Procedimenti induttivi e scientificità inventiva
 
Fonti della Critica 
Procedimenti induttivi e scientificità inventiva
Tratto da: Leggere, scrivere, parlare architettura di Bruno Zevi- Marsilio
di Bruno Zevi
Che il marxismo nei suoi vari travestimenti - dogmatico in un primo tempo, poi "casereccio" - abbia costituito un fattore culturalmente distraente e negativo durante un prezioso trentennio, sembra ormai accertato; lo riconoscono anche coloro che, per autodifesa o falsa coerenza,sono costretti a negarlo. E' stato dannoso, in pari grado, ai marxisti e ai non-marxisti, perché ha impedito l'acquisizione di alcuni parametri fondamentali del pensiero contemporaneo. Il caso di Karl Popper è sintomatico. Da cinquant'anni, qualsiasi studente dei paesi anglosassoni ne conosce le opere; in Italia, invece, suscita tuttora stupore e traumi. Poiché può determinare una svolta decisiva nei metodi di progettazione architettonica, cerchiamo di transarne la sostanza in questa chiave, avvalendoci di un ottimo saggio riassuntivo di Marcello Pera.Il marxismo parte da una teoria, poi cerca e naturalmente trova facili conferme nella realtà. Popper, all'inverso, sostiene l'atteggiamento scientifico di Einstein, il quale rifiuta di vaccinarsi di fronte ai fatti che possono smentirlo, ed esige controlli. Ebbene, "empirica o scuientifica" è soltanto quella teoria che può essere falsificata dall'esperienza, che cioè può indicare quali fatti - se accadessero - la confuterebbero... Una genuina teoria scientifica è una proibizione: dicendo come sono o andranno le cose, essa proibisce che siano o accadano diversamente... Il contenuto empirico delle teorie è proporzionale al loro grado di proibizione: più stati di cose esse proibiscono, più esse dicono. Una teoria che non proibisce nulla, non dice nulla. Il caso limite è quello delle tautologie che non hanno contenuto perché del tutto prive di possibili smentite empiriche". Basterebbe questa osservazione per dimostrare quanto sia futile il cosiddetto "Post-Modern": propugnando la "disinibizione" rispetto ai problemi linguistici, ammette tutto ed evita ogni verifica fattuale. Anche in architettura, chi vuol costruire una teoria scientifica deve sottoporsi a due condizioni:abbattere ogni difesa protettiva, e formulare tesi che i fatti possano falsificare. "Ma come si costruisce una teoria scientifica? A questa domanda una lunga e autorevole tradizione aveva risposto: con il procedimento induttivo, raccogliendo fatti e derivandone la teoria. Tra il 1921 e il 1928, Popper si convince che questa risposta è irrimediabilmente sbagliata e comincia ad opporre ad essa quella concezione antinduttivistica che è il tratto più tipico della sua "epistemologia". Dacché i dati dell'esperienza non sono mai percezioni pure, ma sempre interpretazioni alla luce di teorie e di aspettazioni, conscie o inconscie,preesistenti e in parte innate... il problema dell'induzione si dissolve perché il procedimento di passare da una raccolta di fatti ad una teoria non esiste, è semplicemente un mito. Quali fatti mai si possono raccogliere se prima non possediamo una teoria che ci guidi, un interesse che ci orienti, un problema che ci stimoli? Le osservazioni sono sempre selettive, parlano sempre pro o contro una teoria. Allora il metodo della ricerca non è: dai fatti alle teorie; ma è quello inverso: dalle teorie o ipotesi ai fatti che possano controllare o smentire. Perciò: progetture e confutazioni, tentativi, anche azzardati e rischiosi, di indovinare, e controlli severi". Nel campo architettonico, il classico rappresenta il dogma antiscientifico. Postula leggi sovrastoriche e non si preoccupa di verificarle. se viene smentito dai fatti, dai mille capolavori che ne confutano le leggi della simmetria, della consonanza, dalla prospettiva, non si allarma; come per il marxismo, "i fatto hanno torto" se non s'adeguano alle teorie. Al contrario, il linguaggio moderno, anticlassico, non si basa su fatti consolidati, ma sulle eccezioni, non sui dati che suggeriscono regole, ma sui fenomeni che le confutano. Quando si afferma che il codice anticlassico è un codice di anti-regole, molti linguisti storcano la bocca, poiché ragionano col metodo induttivo; viceversa è rigorosamente scientifico, perché le sue ipotesi sono aperte ai controlli dell'esperienza. Santa Sofia a Costantinopoli, la cupola di Santa Maria del Fiore, Sant'Ivo alla Sapienza e la casa sulla Cascata non possono derivare da una raccolta di fatti o di esperienze. Partono da una libera invenzione, unico terreno veramente scientifico, e la verificano. "Così l'empirismo è rovesciato. Alla teoria empirista della mente come secchio vuoto da riempire con