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Vicenda Novoli


di Giovanni Bartolozzi
1/10/2002
La vicenda che da più di un ventennio interessa l’area della Fiat-Fondiaria di Novoli, a nord-ovest di Firenze, rappresenta uno dei più complessi, intricati e, per certi versi, misteriosi capitoli dell’urbanistica italiana.
Francesco Dal Co in un editoriale della rivista “Casabella” titola: “Firenze, Novoli: una vicenda lunga, istruttiva e emblematica avviata a buon fine. Nove architetti per un brano di città”
Istruttiva? Per chi? Avviata a buon fine? Ma in che modo? Brano di città? Ma che città? Moderna? Antica? Finto medievale?
Il numero 703 di “Casabella” contiene un allegato nel quale sono illustrati i singoli progetti dei nove architetti “selezionati” per Novoli: Achea, Bruna e Mellano, Bucci, Cendron, Cristofani e Lelli, Ferlenga, Galatino, Ipostudio, Tscholl. Tale fascicolo riporta, inoltre, tre articoli: il primo di Gianni Biagi, Assessore all’urbanistica del comune di Firenze, il secondo di Epifanio Furnari e il terzo di Gaetano Di Benedetto responsabile della Direzione Urbanistica del comune di Firenze.
Premetto che lo scritto non vuole essere una critica alla rivista “Casabella” che anzi, fornisce lo spunto per imbattersi in un’analisi critica su quanto avvenuto nell’intero corso della progettazione di Novoli, soprattutto alla luce del progetto definitivo e delle affermazioni fatte negli articoli sopra citati.
Per farla breve, la complessa vicenda progettuale ha inizio a metà degli anni ’80. Com’è noto, una delle caratteristiche innovative per la riconversione di quest’immensa area (32 ettari), precedentemente occupata da vecchi stabilimenti industriali in disuso, era la progettazione di un gran parco verde esteso su 15 ettari, in altre parole circa la metà dell’intero isolato.
Tale suddivisione tra spazio verde e edificato, necessitava inevitabilmente di una creativa idea d’insieme atta a generare un’opportuna e non banale integrazione delle due parti. Per fronteggiare quest’inedita ma affascinante proposta, Bruno Zevi (incaricato dall’amministrazione comunale di sovrintendere alla redazione del piano particolareggiato) invita il paesaggista americano Lawrence Halprin, il quale, senza timore, pensa subito ad un gran parco centrale circolare che, tagliato da un lungo asse diagonale, diventa il cuore dell’intero progetto. Il lungo asse squarciava diagonalmente l’isolato, fiancheggiando a Nord il sorprendente Palazzo di Giustizia progettato da Leonardo Ricci e divenendo a sud, in pratica verso il centro di Firenze, ingresso principale. Gli edifici avrebbero fiancheggiato il parco centrale utilizzando svariate forme e differenti altezze in relazione alle funzioni (centro direzionale, edifici per la Fiat, alberghi, uffici, abitazioni…). Una piazza circolare, in parte sovrapposta al parco verde, garantiva un ampio affaccio al palazzo di giustizia, generando inoltre, un pulsante e dinamico gioco fra grande e piccolo cerchio. Per la realizzazione degli edifici furono incaricati svariati e prestigiosi architetti tra cui Cappai e Mainardis, Gabetti e Isola, R. Rogers, L. Ricci, A. L. Rossi, L. Pellegrin, R. Erskine, G. Birkerts, ma in realtà tanti altri.
Bruno Zevi affermava: “No, l’urbanistica non deve più schiacciare, omogeneizzare l’architettura. Che ogni edificio si radichi secondo il proprio istinto, si dilati o decresca con piena autonomia”
In realtà, a tale progetto, seguirono ulteriori cambiamenti che, tuttavia, lasciarono pressoché inalterata l’impostazione preliminare fin qui riassunta.
Un progetto di tali ambizioni, non solo per dimensione ma anche per la numerosità e l’eterogeneità degli architetti coinvolti, sarebbe, oggi, paragonabile all’intero progetto berlinese di Potsdamer Platz. Ma in Italia e soprattutto a Firenze non siamo a Berlino, tanto che, dopo tre lunghi e appassionanti Workschop di progettazione (tenuti a Firenze con la partecipazione di tutti gli architetti coinvolti) e il successivo piano particolareggiato redatto da L. Ricci, a causa di un cambio dell’amministrazione comunale, l’intero progetto è fermato e gettato nel fango. Così intorno alla fine degli anni ’80 si assiste ad una delle vicende più nefaste della storia dell’urbanistica italiana, una vera e grande perdita per la cultura del nostro paese.
Nei primi anni ’90, l’incarico per la progettazione di un piano guida per l’intera area di Novoli, viene affidato all’architetto Leon Krier. A questo punto, come accade spesso in casi analoghi, si ricomincia da zero, senza considerare minimamente il lavoro precedente (circa dieci anni di lavoro) e soprattutto ignorando il Piano Particolareggiato di L. Ricci che, a differenza di Halprin e del lavoro svolto durante i tre Workschop, prevedeva la frantumazione in parti del gran parco urbano, garantendo, così, una migliore relazione tra gli spazi verdi e l’edificato.
