Architettura e design

Design

Architettura e design


di Gianni Marcarino
26/5/2002

Si può stabilire oggi un ordine gerarchico tra design, in particolare quello "domestico", ed architettura?
Chi lavora nel campo dell'arredo si trova nella condizione di completare lo spazio con oggetti che hanno il compito di qualificare, di porre accenti, di soddisfare funzioni materiali e spirituali. Spesso è lo stesso architetto che ha pensato l'edificio a scegliere gli arredi; a volte questo compito viene demandato allo specialista, all'arredatore.
Questo primo aspetto pone un problema sull'importanza che viene attribuita agli arredi, agli elementi decorativi.
Oggi, sulla falsariga della moda, gli oggetti disegnati per la casa stanno assumendo
un forte valore iconico ed il Made in Italy del mobile assomiglia sempre di più a quello dell'abbigliamento, tanto che gli stilisti stanno varando, con esiti spesso molto discutibili, linee di arredamento da proporre nei loro show room.
La forza di questo styling serve, purtroppo, anche a mascherare la mancanza di forza del segno architettonico. L'esasperazione con cui spesso oggi vengono presentati, dalle riviste, arredi perfettamente coerenti, finiti e "in stile ", è utile a dare senso a soluzioni spaziali scontate e sempre uguali a se stesse.

Nei secoli passati gli stili dei mobili erano perloppiù una riduzione in
scala dello stilema archiettonico dominante, con le successioni dei periodi classificati, secondo il paese d'origine, con i vari Luigi, le Anne ecc..

Con Le Corbusier la decorazione , come rivestimento di architettura data, viene superata dal concetto di mobili   fissi inseriti nelle pareti della casa, abbinati a oggetti  di produzione industriale, ma anche di antiquariato, posti  liberamente nello spazio. Per Morris, come per Wright, gli arredi erano organici all'architettura.

Si è comunque man mano svincolato il prodotto di design dal contesto architettonico, liberandolo così  dalla dittatura della forma-funzione; rimanendo  tuttavia e comunque, nei casi migliori, un elemento di completamento del tutto.
Ai nostri giorni le possibilità tecniche ed anche la ricerca di rappresentazione  attraverso l'estetica, ha moltiplicato di fatto la produzione di oggetti; essi vivono
spesso di propria filosofia progettuale e percorrono strade indipendenti dalle ricerche degli architetti, a volte forse , per la loro natura "mobile" e leggera, anticipandole.
Essi, tuttavia, segnalano la propria qualità, la propria forza comunicativa, come in un 'esperienza dada, all'interno di un architettura "forte": non è più un problema di coerenza stilistica o di stilemi ma gli oggetti industriali assumo significati cangianti secondo il contesto in cui sono inseriti.
Le soluzioni coerentemente "minimaliste" o simil razionaliste che hanno segnato gli ultimi tempi, hanno seguito certamente l'onda della reazione all'abbuffata storicista e postomoderna degli anni 80, ma supportano e anche sostengono, con la complicità dell'industria, l'empasse della creatività in architettura.
In questa situazione ogni "stile", dall'etnico in avanti, viene buono per consolare e lenire dolori di altra natura.

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