Enzo Mari
Oggi è il 30/7/2014
Design
Enzo Mari
di Gianni Marcarino - 22/7/2002
Enzo Mari, in un intervista concessa a Federmobili (n. 5 del 2002) conferma la sua posizione critica verso il marketing e gran parte della produzione industriale attuale.
“ Per me il vero design è di chi produce non di chi compra”: Questo pensiero sintetizza un modo chiaro di vedere il design come percorso che parte da una filosofia di fondo del progettista, il quale incontra l’artigiano/industriale produttore disponibile a condividere una strada comune. Nascono così prodotti con un contenuto “ forte”; oggetti che a distanza d’anni mantengono un significato ed un valore non solo economico ma anche culturale e sociale.
E’ la sintesi di quello che è stato, con diverse sfumature, il design di gran parte del ‘900. Un design spesso rivoluzionario nelle premesse sociali, ovvero la produzione d’oggetti al servizio di una società nuova, con le persone, la massa finora esclusa dalla disponibilità dei beni, che possono finalmente utilizzare oggetti belli, utili, dotati di un estetica nuova, slegata dai vecchi stili a dalle consunte abitudini borghesi.
Le cose non sono andate proprio nella direzione della condivisione popolare verso il design. La società, pur crescendo il livello qualitativo dal “basso”, ha recepito il rinnovamento estetico e di costume proposto, proprio nelle fasce sociali privilegiate (come già con le Arts and Craft di Morris), dotate di maggiori strumenti culturali e, soprattutto, economici; la produzione in mano a piccole aziende non ha consentito economie di scala tali da imporre prezzi popolari (e questo non certamente a causa della distribuzione). Queste condizioni generali hanno portato, come in architettura, il mondo del design verso lo “stile” design, come si trattasse di un qualunque movimento estetico del passato.
Diverse sono state le reazioni e le posizioni rispetto quest’irrigidimento; l’ingresso del marketing nel design ha significato uno stravolgimento di valori. Le cose viste dal punto di vista del mercato. Non più il designer filosofo e creativo con una propria visione da proporre, ma un interprete dei gusti e delle tendenze che arrivano dal mondo in genere; in fondo solo un buon interprete. L’industria diventa strumento tecnico disponibile a far passare non una propria personale identità, ma quello che il determinato momento richiede.
Mari vede in questa situazione, la voracità del mercato e del consumismo che bruciano prodotti ed insieme valori. Ha ragione. Si è giocato con carte truccate, sono stati invasi campi e competenze altrui con la scusa di una condizione meno elitaria e più democratica del mercato.Negli ultimi dieci anni le grandi compagnie di distribuzione commerciale, molte industrie hanno vissuto sulle invenzioni e sugli investimenti in ricerca di poche aziende, copiando i loro prodotti, riducendone la qualità complessiva e inondando il mercato col cosiddetto “ design democratico”. Il marketing ha preteso di dettare le forme partendo dalle esigenze più o meno latenti della gente. Come se esistesse un modello platonico ideale di desiderio o necessità da andare a scoprire chissà dove. In effetti, il problema è tutto racchiuso nella ricerca dei volumi di fatturato. Oggi stiamo raccogliendo quanto seminato e la grande omologazione dei prodotti presenti sul mercato ha mandato in crisi molte aziende, costrette a misurarsi con l’unica leva utilizzata in questi anni: il prezzo.
Il mercato ha fame d’idee di qualità e prodotti con contenuti d’onestà progettuale.
La posizione d’Enzo Mari è condivisibile ed attualissima. E’ bene che ognuno svolga il proprio lavoro nell’ordine che gli compete. Il marketing, come leva per promuovere idee, concetti, proposte, ha un ruolo importante a valle del progetto e della produzione, così come la distribuzione deve essere un tassello fondamentale per veicolare al pubblico, nel modo più corretto i prodotti.
Ritengo tuttavia che un esame di coscienza vada fatto a tutti i livelli, produzione e designer compresi. Anche loro e non solo commercio e consumo sono coinvolti in questi avvenimenti. E’ superata la posizione di superiorità morale attribuita a designer e produttore. Entrambi agiscono all’interno del mercato e sarebbe già un grande risultato indirizzare il pubblico verso una maggior consapevolezza. Esiste sicuramente una funzione formatrice e didattica che è assunta nel momento della proposta di un progetto, di un prodotto. Sarebbe utile, forse, immaginare le cose da un punto di vista orizzontale, pensando, con uno sforzo positivo, ad un pubblico più maturo e ricettivo del passato, il quale misura con strumenti propri la verità degli oggetti proposti. Compresi quelli bellissimi di Enzo Mari.
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