Carta del Machu Picchu 1978
 
Fonti della Critica 
Carta del Machu Picchu 1978
Congresso dell'Unione Internazionale degli Architetti - Messico 1978
di sl
Carta di Machu Picchu (1978)    
  9. La tecnologia
La Carta di Atene si riferisce solo tangenzialmemente a! processo tecnologico, allo scopo di discutere l'impatto dell'attività industriali sulla città. Negli ultimi 45 anni, il mondo ha sperimentato un avanza mento tecnologico senza precedenti, che ha inciso sugli orientamenti e sulla pratica dell'architettura e dell'urbanistica. La tecnologia si è sviluppata in parecchie regioni del mondo, e la sua diffusione efficiente applicazione sono un problema fondamentale della nostra epoca.
Oggi lo sviluppo scientifico e tecnologico e le comunicazioni tra popoli consentono il miglioramento delle condizioni locali ed offrono maggiori possibilità di risolvere i problemi urbani e edilizi. Il cattivo uso di queste possibilità porta spesso ad adottare materiali, tecniche e forme dettati dalla moda o da un'intellettualistica inclinazione alla complessità. In questo senso, l'impatto dello sviluppo tecnico e meccanico ha fatto sì che assai spesso l'architettura sia divenuta un processo per realizzare ambienti condizionati artificialmente, concepiti in funzione di un clima e di un'illuminazione innaturali. Ciò può costituire una soluzione per certi problemi, ma l'architettura deve essere il processo di creare un ambiente pianificato in armonia con gli elementi della natura.

1. Città e regione
La Carta di Atene sancì l'unità essenziale delle città e delle loro regioni. Ma l'incapacità generale di affrontare la realtà e le esigenze della crescita urbana e delle trasformazioni socioeconomiche induce a riaffermare questo principio in termini più specifici e pressanti.
Oggi, in tutto il mondo, il fenomeno dell'urbanizzazione ha portato ad un punto critico la necessità di un uso più efficace delle risorse naturali ed umane. La pianificazione, quale strumento sintetico per analizzare i bisogni, i problemi, le possibilità e per guidare la crescita, lo sviluppo e i mutamenti urbani nei limiti delle risorse disponibili, è un obbligo fondamentale dei governi impegnati nel tema degli insediamenti umani.
Nel contesto dell'urbanizzazione contemporanea, i piani devono esprimere l'unità dinamica delle città e delle circostanti regioni, non meno che le relazioni funzionali essenziali tra quartieri, comprensori ed altre aree urbane. Le tecniche e la metodologia della pianificazione devono essere applicate a tutte le scale degli insediamenti umani - quartieri, città, aree metropolitane, regioni, nazioni - per orientare le localizzazioni, i tempi e le caratteristiche dello sviluppo.
L'obiettivo del pianificare, in generale, cioè della programmazione economica, urbana e architettonica, è in sostanza l'interpretazione delle esigenze umane e l'approntamento di strutture e servizi urbani congeniali ad una situazione sociale in sviluppo. Questa pianificazione richiede un continuo, sistematico processo di interazione tra progettisti, utenti, amministratori e politici.
La mancanza di connessione tra programmi economici nazionali e regionali e piani urbanistici ha implicato uno spreco che ha ridotto l'efficacia di entrambi. Troppo spesso le aree urbane riflettono gli effetti secondari di decisioni economiche basate su strategie vaste ed astratte, a lungo termine. Queste decisioni, a livello nazionale, hanno trascurato le necessità prioritarie delle aree urbane e l'interdipendenza operativa fra strategia economica generale e pianificazione del territorio. Perciò la maggior parte della popolazione non ha goduto i benefici potenziali della pianificazione urbanistica e architettonica.

