Sette invarianti? Forse nessuna…
 
Pietro Maria Bardi per la serie “Testo&Immagine”
di Francesco Tentori
L’originale del seguente ritaglio di pagina de “L’Ambrosiano” — senza data, presumibilmente del 31 marzo o dei primi giorni d’aprile — era nel 1987 all’Arquivo P. M. Bardi conservato nel “Mirante das Artes” di São Paulo (la sua galleria privata) nella cartella “Galeria d’Arte di Roma”. Su quattro colonne, riproduce il famoso collage (composizione di P. M. Bardi si precisa quando il Tavolo viene riprodotto su “Quadrante”), titolato come di seguito e sotto il quale si trova un corsivo redazionale e il breve articolo di Bardi:
La “Tavola degli orrori”
alla Mostra
d’Architettura
Razionale

Ecco la cosiddetta “Tavola degli Orrori” esposta alla Mostra di Architettura Razionale attualmente aperta alla Galleria di Roma in via Veneto. Nel rimetterci questa fotografia P. M. Bardi, direttore della Galleria stessa, unisce il seguente trafiletto nel quale sono spiegati gli intenti polemici della composizione:


Ad un certo momento del secolo scorso, quando dell’idea architettonica s’era ormai perduto persino l’odore, nacque l’architetto culturalista. Nacque forse nel botteghino d’un rivendugliolo di stampe antiche, da padre eclettico e da madre accomodatutto. Crebbe il piccino con il latte di cento balie, ed alla scuola con le lezioni di cento precettori : aveva il ragazzo da impluteare nella zucca un’enciclopedia di nozioni architettoniche, poiché l’angiolo aveva svelato ai genitori in sogno che il loro parto avrebbe avuto il ruolo, nel secolo, di architetto culturalista.

Conoscere : fu questo il motto che il giovinetto incise nel suo ex-libris. Comporre : fu questo l’impegno ch’egli si assunse di fronte al prossimo. Erigere delle case : fu questo l’incarico che l’attonita borghesia, fiduciosa di lui, affidò al nuovo leone. Giorni memorabili trascorse l’annunciatore in mezzo alle città, con la letizia dell’uffizio adempiuto con quella serietà di propositi che conduce alle soglie del paradiso. Ogni uomo ha nel capo il suo paradiso, composto delle sue preferenze ideali, dei suoi amori, delle sue sottili e godute conquiste morali. E l’architetto culturalista ebbe il suo paradiso : non se ne ebbe mai la chiave di quel limbo misterioso e pochi, pochissimi indagatori riuscirono a penetrare in qualcuna delle camere d’aspetto del complicato labirinto.

La storia del gusto, per suo conto, indagò a più non posso per rivelare quel patetico mondo del tipo assunto ormai alle celebrità incontrovertibili : ma fu tempo perduto. Abbiamo, oggi, noi il privilegio di svelare quel segreto : è andata così : abbiamo ammazzato l’architetto culturalista, gli abbiamo aperto il cranio, ed abbiamo accuratamente ricavato tutto il suo paradiso. Lo abbiamo ricomposto minuziosamente e fotografato, per darne notizia accurata ai nostri lettori. Ecco, finalmente, di che si tratta.

P. M. Bardi

   
 

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