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Commento 743 di Giancarlo Carnevale del 11/06/2004


Una perplessità: ho assistito alla presentazione svoltasi il primo giugno a Castel sant'Angelo, Kurt Forster è stato e brillante nel suo italiano elegante, ha accattivato l'attenzione con una descrizione del programma anche non enfatica, ma, a un certo punto, ha meglio definito il "campo" entro cui aveva campionato le architetture da mostrare. E lo ha fatto utilizzando un neologismo appropriato quanto, ai miei occhi, presàgo di sventure: architetture "post-vitruviane".
Ho scritto qualcosa, anni fa, su Op.Cit. circa una lontana biennale, quando il padiglione americano esibiva le Disney Architecture... , amcora cinque anni fa un mio amico, Henry Ciriani, mi confidava una sua preoccupazione - si parlava di Bilbao - "...l'Architettura corre, ora, un pericolo mortale..."
A quel tempo io risposi che forse si trattava solo del nascere di una altra disciplina, rispetto alla quale non andavano adottati i vecchi paradigmi critici. I ritratti dei primi dagherrotipi indignarono la comunità dei "pittori" che si sentirono insidiati... poi si capiì che era un'altra arte quella, che aveva codici diversi, statuti scientifici diversi e criteri di valutazione diversi, anche se si applicava allo stesso ambito di produzione estetica.
Credo che Kurt Forster ci abbia rassicurato: esistono architetture Vitruviane, che si riferiscono ancora alla coerenza della triade, e architetture Post-vitruviane, che si basano sulla comunicazione, sullo spettacolo, sull'immagine... forse arriveremo, tra breve, a renderci conto che potranno rivolgersi allo stesso pubblico - come accade per la pittura e la fotografia - ma che dovranno far capo a diversi statuti scientifici e critici.
Giancarlo Carnevale
Iuav-Dpa

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