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AntiTHeSi
si complimenta con Giovanni Bartolozzi per il libro su Leonardo Ricci (edizioni
Testo&Immagine; sezione "Gli Architetti", diretta da Antonino Saggio).
Riportare all'attenzione un architetto della statura di Ricci è assolutamente
meritorio, poichè significa dare nuova linfa ad uno dei protagonisti assoluti
della storia dell'architettura italiana del XX secolo. Protagonista tanto grande
da essere spesso trascurato...e che i giovani architetti dovrebbero invece conoscere
per capire quanti e quali potenzialità se ne possono trarre e sviluppare.
Bravo Giovanni!
INCROCI
Prefazione a Leonardo Ricci
Di Antonino Saggio
Allievo di Giovanni Michelucci, Ricci della vita ha tenacemente inseguito le forme, il rinnovamento, le modificazioni. E ne ha spesso catturato l’essenza per un architetto.
Era nato nel 1918 e, laureato a soli ventitrè anni, ha iniziato una intensa attività di docente e di progettista. All’inizio della carriera si è cimentato con realizzazioni di spiccato carattere strutturale: molti ponti, ma anche il Mercato dei fiori a Pescia. Sempre nel clima post-bellico ha costruito il villaggio Monterinaldi vicino Firenze con un impianto flessuoso e ricco di eventi. Qui ha realizzato, sino al 1968, ventidue ville che ne hanno rivelato il fortissimo talento. Le case, ciascuna diversa e adattata al sito, alla vista, alla vita degli abitanti, si incassano come scrigni vetrati in delle mura in pietra che appaiono sagomate come fortificazioni. Una successione di forme a metà naturali a metà artificiali segnano il paesaggio solcato dai forti sbalzi delle terrazze e dei balconi. Ricci ha anche realizzato chiese e comunità religiose in particolare quella di Monte degli ulivi a Riesi, in provincia di Caltanissetta. In queste occasioni, l’interesse per le strutture a guscio e per gli aggetti delle forme si mescolano a un rapporto quasi sacrale con il terreno. Negli anni Sessanta — sull’onda di un generale interesse verso le nuove forme della metropoli — ha studiato e pianificato macrostrutture e in questo campo ha rappresentato una delle punte più avanzate del dibattito internazionale. Dopo aver dato le dimissioni dall'Università di Firenze di cui era stato preside, ha un periodo di stasi che però si interrompe con la costruzione del Palazzo di Giustizia di Savona nella seconda parte degli anni Ottanta. Muore nel 1994.
Ricci rifuggiva dalle etichette e non amava essere catalogato, come lo era stato, “tra i pazzi, i mistici, gli utopisti”. La sua opera a lungo è stata quasi rimossa. Troppo catturata dal fascino della semplificazione accademica di ascendenza Metafisica, la cultura italiana prevalente ha allontanato quanti pensavano in maniera singolare. Ma la lezione di Ricci è, in fondo, perseguibile: non aderire mai passivamente alle richieste nè ai modelli precostituiti, cercare sempre di indagare se c’è la possibilità di introdurre frammenti di spazio nuovo. E poi, “immaginare nello spazio il movimento di coloro che lo abiteranno”.
Questo breve profilo del protagonista di questa monografia lo lascia fermo nello spazio e nel giudizio, ma il libro Leonardo Ricci, lo spazio inseguito fa un altro percorso. Fa un percorso appassionato nelle idee di Ricci nel loro stesso compiersi: il periodo parigino in cui si dedica alla pittura, il ritorno a Firenze e l'invenzione del Villaggio di Monterinaldi dove autocostruisce la propria abitazione e attira amici e intellettuali in un sogno realizzato di micro comunità. E poi l'esperienza nella sperduta Sicilia dove con l'amico Tullio Vinay costruisce il complesso Valdese di Riesi e poi ancora le ville geniali e le memorabili mostre.
Giovanni Bartolozzi, lo studente fiorentino senza email che voleva – e poi ha fatto – un convegno su Bruno Zevi, compie un lavoro che solo un giovane può fare:
si cala in full immersion in Leonardo Ricci e letteralmente ci vive insieme due anni e più. Vede l'architetto con uno sguardo pieno di speranza e di forza, ne interpreta l'opera sempre in positivo e mette in luce gli aspetti più forti, dinamici e propulsivi di Ricci.
Fa questo non solo con passione, ma anche con un lavoro attento e paziente. Un giorno mi porta la foto di un'opera, una "Villa a Roma". Non se ne sapeva nulla, né committente, nè localizzazione: neanche i maggiori esperti ne avevano sentore. Ricordo i sei mesi di ricerca e poi finalmente l'inebriante scoperta, ma insieme alla Villa Giannini, questo libro pubblica per la prima volta anche la Chiesa Valdese di Pachino, i progetti per la casa teorica e quelli del Cimitero di Montecatini.
Sono opere inedite, ma soprattutto travolgente è l'immagine di Ricci che Giovanni Bartolozzi ci trasmette: se con questo libro molti avranno voglia di capire e conoscere di più lo straordinario architetto italiano Leonardo Ricci, altri sentiranno nei prossimi anni ancora la voce di questo nostro giovane autore.
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