura in cui contesta
l'impianto prospettico rinascimentale, e rifiuta i metodi espressivi classici
in quanto sostanzialmente svincolati, quali che ne siano timbro e matrice, dai
contenuti reali. Ciò è noto ed accertato, almeno dai tempi di Galileo;
ma quanti professionisti, anche della cosiddetta avanguardia, ne tengono conto
nel loro quotidiano lavoro? Di fronte al tema di un edificio plurifunzionale,
il purista involucra le varie funzioni in uno stesso parallelepipedo; il neoplastico
esegue una decomposizione in lastre dell'intero organismo; l'espressionista ricerca
un'unita plastica, magari contorta e squillante, del masso. Per un verso o per
l'altro tutti si preoccupano di "impacchettare" le funzioni, limitandosi
a denunciarne qualche peculiarità attraverso un gioco epidermico di pieni
e vuoti. Nel fabbricato di via Campania il processo è rovesciato: si squarcia
la scatola, si vince l'assurda angoscia di una coerenza esteriore, legata ai pregiudizi
tradizionali. La fascia dei negozi forma l'incasso del piano terreno; il blocco
degli uffici è trattato come uno spazio indifferenziato e trasformabile
entro un inviluppo vitreo; la zona residenziale è plasmata in una serie
di ville librate, sottratte ad ogni stereometria elementare. Vogliamo definirla
architettura di reportage? Nessuno potrà offendersi: un'informazione seria
è preferibile alle parate classiche, non importa se di colonnati o curtain
walls; meglio qualche nodo linguistico insoluto che la mendace "armonia"
accademica di stampo antico e nuovo. Il problema della comunicazione architettonica
è duplice. Da un lato va analizzata l'emittente, cioè l'intensità
di comunicazione degli spazi interni; dall'altro, il ricevitore, cioè la
sensibilità rispetto al contesto urbano. Sono due strumenti critici per
verificare il distacco dal classicismo che, mentre cela ogni informazione, produce
" oggetti" così autonomi dalla maglia ambientale che potrebbero
essere spostati da un luogo all'altro senza alterarli. Non occorre indugiare sul
messaggio di questo edificio come emittente, tanto ne è palese il significato.
Per coglierne il valore di ricevitore, basta immaginarlo trasferito altrove, anche
di pochi metri: non avrebbe più senso, perché è pensato per
quel sito, appartiene a quel nodo della città. Il prisma vitreo degli uffici,
distorto per catturare l'angolo, rispetta la cortina delle strade, mentre la parte
superiore non ha forma poiché s'innesta nel panorama dei tetti e del cielo.
Da qui la quadridimensionalità dell'opera, che s'invera nelle immagini
più sorprendenti a seconda dei punti di vista, acquistando volti cubisti,
espressionisti, informali, raffinati o brutalisti, pop.
Pop? Certamente. L'assunzione della realtà esterna nell'opera d'arte è
evidentissima. nei setti vitrei si specchiano le costruzioni delle opposte sponde
stradali, e specialmente le antiche mura aureliane nelle diverse gradazioni del
loro bruno-rossastro. A un'architettura che è comunicazione dei contenuti
interni s'incastra un'altra architettura, riflesso delle trame urbane; all'atto
esplodente degli spazi centrifugati delle ville fa riscontro la vocazione ricettiva
della parte mediana, la cui esistenza poetica dipende interamente dall'esterno,
dai toni della luce assorbita e ritrasmessa dalle mura, dai giorni e dalle stagioni.
Dacché tanto si ciancia di teorie dell'ambientamento, va detto che questo
edificio, proprio rompendo decisamente con l'ambiente, ne scaturisce e vi si integra
in modo organico; colloquia con l'antico senza baratti, falsi prestiti e citazioni
sottili, in breve minando la concezione tridimensionale del Rinascimento e bruciando
ogni residuo scalicistico, tara delle coscienze artistiche da tre secoli ad oggi.
Testo inserito il
11/03/2001
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