2. La crescita urbana
Dal tempo della Carta di Atene, la popolazione mondiale si è raddoppiata, determinando una triplice crisi: ecologica, energetica ed alimentare. Poiché il ritmo della crescita demografica nelle città è assai più rapido dell'aumento generale delta popolazione, a questa crisi va aggiunto il decadimento urbano, sottolineato dalla penuria di case, dalla deficienza dei servizi pubblici e dei trasporti, dal deteriorarsi della qualità della vita. Le soluzioni urbanistiche proposte dalla Carta di Atene non potevano prevedere un fenomeno di tale portata, prodotto dall'esodo rurale che e oggi alla base dei problemi urbani.
Si possono distinguere due specifiche caratteristiche del caotico accrescimento delle città: la prima corrisponde alle regioni industrializzate, dove gli abitanti economicamente più agiati emigrano verso i sobborghi, resi agibili dalla diffusione dell'automobile, abbandonando le aree centrali a nuovi immigranti che non hanno le capacità economiche e culturali per garantirne il mantenimento e i servizi; la seconda riguarda le regioni in via di sviluppo, le cui enormi città sono invase da una massiccia immigrazione rurale che s'insedia in zone marginali prive d'ogni genere di servizi e di infrastrutture. Questi fenomeni non possono essere risolti e neppure controllati con gli usuali strumenti e con le normali tecniche della pianificazione urbana. Dette tecniche tentano di incorporare le aree marginali nell'organismo della città e, in molti casi, le misure adottate per regolamentare la marginalità (introduzione di servizi pubblici, strade, case popolari, ecc.) paradossalmente contribuiscono ad aggravare il problema, incentivando i movimenti immigratori. Le variazioni quantitative producono così fondamentali alterazioni qualitative.

3. Le funzioni integrate
La Carta di Atene suggerisce che la chiave dell'assetto urbano attiene a quattro funzioni basiche: abitare, lavorare, ricrearsi e circolare i piani regolatori devono definire la struttura e la localizzazione di queste funzioni. Questo ha portato ad una settorializzazione funzionale delle città, dove il processo analitico è stato scambiato con l'approccio sintetico atto a creare un ordinamento urbano. Di conseguenza, le relazioni interpersonali nella vita delle città sono state ostacolate al punto che ogni opera architettonica è divenuta un oggetto isolato e le interrelazioni spaziali sono determinate principalmente dalla mobilità umana.
L'esperienza degli ultimi anni ha evidenziato che lo sviluppo urbano non deve incoraggiare la divisione delle città in distinti settori funzionali, ma invece deve mirare ad un'integrazione polifunzionale e contestuale.

4. L'abitazione
A differenza della Carta di Atene, noi giudichiamo che la comunicazione umana sia il fattore predominante nell'esistenza stessa della città. Pertanto, la pianificazione urbana e i programmi di edilizia residenziale devono tener conto di questo fatto. Consideriamo inoltre che la qualità della vita e la sua integrazione con l'ambiente naturale sia un fondamentale traguardo nella formulazione di spazi abitabili.
Le case popolari non vanno intese come meri prodotti di consumo, sebbene come potenti strumenti di sviluppo sociale. La progettazione delle abitazioni deve avere la flessibilità necessaria per adattarsi alla dinamica sociale, facilitando la partecipazione creativa degli utenti; perciò dovrebbero essere progettati e prodotti in massa elementi edilizi assemblabili da parte dei fruitori, secondo il loro livello economico.
Lo stesso spirito di integrazione che rende il problema comunicativo fra gli abitanti della città un elemento basico della vita urbana dovrebbe presiedere alla localizzazione e alla struttura delle aree residenziali dei diversi gruppi comunitari, evitando separazioni inaccettabili alla dignità umana.

5. I trasporti
Le città devono programmare e gestire un sistema di trasporti pubblici di massa, considerandolo un aspetto basilare della pianificazione urbana. Il costo sociale dei sistemi di circolazione va correttamente valutato nello studio dell'ampliamento delle città.
La Carta di Atene fu esplicita nel definire la circolazione una fondamentale funzione urbana, ma implicò la sua dipendenza dall'automobile come mezzo di trasporto individuale.
Dopo 45 anni, appare chiaro, che la soluzione ottimale non consiste nel differenziare, moltiplicare e articolare le connessioni stradali. È ormai evidente, e va sottolineato, che la soluzione dei trasporti deve essere ricercata subordinando i mezzi individuali a quelli pubblici di massa.
Gli urbanisti devono capire che la città è una struttura in sviluppo la cui forma non può essere definita perché occorre prevederne la flessibilità e l'estensione. I trasporti e le comunicazioni producono una serie di griglie interconnesse che servono come un sistema articolato fra spazi interni ed esterni, e vanno progettate in maniera tale da ammettere una sperimentazione infinita nei mutamenti di forma ed estensione.

