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Rubrica Tentori

USA, un monumento da 140 milioni di dollari


di Francesco Tentori
8/7/2001
 

Una storia esemplare di democrazia degenerata: quella che H. Sullivan e F. Ll. Wright chiamavano "mobocrazia". Alla seconda guerra mondiale, la Russia aveva dedicato monumenti super-retorici, a Berlino e altrove, ma l'aveva fatto a tempo debito, a non più di dieci anni dal 1945. Gli Stati Uniti, invece, non ci avevano mai pensato. Ma - racconta Bruno Marolo - "Roger Durbin, un venditore di pesce fritto dell'Ohio, un giorno del 1987, domandò alla deputata del suo collegio, Marcy Kaptur, dove fosse il monumento ai caduti della seconda guerra mondiale. Il monumento non esisteva, la parlamentare si vergognò e corse a presentare un disegno di legge". Prima pietra posata da Clinton; opposizione delle élites; proseguimento dell'iniziativa sotto la presidenza del giovinotto di fiducia dei petrolieri, George W. Bush. Ironia della sorte vuole che a vincere l'appalto dei lavori sia stata "un'impresa del gruppo Philipp Holzmann, il gigante delle costruzioni tedesco che organizzava i lavori forzati nei campi di concentramento nazisti". E il Mall di Washington sarà compromesso per sempre.


Intitolato ai caduti, nasce tra le polemiche. L'appalto all'impresa che gestiva il lavoro forzato nei lager nazisti

USA,
un monumento
da 140 milioni
di dollari

Spalmato su 4 ettari, farà sparire la più famosa veduta di Washington e della Casa Bianca
Avrà 56 colonne e 4000 stelle dorate. Tutto è cominciato con un venditore di pesce fritto dell'Ohio

di Bruno Marolo, nella pagina "pianeta" de "l'Unità" di domenica 17 giugno 2001.