Niente da fare, si ricomincia da zero!
Leon Krier elabora un piano guida discutibile sotto molti aspetti. Ne individuo in breve i motivi principali:
1) Frammenta l’intero isolato in tre grandi parti, due laterali destinate alla costruzione di edifici e una centrale occupata dal parco verde. Così facendo è distrutto e impedito ogni rapporto tra l’edificato e il parco verde. Il parco urbano, dunque, non è più concepito, date le dimensioni, come elemento vertebrante l’intero quartiere, bensì come una gran macchia, isolata, alla quale è preclusa la possibilità di dialogare con gli edifici circostanti.
Per la progettazione del parco sono incaricati i torinesi Gabetti e Isola che, nel 2000, consegnano il progetto definitivo.
2) Intende ricreare, nelle due fasce laterali destinate alla costruzione degli edifici, delle forme urbane riprese dal centro storico medievale. E’ ben noto che Firenze, ma in generale l’intera Toscana, ha vissuto una delle fasi storiche più produttive e fiorenti durante il Medioevo. Urbanisticamente il periodo medievale è il più creativo, caratterizzato da una spontaneità e un’intelligenza nella creazione urbana che non lascia spazio a regole compositive, allineamenti, simmetrie, angoli retti e quant’altro. Viceversa, ne deriva un linguaggio essenziale, irregolare, spontaneo, strettamente aderente alle caratteristiche orografiche. Bene, il piano guida di Krier finge, per la società del 2000, uno squarcio di città medievale o qualcosa di molto simile. Dalla planimetria generale risulta leggibile il criterio utilizzato: fissati una serie di lotti regolari, in base al numero degli edifici da costruire, si procede alla falsificazione medievale, incurvando e distorcendo dolcemente i lotti e le strade senza alcun criterio valido.
Risultato: anziché avere una scatola a pianta quadrata si opta per una scatola a pianta quadrangolare.
3) Procedendo in questo modo, la dimensione e la forma dei singoli edifici viene stabilita aprioristicamente, cioè l’edificio risulta, prima di essere creato, inscatolato e ingabbiato in un lotto quadrangolare, senza alcuna possibilità di estendersi oltre. Si potrebbe rispondere a quest’obiezione portando come esempio alcuni capolavori dell’architettura del secolo scorso. Bene, nel caso in cui gli edifici saranno realizzati da un Terragni, sarò lieto di ritirare l’obiezione.
4) Si fissa un’altezza limite per gli edifici di quattro piani. Chiaro? Tutti gli edifici, abitazioni, uffici o sedi universitarie che siano devono necessariamente restare sotto i quattro piani.
Se il tribunale di Ricci raggiungerà i 65 metri d’altezza e gli edifici della zona raggiungono altezze di otto e nove piani, per quale motivo ci si ferma a soli quattro piani? Perché non costruire dei grattacieli? O in ogni modo, edifici che si sviluppino in altezza in relazione alle diverse esigenze?
In sostanza, dopo aver falsato tutto l’impianto planimetrico, si procede anche ad un’omologazione verticale.
5) Lo strabiliante progetto di Leonardo Ricci per il Palazzo di Giustizia, unico edificio rimasto intatto, anche nell’originaria disposizione, viene isolato e messo da parte. Il Tribunale, infatti, continuando a mantenere l’orientamento diagonale, dal quale si generava l’asse di Halprin, non trova alcun riscontro nella disposizione degli edifici, né tanto meno in quella del parco e viceversa.
6) L’intera area rappresenta un episodio concluso e circoscritto all’interno del perimetro assegnato. Nessun elemento lascia intravedere un atteggiamento d’apertura e di spalancamento verso l’esterno.
In sostanza, tutto è isolato, appiattito e fine a se stesso, ogni edificio è planimetricamente introverso, racchiuso, ingabbiato, inscatolato, forzato e costretto a sottostare ad un mucchio di regole.
Naturalmente il piano guida sopra descritto non ha subito alcuna modifica ed è attualmente in cantiere: a nord, comincia a svettare il tribunale di Ricci, mentre dalla parte opposta sono già ultimate le sedi universitarie, grandi scatoloni bucati da finestre tutte uguali e coronati da pesanti cornici in pietra forte.
Dopo aver espresso un giudizio personalissimo e dunque criticabile, riporto alcune affermazioni scritte sugli articoli dell’allegato di “Casabella”:
Gianni Biagi parla di “una nuova stagione di architetture contemporanee a Firenze” […] “Dove quindi meglio che qui si poteva sperimentare un percorso innovativo per la progettazione e la realizzazione di architettura contemporanea?”
