In-Arch In-Forme

Opinioni

In-Arch In-Forme


di Sandro Lazier
16/12/2002

Sono trascorsi circa diciotto mesi da quando antiThesi, insieme ad Antonino Saggio, buttarono all’aria l’idea di un convegno internazionale sulla Rivoluzione Informatica da tenersi a Saint Vincent.
La ragione del forfait era tutta nell’ingombrante invasione di campo che la raccolta di denaro necessaria a finanziare l’evento stava attuando sopra e indifferente alla qualità culturale dell’iniziativa. Insomma, che per fare cultura occorrano soldi mi sta bene, ma che per fare soldi sia necessario prendere per i fondelli la cultura mi pare eccessivo.
L’informatica, che dio l’assista, è oggi l’unico strumento di libertà culturale che la nostra società mercantile consente perché, molto semplicemente, costa poco ed è accessibile praticamente a tutti. (Questa banale considerazione è essenziale per scoraggiare le furberie di qualche sprovveduto che tuttora pensa di vendere qualche bit in rete sottoforma di cultura.)
Nel mese di maggio dell’anno scorso, insieme ad Inarch Sicilia, con grande fatica e tenacia, abbiamo cercato di dare un senso nuovo alla infinita serie di convegni laudativi ponendoci un obiettivo concreto prendendo di mira il teatro di Sciacca di Samonà. A quanto pare qualcuno si è mosso perché, grazie alle parole che hanno percorso gratuitamente la rete, le idee e le azioni che ne sono venute hanno iniziato a dar frutto. Siamo quindi grati all’Inarch per l’appoggio che ci ha dato e per il prestigio con il quale questo Istituto di Cultura ha inteso onorare l’evento.
Ma pare non ne abbia capito la consistenza.
Infatti, questa strana idea di un Master a pagamento sull’architettura digitale, mi lascia estremamente perplesso.
Se in Sicilia l’Inarch condivide un bersaglio scavalcando mezzi e metodi convenzionali dell’industria culturale - troppo condizionata da interessi privati e soldi – perché qui, addirittura, mette su banco in piazza, con tanto di imbonitori, per vendere merce che qualsiasi navigatore sa come trovare gratuitamente in rete? Quindi dove sta il punto? Perché una conoscenza a pagamento quando la si può ottenere completamente gratis? Cosa dovrebbe darmi questo corso oltre un ennesimo pezzo di carta da appendere al muro? E che titolo ha l’Inarch per sostituirsi a una qualsiasi business-school privata?
Ovviamente attendiamo risposte, anche da chi ha aderito all’iniziativa perché molti di loro conosciamo personalmente. Quel che dicono e pensano sta liberamente scritto in internet dove, gratuitamente, possono e devono continuare a destinare e dedicare la loro attenzione perché, per primi, hanno consapevolezza della rilevanza della rete rispetto alle vecchie pastoie feudali della carta stampata.
Mi spiace per Inarch che, con queste trovate, mi pare tradisca la sua missione originale e rischi di precipitare nel mucchio delle inutili, se non dannose, istituzioni che vendono titoli, cavalierati e quant’altro in virtù di un privilegio offensivo verso l’intelligenza e la ragione.
C’è stata la rivoluzione informatica, non vi pare?
Per chiudere vorrei segnalare la dura presa di distanza di Antonino Saggio - che di rivoluzione informatica pare intendersi visto che cura l’omonima collana - e quella di una nostra lettrice, Mara Dolce, che penso rifletta il sentimento di molti lettori.

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