Cin-Cin 'Maestro' Gehry!

Storia e Critica

Cin-Cin 'Maestro' Gehry!


di Mariopaolo Fadda
29/10/2003

Si sono appena conclusi i festeggiamenti per l'inaugurazione ufficiale della Walt Disney Concert Hall, un evento atteso per 15, lunghi, tormentati anni e che, per un motivo o per un altro, ha rischiato di non vedere mai la luce.
Per quanto riguarda il giudizio critico e la ricostruzione storica della vicenda rimando ad altra sede, mentre qui mi preme sottolineare solo due aspetti: il ruolo svolto dalla stampa e l'impatto dell'opera nel contesto urbano.
Da circa una decina di giorni l'inaugurazione della Disney Hall è un po' sulla bocca di tutti. Tutti sentono la necessità di dire la loro (e non sempre in termini elogiativi) sul nuovo simbolo della città californiana. La prima impressione non può che essere di smarrimento, di perplessità. La seconda è una irresistibile necessità di entrare dentro per vedere come sono orchestrati gli spazi sotto la pelle argentea dei pannelli metallici. L'interesse per l'opera è talmente palpabile che la Filarmonica ha deciso di consentire per il mese di novembre visite guidate con partecipazione individuale, mentre da dicembre in poi le visite potranno avvenire solo per gruppi.
Si sa che i capolavori, le opere di rottura hanno tempi di assorbimento molto lenti e difficilmente si radicano nella coscienza della stragrande maggioranza del pubblico e quindi ci chiediamo: come mai si è creato un interesse così diffuso per un'opera architettonica moderna così dirompente?
I motivi sono tanti ma come, ho già premesso, uno ha giocato un ruolo decisivo: l'informazione giornalistica. Lontani i tempi in cui l'architettura era relegata nel ruolo di ancella, e lontani i tempi in cui il volgare esibizionismo post-modern affascinava le riviste alla moda, l'informazione giornalistica ha preso atto del crescente interesse del pubblico verso una disciplina che, nel bene e nel male, contribuisce a creare lo spazio fisico in cui si vive, si lavora, si gioca, si medita, si prega, si studia.
Lewis Mumford ci ha raccontato come una volta l'alta cultura fosse appannaggio della cittadella, una ristrettissima ed impenetrabile élite religioso-politico-miltare al di sopra di tutto e di tutti. Poi l'alta cultura è scesa nell'agorà, nel forum, nei comuni e oggi si sporca con l'orrido del suburbio.
Il Los Angeles Times ha offerto una copertura giornalistica all'iter del capolavoro gehriano quale mai si era vista prima. Sin dalla competizione del 1988 attraverso articoli, opinioni, lettere, polemiche ha contribuito a tenere informati i cittadini sulle vicende tecniche, politiche, finanziarie della nuova sede della Filarmonica. Ma il giornale non si è limitato ad informare. Nei momenti più difficili ha preso posizione: ha difeso l'opera dagli attacchi dei critici da salotto e dei demagoghi ed ha contribuito finanziariamente con 5 milioni di dollari.
Per l'inaugurazione ha organizzato una copertura a tutto campo: dall'editoriale augurale di Diane Haithman all'intervista con Toyota, autore dell'acustica della sala, dall'articolo del suo critico d'architettura, Nicolai Ouroussoff, alle interviste dei residenti, dalle valutazioni sulle ricadute economiche alle esperienze dei musicisti, dalle battute con Gehry ed Esa-Pekka Salonen, il carismatico direttore musicale della filarmonica, alle interviste con i VIP.
Il LATimes ha fatto gli onori di casa ma anche il resto della stampa americana ha dato un grosso contributo informativo: da Time al New Yorker Review of Books, da Newsweek al New York Times, dal Washington Post a the New Yorker. Per non parlare delle decine di giornali locali che mettendo in evidenza ora un aspetto ora l'altro hanno spesso dato la parola al "piccolo uomo". Anche i networks televisivi nazionali hanno fatto la loro parte: da ABC e PBS che hanno mandato in onda interviste a Gehry a Fox News, a NBC e CBS. Due riviste, Metropolis e Architecture hanno pubblicato già sui numeri di ottobre recensioni critiche dell'opera
Gli invidiosi del genio, i mediocri frustrati scambieranno tutto ciò per un'esibizione di mondanità e continueranno imperterriti a raccontarci la favoletta delle mode, delle forme fugaci, dell'esibizionismo.
"Quello che rende l'edificio così toccante come opera architettonica è la sua abilità di esprimere un più profondo creativo conflitto: il riconoscimento che la bellezza ideale raramente esiste in un mondo imperfetto."(N. Ouroussoff)
"Seduta in cima al distretto di Bunker Hill a downtown, la Disney Hall è il più splendido edificio che possiate, probabilmente, mai vedere." (H. Muschamp)
"Sebbene il museo di Bilbao sia innegabilmente opera di un genio, la Disney Hall è più matura, più focalizzata, più raffinata.... ed è meglio eseguita nei dettagli."(M. Filler)
"Se avete visto il Gran Canyon, un'altro oggetto inondato di sole e di curve di ipnotico potere, avete una qualche idea di cosa sia la Disney Hall..."(R. Lacayo)
"Disney Hall è qualcosa di più raro che una grande strada urbana. É un sereno, nobilitante edificio che darà alla gente di questa città di spazi privati un nuovo senso di piacere dello spazio pubblico." (P. Goldberger).
