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Storia e Critica

Diritto d'Autori - il diritto a un ricordo... il dovere di un omaggio


di Davide Crippa
12/11/2002
Nel mese di Novembre dello scorso anno abbiamo organizzato al Politecnico di Milano una mostra quasi "in punta di piedi", che, appena sussurrando, sperava comunque di mandare un messaggio forte a chi aveva la voglia e la sensibilità per accoglierlo.

Ci siamo avvicinati a questa iniziativa con le tipiche speranze ed aspettative (ma anche i timori) che un gruppo di giovani studenti come noi poteva avere ad una delle sue prime esperienze concrete;a dir la verità senza troppi finanziamenti è nata così questa avventura, che è sfociata oggi in un piccolo libro, una sorta di "catalogo a posteriori": ancora una volta "Diritto d'Autori".

Il testo è stato però arricchito dai commenti e dagli scritti di chi, apprezzando gli sforzi compiuti ed i risultati raggiunti, ha voluto contribuire a restituire un'immagine ancora più completa ed inedita di quel racconto che pure già nell'esposizione aveva dimostrato un taglio originale, proponendo osservazioni e spunti a volte già noti -altre volte invece assolutamente sconosciuti anche a molti "addetti ai lavori"- comunque sempre filtrati da una chiave interpretativa inusuale.

Per questi contributi ringraziamo ancora Corrado Levi, Graziella Tonon, Gianni Ottolini, Lisa Ponti, L. Molinari, Cristiano Urban, Marisa Galbiati, Viviana Viganò, Francesco Trabucco, Anna Steiner e Giancarlo Consonni.

Ricominciamo però dall'inizio, per esporre più chiaramente l'iter di un progetto che abbiamo coltivato per mesi.

"Diritto d'Autori - il diritto a un ricordo... il dovere di un omaggio" è una mostra che è stata organizzata dal gruppo studentesco Architerna, realizzata dal gruppo Ghigos e finanziata dal Politecnico di Milano con il benestare della Presidenza della Facoltà di Architettura.

L'avvenimento è stato pensato con la finalità di raccontare "istantanee di vita" di nove architetti che hanno svolto attività didattica all'interno della Facoltà di Architettura, a cavallo degli anni '60 e '70.

Franco Albini, Piero Bottoni, Carlo De Carli, Gio Ponti, Ernesto Nathan Rogers, Aldo Rossi, Giacomo Scarpini, Vittoriano Viganò, Marco Zanuso hanno contribuito a fare grande la scuola d'Architettura del Politecnico di Milano ed è a questi che abbiamo voluto dedicare un'esposizione fotografica collocata nel perimetro del patio della Facoltà...sono loro che sentiamo come "pilastri" della nostra formazione, e non è un caso che l'allestimento abbia privilegiato proprio questa collocazione.


Questa mostra voleva essere uno spunto, e uno stimolo di riflessione.

Con l'iniziativa abbiamo così dedicato un ricordo ai nove maestri. Nove persone che hanno insegnato nella nostra Facoltà, lasciando a noi una preziosa testimonianza di passione e di impegno nell'Architettura, attraverso le loro opere, i loro scritti, il modo stesso con cui hanno concepito l'attività didattica ed il rapporto con gli studenti.

Il motivo che ci ha spinti ad organizzare l'esposizione è stata la constatazione di una certa pacata e "tranquilla indifferenza" rintracciabile in tanti - troppi - studenti attuali della facoltà: entriamo quotidianamente all'interno degli edifici della Facoltà, ma spesso con solo una vaga idea di chi siano stati Giò Ponti e Vittoriano Viganò. Siamo troppo distratti? O forse solo non abbastanza appassionati, tanto da lasciarci portare dal ritmo degli esami senza trovare il tempo o la voglia di voltare lo sguardo intorno a noi? Questa mostra è stata dunque quasi un atto dovuto: sia nei confronti dei nove maestri, perché hanno dato molto, sia nei nostri confronti, che a loro dobbiamo molto, e dal cui esempio dovremmo ancora trarre infiniti insegnamenti.

Proprio "passione" è stata dunque la parola chiave che ha guidato la nostra ricerca, ed è questa la chiave di lettura più esplicita che è emersa come denominatore comune di tutta l'esposizione...passione era infine anche il sentimento che si voleva far risvegliare negli studenti: questa in sintesi la spiegazione, il perché e l'obiettivo di quanto fatto.

La mostra è stata così "quello spunto". Non era assolutamente pensabile poter raccontare in un pannello l'intera opera di questi maestri, quindi ci siamo concentrati sul loro aspetto "personale", cercando di mostrare l'uomo, prima ancora dell'architetto. Raccontando qualcosa di loro. Con immagini e con frasi, magari con testimonianze di qualcuno che a loro è stato vicino, osservazioni che fossero punti di partenza o di approfondimento, input per iniziare a conoscerli o comunque per osservarli da un altro punto di vista.

