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Opinioni

Brevi note a proposito del Ponte sullo Stretto


di Leandro Janni e Anna Giordano
7/8/2006
L'attuale governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro sostiene l’importanza e l’utilità della realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.
Le associazioni ambientaliste in questi anni hanno prodotto centinaia di pagine di documenti che ne comprovano tutto tranne che i presunti benefici (documenti consegnati al Governo regionale e all’ARS già nel 2003). Sui posti di lavoro “temporanei”, la cifra di 40.000 lavoratori/anno, riportata nel comunicato è errata: negli anni lo abbiamo dimostrato ripetutamente e lo stesso studio di impatto ambientale della Stretto di Messina S.p.a riporta cifre di gran lunga ridimensionate: “Le risorse umane necessarie verranno principalmente reperite in loco considerando che, nei periodi di punta, saranno impiegati circa 3000 unità fra personale operaio e impiegatizio. Di queste, circa 700 saranno costituite da personale – operaio, altamente specializzato o impiegatizio – proveniente da zone esterne all’area di lavoro. Il numero totale di personale, non particolarmente elevato in proporzione all’imponenza dei lavori, è giustificato dalla presenza di attività altamente specializzate ed industrializzate quali, ad esempio, la realizzazione della galleria ferroviaria con l’utilizzo di macchinari automizzati che non coinvolgono un numero elevato di maestranze” (pag. 55 dell’elaborato PP 2 R C41001 dello Studio di Impatto Ambientale).
In altri elaborati dello Studio di Impatto Ambientale, le cifre sono ancora più ridimensionate. Tradotto: la esigua manovalanza siciliana che servirebbe per il ponte sarebbe di sola movimentazione terra e conduzione camion e in numeri di gran lunga inferiori a quelli proclamati ancora oggi. Così si esprimono gli Advisor in merito al lavoro “fisso”: “Il quadro degli effetti occupazionali diretti, nel caso di scenario con il ponte, mette in luce una perdita di posti di lavoro, 1234 addetti fra i lavoratori del traghettamento automobilistico e ferroviario, che non viene recuperata nel settore di attività legato alla gestione e alla manutenzione del ponte, se non parzialmente, in quanto è in grado di generare solo circa 480 posti di lavoro (attività dirette). La perdita netta è quindi di 764 posti di lavoro” (fonte Advisor “Collegamenti Sicilia – Continente”, pag. 84).
Con il sistema multimodale (treni o automezzi più traghetto), ci sarebbe “un incremento occupazionale nelle attività direttamente legate al sistema di trasporto, nell’ambito ristretto delle due province di Reggio Calabria e Messina, di circa 1.100 addetti rispetto allo scenario ponte” (fonte Advisor “Collegamenti Sicilia – Continente”, pag. 98).
Che lo Stretto di Messina debba subire sconvolgimenti irreversibili, non mitigabili e in violazione delle norme di tutela che vigono sull’area (si rammenta che il Governo Italiano è sotto procedura di infrazione per violazione delle direttive comunitarie Habitat e Uccelli), con costi ambientali, sociali ed economici elevatissimi, in nome e per conto di un’occupazione “temporanea” le cui cifre sono ampiamente ridimensionate da tutti, proponente e Advisor inclusi, ci sembra quantomeno fuori tempo e illogico. Molto più lavoro e occupazione stabile verrebbe dalla valorizzazione delle sue bellezze e peculiarità ambientali, dall’ammodernamento dell’attuale sistema di traghettamento e dalla promozione delle cosiddette autostrade del mare.

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