| Costruire con i suoni di Ricciarda Belgiojoso – Edizioni
FrancoAngeli, 2009
Per architettura uditiva si intende quella concezione allargata di architettura
secondo la quale le onde sonore - esattamente come la luce, sebbene in una modalità
sensoriale differente - ci permetterebbero di visualizzare la geometria e la
forma degli oggetti. Ogni elemento architettonico è udibile, oltre che
osservabile, perché la nostra mente è altamente specializzata
nel comprendere e interpretare quei segnali che costituiscono la reazione del
nostro sistema uditivo ai suoni. Esiste, perdipiù, una consapevolezza
uditiva dello spazio che è responsabile della capacità dell'orientamento,
del senso estetico, dello spazio e della comprensione di musica e voci, tutte
facoltà eminentemente umane. La percezione dello spazio dipende in larga
misura dal senso uditivo, dal fatto che i suoni vengono interpretati una volta
che siano stati recepiti dal nostro sistema uditivo. Questi parametri influenzano
il comportamento dell'uomo, che a sua volta (e con un contributo importante
da quando ha inventato le macchine), influenza l'ambiente sonoro complessivo
- il risultato totale di una serie di microeventi sonori a cui siamo quotidianamente
esposti.
Se è vero che autori come R. Murray Schafer e Bernard Delage si occupano
di simili argomenti dagli anni settanta, questi continuano a essere recepiti
ancor oggi all'interno di alcuni settori – quelli più all'avanguardia
– della comunità scientifica. Ne è ottimo esempio il testo
di Ricciarda Belgiojoso (architetto, musicista, musicologa), recentemente edito
da FrancoAngeli, “Costruire con i suoni”. Lo studio, che rappresenta
un'ottima introduzione all'argomento per i non addetti ai lavori e un vasto
contenitore di spunti per chi è già addentro alla questione, affianca
a due parti espressamente dedicate a ricostruire con puntiglio la complessa
genealogia artistica ed estetica che sta dietro a tematiche più attuali
- con una riduttiva formuletta potremmo dire: da Russolo alle Soundwalks - una
terza sezione più specificatamente indirizzata alla comunità degli
architetti. Qui vengono ripercorse tutte le tappe fondamentali che hanno portato,
negli ultimi quarant'anni, alla messa a punto di concetti ormai entrati nel
lessico dell'uomo della strada come paesaggio sonoro, ambiente sonoro, escursioni
urbane.
Jean François Augoyard e gli autori afferenti al “Centre de Recherche
sur l'Environnement Sonore” (Cresson), ad esempio, si sono occupati della
relazione che esiste tra pratiche abitative e fenomeni sonori, con particolare
attenzione all'influenza che la dimensione sonora eserciterebbe sulla funzione
abitativa. Per non parlare degli innumerevoli studi condotti sulla qualità
dell'ambiente acustico - fu Michael Southworth a condurne i primi sull'ambiente
sonoro e sulla valutazione della qualità acustica degli ambienti urbani.
Ci si è poi soffermati sull'importanza del concetto di ascolto dell'ambiente
sonoro urbano. Grégoire Chelkoff ha parlato del concetto di rumore e
delle sue condizioni, di esposizione dell'edificio e dell'efficacia della sistemazione
urbanistica per valutare le qualità complessive di un ambiente, in funzione
dei suoi aspetti formali. Pierre Marietan, tramite metodi di analisi e rappresentazione
dell'ambiente sonoro da lui perfezionati ha formulato la nozione di ascolto
consapevole, in funzione della riconoscibilità dei suoni di un ambiente
e delle qualità acustiche del luogo, valutabili in base al rapporto tra
i suoni emergenti e rumeur (sottofondo sonoro): esempio di indagine
sull'interazione tra uomo e ambiente condotta con la facoltà del sentire
come strumento investigativo. È anche grazie a studi siffatti che è
stato possibile metter mano a una legislatura attenta alla delicata questione
dell'inquinamento sonoro, pensata per controllare i livelli massimi di intensità
delle fonti sonore.
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