Gaetano Di Benedetto dice: “La nuova opzione, affidata nei lineamenti generali a Leon Krier, mantiene al centro dell’intervento, come una cattedrale nordica, il palazzo di Giustizia progettato da Leonardo Ricci, ma gli organizza intorno un quartiere interamente pedonale di edifici bassi (non più di quattro piani), dalle strade strette e tortuose” […] “si tratta come si può intuire di un progetto urbanistico antimodernista, nel senso che esclude quasi aprioristicamente l’armamentario tradizionale dell’urbanistica “moderna” e cerca di ricominciare da capo con un altro modello di evoluzione dalla città antica”
Come si fa ad affermare che il piano di Krier mantiene al centro il Tribunale di Ricci? Al contrario, non vorrei essere ripetitivo, il tribunale appare isolato in un angolo, senza alcuna possibilità di respiro verso la rimanente parte edificata e verde. E poi, mi volete spiegare come si fa a ricominciare da zero, però partendo dalla città antica.? Questo significa ricominciare a proporre o illudersi di proporre spazi antichi e falsi.
Di Benedetto continua “L’altezza degli edifici è tale da non denunciare l’inevitabile presenza degli ascensori…” Certamente, nascondiamo e inscatoliamo anche gli ascensori e facciamo lo stesso per i vani scale, tanto, che volete che sia? Male che vada, camminiamo tutti con un cellulare e qualche portatile, però c’intimoriamo alla presenza di un ascensore! Nascondiamoli pure!
Francesco Dal Co nell’editoriale del numero 699 di “Casabella” dice: ”Al fine di individuare un criterio per selezionare i nove progettisti, Isola propone di sceglierli tra quelli le cui opere sono state presentate negli ultimi anni sull’almanacco dell’architettura italiana, che “Casabella” pubblica annualmente”. A questo punto la domanda nasce spontanea: perché i nove progettisti, oppure, perché tutti e nove i progettisti devono essere selezionati proprio dall’almanacco di “Casabella”? Da studente quale sono, mi onora e incoraggia la scelta di giovani architetti, ma perché con un criterio tanto discutibile?
Dal Co a proposito del progetto di Krier continua: “L’obiettivo di Krier è chiaro: con il suo progetto egli si propone di definire “ un metodo e una disciplina” al fine di riformare la periferia […] Per queste ragioni le indicazioni di Krier sono vincolanti e mirano a configurare una sorta di romantica rivisitazione di modelli insediativi derivati da una idealizzazione della città ottocentesca: “gli edifici distribuiti su lotti irregolari, non debbono superare i quattro piani, i fronti debbono seguire rigorosamente gli allineamenti stradali, le altezze dei portali e dei portici sono fissate tra i 4,5 metri e i due piani, i tetti e i balconi sono ammessi solo per l’uso residenziale e solo se rivolti verso i cortili degli isolati, ecc.ecc.”

Ecco elencate solamente parte delle regole che vincolano l’intero progetto, naturalmente stabilite da Krier. Verrebbe istintivo obiettare ad ogni vincolo e sarebbe facile dimostrare che tali imposizioni ignorano la componente umana, la persona, l’individuo. Basta pensare all’altezza dei portali. Tuttavia, piuttosto che abbandonarmi ad una critica analitica di tali regolamenti, preferisco riportare una testimonianza dell’unico architetto che ha lavorato a Novoli utilizzando, come testimoniano tutte le sue opere, un criterio opposto, direi umano: Leonardo Ricci. Il quale scrive: "L’incarico per la progettazione del palazzo di Giustizia fu motivo di una doppia sensazione. Emotivamente, […]. Intellettualmente, il timore di cadere in uno dei due modelli che oggi generalmente si presentano alla cultura architettonica. Quello retorico-repressivo, dove il potere viene espresso plasticamente e spazialmente in maniera non democratica, dove avvocati, pubblico e imputati non hanno uno spazio appropriato. Oppure quello di derivazione anglosassone dove un’apparente democrazia fa sì che la giustizia abbia, come espressione architettonica, quella di un qualsiasi palazzo d’uffici che ne mette in evidenza l’aspetto amministrativo e si esime dal dare forma a un contenuto ben più complesso”
In conclusione, dopo aver costatato e a mio modo dimostrato che dall’impianto consolidato nei primi workschop al piano guida di Krier, siamo passati da un progetto sperimentale, moderno, aperto e democratico ad un impianto chiuso, bloccato nel proprio assetto, falso e antidemocratico, ben venga tutto il resto. Possiamo solamente sperare che i futuri cittadini riescano a trovare la loro identità e individualità in uno spazio che, sicuramente, non appartiene all’età in cui viviamo e che lascerà alle generazioni future un’immagine falsa dei tempi attuali.
Nessuno può lamentare la mancanza di una valida opportunità per la creazione di una città moderna. L’opportunità c’è stata e anche di notevole interesse. Restiamo, tuttavia, fiduciosi per la prossima, ma solo avendo assodato e recepito questo clamoroso regresso, di cui solitamente si preferisce non parlare, potremo veramente aver imparato dalla vicenda di Novoli. Solamente a questa condizione.

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