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Tradimento e tradizione hanno la stessa origine etimologica, vengono dallo stesso
ceppo, esprimono varianti di uno stesso segno. Tradere, verbo latino che sta per
"consegnare". Gesù fu tradito da Giuda, che lo consegnò
ai suoi giudici. Ma l'intera verità del nostro mondo giudaico-cristiano
ci è stata consegnata fra mille tradimenti, e riposa (si fa per dire) nel
corpo della tradizione. La morale della fedeltà, quella che prescrive non
già di cercare e capire ma di vivere in obbedienza e amore a quanto è
stato rivelato, a quanto si crede da generazioni, ha un senso nell'ortodossia
religiosa e si innalza su un fondamento biblico. Trasportata nella storia è
puro nonsense, rassegnazione intellettuale, animalità meno che canina,
diabolica perseveranza. Se scavate dentro la parola, se non vi accontentate della
morale della fedeltà, vi accorgerete che il peggiore tradimento, e forse
l'unico, è quello che si commette contro la propria libertà."(Giuliano
Ferrara, "Ai comunisti. Lettere da un traditore", Laterza, 1991).
Il verbo tradire (il latino tradere), porta con sé il significato di "consegnare"
un ordine precostituito, un sistema preesistente, "in nome di una nuova
"consegna", di un nuovo ordine, di un nuovo sistema. Esso sancisce dunque
il dramma del passaggio dal vecchio al nuovo e quindi in sostanza l'eterno dramma
del processo evolutivo. Il tradimento ha dunque sempre a che fare con l'abbandono
da parte di un sistema di precedenti regole o configurazioni a favore della novità".
(Ada Cortese)
La parola tradizione, anche in architettura, ha quindi il significato di trasportare,
di consegnare ai posteri un sistema, un ordine, un insieme di regole, di norme
consolidate, senza perdere di vista che è termine avente in sé il
senso di passaggio, di conversione dal vecchio al nuovo, di abbandono, di tradimento
di ciò che è stato a favore di ciò che sarà.
Come scrive ancora Ada Cortese, psicoanalista e sociologa, "quando la
nuova regola o configurazione si afferma, il tradimento si trasforma in tradizione
[……] Proprio questo è il significato etimologico della tradizione:
essa è la storia dei tradimenti passati".
Il processo evolutivo, necessario ed ineluttabile, si compie quindi all'interno
della dinamica tradizione-tradimento, attraverso l'abbandono dell'ultima "consegna"
ereditata dalla storia, che verrà tradita in nome della prossima, senza
tradizione non c'è cambiamento, senza tradimento non c'è modernità.
Queste mie considerazioni prendono spunto anche dall'incipit del programma del
prossimo Convegno di Parma," LE FORME DELLA TRADIZIONE":
[...] Tradizione è sinonimo di continuità: la parola si usa quando
si vuole porre l'attenzione su una cosa od un concetto, che richiamano un valore
ancorato al passato, o al patrimonio di conoscenza collettiva, o semplicemente
alla prassi costruttiva consolidata. Tradizione, dal latino "tradere",
significa propriamente trasmettere: è il peso delle cose del passato tradotte
nel presente.
La definizione è riduttiva, superficiale, incompleta, equivoca e fuorviante,
prende vita da quel concetto deteriore di tradizione che Walter Benjamin definisce
conformista ("in ogni epoca bisogna combattere per impedire che la tradizione
venga sopraffatta dal conformismo che cerca di soffocarla"), non esiste,
come recita più avanti lo stesso documento, "una logica tradizionale
di continuità e di cauta perturbazione", se non nell'ambito non
già della "tradizione", ma della "traduzione" (il latino
"trans-ducere", trasportare, "trans loca et tempora ducere"),
che in campo culturale rischia sempre di essere un'operazione di inutile dietrologia
e di sterile "rassegnazione intellettuale".
Il '900 è stato un secolo di cultura "contro", ma la sua forza
produttiva di nuovi linguaggi e di straordinarie innovazioni risiede, per quanto
contradditorio possa sembrare, nella tradizione, negata, vilipesa, rifiutata, tradita e
proprio per questo sempre presente, seppure in dialettica marcatamente oppositiva:
questa è l'importante funzione della "tradizione" e di tutto
il tesoro di conoscenza che vi sta nascosto, non già la sua possibilità
di "essere espressione di opposizione" a più o meno temibili
trasformazioni della modernità e consolatorio paravento alla mancanza di
creatività e al timore del nuovo. |