Il compositore contemporaneo John Adams, la cui opera "The Dharma of Big Sur" è stata eseguita la terza sera, si è così espresso "Ci sono molti edifici moderni che ti fanno sentire come se stessi entrando in un territorio ostile, nemico. Questo edifico è l'opposto."
Il giudizio più scoppiettante l'ha dato Ed Moses, l'artista amico di lunga data di Gehry:"Quando sali le scale [dal parcheggio sotterraneo]e la guardi [l'opera], essa esplode come i fuochi d'artificio."
A parte il valore dell'opera in sé è interessante analizzare l'impatto con il contesto.
La competizione per la Hall viene tenuta nel 1988 e già da subito si punta ad un'opera di qualità che funzioni da stimolo per la rinascita di downtown che ha conosciuto un'inarrestabile declino sin dagli anni '30. L'effetto Bilbao è di là da venire ma la Disney Hall ha il potere di mettere in moto un processo che negli anni si rivelerà lungimirante. Nel 1990 viene realizzata la sinuosa scalinata di Bunker Hill opera di Lawrence Halprin, nel 1993 Pershing Square su progetto di Legorreta, nel 2003 la nuova cattedrale cattolica di Moneo ed è tuttora in costruzione la nuova sede del dipartimento dei trasporti della California, opera di Thom Mayne.
Ma ciò che più conta ha risvegliato l'interesse degli investitori immobiliari del settore residenziale che era l'aspetto più complicato dell'intera operazione di rinascita. Molti edifici in disuso sono stati ristrutturati e trasformati in appartamenti. Finora sono appartamenti per single perché senza scuole e senza negozi al minuto è difficile attirare le famiglie.
Ma Ralphs, una grossa catena di supermercati della California, ha in programma di aprire il primo supermarket nel 2005.
Oggi ci sono 19 complessi residenziali in costruzione ed altri 30 sono in attesa dei permessi.
Anche lo SCI-Arc, l'istituto di architettura diretto da Moss, lo scorso anno si è trasferito da Venice a downtown, dopo aver scartato altre possibili sedi. E Moss ha giustificato la scelta proprio per il clima dinamico che anima ormai il cuore della città. Gilmore, il più attivo degli operatori ha colto al volo l'occasione ed ha istituito ottimi rapporti con lo SCI-Arc e la qualità degli interventi non potrà che guadagnarne.
Ora è il turno di Eli Board, il finanziere e filantropo che ha recuperato il progetto dato per morto della Disney Hall: ha annunciato qualche settimana fa un piano per la sistemazione dell'area intorno a Grand Ave., dove si affaccia la Disney Hall, che prevede due grattacieli per uffici, due complessi residenziali, un albergo, ristoranti e negozi.
Nessun piano burocratico, nessuna pianificazione statalista avrebbe potuto fare di meglio. Un leggerissimo Strategic Plan che individua i poli a cui ancorare lo sviluppo, il polo culturale (Music center, MoCA, Biblioteca), quello amministrativo (Comune, Tribunale, Dipartimento trasporti) e quello sportivo-convegnistico (il palazzo dello sport, il centro congressi). Il tessuto connettivo comprende uffici, negozi e residenze.
E' in quest'ottica che Richard Koshalek, presidente dell'Art Center College of Design di Pasadena ha organizzato un lavoro svolto in collaborazione tra gli studenti di architettura di UCLA diretti da Thom Mayne, della CalArts Graphic Design e dell' Art Center film and photography. Il lavoro è incentrato sul ruolo che può svolgere la creatività nel porre le basi nella rinascita di downtown. Le proposte che sono venute fuori sono frutto di una competizione interna. I risultati di questo lavoro sono pubblicati in due superbi volumi curati da Morphosis: L.A. Now e Shaping a New Vision for Downtown Los Angeles.
"Ci stiamo muovendo da una cultura suburbana verso qualcosa di più che una cultura urbana."dice Koshalek che è stato, ricordiamolo, uno dei più strenui difensori del progetto di Gehry organizzando in mezzo all'infuriare delle polemiche una mostra sulla Disney Hall. La cosa provocò sconcerto nell'ambiente perché Koshalek all'epoca era direttore del MoCA, ed è raro che il direttore di un museo, sia pure d'arte moderna, si schieri così apertamente in favore di un progetto discusso e controverso. La forza delle idee di una cultura davvero libera.
Per concludere. Il capolavoro gehriano conferma che la moderna cultura architettonica è pienamente immersa nelle problematiche del mondo contemporaneo, non si lascia irretire né dalle fughe a ritroso né da quelle in avanti. Non persegue rigidi formalismi e disdegna le forzature ideologiche. Non ha nulla da spartire con chi vuole liquidarla come futile sovrastruttura e con chi spinge verso l'evasione.
Ora aspettiamo di sentire le prediche, i profeti di sventure, i fustigatori dei costumi, i professionisti dello sperpero e tutti coloro i quali hanno costruito le loro carriere gettando fango sull'architettura moderna. Ma la Disney Hall è lì a testimoniare che questo gioco al massacro culturale non paga più.
Cin-Cin "Maestro" Gehry!
Santa Monica, CA 10/27/2003

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