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Commento 7181 di Renzo marrucci del 04/05/2009


Residenza, poi campus o viceversa…
Condivido, questa volta, il breve e incisivo articolo sui campus di M.P.C.
Quello che è da temere in modo preoccupante, è proprio che questa tempestiva volontà di precipitarsi nel campo dei nostri aquilani a promettere, si trasformi nella realizzazione di nuovi villaggi a doppio uso, con scartamento ridotto della vivibilità. Se da una parte è buona cosa dimostrare vicinanza e interessamento con le parole, poi occorre applicarsi costantemente affinchè questo interessamento sia corris
posto e tradotto sinceramente nei termini più giusti e appropriati che sia possibile, in modo che il trauma possa essere storicizzato, ma non eternizzato sul territorio e nella coscienza delle persone che lo hanno vissuto.
Infatti, la necessità ora non è solo del bene strumentale della casa com’ era nel primo momento della paura, ma è ora una formula di civiltà da concretizzare. Non nego che si possano realizzare ed escogitare doppie funzioni, ma nella valutazione accorta dei contenuti progettuali e urbanistici, in modo da non ritrovarci sacche di edifici, frutto di una tecnica sapiente quanto diseducativa e frustrante qualità edificata.
In altre parole, occorre formare dei luoghi di vita capaci di generare identità e assimilarsi nel territorio, senza creare fratture è dispersioni sociali e culturali come le rigidità annunciate nell’articolo di M.P.C. , con le progettazioni annunciate e impostate su rigide formule economico-funzionali. Nella creazione di queste nuove strutture occorre riferirsi alla dimensione della organizzazioni di luoghi capaci di generare vita comune, come è nella socialità identitaria e culturale degli abruzzesi. Quindi non aride formule, destinate a perpetrare frustrazione post terremoto e tracce somatiche e traumatizzanti sul territorio.
Non quattro mura allineate e coperte con aree razionali e anonime per ricoverare abitanti …ma soprattutto luoghi umani in grado di continuare il senso di identità sociale e culturale nel rapporto che la città storica ha dato come patrimonio civile agli abitanti dell'Aquila.
Lo sforzo non è quindi solo quello di progettare o inventare schemi sulle quantità da distribuire sul territorio… ma fondamentalmente creare, avendo presenti le qualità da rigenerare, la carica e lo spirito sociale e comunitario con una urbatettura di qualità che motivi gli abitanti a continuare a vivere in questa parte affascinante della terra di Abruzzo.


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