contenuti di esperienza, Popper sostituisce la teoria della mente come faro che proietta la propria luce (ipotesi, teorie, aspettazioni) nel tentativo di cogliere sempre più intimamente la realtà". Di conseguenza, va sottolineato che "la questione delle fonti è una questione mal posta perché porta ad un regresso all'infinito e perché confonde l'origine di un'idea con la sua validità. La questione vera di fronte a un'idea o a una teoria non è: quale fonte ha; ma: quali controlli supera". I nostri storicisti neoclassici, neobarocchi, neoislamici, neo-post-moderni dovrebbero arrossire dalla vergogna; anzi, peggio. "Come il fanatismo cattolico ieri, lo storicismo moderno è una fede che ha sulla coscienza milioni di morti. Il perché è presto detto. lo storicismo è il punto di vista secondo cui esiste una legge di evoluzione della società e della storia, una legge che gli uomini non fanno ma subiscono e a cui, collaborano. Ma se c'è una legge che governa la storia "malgrado gli individui", come diceva Croce, o che regola il movimento della società, come diceva Marx, o ancora che presiede allo svolgimento dello Spirito, come affermava Hegel, allora la conoscenza di questa legge - la conoscenza del futuro della storia - non dà scampo: poiché il futuro è necessario, chi vi si oppone semplicemente si pone fuori dalla storia e pertanto può e deve essere abbattuto come un ostacolo da chi invece l'asseconda, facendosi portatore del progresso e levatrice dell'inevitabile. E' così che , sentendosi chiamata dalla voce del destino, la razza eletta o la classe eletta va in battaglia al grido "Dio è con noi" o a quello equipollente " la Storia è con noi"". Infatti, "lo storicismo e le teorie che ad esso si richiamano sono una mistificazione; esse non prendono la via corretta delle scienze sociali, ma quella della teologia della storia". E' perciò che queste teorie non fanno predizioni controllabili, ma sono soltanto "profezie infalsificabili", dogmatiche e antiscientifiche come quella marxista, dottrina che surroga "Dio" o l'"Idea" con l'idolo della "spinta economica". Vale anche in politica. "La società aperta è quella che adotta l'atteggiamento scientifico"vertebrato "dal binomio congetture (quali che siano, da qualunque parte provengano) + confutazioni. Corrispondentemente, la formula della società aperta è: massima libertà + opposizione istituzzionalizzata. Si domanda spesso: ma chi deve comandare, chi deve avere il potere? E si risponde: il popolo, i lavoratori. La democrazia - si continua a dire da ogni parte - è partecipazione delle masse alle decisioni politiche. No. La domanda sul potere è mal posta (come quella sulle fonti della conoscenza)e la risposta, ancorché diffusa, è sbagliata e, quel che è peggio, pericolosa. Sbagliata, dice Popper, perché la questione non è chi deve comandare, ma quali istituti di controllo si devono avere affinché chi comanda, sia chi sia, commetta meno errori possibili (dal momento che tutti ne commettono). E pericolosa, perché essa è sempre di tipo autoritario, dacché porta ad individuare in un soggetto sociale (la borghesia, i lavoratori, o magari il re o il papa) una fonte "eletta" o "prescelta" di potere. Perciò la società aperta, la società democratica, non è partecipazione ma controllo... E la democrazia vive se l'iniziativa di chi governa è messa alla prova della critica di chi si oppone. Esattamente come nella scienza". Lo stesso, esattamente lo stesso, in architettura. Il classicismo è la forma della società chiusa, amata da vili e pavidi. "Indubbiamente l'armonia e la bellezza della sua immagine ideale, senza odio senza sfruttamento senza conflitti, lusingano come il canto della sirena. Essa si fonda sulla speranza di allontanare il diavolo dal mondo e sulla certezza di riacquistare il paradiso perduto. Ma l'una e l'altra sono senza fondamenti: "per chi ha mangiato all'albero della conoscenza", ha scritto Popper, "il paradiso è perduto"". Bene, quanti architetti, quanti docenti di architettura nelle nostre università hanno mangiato a quell'albero? Quanti respingono i procedimenti induttivi, col loro inutile e defaticante accumulo di dati, abbracciando il metodo einsteniano della "libera invenzione"e del controllo?Quanti promuovono l'apprendistato mediante ipotesi e congetture rischiose, e quanti invece, temendole, si barricano dietro cumuli di "esperienze"e "fonti"di teorie dogmatiche? Urge per l'architettura un 29 maggio 1919, una "spedizione di Eddington". Senza di essa, continueremo a vegetare nel letargo induzionista, cioè nel meccanismo tautologico che soffoca la cultura e la scuola.


Testo inserito il 03/11/2001

 

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