Qualità dell’architettura contemporanea nelle città e nei territori europei

Opinioni

Qualità dell’architettura contemporanea nelle città e nei territori europei


di Massimo Pica Ciamarra
24/11/2003

Committenza, Progettazione, Realizzazione. L'interazione dialettica fra queste figure è sostanziale. In ogni trasformazione fisica, chi domanda, chi progetta, chi realizza sono complici indispensabili, ognuno dei quali coinvolge un insieme sempre più ampio di soggetti diversi:
- la realizzazione non riguarda i soli costruttori. Cresce l'incisività dei produttori di componenti impegnati ad investire in ricerca per raggiungere livelli di eccellenza nel duro confronto internazionale;
- la progettazione è oggi compito di partnership sempre più articolate e complesse. Le diverse competenze non interagiscono in azioni a cascata. Sono necessariamente compresenti sin dalla fase di concezione, quella in cui si fissa il DNA del progetto;
- infine, come sono distinti i ruoli di chi è chiamato a fornire risposte - il progettista dal realizzatore - anche la committenza si diversifica: il "committente formale" ha il compito di interpretare e strutturare in articolata domanda le aspirazioni e le esigenze del "committente reale".
Leadership verso partnership: senza confusione di ruoli, ciascuna delle tre figure corresponsabili della qualità dell'architettura - in senso lato di ogni trasformazione fisica dell'ambiente di vita - è coinvolta in un processo che conduce verso assetti evoluti e promettenti.

