Sogno e precisione - Villa Colli

Storia e Critica

Sogno e precisione - Villa Colli


di Sandro Lazier e Renata Chiono
28/7/2003

Renata Chiono ci segnala il recupero di Villa Colli (1928 - 1930), Cottage a Rivara Canavese degli architetti Gino Levi Montalcini e Giuseppe Pagano Pogatschnig. L'impegno dei proprietari per il recupero e la salvaguardia del moderno si sta scontrando con fatalità locali che comportano una scelta dolorosa tra la tutela del territorio e la contingenza di una ricostruzione industriale particolarmente molesta e rumorosa (stampaggio dei metalli). È di questi giorni la notizia che il ministro Urbani stia disponendo un disegno di legge recante "legge quadro sulla qualità architettonica" - tema di cui ci occuperemo presto - con il preciso impegno di dichiarare ufficialmente inaugurata una nuova stagione nella quale, la qualità architettonica e paesaggistica, assuma indipendenza e dominanza rispetto alle abituali emergenze delle vicissitudini sociali e politiche.
Per intanto, ci permettiamo di segnalare al DARC (Direzione Generale per l'architettura e l'arte contemporanee) la Villa Colli, oggi proprietà dei Chiono, affinché venga inserita nelle opere da tutelare e sottoporre a salvaguardia.

Sogno e precisione
di Renata Chiono

Di Gino Levi Montalcini e di Giuseppe Pagano Pogatschnig, binomio e quadrinomio, Domus ha illustrato ampiamente l'attività attraverso le loro opere maggiori e più significative. Con la Villa Colli, "Cottage in Canavese" degli anni 1928-30, si presenta una costruzione, più volte pubblicata, che denota caratteri molto interessanti sia nei rapporti dell'opera di Levi e Pagano, quanto in quelli del giovane movimento italiano di architettura moderna, nel quale gli architetti hanno una figura di grande rilievo.
Uno degli auspicati sviluppi dell'architettura moderna italiana è lo sciogliersi degli schemi che hanno caratterizzato e stilizzato l'architettura ultima, è il raggiungimento di una nostra indipendenza creativa. Di fatto questa costruzione è un segno molto interessante: concepita con tutti gli attributi della modernità, essa ne supera i luoghi comuni. Interessante come pianta e come organismo la casa propone, con i suoi ballatoi esterni ed interni, i più piacevoli e nostrani modi di vivere e di stare; non rinuncia a nessuna delle esigenze moderne ma vi assomma tutti i piaceri del nostro vivere all'italiana, piena di libero conforto, non rinuncia né al caminetto, né all'ombra delle gronde, in nome non di esempi stranieri perché le case a terrazzo sono prima mediterranee che centro-europee, ma di regole straniere. E', innanzi tutto, una casa tutta casa, niente macchinistica, e pur perfettamente funzionante: una casa che ti senti di amare subito con confidenza ed il cui valore quindi per coloro che la abitano durerà. Questo durare, effetto come di una amicizia fra i muri e gli abitatori, è una praticità da non dimenticare.
Domus - giugno 1930


Perché Villa Colli
La Villa venne commissionata per volere dei Signori Colli, come casa di vacanza. La storia ha un lato molto romantico, perché si dice che il Signor Colli volle qui la Villa, su questi terreni, perché qui aveva chiesto in sposa la Signorina Enrica Colombetti che diventò poi sua moglie, allora figlia dei proprietari dell'elegante Hotel Suisse, uno dei più importanti e prestigiosi hotels della Torino di inizio '900. Il Signor Colli fu, assieme a Frassati, fondatore della Stampa di Torino, sollevato poi dall'incarico dal Senatore Agnelli, non già per suo volere, ma per espressa richiesta del Duce, perché Colli fu un fervente antifascista, e si rifiutò sempre di avere la "tessera" del partito.
Per Giuseppe Colli inizia così un lungo periodo di forzata vacanza che divide fra questa villa in Canavese e l'abitazione di Torino. Qui vivono sei persone della famiglia, più cinque di servitù, fra cuoche, balie, cameriera, giardiniere ed autista. (L'automobile del Signor Colli è tutt'oggi conservata al Museo dell'Automobile di Torino). Alla fine della guerra, anche per avere una certa copertura di "credibilità", la famiglia Crespi, che tanto aveva sostenuto il partito fascista, ed allora proprietaria del Corriere della Sera di Milano, chiama Colli ad assumerne la direzione. La famiglia Colli si trasferisce così a Milano, e torna di tanto in tanto in Villa per i periodi di vacanza.
Durante la guerra, i Colli vissero qui sfollati, fino a che le SS naziste non li cacciarono per fare di questa villa, di così grande pregio architettonico, il loro "quartier generale" in Canavese: (Le colline circostanti erano rifugio di molti partigiani). La Villa visse così uno dei periodi più tremendi dalla sua costruzione. Il grande salone centrale venne adibito a stalla ove dimorarono dodici muli, sei per ogni parte. Le camere al piano superiore adibite a prigioni. Per intercessione del Senatore Agnelli, rimasto comunque in ottimi rapporti con Colli, Mussolini farà liberare la villa, e la famiglia Colli, dopo un lavoro di restauro non indifferente, riporterà la villa al suo primario splendore. La Villa rivive ed il Signor Colli desidera far dimenticare ai figli gli orrori della guerra. Nel campo da tennis (costruito dalla Ditta De Bernardi, tutt'ora esistente), vengono indetti tornei, sulla balconata viene spesso messa una orchestra che allieta le feste in Villa.
Qui trascorrono i week-end personaggi del mondo della cultura e giornalisti come Indro Montanelli, Guido Piovene, Mosca e molti altri importanti nomi del giornalismo italiano.
Tutti i mobili presenti erano stati costruiti appositamente per questa casa. Nel 1998 furono esposti a Palazzo Bricherasio a Torino.

