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Ci sono 6 commenti relativi a questo articolo

Commento 6880 di Pietro pagliardini del 03/03/2009


Ho letto con interesse la sua proposta per una Legge sull'architettura.
Ne condivido gran parte dei principi ma non posso non osservare il fatto che, contrariamente a quello che lei auspica, di utopia ne vedo molta.
Il suo mi sembra molto più di un "programma di legislatura" quanto una specie di rivoluzione che coinvolge talmente tanti soggetti diversi da diventare di impossibile realizzazione. Credo sia più facile cambiare il titolo I della Costituzione, quello intoccabile e sacrale.

Si immagina lei che ognuno dei numerosi punti che cita comporterebbe mesi, anni di dibattiti, convegni, mediazioni (al ribasso), interpretazioni, rivendicazioni, appetiti, ecc.

Non dico questo per difendere la Legge Quadro di recente prodotta dal Ministero ma proprio perché mi sembra troppo ambiziosa per le procedure e i riti con cui avviene il processo decisionale in questo paese.

E qui non siamo in un campo in cui due più due fa quattro, qui non si tratta di dire: da oggi si riparte con l'energia atomica (come a dire una cosa facile), che bene o male sappiamo cosa è; qui si lavora su princìpi, convinzioni, idee, culture diverse, interessi, denari, procedure. Insomma, si rischia di cadere nell'aria fritta come niente.

Per dirla in soldoni e, mi creda, senza alcuna intenzione di sminuire o di polemizzare, mi sembra una bella esercitazione intellettuale non finalizzata ad uno scopo preciso.

Le faccio un esempio tra i più semplici: lei individua la necessità di "Legge urbanistica, proposte di legge sul governo del territorio, legge sulla qualità architettonica, legge sul paesaggio, legge sull’ambiente, legge su tutela e valorizzazione del patrimonio del passato".
Richiesta giustissima se non fosse che....di leggi urbanistiche ce ne sono 21 quante le Regioni italiane. E se lei lavora nel Lazio e disgraziatamente deve fare un lavoro in Umbria, hai voglia studiare!!!!! Le conviene andare da un geometra o da un collega e chiedere a loro come fare (per questo gli stranieri non ci possono invadere, perché per ogni studio straniero ce ne vogliono almeno due italiani, anche se subalterni).

E come crede di armonizzare 21 leggi urbanistiche!!!! 21 Consigli regionali, 21 Governatori, 21 assessori, 21 uffici pianificazioni ognuno costituito da decine di funzionari abituati a parlare, parlare,. scrivere, scrivere, interpretare, interpretare, impuntarsi contro le leggi nazionali in base la colore politico?

Una provocazione per finire: ma è proprio necessaria una legge sull'architettura? Crede che la soluzione dei problemi dell'architettura stia nelle leggi?

Io non ho una soluzione ma alle leggi, abbia pazienza, non ci credo più, a meno che non lavorino per sottrazione e non per aggiunte.

Saluti
Pietro Pagliardini

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3/3/2009 - Massimo Pica Ciamarra risponde a Pietro pagliardini

Grazie per l’interesse, ma evitiamo equivoci. Il Disegno di Legge approvato dal Consiglio dei Ministri non incide sulla realtà del progettare e del costruire, ma io non lancio una diversa proposta di legge l’Architettura: mi limito ad uno secco elenco di azioni necessarie per ridare dignità e senso alle trasformazioni degli ambienti dove viviamo.
Vorrei si concordasse su pochi principi. Propongo di abolire visioni settoriali, legge urbanistica, legge per l’architettura, legge per il paesaggio e via dicendo: poiché hanno unico scopo, ne vorrei una sintesi unificante. Delineo poi la sensata riorganizzazione strutturale dei luoghi di decisione, un diverso rapporto fra Architettura e Potere.
Qualcosa si è tentato altrove: a me sembrano solo presupposti per civili modalità di convivenza. Auspico uno scatto: qui ancora un po’ utopico.
Grazie di aver stimolato un chiarimento ed un saluto cordiale

 

Commento 6886 di Renzo marrucci del 05/03/2009


All'architettura serve una legge ? Certamente non è certo con una legge che si diventa poeti ma certo si può aiutare i talenti a crescere e a sopravvivere di quel pane… come anche per molti architetti, oggi, qualche spiraglio di sopravvivenza potrebbe essere recuperato. Certo! Servirebbe molto di più ma in mancanza di altro... proviamoci! Chissà che scrivendo leggi non si aggravi quel senso di restrinzione o di precarietà che viviamo oggi… Occorre per un sincero scatto morale necessario a far rivivere la vergogna di non saper tutelare la città e la sua crescità morale oltre che sociale... magari anche attraverso vie diverse da quelle ipocrite del ricorso ai gruppi economici. Se una volta si riuscisse a capire o a generare l'idea che il vero fine è quello di avere una città più umana e a misura d'uomo... Che gli architetti fossero messi in condizioni di vendere più progetti e meno l'anima ecc... chissà che questi concetti e idee non possano ritrovare una qualche via per riemergere con nuova sincerità.
Certo è che una legge senza la base morale della coscienza comune e della consapevolezza non ha speranze... La velleità e la forma coprono il corpo e le sue malformazioni, danno apparenza ai vizi e alle sue magagne nella maggior parte dei casi... Spesso servono a reiterare il problema e a farlo istituzionalizzare è vero! Ma bisogna correre il rischio.
Si cominci almeno a considerare il problema... ecco il senso! Poi ci sarà una gara a far di meglio? Speriamo!
Se si riesce almeno a stimolare il dibattito sui temi di una urbanistica sociale e civile e non tecnica, una architettura alla ricerca del dialogo e non solo virtuale e sperimentale, di sola immagine, cioè completamente in mano alla tecnologia e agli interessi economici... Io credo che parlarne sia comunque una realtà e una presa di coscienza del clima paradossale che in Italia si è in modo preoccupante affermato.
Massimo P. C. dice la sua... forse un tono un pò professorale e sparso ma con i suoiinterrogativi pone la curiosità e la perplessità verso l'ipotesi in concorso di ipotesi... Si spera che la gara cominci...
E poi una legge incerta e lacunosa di questo tipo... accende il clima e aumenta la crisi... può sempre dare la speranza a un nuovo valore che emerge.
Renzo Marrucci