6. La disponibilità del suolo urbano
La Carta di Atene affermò la necessità di una legislazione che consentisse di utilizzare il suolo per fini sociali, subordinando gli interessi privati a quelli collettivi. Malgrado i vari sforzi compiuti dal 1933 in poi, le difficoltà incontrate nell'esproprio delle aree fabbricabili continuano a frapporre un ostacolo rilavante alla pianificazione urbana. Si auspica perciò l'adozione di misure legislative efficienti, capaci di produrre sostanziali miglioramenti a breve termine.

7. Risorse naturali e inquinamento ambientale
Una delle più serie minacce contro la natura è determinata oggi dall'inquinamento ambientale che si è aggravato fino a raggiungere proporzioni senza precedenti, potenzialmente catastrofiche, quale diretta conseguenza di una urbanizzazione non pianificata e di un eccessivo sfruttamento delle risorse.
In tutto il mondo, nelle aree urbanizzate la popolazione è sempre più soggetta a condizioni ambientali incompatibili con standards sanitari decenti e col benessere umano.
Tra le caratteristiche inaccettabili delle odierne aree urbane si annoverano eccessive quantità di sostanze tossiche nell'atmosfera, nell'acqua e negli alimenti nonché dannosi livelli di rumore. La politica di piano che sovrintende allo sviluppo urbano deve includere immediate misure per evitare che si accentui questa degradazione ambientale e per incentivare il restauro di un ambiente consono alle norme dell'igiene e del benessere umano. Queste misure possono e devono riflettersi nella programmazione economica e urbanistica, nella progettazione architettonica, nel criteri e nelle normative tecniche, in genere nella politica di sviluppo.

8. Tutela e preservazione dei valori culturali e del patrimonio storico-monumentale
L'identità e il carattere di una città sono formati, ovviamente, non solo dalla struttura fisica ma anche dalle connotazioni sociologiche. Per questo è necessario salvaguardare e conservare le pietre miliari della nostra eredità storica e i suoi valori culturali, onde riaffermate le peculiarità comunitarie e nazionali e/o quelle che assumono un autentico significato per la cultura in generale. Analogamente, è indispensabile che l'azione preservatrice, di restauro e riciclaggio di ambienti storici e monumenti architettonici, sia integrata nel processo vitale dello sviluppo urbano, anche perché questo costituisce l'unico modo di finanziare e gestire tale opera Nel processo di riciclaggio di queste zone va presa in considerazione la possibilità di innestarvi edifici moderni di alta qualità.

Dovrebbe essere chiaramente inteso che la tecnologia è un mezzo e non un fine. Va applicata per realizzare le sue potenzialità in seguito a un serio lavoro di ricerca sperimentale, compito che i governi dovrebbero prendere in considerazione.
La difficoltà di usare processi altamente meccanizzati o materiali industrializzati deve implicare non una mancanza di rigore tecnico o di giusta risposta architettonica al problema da risolvere, ma una disciplina più approfondita nel pianificare le soluzioni realizzabili con i mezzi disponibili.
La tecnologia costruttiva deve studiare la possibilità di riciclare i materiali al fine di trasformare gli elementi edilizi in risorse utili al rinnovo urbano.

10. L'attuazione di piani
Le autorità pubbliche e la professione devono riconoscere che gli obiettivi del processo di pianificazione non si esauriscono redigendo piani regolatori urbani e regionali. È responsabilità dei governi e della professione perseguire l'attuazione dei piani e delle politiche su cui sono basati. Dato il costante processo di mutamento che incide sulla città e sulle aree urbane, le pubbliche autorità hanno anche I obbligo di aggiornare e revisionare i piani di tempo in tempo, secondo le circostanze.
Va anche compreso che ogni area urbana o regionale, nel processo di attuazione dei piani e delle politiche di sviluppo, deve raggiungere un proprio equilibrio rispetto all'ambiente, ai limiti delle risorse e alla forma fisica.