La Risoluzione del Consiglio dell'Unione Europea incoraggia gli Stati membri a "promuovere la qualità architettonica attraverso politiche esemplari nel settore della costruzione pubblica". Esprime quindi la necessità che specie l'edilizia pubblica abbia livelli di qualità elevati, livelli esemplari cioè capaci di indurre effetti imitativi. Obiettivo: la qualità diffusa, innescare emulazioni e concorrenzialità. Presupposto basilare della qualità delle trasformazioni dello spazio è infatti una domanda ben strutturata, fiduciosa, desideri di trasformazione espressi da un contesto sociale esigente e da committenti formali che ne siano acuti interpreti, nello stesso tempo forti di una visione d'insieme. Questo primo presupposto della qualità urbana e rurale è il prodotto della cultura di una comunità: va assicurato da politiche che favoriscano la conoscenza e l'incontro, pluralismi e contaminazioni, che sostengano ad esempio sia strumenti come gli "urban center" sia ogni altra forma o struttura di comunicazione tesa a rendere sempre più consapevoli ed esigenti i "committenti reali". La qualità delle trasformazioni fisiche è innanzitutto espressione culturale. In molti centri del passato riconosciamo proprio questo: un sistema, un "cervello collettivo" che ha stratificato attenzioni, equilibri e disquilibri. La traduzione delle esigenze e dei desideri dei "committenti reali" in termini di domanda - definita nei caratteri, nelle quantità e nelle prestazioni - impone al "committente formale" di avvalersi di programmatori, che nelle best practices, quando occorre, coinvolgono anche esperti apparentemente non tecnici come economisti, sociologi, psicologi, filosofi. Nelle singole azioni la "qualità della domanda" - aspetto primario della qualità delle trasformazioni fisiche - per quanto compete al committente non impone particolari costi. Occorrono modesti investimenti perché il progetto si fondi su un attento studio di fattibilità ed un intelligente ed articolato "programma".
Anche la "qualità di concezione" del progetto - altro aspetto primario della qualità degli interventi, ma di competenza del progettista che interpreta, arricchisce e collabora anche nella rimessa a punto della domanda - sostanzialmente non costa. E' proprio in questa fase della progettazione che il progetto è azione critica prima ancora che articolazione tecnica della risposta. Richiede analisi, studi, conoscenza; soprattutto si avvale di confronti, giudizi critici; è il prodotto di partnership progettuali motivate, esperte, con dimensioni e complessità disciplinari opportune. Tutto ciò ancora una volta è una quota irrilevante del costo dell'opera nei singoli progetti, specie se ne si valuta anche il costo di gestione. La qualità di concezione presuppone però significativi investimenti strutturali - sia nella formazione dei progettisti (tema complesso, richiede ragionamenti specifici), sia in politiche di promozione e continuo sostegno di gruppi integrati, competitivi in ogni contesto. L'assenza di investimenti in tal senso si avverte: diversamente dai progettisti di molte altre regioni d'Europa, gli italiani non hanno mai goduto di un reale sostegno del loro governo sulla scena internazionale, perché qui l'architettura non è ancora colta come risorsa, elemento trainante dell'economia, né è considerata motore del commercio estero, dell'esportazione di tecnologia e innovazione. Una diversa consapevolezza porterebbe a politiche mirate. Ne è prova evidente l'invasione di progettisti di altri paesi, sempre più vistosa in questi ultimi anni, alla quale non corrisponde analoga presenza dei progettisti italiani al di fuori della penisola. Non è lo stesso per costruttori e produttori di componenti.
Committenza, progettazione, realizzazione: è sempre utile sottolineare come questi ruoli siano fortemente condizionati dal sistema normativo che ne regola interazioni e distinti processi; un sistema che può rendere probabili o meno probabili, eccezioni o miracoli, architetture di qualità. Le ancora recenti regole sui lavori pubblici invece di favorire l'essenziale collaborazione fra le tre diverse figure, esaltano conflittualità e fratture. La frattura committente/progettista è insita nelle regole di concorrenza che impongono la pratica dei concorsi, confronti sostanziali per la qualità di concezione del progetto: conclusa la fase di concorso, questa frattura può essere però sanata eliminando l'impropria e burocratica sequenza di conformità fra le successive fasi di sviluppo pretesa dalla legge vigente. Vanno anche individuate evolute forme di superamento della frattura progettista/realizzatore: quella che frena l'innovazione tecnologica e riduce la competitività internazionale del sistema-Italia. Inoltre il magma normativo specifico (che perdura malgrado il cosiddetto Testo Unico), il paralizzante intreccio delle competenze, sovrapposizioni dei ruoli, pongono ostacoli significativi alla ricerca di qualità. Peraltro l'invito dell'Unione Europea a "politiche esemplari nel settore della costruzione pubblica" dovrebbe portare a mutare in radice la stessa legge italiana che privilegia i progetti redatti dagli uffici interni alle amministrazioni pubbliche, o tollera incarichi mascherati da consulenze, in quanto consente progetti e architetture sottratti al confronto fra alternative. In Italia gran parte della spesa nell'edilizia è dovuta ad interventi privati. Perseguire la qualità degli interventi impone di rivedere e snellire l'apparato normativo contraddittorio, sovrapposto ed intrecciato, che avvolge piani e regolamenti. L'incertezza normativa spinge infatti la committenza privata verso progettisti non sempre selezionati su basi qualitative, ma in forza della capacità di sostenere favorevoli interpretazioni della norma. La richiesta del permesso di costruzione si trasforma così in tentativo interpretativo, per cui in questa fase il progetto è necessariamente rapido e banalizzato, non è diretto ad obiettivi di qualità; poi, quando c'è, la fase successiva è "conforme", non pensa ne osa riscatti. In altre realtà la chiarezza normativa invece fa sì che le costruzioni vengano autorizzate solo sulla base di progetti ben documentati, attentamente visualizzati nelle logiche di contesto, opportunamente dettagliati.
Alla qualità del costruito poi si oppongono sia criteri obsoleti (ad esempio, l'ancora diffuso riferimento ad indici di edificabilità espressi in mc/mq, con quanto ne deriva in termini di espulsione di funzioni e complessità urbana, bassa inerzia termica del costruito e via dicendo), sia anacronistiche tariffe professionali che fissano corrispettivi rapportati al costo di costruzione e non all'efficacia delle soluzioni di progetto (ad esempio, in termini di risparmio energetico o di adozione di tecnologie non abituali). Contro la qualità sono inoltre i condoni edilizi quando rendono "regolari" trasformazioni prive di appropriate valutazioni; lo sono le recenti estensioni della "dichiarazione di inizio attività" che legittimano nuove edificazioni o trasformazioni dell'esistente basate su banali equivalenze quantitative o su semplici corrispondenze volumetriche. Ad altri livelli - quando consentono trasformazioni ambientali e paesaggistiche in assenza di analisi qualitative tese ad obiettivi veri, ampi e condivisi - sono contro la qualità anche "accordi di programma" e "leggi-obiettivo", innovazioni comunque preziose malgrado accentuino il distacco fra istituzioni e cittadini, fra "committente formale" e "committente reale". Occorre un patto sociale teso alla qualità dell'ambiente, dei paesaggi e delle stratificazioni che la storia produce di continuo: una collettività matura esprime analogo interesse per la tutela del patrimonio del passato e per la formazione del patrimonio del futuro. Lo splendido intreccio fra natura ed artificio insito in molti dei nostri paesaggi mostra che è possibile: occorre determinare condizioni che consentano ad ogni intervento, alle infrastrutture come agli edifici, di arricchire il territorio di nuova qualità e bellezza. Il sistema normativo (è interessante lo spunto introdotto per gli interventi privati, proprio in Emilia, dalla città di Faenza) deve incentivare la sensibilità verso la qualità. L'obiettivo della qualità degli interventi si persegue anche elevando la velocità delle realizzazioni - cioè minimizzando la distanza temporale fra nascita dell'esigenza e disponibilità dell'opera che la soddisfa - rendendola almeno paragonabile a quanto si riscontra in altri paesi europei. I nostri tempi sono perlomeno il doppio di quelli spagnoli, olandesi, francesi e così via. Peraltro la velocità di realizzazione può riflettersi positivamente su come si giudicano i concorsi di architettura, strumento essenziale della collettività per perseguire la qualità attraverso il confronto fra le possibili risposte alle sue domande, pur se molto da migliorare perché ne sia favorita la reale efficacia.
Ma l'obiettivo della qualità delle trasformazioni spaziali si persegue soprattutto dotandosi di una classe professionale al tempo stesso giovane ed esperta, sensibile ai valori della contemporaneità. Questo impone anche l'intelligente superamento delle separazioni disciplinari, l'affermazione piena e concreta della cultura dell'integrazione, l'ampia condivisione di alcune gerarchie di valori; quindi vera saldatura - logica e temporale - fra urbanistica ed architettura, o meglio fra piano e progetto. Questo chiede anche di riflettere sul distacco fra teoria/ricerca/formazione e "pratiche", causa di degenerazione per ricercatori (privi del rapporto con la realtà della pratica edilizia ed urbanistica) e professionisti (appiattiti su pratiche ripetitive o avulse dai processi di trasformazione).

