Sette invarianti? Forse nessuna…
 
Pietro Maria Bardi per la serie “Testo&Immagine”
di Francesco Tentori
Mio legato di vita[1]

 

Dedicai la mia vita in Brasile al Masp e vissi grazie alla mia professione di antiquario e mercante d’arte, attività che mi aveva anche condotto in questo Paese, nel ’46. Durante la mia lunga vita ho raccolto una buona collezione personale, con alcune opere di valore. Mentre stavo acquirendo pezzi per il Masp, fu offerto a me in particolare, a Madrid, un quadro attribuito a Esteve y Marques: Ritratto di Don Sebastián Gabriel de Borbón y Braganza. Vedendo che si trattava di un buon quadro, lo comprai per la mia collezione e — dopo che erano state eliminate alcune ridipinture — rinvenni la firma di Francisco Goya. Le ricerche dimostrarono che il ritrattato si trovava a essere nipote di João VI, il re del Portogallo che si trasferì in Brasile con l’invasione napoleonica. Per molti anni conservai quella pittura. Nel ’90 ricevetti una proposta del Tokyo Fuji Art Museum per venderlo e, di comune accordo con Lina, condussi la trattativa con l’autorizzazione del Patrimonio. Con la somma ricevuta, costituimmo una società civile senza fini di lucro, denominata Instituto Quadrante, destinata a promuovere la cultura in Brasile e la cui sede è la mia residenza, la Casa de Vidro progettata da Lina nella regione di Morumbi e vincolata dal Condephaat..

Sempre pensai a un museo che comprendesse tutte le arti plastiche. Forse è per questo che la mia casa sembrava — come disse l’architetto Marcelo Ferraz [collaboratore di Lina e animatore dell’Instituto B. B.] — un magazzino: essa è un assemblage di cose che [io e mia moglie] giudichiamo interessanti e che sono entrate a far parte della nostra vita quotidiana. La presente è l’occasione per affermare che tutto quello che ho guadagnato qui [in questo Paese], come antiquario, compresa la mia residenza, lo lascio al Brasile con finalità culturali. L’importante è passare in questa vita pensando agli altri, non a noi stessi, ed era identica la risoluzione di Lina che immediatamente firmò i documenti di cui in proposito le avevo parlato.

Stiamo nei primi anni dell’ultimo decennio del Novecento, un secolo nel quale mi è capitato di vivere quasi intensamente, tanto pieno di fatti che la storia rivedrà e giudicherà, come succede per qualsiasi epoca. Chi ha partecipato a questi anni ricorda quanto è capitato, evocando incontri, miserie e grandiosità mescolati nel bene e nel male.

Sono bilanci che, nella vecchiaia, computiamo — essendo impossibile sbarazzarsi del male o anche solo ridurlo, possibilmente annullandolo — mentre appaiono i rimorsi e si cercano giustificazioni. Ognuno di noi è alla ricerca di soddisfazione nel momento cruciale in cui si fanno i conti per presentarli non si sa bene a Chi.

Qui termina il racconto [novela] di Bardi che, direttore del Masp, a novant’anni pensò di dimettersi. Nonostante il fatto che il Masp, senza Chateaubriand, sia ancora valido nelle ferme mani di Edmundo [Monteiro, presidente delMasp], esso non è più il mio Masp. Io ne sono soltanto il Presidente onorario.

Concludo questa relazione manifestando la speranza di sapere che il Masp si avvierà verso attività sempre più notevoli. Con questo proposito, informo anche che — nel ricordo di Lina — l’Instituto Quadrante, da noi fondato, in occasione del centenario [della nascita] di Assis Chateaubriand, regala al Masp il quadro Nossa Senhora no Trono com Jesus e Anjos del Maestro del Bigallo, del secolo XIII.

   

[1]Paragrafo introduttivo dello scritto introduttivo a P. M. Bardi Historia do Masp, Instituto Quadrante, São Paulo, 1992, pp. 40-41.

   
  Chiudi questa finestra
 


antiThesi - Giornale di Critica dell'Architettura - www.antithesi.info - Tutti i diritti riservati