11. Progettazione urbana e architettura
La Carta di Atene non si occupò di design architettonico. Non era necessario, perché coloro che la firmarono concordavano nel definire l'architettura “le jeu savant des volumes purs sous la lumiere”. La Ville Radieuse era composta di tali volumi; applicava un linguaggio architettonico di matrice cubista perfettamente coerente con la concezione e la metodologia di un pianificare volto alla scomposizione della città nelle sue parti funzionali.
Durante le recenti decadi, l'architettura moderna è cresciuta. Il suo problema principale non è più il gioco visuale dei volumi, ma la creazione degli spazi sociali in cui vivere. L'accento ora non è sul contenente, ma sui contenuti; non sulla scatola edilizia isolata, per quanto bella e sofisticata essa sia, ma sulla continuità del tessuto urbano. Nel 1933, lo sforzo era diretto a disintegrare l'oggetto architettonico, e la città, nelle sue componenti. Nel 1977, mira a reintegrare queste componenti che! fuori della loro relazione, hanno perduto vitalità e significato.
La reintegrazione, in architettura come in urbanistica, non è l'integrazione a priori tipica del classicismo. Va detto con franchezza che i vari tentativi di risuscitare revivals Beaux-Art sono antistorici ad un grado grottesco, tanto da non meritare neppure di essere discussi. Ma sono sintomi di un consumo linguistico di cui dobbiamo tener conto, non per retrocedere ad una sorta di eclettismo ottocentesco, bensì per attingere uno stadio più maturo del movimento moderno. Per essere precisi, le conquiste degli anni trenta, quando la Carta di Atene fu promulgata, sono ancora pienamente valide. Esse concernono: a) l'analisi delle funzioni e dei contenuti edilizi, b) il principio de a dissonanza, c) la visione antiprospettica spazio-temporale, d) la disgregazione della tradizionale scatola edilizia, e) la riunificazione dell'ingegneria strutturale con l'architettura. A queste “costanti” o “invarianti” linguistiche ne vanno aggiunte altre due: D la temporalizzazione dello spazio, e g) la reintegrazione edificio-città-territorio. Lo spazio temporalizato è il massimo contributo di Frank Lloyd Wright: corrisponde alla visione dinamica spazio-temporale del cubismo applicandola non solo ai volumi, ma anche agli spazi umani, non solo u valori visuali ma anche a quelli sociali. Quanto alla reintegrazione edificio-città-territorio, è la naturale conseguenza della reintegrazione tra città e campagna.
È giunto il momento di rivolgere un appello agli architetti affinché divengano pienamente coscienti dello sviluppo storico del movimento moderno, e cessino di moltiplicare panorami urbani obsoleti, composti da prismi monumentali, verticali od orizzontali, opachi, riflettenti o trasparenti. La nuova urbanistica esige una continuità edilizia, e questa implica che ogni elemento del continuum richieda un dialogo con gli altri elementi per completare la propria immagine.
Il principio del “non-finito” non è nuovo. Fu indagato dai manieristi e, in forma esplosiva, da Michelangiolo. Ma adesso è un principio non meramente visuale, sebbene soprattutto sociale. L'esperienza dell'arte, nelle ultime decadi, ha dimostrato che l'artista non produce più oggetti finiti: si ferma a metà strada, o a tre quarti, del processo creativo in modo che lo spettatore non sia più in stato di passiva contemplazione dell'opera d'arte, ma divenga un fattore attivo del suo messaggio polivalente. Nel campo edilizio, la partecipazione dei fruitori è anche più importante e concreta. Significa che la popolazione deve partecipare attivamente e creativamente ad ogni fase del procedimento progettuale al fine di integrare il lavoro dell'architetto. L'approccio non-finito non diminuisce il prestigio dell'urbanista o dell'architetto. Le teorie della relatività e dell'indeterminazione non hanno ridotto il prestigio degli scienziati.
Al contrario, l'hanno accresciuto, perché uno scienziato non dogmatico è rispettato assai più del vecchio “deus-ex-machina”. Se la gente è coinvolta nel processo architettonico, il rilievo sociale dell'architetto ne risulterà elevato E l'alimento per l'inventività architettonica sarà più grande e ricco Infatti, se gli architetti si liberano dal precetto accademico della pulitezza, la loro immaginazione potrà essere stimolata dall'immenso patrimonio dell'architettura popolare (Kitsch incluso), di quella “architettura senza architetti” recentemente tanto studiata.
Anche qui, tuttavia, dobbiamo fare attenzione. Riconoscere che i vernacoli e i gerghi edilizi possono contribuire alla fantasia architettonica non significa imitarli. Una simile operazione tanto di moda oggi, è folle quanto copiare il Partenone. Il problema e affatto diverso da quello dell'imitazione. E un fatto accertato che l'approccio più colto alla progettazione architettonica, proprio perché è libero da ogni convenzione—dagli ordini di Vitruvio e da quelli BeauxArts come dai “cinque principi” corbusieriani del 1921—incontra spontaneamente e si fonde con gli idiomi popolari. La partecipazione degli utenti renderà questo incontro tra linguaggio di alta cultura e linguaggio popolare più organico e autentico.
Talvolta, per la loro monumentalità, le costruzioni sulle alture dell'antico Perù sono state paragonate alle piramidi egiziane. Fisicamente, per la grandiosità di ambedue le concezioni, il confronto è calzante. Ma queste furono edificate come monumento alla morte che esaltava la gloria del faraone, mentre quelle furono elevate per le comunità, come monumento alla vita. Vita sulle vette e morte in pianura esprimono, volumetricamente e spiritualmente, la rotta diversa di due grandi civiltà che edificarono per l'eternità.