A differenza di "qualità della domanda" e "qualità di concezione" - che costano poco in termini diretti anche se molto in azioni strutturali e politiche mirate - sia la "qualità dello sviluppo tecnico del progetto" sia la "qualità della realizzazione" implicano risorse adeguate. Specie sotto quest'ultimo profilo il raffronto è sconcertante. A parità di intervento la spesa italiana è una frazione di quella di altri paesi europei. Se i budget a disposizione registrassero la differenza di reddito pro-capite delle varie regioni non vi sarebbe problema. Ma allora un km di autostrada, metropolitana o fognatura non dovrebbe costare sostanzialmente lo stesso in Francia, Germania, Spagna e così via; né dovrebbe essere analogo il costo di automobili, telefonini, arredi o prodotti alla moda. La differenza dei budget - dei costi unitari a mq. nei vari paesi dell'Unione Europea - registra quindi la differenza di attenzione al costruito, ai paesaggi, all'ambiente, alla qualità della vita. Con conseguenze sia sui rapporti sociali, la vita d'ogni giorno, il vero benessere di un popolo; sia sui paesaggi e le città dove le persone sono felici, dove le forme esprimono valori, attraggono, richiamano. La qualità delle trasformazioni spaziali si eleva rintracciando nuovi equilibri fra vari aspetti e vari fattori. Ma chi giudica della qualità? Come la si riconosce? Il giudizio è sociale, corrisponde sì alla cultura di una collettività, ma soprattutto a fiducia nel futuro e visione prospettica, libera dal rifugio nella conservazione ed ambiziosa di trasformazione. L'Unione Europea - della quale sono simboli unificanti senso della città e valori dell'architettura - ha assunto i principi di Maastricht, la logica del confronto e della concorrenza. La Risoluzione del Consiglio dell'Unione Europea incoraggia gli Stati membri perché promuovano "politiche esemplari nel settore della costruzione pubblica". Nel nostro contesto, ancora molto da riformare, segnali positivi non mancano: l'istituzione della DARC con la ben articolata definizione dei suoi compiti in termini di formazione, conoscenza e promozione; l'evolversi dei rapporti internazionali e l'azione del CNA; realizzazioni importanti cominciano a delinearsi in molte città italiane. La velocità di questi processi è però modesta, non è paragonabile a quanto si evolve altrove: per l'architettura il sistema-Italia non rappresenta oggi un reale e diffuso riferimento sul piano internazionale. La "legge quadro sulla qualità architettonica" approvata dal Consiglio dei Ministri è una tappa importante, ma richiede altre azioni finalizzate. In questo contesto, l'INARCH va sostenuto nel suo impegno apparentemente marginale, ma nella realtà profondo: l'incentivazione del dialogo fra esponenti di ogni forma di espressione culturale, committenti, progettisti, realizzatori.

23 novembre 2003, Bologna - Teatro Manzoni - Seminario internazionale "Qualità dell'architettura contemporanea nelle città e nei territori europei" - Semestre di Presidenza italiana dell'Unione Europea - Ministero BB.AA.CC. / Direzione Generale per l'architettura e l'arte contemporanee.

Link:
Comunità Europea - risoluzione del 12 febbraio 2001

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