Insomma, abbiamo costruito una mostra che fosse una sorta di invito ad approfondire la loro conoscenza: abbiamo "mostrato" il pensare, più che il fare architettura!
I nove docenti scelti hanno un secondo denominatore comune: sono stati protagonisti di un periodo "caldo", per l'Italia e per la Facoltà di Architettura di Milano; erano gli anni della contestazione e dell'occupazione studentesca; erano "giorni e notti memorabili", nei quali i materassi erano nei corridoi, e tra questi ultimi si aggirava "uno dei più famosi architetti milanesi, che faceva giocare i bambini a disegnare case".

In un periodo così particolare gli studenti a sorpresa si scoprono - e sono stati raccontati in mostra come nel libro - come il 10° maestro, in una storia che sembra cosi lontana, ma a volte anche così vicina. Anche a quegli studenti è stato rivolto il nostro sguardo. Abbiamo quindi raccontato anche questo "apporto supplementare" tramite immagini che testimoniassero l'impegno di una generazione che si è messa in gioco direttamente per migliorare una facoltà (ed una società) in crisi; una generazione che ha saputo lasciare un segno, un maestro non trascurabile, un vero esempio. Le varie immagini sono state impresse su numerose cartoline così che esse, per chi le avesse volute prendere e conservare, potessero rimanere come regalo, ma soprattutto come ricordo di una speranza che non sa tramontare.

Proprio riguardo a queste cartoline è disarmante notare quanto esse siano ancora attuali (purtroppo) e nelle proteste e nelle esigenze espresse. Queste sorta di istantanee raccontano studenti che sono stati in grado di prendere in mano la situazione, rendendosi responsabili della propria formazione, a fronte di una didattica ormai sterile, antica. Citando le parole della loro stessa protesta, essi "miravano ad un'università, non ad un'accademia", sottoponendo così ad una revisione critica l'intero sistema; contro "il vuoto didattico" si è assistito ad un risveglio delle loro coscienze, e sono cresciuti studenti che, facendosi direttamente carico della didattica, hanno invitato in facoltà anche intellettuali di grande valore tra cui B. Zevi e G. Campos Venuti.

Non pensiamo che la storia si debba ripetere, certo però un maggior livello di partecipazione da parte di noi studenti sarebbe come minimo auspicabile...e se per i nostri predecessori lo slogan polemico era "prima disegnare, poi pensare...se c' è tempo", crediamo che oggi sia giusto "trovare questo tempo"!

Dell'esperienza fatta quello che non possiamo non sottolineare è stata l'incredibile disponibilità ed aiuto che abbiamo riscontrato in quasi tutte le persone (e sono state tante) che abbiamo contattato: testimonianze di una trama, forse un pò nascosta ma viva, e di tutta una serie di relazioni e di "personaggi" (spesso proprio nel senso più curioso del termine), che vivono di quella più genuina e gratuita dedizione per l'architettura.

Non possiamo dunque che essere soddisfatti, perché ci sembra di aver avuto un buon riscontro prima di tutto tra i nostri "colleghi" studenti, e poi anche fra gli "addetti ai lavori" che avevamo in più occasioni coinvolto in fase di reperimento del materiale, ed infine tra i professori stessi, che ci hanno perdonato alcune imprecisioni e soprattutto hanno preso con spirito il fatto di essere diventati a volte protagonisti -spesso a loro insaputa- delle cartoline esposte, perché non dimentichiamo che anche loro sono stati studenti tra i banchi di questa università...un tempo, (che forse in alcuni casi sembra più lontano a loro che a noi!).

Limitiamo però qui lo spunto polemico, per lasciare invece spazio alla soddisfazione per questo progetto che si è appena concretizzato, (propostoci dall'università stessa): il libro pubblicato è volutamente "leggero", così come "leggera" è stata l'esposizione, ma a nostro avviso ricco di significati e di insegnamenti...umani oltre che didattici.

A conclusione di questa iniziativa possiamo dire che ci è rimasto il ricordo di una bellissima esperienza, che ci ha sicuramente arricchito...ci sono rimaste delle frasi emozionanti, commenti di chi ha visitato la mostra...e ci sono rimaste infine alcune critiche, immancabili, ma nostro malgrado pienamente condivisibili

Un'ultima notazione, in risposta proprio alla critica più comune che ci è stata rivolta: siamo consapevoli che i "maestri raccontati" siano solo alcuni tra i tanti possibili, che le tradizioni sono molteplici e "diverse", ma inevitabilmente abbiamo dovuto delimitare il campo e per questo speriamo che qualcuno raccolga il sasso che abbiamo lanciato, e voglia in un prossimo futuro omaggiare altri docenti che ugualmente hanno lasciato un segno in facoltà, e non solo.


I curatori del libro

Davide Crippa, Barbara Di Prete, Pierluigi Gelosa

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