Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti

Opinioni

Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti


di Paolo G.L. Ferrara
17/12/2008

Anche quest'anno, come tradizione, antiTHeSi scrive un "Regalo di Natale". Vi è però una differenza: quest'anno il regalo vorrei riceverlo.
Lo sappiamo tutti anche se nessuno -quantomeno sul web- ne parla: Marco Casamonti è stato arrestato ma, come giusto che sia, oggi come oggi egli non è né colpevole e né innocente.
Agli arresti domiciliari, Marco Casamonti, prima che la giustizia faccia il proprio corso, non deve essere condannato. Da nessuno.
Comunque sia, il dovuto rispetto alla persona inquisita sino a sua comprovata colpevolezza non impone che del suo arresto non se ne debba parlare, come invece sembra succedere: lo si deve fare per capire ciò che sta dietro una carriera fulminea, sia professionale che universitaria, e un altrettanto fulmineo coinvolgimento giudiziario.
Lo si deve fare poiché, da alcuni anni, Casamonti rappresenta per molti il “nuovo che avanza”, sia dal punto di vista squisitamente architettonico che da quello della editoria. Vero: per molti ma non per tutti, ma quei “molti” sono davvero “molti” e, spesso, esclusivamente abbagliati dalle apparenze.
“Apparenze” che -in particolare modo agli studenti e ai giovanissimi laureati- fanno sembrare assolutamente geniale, intraprendente e davvero moderna nel modo di saper stare al mondo, la generazione dei trentenni a cavallo del XX e XXI secolo, e soprattutto chi ha avuto più visibilità negli anni 2000-2005, durante i quali i “geni” sono spuntati come i funghi.
Diciamolo: in quel periodo sono stati sfornati progetti su progetti, tutti quanti ammantati di un’ aura di sacralità culturale troppo spesso fuori luogo, se non del tutto inesistente.
In sintesi, il “nuovo sangue italiano” (così come tutti lo chiamano, per primo un portale web) scorreva nei circuiti/sistemi culturali e progettuali a ridare linfa vitale all’Italia e rigenerarne così le forze e la genialità.
Pur ritenendo il 90% di molti di loro un vero e proprio “bluff”, sia culturale che progettuale, non vi è nulla di personale con alcuno dei progettisti che “nuovo sangue” si ritengono e, soprattutto, con quelli che “il nuovo sangue” lo sono per davvero (10%).
Il problema forte che emerge dalla vicenda Casamonti è che sono le arterie del circuito/sistema ad essere oramai sclerotiche, e non potrebbe essere diversamente: il clientelismo politico, con l’accondiscendenza di quei progettisti assolutamente interessati, ha -nel tempo- depositato tante di quelle porcherie sulle pareti arteriose che non ha alcuna importanza se in esse scorra o meno “sangue nuovo” poiché, comunque sia, questo arriva in certi punti talmente ostruiti da non potere più scorrere.
La cosa più grave è quando anche il “nuovo sangue”, pur consapevole di scorrere in un sistema/circuito sclerotico, vi si adegua e instaura rapporti di connivenza con le placche sclerotiche, pur ben sapendo che, prima o poi, una placca ostruttiva la incontrerà e il circuito si bloccherà.
Tutto ciò lo ha fatto Casamonti ma certamente non è l’unico. Però Casamonti non doveva farlo! L’architettura è fatto etico e chi ha in mano il potere editoriale (Casamonti dirige Area e altre riviste) e didattico (è professore ordinario) non può lanciare messaggi con i quali si rende legittimo il pilotare gli appalti attraverso la spartizione con altri colleghi secondo il teorema del “a buon rendere”, teorema avallato da chi è delegato a gestire la cosa pubblica.
Il fatto è ulteriormente grave allorquando Casamonti si piega alla venerazione verso Ligresti: “Quello che mi interessa è portare a casa il risultato, riuscire ad avere la concessione edilizia e darle i permessi... questo è il mio obiettivo, gliel'ho promesso... ho stima di lei... lei è una persona di cui anche io mi sono un po' innamorato, perché è una persona di grande carisma, un grande imprenditore... io voglio portare a casa questo risultato... e come vede anche oggi che è il 2 maggio non sono a fare il ponte... sono in studio.
Vero, sin da quando lo ascoltai alla Triennale di Milano (e ne scrissi su antiTheSi il 15. aprile. 2002), avevo perplessità sull'idea che Casamonti potesse rappresentare il “nuovo”, quantomeno dal punto di vista della modestia che un uomo di cultura deve avere. Oggi potrei dire che è stata proprio la mancanza di modestia e di umiltà a portare Casamonti dentro questo guaio, ma il fatto che egli stesso si sia reso disponibile ad ammettere le proprie responsabilità è, forse, un passo importante per dare il giusto messaggio a tutti, ovvero la differenza che passa tra l’immodestia e la paranoia. Dalla prima si può certamente uscire, ed anche a testa alta; nella seconda, invece, si resta intrappolati.
Casamonti ammette i fatti (così come, per altro, i suoi avvocati) ma li ascrive all’interno di un “...contesto di interessi culturali più che economici”, poiché l’obiettivo era “...creare opere ben fatte” e senza che nessuno potesse stravolgerle.
E’ qui il nocciolo: Casamonti deve ammettere di avere sbagliato a 360°, senza scuse, soprattutto se queste si tenta di valorizzarle attraverso l'uso del pretesto/fine culturale. No, non va bene, anzi: tale pretesto/fine aggrava il tutto poiché offende tutti i progettisti in quanto, stando così le cose, parrebbe che solo lui o altri come lui sono in grado di fare “belle opere” e, dunque, avere il diritto di andare contro la legge.
Molti lettori crederanno che io stia esultando e godendo della vicenda, ma non è così: piuttosto, ne ho grande dispiacere perché credo che Casamonti possa essere una potenzialità del panorama italiano e dare il proprio contributo a ripulire le arterie dalle porcherie da cui sono intasate. Avere la possibilità di dirigere riviste internazionali, d’insegnare in università, di fare grandi progetti è occasione da non dovere gettare nella spazzatura solo per mancanza di modestia e umiltà. Casamonti può ancora farcela: può cogliere l’occasione di essere davvero eticamente moderno trasformando “la crisi in valore”, capendo appieno che l’architettura è bella nel momento in cui è onesta. Poi, se all’onestà si aggiunge anche la capacità ideativa che vada a migliorare le nostre città, il paesaggio e il mondo in genere, ben venga.
Detto ciò, dare credito all’ “uomo” Casamonti è fondamentale, e va fatto poichè è l’unico modo in cui possiamo essergli vicino in questo suo particolare e doloroso momento. Qualsiasi altro atteggiamento, sia esso denigratorio, compassionevole, da leccaculo, sarebbe aleatorio e falso.
In bocca a lupo, Marco: da questa brutta storia hai l’occasione per dare l’esempio a tutti, soprattutto a chi, tanto quanto te (se non di più...), sa di sagliare ma continua a farlo, magari pensando di essere "intoccabile" o più furbo degli altri; a chi, ancora peggio, pensa che i cretini siano quelli che non attuano scambi di favore con la politica e con i colleghi e quelli che, facendolo, si fanno beccare.
Questa volta, con gli auguri sinceri di antiTheSi e della mia bimba, aspetto io il “Regalo di Natale”. Da te, per tutti.
E so che lo riceveremo.

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