Una più ampia descrizione viene fatta su "LA CASA BELLA".
Qui si parla ampiamente della casa evidenziandone i locali di soggiorno e pranzo, illuminati da luce diffusa per mezzo di una sbarra centrale sospesa al soffitto e da cubi di Atrax (tutte le luci della villa sono ancora originali e questi cubi, arrivarono da Berlino, con vetri della Zeiss n.d.r.) agli angoli, verso i ribassamenti delle stanze.Le sei stanze da letto al primo piano, vengono illuminate da vetri verso il balcone. Due bagni con guardaroba completano il piano, che vede anche una bellissima balconata che affaccia sulla hall di ingresso, ed una "galleria".
I materiali impiegati sono i più adatti all'ambiente campestre: in legno sono tutte le balaustre e le parti di sostegno del tetto ed i serramenti. La balaustra della terrazza al piano terra è in tubo di ferro a canottiera perché esposta alle intemperie. Lampade di ferro e vetro, protette dalle cornici del segnapiano, sono disposte agli angoli per illuminare di notte le terrazze.
Il caminetto, nella sala di soggiorno, è in mattoni e pietra di Borgone. Fra tanta modernità di arredo, il caminetto tradizionale - che qui è costruito alla moda inglese - mette una nota un po' nostalgica per le notti d'inverno. Piccole biblioteche (ancora presenti nella casa n.d.r.) sono un insieme pratico ed elegante.
La balaustra al primo piano, con la veduta della valle, su cui questo loggiato, come la passeggiata di un piroscafo, è un osservatorio assai poetico ed un luogo di riposo nella pace del bel Canavese, come era desiderio del proprietario.
Nella sala da pranzo un bellissimo mobile passavivande (ancora presente nella casa n.d.r.), in legno di noce, mette in diretta comunicazione con la cucina, alla quale si accede con un passaggio a doppia porta. Ampie finestre panoramiche permettono il godimento di un bellissimo paesaggio.
Tutti i pavimenti del piano terreno sono in lavagna nera, quelli del piano superiore sono in legno.
Lo scalone principale, importante e ben strutturato, è in marmo nero di Garessio.
Le pareti ed i soffitti in tutte le stanze sono in un medesimo colore giallo avorio. Tale unità di decorazione conferisce alla casa una pace ed una tonalità molto sensibile, non però disgiunta da un senso di grandiosità.
L'illuminazione della grande hall è ottenuta da un ampio lucernario a vetri opalini sul soffitto, e da quattro cubi di Atrax agli angoli.
Un esperimento riuscito, di trasferire il sistema di vita di una famiglia italiana su un piano di benessere comune ai popoli più ricchi e più attaccati a consuetudini di sobria signorilità. Con questo criterio, il tentativo dei due costruttori torinesi è un sogno che l'architettura moderna in Italia esca risolutamente dal periodo polemico, per passare alle attuazioni realistiche delle quali soltanto sarà chiarita la particolare fisionomia italiana delle nuove costruzioni.
L'aspetto di questa Villa in Canavese, i problemi che risolve, il suo valore artistico, sono, perciò, strettamente legati alle necessità che l'hanno ispirata, secondo il criterio di una originale funzionalità. Il carattere planimetrico interpreta i desideri del committente, al quale occorreva una casa fresca, ariosa, con grandi locali di rappresentanza ed abbondanti balconi e terrazze in ogni piano.
La Villa si erge su un pendio rallegrato da un magnifica vista della valle. Sotto la Villa trovano posto le cantine, la lavanderia, ed il pozzo per l'acqua potabile alimentante il serbatoio del sottotetto. L'ingresso secondario è disposto sul retro della casa, ma non sottovalutato. Per la sera gode della illuminazione di una lampada posta sopra una bellissima formella di Lenci degli anni 20, (probabilmente disegnata da Gino Levi Montalcini - n.d.r. - per cui si stanno facendo ricerche). La porta di ingresso è sovrastata da un tettuccio piano portante la scritta: "Là dove pace il ben sempre germoglia".
Seguono altre dettagliate soluzioni per i vari ambienti.
Si precisa che alcuni mobili originali sono ancora presenti nella Villa, ed è stato anche acquistato e conservato il pianoforte a coda tedesco che ornava la balconata ed il biliardo inglese di fine 800.
I quattro bagni sono in porcellane inglesi della Twiford, originali, ed anche le rubinetterie originali, in bronzo nichelato, sono state fatte restaurare e perfettamente funzionanti.
L'originale dépendence è stata anch'essa restaurata.
Tutte le luci della Villa sono originali.
La cancellata è attribuita allo scultore Callà.

