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Ci sono 5 commenti relativi a questo articolo

Commento 791 di Giannino Cusano del 29/09/2004


In virtù della permanenza del peggio avevo sempre pensato all'ineffabile S.V. come a 'il cicisbeo'. Vate-gagà, devo dire, mi pare centratissimo: designa un pessimo e persistente costume nostrano, sempre in bilico fra vitellonismo culturale e frivolo presenzialismo salottiero, fra sagra paesana e ipertecnologia mediatica, in perenne attesa delle Verità rivelate dell'Ovvio.
Lo spaccio al pubblico-massa di gratificazioni a buon mercato, elette a rango di anticonformistico rigore, funziona ancora benissimo, in Italia. Purché abbia l'aria di voler cambiare tutto per salvare la sola cosa che, agli occhi di taluni, conta davvero: l'interminabile narco-vacanza del pensiero.
E l'autoparagone dell'ineffabile S.V. con Carmelo Bene la dice lunga: se il genio teatrale di Bene è, oramai, silenzio, non è più problema, le spoglie del grande ben s'adattano all'ultimo grido in fatto di sniffate populiste. Del resto, 'memento: pulvis eris...'

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Commento 792 di Isabel Archer del 01/10/2004


E’ bello che Ugo Rosa affronti questi temi con accattivante ironia, ma stiamo ben attenti al portato della follia passatista:
“La tensione polemica aveva raggiunto il vertice. Terragni di sorpresa, eludendo la commissione edilizia e creando il fatto compiuto, era riuscito ad ultimare il “Novocomum”; la rivista “Il Belvedere” di Milano, diretta da Bardi, ne aveva tratto spunto per una fragorosa campagna contro i plagi neoclassici, il monumentalismo, le tendenze compromissorie e i loro fautori. Alla vigilia dell’esposizione, il libello Rapporto sull’Architettura di Bardi denunciava il monopolio professionale formatosi in Italia, a seguito del quale pochi uomini, di nessuna rilevanza artistica ma conniventi nel potere politico-economico, controllavano sindacati, organi delle belle arti, dell’istruzione, dei lavori pubblici, commissioni edilizie comunali e facoltà universitarie, esercitando, mediante una rete di accaparramenti e clientele, una vera dittatura.” (B. Zevi)
Colgo l’occasione, a proposito del progetto per l’Ara Pacis, per sottolineare che la ricostruzione del Porto di Ripetta costituisce la follia delle follie passatiste.

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Commento 793 di Giannino Cusano del 01/10/2004


Ha scritto Isabel Archer:
"Colgo l’occasione, a proposito del progetto per l’Ara Pacis, per sottolineare che la ricostruzione del Porto di Ripetta costituisce la follia delle follie passatiste."
Giustissimo! Viene però spontaneo chiedere: perché, allora, non firmare -e soprattutto far conoscere e sottoscrivere anche ad altri, specie se non ancora lettori di Antithesi- l'appello a Veltroni in favore del progetto Meier?

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Commento 801 di Leandro A. Janni del 12/10/2004


Carissimo Ugo,
dopo aver letto il tuo (sempre) divertente pezzo su Sgarbi mi chiedo: ma quanti architetti "lobotomizzati" abitano e operano nel nostro bel Paese?
Attribuire tanto potere a Sgarbi, mi pare eccessivo e fuorviante.
Come diceva il prof. Mirabella, "esiste la donna fatale, perchè c'è l'uomo inmbecille".
Saluti affettuosi.
Leandro A. Janni

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Commento 802 di Ugo Rosa del 12/10/2004


Risposta a Leandro Janni
Carissimo Leandro, non è che io attribuisca chissà quali poteri a Sgarbi (a parte quello, non trascurabile, di far ridere). Il punto non è il potere "personale" di questa o di quella marionetta. Nessuna marionetta ha altro potere che quello, appunto, che gli deriva dal possedere un sembiante ridicolo. Tutto invece risiede nello spettacolo. Il potere oramai è una pura e semplice idea, nessuno (neppure qui a Berlusconia...) ne gestisce più di tanto in modo diretto e personale. E' proprio questo che rende l'epoca inquietante. Nessun imbecille ha, in fondo, altro potere che quello di gestire la propria imbecillità e di proiettarla intorno (a minore o maggiore distanza naturalmente e perciò c'è differenza tra lo stupido che s'allarga al bigliardo e quello che lo fa in tv..) ma questi cerchi s'intersecano e s'intersecano...alla fine tutto lo stagno ne è invaso.
Il potere è, oggi, qualcosa del genere: intersecazione di piccole onde di imbecilità, di furbizia e di cinismo che si trasmettono l'un l'altra il loro movimento. Ma quel movimento, infine, sembra acquistare una fisionomia unitaria e per niente rapsodica...
p.s.
...e tuttavia, caro Leandro, Piazza Armerina è qui a due passi ed io non sottovaluterei affatto i risultati che può ottenere un piccolo ridicolo potere applicato con una lente ustoria...prendila come vuoi ma io (a proposito di cose ridicole) non compero più zucchero Eridania: è poco ma è meglio che niente.

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