WASHINGTON - Qualcuno dice che è la rivincita di Hitler: un enorme monumento ai caduti, come sarebbe piaciuto a lui, farà sparire la veduta più famosa di Washington. Non ci sarà più lo spazio erboso dove Martin Luther King raccontò a un milione di persone il sogno di un'America in cui i neri avrebbero avuto gli stessi diritti dei bianchi. Lastre di cemento e colonne di granito interromperanno la maestosa prospettiva fra l'obelisco in memoria di George Washington e il tempio dorico con la statua di Abraham Lincoln. Così hanno voluto il popolo e il congresso degli Stati Uniti. Le proteste di architetti, urbanisti e ambientalisti sono state soffocate sotto una valanga inquietante di consensi. Trionfa la maggioranza che ha sempre ragione, anche quando vuole abbattere centri storici e foreste per fare largo alle automobili.
Le ruspe entreranno in azione subito dopo la festa nazionale del 4 luglio. "Non c'è tempo da perdere - ha dichiarato il presidente George Bush - ogni giorno muore un migliaio di uomini e donne che hanno servito la patria nella seconda guerra mondiale, dobbiamo costruire al più presto un monumento che renda loro omaggio".
A quanto pare, in tanti anni, nessuno ci aveva pensato. Ora la patria non più ingrata corre ai ripari con un progetto da 140 milioni di dollari, opera dell'architetto Friedrich St. Florian. I lavori richiederanno tre anni. Ironia della sorte : sono stati affidati a un'impresa del gruppo Philipp Holzmann, il gigante delle costruzioni tedesco che organizzava i lavori forzati nei campi di concentramento nazisti.
I critici hanno paragonato il monumento disegnato da St. Florian alle opere di Albert Speer, l'architetto preferito di Hitler. Molte proposte di Speer rimasero sulla carta a causa della guerra, e sicuramente fu un bene. Tuttavia sarebbe ingiusto collegare soltanto al nazismo lo stile neoclassico di quegli anni, che piaceva anche a Roosevelt e a Stalin, oltre che a Hitler e a Mussolini.
Friedrich St. Florian ha voluto rievocare la seconda guerra mondiale con una architettura d'epoca. Lo ha fatto però con l'esagerazione degli scenografi di Hollywood, quando pretendono di ricostruire l'Egitto dei faraoni o la Roma dei cesari.
Tutti abbiamo visto, al cinema, il grande viale chiamato "Mall" che conduce all'immensa cupola del congresso federale. E' una magnifica passeggiata sull'erba, che offre una vista spettacolare della Casa Bianca, tra alberi secolari e specchi d'acqua. I monumenti ai caduti in Vietnam e in Corea, seminascosti tra il verde, arricchiscono il paesaggio e lo caricano di struggenti memorie.
In questo scenario irromperà, come un colpo di grancassa nel silenzio, una pomposa struttura di quattro ettari, sotto la quale sparirà parte del laghetto artificiale chiamato Rainbow Pool, vasca arcobaleno. Un cerchio di 56 colonne alte sei metri chiuderà come una tagliola uno spazio da cui oggi si ammira la zona monumentale. Le colonne rappresentano gli Stati Uniti e i loro territori oltremare. Si entrerà nel cerchio attraverso due archi alti 13 metri, simbolo dei due fronti della guerra. All'interno, vi sarà un muro coperto di 4 mila stelle dorate, una ogni cento caduti americani. Ai lati si leveranno spruzzi d'acqua di dieci metri.
"Una costruzione sterile e insignificante", ha protestato il "Los Angeles Times". "Un'opera imposta agli urbanisti calpestando ogni procedura", ha obiettato il "Wall Street Journal". "Un'offesa al paesaggio", ha ribadito il "New York Times". "Una mostruosa distruzione dello spazio pubblico", ha accusato "The Nation". George Peabody, un ex combattente di 79 anni, ha rispedito al governo la medaglia al valore. "Non mi rassegnerò mai - ha scritto - allo scempio di Washington". Ma molti, moltissimi altri reduci hanno applaudito ogni volta che i politici li invitavano a farlo.
Del resto, la guerra vera è un ricordo lontano. Quella che stiamo raccontando è una storia americana d'oggi: la storia di Roger Durbin, un venditore di pesce fritto dell'Ohio che - un giorno del 1987 - domandò alla deputata del suo collegio, Marcy Kaptur, dove fosse il monumento ai caduti della seconda guerra mondiale. Il monumento non esisteva, la parlamentare si vergognò e corse a presentare un disegno di legge.
Cominciò così la marcia trionfale verso l'inevitabile lieto fine. Tutti i siti e i progetti proposti alla commissione delle belle arti vennero scartati dai politici, che volevano il monumento sempre più vistoso e costoso. Niente era troppo, per fare colpo sugli elettori. Come a Roma l'immenso Altare della Patria sovrasta e schiaccia i Fori e il Campidoglio, così davanti al campidoglio di Washington doveva sorgere qualcosa di altrettanto imponente.
Il presidente Bill Clinton, con il suo fiuto infallibile per il gusto delle maggioranze, posò la prima pietra l'11 novembre 2000, festa degli ex combattenti. Per sottolineare la natura hollywoodiana dell'operazione, volle al suo fianco Tom Hanks, l'attore del "Soldato Ryan", oltre alla madre centenaria di un caduto e al senatore Bob Dole, reduce mutilato e ormai un po' rincitrullito, noto anche per le sue vanterie sull'efficacia del Viagra.
Alla prima pietra, non seguì la seconda. Si formò invece un gruppo chiamato "Salviamo il mall", che bloccò i lavori con un'ingiunzione del tribunale. Il progetto tornò davanti alla commissione urbanistica. Ma il mese scorso il congresso, con una maggioranza schiacciante, ha approvato una legge per dare il via agli appalti senza altri indugi.
Il giudice Henry Kennedy, che aveva fermato le ruspe una prima volta, ha rifiutato di farlo ancora. "Il congresso - ha detto - si è pronunciato chiaramente: vuole che il monumento sia costruito". Il vecchio senatore Dole ora è contento. "La mia generazione - si è vantato - ha salvato il mondo, compreso il mall di Washington". L'America è così: ha salvato l'Europa da Hitler, ma nulla la salva da sé stessa.

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