Fonti della critica contemporanea
 
Fonti della Critica 
Fonti della critica contemporanea
Tratto da: Leggere, scrivere, parlare architettura di Bruno Zevi- Marsilio
di Bruno Zevi
Che l'operare artistico possa essere ricondotto alla teoria generale della comunicazione, sia pure come struttura specifica, articolante ed orientativa, è oggi convinzione di molti studiosi.
Il motivo che richiama l'attenzione sull'edificio realizzato e Roma, in angolo tra via Romagna e via Campania, non riguarda l'eccellenza estetica del risultato, ma il procedimento compositivo e l'attualità del linguaggio; è un pretesto per un discorso sul valore della comunicazione in architettura. Tutti sanno che una concezione architettonica è moderna nella misura in cui contesta l'impianto prospettico rinascimentale, e rifiuta i metodi espressivi classici in quanto sostanzialmente svincolati, quali che ne siano timbro e matrice, dai contenuti reali. Ciò è noto ed accertato, almeno dai tempi di Galileo; ma quanti professionisti, anche della cosiddetta avanguardia, ne tengono conto nel loro quotidiano lavoro? Di fronte al tema di un edificio plurifunzionale, il purista involucra le varie funzioni in uno stesso parallelepipedo; il neoplastico esegue una decomposizione in lastre dell'intero organismo; l'espressionista ricerca un'unita plastica, magari contorta e squillante, del masso. Per un verso o per l'altro tutti si preoccupano di "impacchettare" le funzioni, limitandosi a denunciarne qualche peculiarità attraverso un gioco epidermico di pieni e vuoti. Nel fabbricato di via Campania il processo è rovesciato: si squarcia la scatola, si vince l'assurda angoscia di una coerenza esteriore, legata ai pregiudizi tradizionali. La fascia dei negozi forma l'incasso del piano terreno; il blocco degli uffici è trattato come uno spazio indifferenziato e trasformabile entro un inviluppo vitreo; la zona residenziale è plasmata in una serie di ville librate, sottratte ad ogni stereometria elementare. Vogliamo definirla architettura di reportage? Nessuno potrà offendersi: un'informazione seria è preferibile alle parate classiche, non importa se di colonnati o curtain walls; meglio qualche nodo linguistico insoluto che la mendace "armonia" accademica di stampo antico e nuovo. Il problema della comunicazione architettonica è duplice. Da un lato va analizzata l'emittente, cioè l'intensità di comunicazione degli spazi interni; dall'altro, il ricevitore, cioè la sensibilità rispetto al contesto urbano. Sono due strumenti critici per verificare il distacco dal classicismo che, mentre cela ogni informazione, produce " oggetti" così autonomi dalla maglia ambientale che potrebbero essere spostati da un luogo all'altro senza alterarli. Non occorre indugiare sul messaggio di questo edificio come emittente, tanto ne è palese il significato. Per coglierne il valore di ricevitore, basta immaginarlo trasferito altrove, anche di pochi metri: non avrebbe più senso, perché è pensato per quel sito, appartiene a quel nodo della città. Il prisma vitreo degli uffici, distorto per catturare l'angolo, rispetta la cortina delle strade, mentre la parte superiore non ha forma poiché s'innesta nel panorama dei tetti e del cielo. Da qui la quadridimensionalità dell'opera, che s'invera nelle immagini più sorprendenti a seconda dei punti di vista, acquistando volti cubisti, espressionisti, informali, raffinati o brutalisti, pop.
Pop? Certamente. L'assunzione della realtà esterna nell'opera d'arte è evidentissima. nei setti vitrei si specchiano le costruzioni delle opposte sponde stradali, e specialmente le antiche mura aureliane nelle diverse gradazioni del loro bruno-rossastro. A un'architettura che è comunicazione dei contenuti interni s'incastra un'altra architettura, riflesso delle trame urbane; all'atto esplodente degli spazi centrifugati delle ville fa riscontro la vocazione ricettiva della parte mediana, la cui esistenza poetica dipende interamente dall'esterno, dai toni della luce assorbita e ritrasmessa dalle mura, dai giorni e dalle stagioni. Dacché tanto si ciancia di teorie dell'ambientamento, va detto che questo edificio, proprio rompendo decisamente con l'ambiente, ne scaturisce e vi si integra in modo organico; colloquia con l'antico senza baratti, falsi prestiti e citazioni sottili, in breve minando la concezione tridimensionale del Rinascimento e bruciando ogni residuo scalicistico, tara delle coscienze artistiche da tre secoli ad oggi.


Testo inserito il 11/03/2001

 

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