La Carta del Machu Picchu è stata firmata dai seguenti architetti:
Santiago Agurto Calvo, Commissione organizzativa della riunione, Perú; Fernando Belaunde Terry, Commissione organizzativa della riunione, Perú; Felix Candela, University of Illinois, Chicago; Francisco Carbajal de la Cruz, Politecnico Nazionale, Mexico, D.F.; George Collins, Columbia University, New York; Leanard J. Currie, University of lllinois, Chicago; Jorge Glusberg, Scuola di Studi Superiori, Buenos Aires; Mark Jaroszewicz, University of Florida, Gainesville; Oscar L. de Guevara, Universidad del Cuzco; Alejandro Leal Garcia, Universidad Nacional Autonoma, Mexico, D.F.; Reginald Malcolmson, University of Michigan, Ann Arbor; Dorn Mc. Grath, The George Washington University, Washington, D.C.; Luis Miro Queseda Garland, Commissione organizzativa della riunione, Perú; Carlos Morales Machiavello, Commissione organizzativa della riunione, Perú; Guillermo Payet Garreta, Commissione organizzativa della riunione, Perú; Paulo Pimentel Morales, Ministero dello Sviluppo Urbano, Caracas; Felipe Prestamo, University of Miami, Coral Gables, Florida; Heotor Velarde, Commissione organizzativa della riunione, Perú; Fruto Vivas, Universidad Central de Venezuela, Caracas; Bruno Zevi, Università di Roma; e da Mannel Ungaro Zevallos, Oscar Alvarez, Elizabeth Carrarco della Commissione organizzativa della riunione. Perú.

Il documento è stato inviato per la firma ai seguenti architetti che hanno aderito alla riunione:
Charles Eames, José Luis Sert, Buckminster Fuller, Gordon Bunshaft. John Mc. Ginty, Jerzy Zoltan, Paul Rudolph, Bruce Graham, James Swann (U.S.A.); Pier Luigi Ricardo Legorreta, Pedro Ramirez Vasquez (Messico); Julian Ferris (Venezuela); Kenzo Tange, Kunio Mayekawa (Giappone); Oscar Niemeyer (Brasile); Brian Henderson (Inghilterra); Alejandro Moser (Svizzera); Enrico Tedeschi, Amancio Williams, Clorindo
Testa, Daniel Ramos Correas (Argentina).
I firmatari e gli aderenti alla Carta del Machu Picchu si sono costituiti in gruppo al fine di diffondere il documento, ampliare le adesioni, formulare uno statuto e un programma di lavoro che saranno discussi nella prossima riunione indetta a Città del Messico per l’ottobre 1978, in coincidenza con il Congresso dell'Unione Internazionale degli Architetti.




Testo inserito il 23/04/2009

 

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