Stampa Un diverso risveglio.pdf
antiTHeSi

Opinioni

Un diverso risveglio


di Giovanni D'Ambrosio
14/6/2004
Caro Paolo, caro Sandro, oggi è una giornata bellissima: c’è il sole, tanta gente cordiale, un cielo limpido e celeste.
Mi accingo a comprare i giornali e le riviste di architettura che mi accompagnano il sabato mattina.
Dopo aver sfogliato le pagine iniziali, superate le solite pubblicità, gli appuntamenti mondani della settimana, le fotografie degli accattivanti personaggi della lobby milanese del design che compie 50 anni nel massimo del provincialismo e conservatorismo, mi soffermo su alcuni progetti di architetture che mi incuriosiscono per la loro forza cromatica.
Li guardo attentamente poi provo a darne una lettura, mi fermo.
È un atto di vero masochismo il mio sabato mattina...
Mi spiego. Le immagini che mi avevano colpito sono tutte ritoccate al computer, sono riflessioni multiple, effetti di una architettura che si specchia in un laghetto, ghiaia che si riflette irrealisticamente su soffitti e pareti.
"Magari potessi fare anche io qualcosa di così sensazionale!", pensa l’ignaro lettore accecato dall’inganno.
Cos’è che mi disturba al punto da sentirmi ferito dentro?
Non l’architetto che, comprensibilmente, ha premura di vendere il proprio progetto, ricorrendo a vetri specchiati o malamente colorati; gli perdoniamo il malcelato desiderio di spacciare per buona architettura la sua realizzazione, futura trappola per il prossimo cliente.
O, ancora, non me la prendo con i media e con la carta stampata, vere e proprie chimere, che ci nutrono attraverso l’irreale cultura dell’immagine, anche loro hanno le proprie motivazioni: una azienda da gestire!
Prima le chiamavamo -con tutto rispetto- riviste di architettura , poi abbiamo assistito alla nascita delle riviste patinate, ora siamo di fronte alle cosiddette riviste renderizzate.
Tant’è! L’architettura di oggi si legge e si compra sul quotidiano. Ciò detto, se comprendiamo le ragioni di architetti e media, motivando le ragioni del nostro sentire, dove trovare la giustificazione dell’agire di pseudo critici di architettura, che scrivono avendo visto belle foto per apparire meglio loro, pensando di essere così critici di serie A quando le loro proposte sono solo make up masticati?
Vorrei tanto dei critici che andassero a vedere le architetture che presentano o, tanto meglio, se le potessero fotografare loro senza preoccuparsi di come sarà l’immagine sulla rivista, ma di come l’immagine parlerà di verità al lettore in maniera chiara e pulita, senza trucchi.
Non ce n'è uno (dei critici italiani) che gridi allo scempio davanti ad una foto ritoccata, come tutte quelle delle star di ultima generazione che hanno insegnato a falsificare l’immagine di architettura con colori sfumati ed improbabili punti di vista.
Io credo -ma è il mio modesto punto di vista...da masochista- che l’immagine truccata o ritoccata in architettura è come una bella donna appariscente, con cui passi una meravigliosa serata a lume di candela, rimani incantato dal suo fascino ma, se ci dormirai vicino, non ti stupire se il risveglio sotto la luce del sole limpida del mattino potrebbe essere un po’ duro per poi ricredersi.
Auguri a tutta la critica dell’architettura italiana.

...

www.antithesi.info - Giornale di Critica dell'Architettura - Tutti i diritti riservati