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Opinioni

I veri mostri
Articolo in risposta a Terranova e ai suoi Mostri3


di Mara Dolce
29/7/2006
Il recente dibattito sulle demolizioni è triste per almeno due motivi.
Il primo è che è stato accompagnato da un impegno anti-demolizioni all'insegna di un imbarazzante ludicismo che gioca sul paradosso, che raccoglie firme e slogan , quello che si chiama Mostri Metropolitani o Amici del Mostro, che ha visto risorse economiche delle università messe a disposizione di siti web come quello realizzato da Casavola. http://www.amicidelmostro.org/
Il secondo e più importante, è che non si è affrontato il tema delle demolizioni - che è una realtà di molte città europee - in termini seri, facendo una riflessione a partire innanzitutto dalla qualità dell'architettura e della sua abitabilità.
E`deludente ad esempio, leggere Giorgio Muratore (Area, febbraio, 2002)che afferma che bisogna salvare Corviale perchè "Mario Fiorentino è stato sicuramente uno dei migliori architetti romani della seconda metà del secolo scorso" . Ed è grave che Terranova, professore ordinario di una facoltà di architettura, affermi: "È facile difendere un'architettura bella, più difficile celebrarne una venuta un po' male. Anche se carica di forza polemica."
È insopportabile la distanza che sottende queste affermazioni: stiamo parlando di quartieri dove vivono migliaia di persone, non di un monumento, di una casa, di un'opera isolata, eppure Muratore vede Corviale come la testimonianza dell'opera di un architetto, prima ancora che un quartiere dove abita gente. Perchè Terranova e quanti come lui che difendono milioni di metri cubi di architettura mediocre, (la "carica polemica" è forse un parametro di abitabilità ?) non abita in un'architettura "venuta un po’ male, ma carica di forza polemica" piuttosto che in architetture molto più semplicemente"belle"? Stiamo parlando di quartieri come Laurentino, Spinaceto, Tor Bella Monaca, Quartaccio, Tor de' Cenci, Tor Sapienza, Corviale, che sono una vergogna, dal punto di vista architettonico, dello spazio urbano, dei materiali, della costruzione, difenderli è da irresponsabili.
Sono il risultato di un gesto architettonico che faceva riferimento a un’idea distorta dell'architettura che contrapponeva l'ideologia e il concetto all'estetica, come risposta ai problemi dell'abitare.
Terranova, Muratore,Casavola e altri come loro, nella loro imbarazzante - nei modi e nei contenuti - difesa di queste vergogne dell'architettura italiana , portano avanti una teoria superata: il valore dell'"idea"e del concetto, innanzitutto. Se l'architettura in questo paese non prende quota è grazie anche a persone come loro che occupano posti di potere nell'università e che trovano spazio e voce per dire quello che dicono. Hanno mai visitato per caso Terranova e Muratore le splendide case popolari di Souto De Moura e di Manuel De las Casas? Lo facciano e capiranno l'inutilità di definizioni come "carica polemica" applicata all'architettura.
In tutte le professioni gli errori sono qualcosa che quando si scopre di aver commesso si prova a correggerli, una sentenza ingiusta, un'operazione chirurgica mal riuscita.., nell'architettura invece l'errore viene difeso e addirittura celebrato, come nel caso di Corviale.
E' come se un bravo dentista facesse un ponte sbagliato a Terranova, questi si lamenta, dice che l'intervento non riuscito non lo fa vivere bene, che non riesce a masticare, si sbava tutto quando mangia e sbiascica quando parla, chiede pertanto che gli venga rimosso e sotituito con uno funzionale alle sue necessità. Ma ad un certo punto arrivo io e metto su un sito web che si chiama "amici dei ponti dentali sbagliati" e scrivo una serie di articoli che tendono a dimostrare come e perchè Terranova quel ponte in bocca se lo deve tenere tutta la vita adducendo tra gli argomenti, il fatto che il dentista in questione, è un ottimo professionista, ne ha fatti tanti di ponti nella sua vita e gli son venuti bene, insomma, dico a Terranova :"È facile difendere un buon ponte, più difficile celebrarne uno venuto un po' male. Anche se carico di forza polemica", al massimo posso concederti una correzione, qualche "sottrazione", ma la protesi così com'è te la tieni.
E Terrova a questo punto potrebbe rispondermi:
A) ma che ci azzecca la carica polemica?
B) insomma, ma che c'entra con l'architettura? Io così non campo bene, la qualità della mia vita ne risente, toglietemi ‘sto ponte che ne voglio uno nuovo.
Appunto, dico io.

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