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Commento 6888 di Pietro pagliardini del 05/03/2009


No, no, Massimo Pica Ciamarra ha sì un tono professorale ma non scrive pensieri sparsi, scrive pensieri strutturati in una visione complessiva.
Semmai è, per assurdo, proprio questo il difetto, visto che nel caos italiano, ed anche oggettivamente nella difficoltà e complessità del sistema e dell'argomento, il pensiero, e soprattutto l'azione, sparso sarebbe quasi preferibile.
Marrucci, lei scrive cose di grande buonsenso: "Che gli architetti fossero messi in condizioni di vendere più progetti e meno l'anima!"
In effetti oggi capita di dover vendere entrambi.
Ma è con una legge che si risolve questo problema?
Ma lei dice anche, giustamente, che il vero fine è generare una città più umana: ma è con una legge che si ottiene questo risultato? Prima occorerrebbe mettersi d'accordo sull'umanità di una città e io non credo che vi siano due architetti che abbiano la stesso punto di vista in proposito.
Dunque cominciamo da questo, che mi sembra il punto dirimente, cominciamo a parlare della città nel suo complesso e molto meno dei vari oggetti di "design" architettonico, peraltro sempre più anti-umani.
In fondo la Legge sull'Architettura del Ministero (che solo in senso molto lato è sulla città) con il suo fissare principi generali e astratti, è il modo migliore per affrontare il tema. Però ha un problema: non è una legge, è qualcosa che viene prima ma che non ha alcuna forza operativa.
E' (a prescindere dal fatto che la si condivida o meno) una sorta di statuto per l'architettura.
Forse, contemporaneamente varrebbe la pena discutere anche di quella per accorgersi che non saremmo troppo d'accordo.
Pietro Pagliardini

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Commento 6889 di Renzo marrucci del 06/03/2009


Capita di leggere con un occhio solo anche a Pagliardini. Tono professorale e sparso... Non significa pensieri sparsi mi creda.
Ad ogni modo basta rifletterci un tantino di più e se ne accorgerà certamente. A volte si parla di tutto anche per non parlare di niente... Si salvano gli interrogativi nello scritto lungo di M. P. C. caro Pagliardini...
Lei ha in mente una città più umana della mia? Umana con la guerra ma attraverso la bandiera della pace? Faccio per dire non se la prenda.
Una città più umana che cosa altro potrebbe essere se non una città più
curata, più vicina agli interessi dell'uomo e al suo futuro ? Capire il cen
tro storico le sue realtà... e lavorare per uno sviluppo in armonia con le esigenze dei cittadini, punto per punto, rispettando luogo per luogo e via di seguito proprio come non succede. Aggiunga lei se vuole...
Non mi interessa la retorica su una umanità diversa dall'altra... Non mi interessa proprio! Mi sembra una vera sciocchezza anche il solo supporlo. Lei crede nel mio buon senso? Lei non può immaginare il dispiacere che mi muove nell'anima. Un cordiale saluto

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Commento 6897 di pietro pagliardini del 08/03/2009


Caro Marrucci, mi perdoni ma le devo confessare che non ho capito proprio quello che ha detto.
Sull'umanità io non ho detto di avere una visione diversa dalla sua, che non conosco in verità, ma ho solo detto, e lo ribadisco, che sono certo che ci sono punti di vista e sensibilità diverse, in generale intendo e non tra me e lei che, ripeto, non conosco o tra me o qualche altro in particolare.

La pace, la guerra! Boh? Non capisco proprio cosa intenda dire. Ma può darsi che abbia letto con un occhio solo.

Per il suo buon senso, se le fa piacere, ritiro il mio avventato giudizio. Non cambierà certo la mia vita ma vedo che lei ci tiene molto a tenere le distanze e io lo assecondo di buon grado.
Cordiali saluti
(anche cordiali sarà troppo?)
Pietro Pagliardini

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Commento 6902 di renzo marrucci del 09/03/2009


Caro Pagliardini non ci sono distanze di nessun genere.
Se fossi stato saggio non avrei avuto la enorme disgrazia che ho avuto di perdere recentemente la mia unica e fondamentale compagna di vita.
Se fossi stato saggio non avrei avuto l'ingenuità di espormi alla cattiveria di alcuni...
Dico anche anche non ci sono due modi di vivere e fare e vivere la pace perchè mi è sembrato che lei volesse discutere su questo argomento...
Dico anche che di tuttologhi in porpora è piena l'italia che va a ramengo...
Io amo invece chi si assume la responsabilità di quello che scrive e dice e si espone senza dover dimostrare di conoscere prima lo scibile... Riconoscere gli errori io lo ritengo un atto di nobiltà e di giustizia e di onestà che rispetto con tutto me stesso...
Non mi faccia l'irritato... non sono persona che offende e neppure che prende distanze...
Caramente
Renzo marrucci

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