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Opinioni

Zaha Hadid si aggiudica tutto. Anche a Reggio di Calabria


di Gian Paolo Manfredini
17/1/2008
Sbandierare su house-organ che "il waterfront è già futuro" e che il sindaco con il "suo" waterfront "farà impallidire la sinistra", o ancora, su un quotidiano compiacente (su cui scrivono magari consulenti a contratto del Comune) che Reggio Calabria è "la città della gioia", e consimili amenità, rappresenta a nostro modesto avviso iperboli quantomeno fantasmagoriche.
Ma cominciamo, da cittadini-architetti, ad analizzare il bando del concorso internazionale per il waterfront.
Non si può dire siano scelte d'indirizzo giuste, congrue, per esempio, le restrizioni stabilite per il possesso dei requisiti minimi di capacità economico-finanziaria e tecnico-organizzative, che parrebbero appositamente ad escludendum il professionista creativo e/o giovane, in specie se locale.
Si consideri che l'Ordine degli Architetti, P.P.e C. di reggio di Calabria conta più di duemila iscritti, molti dei quali sotto-occupati, e che nessuno degli studi reggini, anche i più grossi, è vicino al possedere tali requisiti.
Nemmeno si può concepire di andare a posizionare edifici in luoghi che sarebbe meglio salvaguardare, in quanto ancora disponibili e potenzialmente facenti parte di un lungo e continuo parco lineare costiero del territorio comunale, che appunto non dovrebbe essere opportuno interrompere con cementificazioni si apure "monumentali".
Nemmeno sarebbe concesso trattare un tema così delicato e denso di memorie fondative al pari di una normale offerta-proposta di appello ai lavori pubblici (cfr, la Merloni), aggiudicabile sulla base dell'offerta più conveniente e utile (ammesso e non concesso che la vincitrice nella fattispecie lo sia...), in particolare, magari ad auto-pubblicità di marcketing urbano.
In ogni caso, il cosiddetto "completamento del waterfront", che in realtà e più propriamente dovrebbe essere chiamato Straltfront, non può sensatamente essere ritenuto quello di un decimo di un complessivo sviluppo del fronte mare comunale, che ha un affaccio sullo Stretto di Scilla e Cariddi con le sue coste frastagliate che misura più di trenta chilometri.
La giuria, poi, avrebbe dovuto essere individuata già nel bando per suoi componenti di valore scientifico-critico, a garanzia di prassi limpide e di esiti non opachi o omologati; altresì sarebbe bene fosse rappresentativa delle istanze culturali, paesistiche, ambientali, ecologiche, storiche, nonchè delle varie istituzioni sociali, statali, di ricerca e tutela e delle varie associazioni. Peraltro, tutta l'operazione come è stata concepita, giunge con un ritardo culturale oggettivamente incolmabile e parrebbe impostata per incoraggiare unocamente l'affermarsi di esercizi di stile (che sta tramontando, o almeno lo speriamo tutti), piuttosto che reali strategie di raggiungimento di obiettivi di ricucitura e recupero di paesaggi urbani caotici, abbandonati,quando non degradati, o veri e propri luoghi del bando (cfr il termine francese banlieue).
Parrebbe poi, dai risultati del concorso, che si sia optato di mettersi al riparo e al di sopra di ogni critica arroccandosi dietro firme di archistar. Ma potrà mai bastare una firma famosa a legittimare qualsiasi carenza di ancoraggio storiografico e sisiografico, di qualsiasi equivoco, pericolo, aberrzazione, o "ecomostro"? " firme", le quali, invece di farsi carico di gestire progettazioni di quello che effettivamente necessita alla città e all'appartenenza umana al territorio, si preoccupano di affermare la loro "brand" (peraltro alla faccia di qualsivoglia ermeneutica e codice deontologico) prevedendo certe architetture iconiche, astratte o scultoree, dimenticand di rispondere a ruoli primari dell'architettura, oltre che negando, umiliando i caratteri dei contesti e devastando definitivamente beni paesaggistici delicati.
Persino il presidente francese Sarkozy ha dichiarato che è ora di "mettere l'architettura al centro delle nostre scelte politiche".
Per fare ciò occorre che si metta tutto l'impegno in un ridisegno di qualità delle parti importanti (come n waterfront) del territorio comunale e nella resa in valore delle straordinarie potenzialità paesaggistiche della collocazione sulle sponde dello Stretto di "Horcynus Orca", dove le onde grecge incontrano le onde latine (Giovanni Pascoli).
Non si può abdicare alle cose indispensabili con operazioni propagandistiche condotte nel segno dei voleri di chi governa (pro-tempore), impostate a fini equivoci, appaltistici, o di speculazione fondiaria, o di illusorio promesso sviluppo turistico. Tali metodiche e tali percorsi concorsulai non possono che costituire premesse per annunciati pesanti perdite e fallimenti. E serve a poco fare scrivere a giornalisti compiacenti peana alla "magicità" di Reggio di Calabria e della sua amministrazione comunale, se poi si perdono i nessi tra organizzazione di serie d'interventi, di processi vitali, e la finalità di progetti di esistenza e accrescimento civile della comunità locale.

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