Alla IV Triennale di Monza, nel 1930, sono esposti 36 progetti sul "tema di una villa moderna per l'abitazione di una famiglia, escludendo gli estremi della villetta economica e della villa sontuosa".
Il tema è di piena attualità: vi sono rappresentate, attraverso progetti di Albini, Bottoni, Diulgheroff, Pagano, Ponti, Ridolfi, Santoris e molti altri, tutte le tendenza che in quel momento animano il dibattito sull'architettura in Italia: razionalismo, novecentismo, futurismo…
Il progetto presentato da Pagano e Levi Montalcini per una villa in collina, nella scelta degli elementi architettonici accentua, a rischio di apparire schematico, la componente ideologica e programmatica razionalista.
Pochi mesi dopo Pagano e Levi Montalcini affrontano nuovamente il tema dal punto di vista più condizionato e realistico, di una commessa concreta: il progetto di questa villa per la vacanza di una famiglia di sei persone.
A prima vista l'impostazione è completamente sovvertita: l'impianto dei volumi, che là era articolato, qui è chiuso nella ritrovata simmetria di un parallelepipedo; le coperture piane sormontate da una pensilina hanno lasciato il posto ad un tetto a quattro falde; è scomparso il cubo di vetro dello "studio dell'artista" e ritroviamo al posto gli ambienti più prosaici del ménage familiare; nel basamento rialzato non una serra vetrata, ma cantine e lavanderie.
Ma la rigorosità del metodo rimane intatta di fronte al precisarsi del tema; anche il difficile incontro degli architetti razionalisti con le forme e i materiali della tradizione locale è controllato, evitando facili compromessi o cedimenti nel senso di un'"architettura minore", anticipando anzi l'atteggiamento nei confronti dell'architettura rurale che maturerà in Pagano negli anni successivi.
Il primo a cogliere gli elementi di novità di questa "casa fresca, ariosa", è Edoardo Persico, che le dedica, sulle colonne di Casabella un ampio spazio, nel settembre del '31.
Persico vi legge "il segno che l'architettura moderna in Italia esce risolutamente dal periodo polemico, per passare alle attuazioni realistiche".
Gli elementi di questo realismo e "di una originale funzionalità" sono riconoscibili nella "costruzione tale da poter resistere alle intemperie invernali", nelle "ampie finestre panoramiche che permettono il godimento del bellissimo paesaggio", nella balconata protetta dal tetto con consente una passeggiata e un soggiorno all'ombra, come era desiderio del committente. Fa eco a ciò "Domus" con un editoriale del 32', che rileva nel progetto "un segno interessante dello sciogliersi degli schemi" "una casa il cui valore nel tempo, per coloro che l'abitano durerà".....Una previsione che ha quasi valore di una PROFEZIA: dopo oltre sessant'anni la casa è ancora utilizzata e vissuta, anche se poco, ma sempre tenuta in perfette condizioni, dalla stessa famiglia, che l'ha conservata con cura anche negli interni e nell'arredamento.
Perché l'arredo, interamente disegnato dai progettisti, è "semplice, riposante e pratico", nel giudizio di Persico, ed è parte integrante della villa, della sua capacità di rispondere alle esigenze della vita che vi si svolge.

album fotografico

...

www.antithesi.info - Giornale di Critica dell'Architettura - Tutti i diritti riservati