Giuseppe Terragni, da cento anni.

Storia e Critica

Giuseppe Terragni, da cento anni.


di la Redazione
21/2/2004

Il prossimo 18 aprile sarà una conferenza di Daniel Libeskind ad aprire le celebrazioni del centenario della nascita di Giuseppe Terragni.
Inutile sottolineare l’importanza dell’evento, soprattutto in virtù dei significati che l’opera di Terragni ha assunto nel corso della storia.
Il Comitato Nazionale del “GT04 Giuseppe Terragni architetto europeo”, presieduto da Attilio Terragni, sta lavorando alla definizione del programma delle numerose iniziative, il cui fine non sarà certo solo quello di “ricordare” Terragni, ma soprattutto di attualizzarne la figura nella contemporaneità, ai cui connotati culturali l’opera di Terragni può dare un grande contributo. Inoltre, molto presto, sarà on line il sito ufficiale GT04, in cui sarà possibile seguire tutti gli eventi che si protrarranno anche nel 2005.
AntiTHeSi, grazie alla collaborazione di Alberto Scarzella Mazzocchi, pubblica di seguito uno scritto di Pietro Lingeri pubblicato su “Quaderni degli studenti della facoltà di architettura di Milano”, edizione del 1945.

Lo conobbi nel 1921 quando s’iscrisse al Politecnico. Stupì subito tutti per il suo sguardo profondo e vivo, per il suo contegno originale e quasi inaccessibile a noi condiscepoli. Assorto nell’esaltazione del suo destino, sembrava emergere da un mondo di fantasmi michelangioleschi, perseguendo abnormi visioni architettoniche aliene da ogni contingenza e da ogni senso di contemporanea umanità.
Gigante disdegnoso in un mondo di nani, mi aperse il suo animo un giorno a proposito dei Maestri Comacini, rievocando i tempi arcani in cui i maestri muratori discesi dalle valli del Lario, irradiavano per l’Europa esprimendo l’originario spirito architettonico in levità di ritmi trasfiguratori.
Come a S’Elia il mondo appariva a Lui senza stile, spenta l’armonia fra l’uomo e le forme, urgeva trarre dall’intima primordialità il nuovo senso che ridestasse il tutto a umana significazione.
I rari creatori stranieri da Le Corbusier a Gropius, lo confermarono nella sua ansia di radicale rinnovazione, primo fra noi egli iniziò quella campagna architettonica che solo la morte doveva interrompere.
Ancora studente ideava progetti di pura modernità, fondamentale quello del Novocomum che fu poi realizzato nel 1927. L’incomprensione della Commissione d’ornato del Comune di Como lo costrinse a presentare un machiavellico progetto tradizionalista, ma ottenuta l’approvazione attuò il suo progetto senza deflettere da nessun motivo ideale, suscitando altissimo scandalo per avere costruito in Italia la prima Casa Moderna.
Nel 1927 fondò con alcuni amici il gruppo 7, che segnò il nostro risveglio architettonico all’unisono coi movimenti d’avanguardia europei. Partecipò a congressi e a mostre internazionali d’Architettura moderna affermandosi come il più autorevole esponente italiano. Dal 1932 al 1936 costruì l’attuale Casa del Popolo a Como nella cui cristallina geometricità si risolve e si potenzia l’interiore molteplicità delle funzioni.
Nel 1933 partecipò alla fondazione di <>, unica rivista italiana che intuisse in tutte l’espressioni dello spirito l’ansia di trasfigurazioni primordiali insita nella nuova Architettura.
Nel 1935 colla mia collaborazione edificò a Milano le case Rustici, Ghiringhelli, Lavezzari, Toninello. Progettò in collaborazione il Danteum e il nuovo Palazzo Scolastico di Brera, poi quasi presago del suo destino e desideroso di solitudine, si ridusse a Como. Ivi costruì ancora edifici di funzionalità pura, vinse col gruppo G.M.S. il Concorso per il piano regolatore, a cui dedicò profonde ricerche, vagheggiando di creare a Como un centro esemplare di modernità. Poi il richiamo in Russia e la morte.
Agitato da una fantasia inesauribile e complessa, in perenne lotta con se stesso, Terragni seppe attraverso il quaotidiano travaglio trarre alla luce le forme pure che contessono l’alba della nostra Architettura Moderna.

Pietro Lingeri

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