La qualità architettonica non è solo cultura. È molto di più

Opinioni

La qualità architettonica non è solo cultura. È molto di più


di Renzo Marrucci
4/1/2009

Il tentativo di procedere a disegnare una legge sulla qualità dell’architettura aprendo una finestra sul mondo della professione è certamente da considerare positivo. E, mentre ne rilevo gli aspetti che considero positivi, tuttavia non posso fare a meno di pensare a quelli negativi e nondimeno credo che sia necessario, e anzi indispensabile, perfezionare questo primo accenno di rapporto per aprire un dibattito serio sulla inefficienza del mondo professionale legato alla produzione architettonica e urbanistica.
Facendo parlare gli architetti, potrà uscire fuori che il primo grave problema è legato al mondo dell’Università e al potere conferitogli da una società mentalmente legata al passato e aggrinzita nella conservazione e nella trasmissione dei privilegi. Ormai e’ noto come questa casta possa interferire nella ricerca della qualità, una casta assolutamente devastante! Non ho parole per esprimerlo con semplicità e non devo dirlo io; ma sono certo che se verrà dato lo strumento per parlare agli architetti, uscirà fuori il marcio e si potrà riflettere con più chiarezza su come rilanciare un aspetto importate della nostra cultura architettonica e non solo. Pensate al mondo degli storici dell’architettura che consigliano i politici. Che presiedono istituzioni culturali di orientamento. Pensate a quello che è successo a Venezia con quel ponte partito a tremilioni e rotti di euro e arrivato a circa diciassette. Come è possibile che ciò possa avvenire in un ambito civile? Pensate al quartiere Zen di Palermo. Come è possibile che si facciano quelle cose creando luoghi autentici della degradazione umana così, semplicemente? Pensate a Corviale a Roma. Pensate a Gibellina e al prodotto virtuale delle archistar, dalle nuvole dell’Eur al Vulcano “buono” di un certo posto in Campania e via dicendo.
Sindaci che affidano a chi vogliono i loro incarichi importando a furor di euro architetti che non conoscono la loro città o la provincia, sbalzando la cultura locale, con la scusa del confronto, in realtà pensando solo a se stessi e alla propria immagine, bruciando la terra dove potrebbe crescere la nostra cultura solo perché la trama degli interessi non viene saputa o voluta controllare a dovere. ANCORA NON SI CAPISCE DOVE DEVE ESSERE CONTROLLATA e da chi QUESTA REALTA'! Questo paese non ha responsabili…
Chi è che non sa fare il proprio mestiere in Italia? Questo è uno spunto di lavoro per chi voglia fare una legge sulla qualità architettonica e urbanistica. Uno spunto importante! E altri ve ne sono… Riorganizzare i concorsi, per esempio, senza introdurre meccanismi moderni, evoluti, nelle nostre Università, non serve e non servirà a nulla. Un sistema veramente moderno deve restituire alla intelligenza la sua dinamica mentre noi, in Italia, non ci si rende conto della realtà che viene costruita socialmente e metodicamente sulla occlusione di ogni spazio possibile. Sicché anche se un giovane rimane in Italia e tramite la famiglia ottiene qualche cosa, non fa ricerca… o ne fa poca e con fatica. Lo sforzo è orientato a difendere la posizione acquisita per appoggi e spinte fuori regola o costruite ad arte. La stessa idea di famiglia è primordiale e protettiva e nella società vige il concetto di famiglia allargata e si pensa alla propria famiglia con una impostazione di pensiero arcaica, superata, vecchia. E’ necessario riorganizzare le nostre Università in modo moderno sulla efficienza eliminando le cordate concorsuali, scrivere leggi serie e capaci di dare autonomia alla scuola e inizierà una speranza per questo paese.
Occorre che la politica faccia un passo in avanti con dignità verso il cittadino e controllare il valore nella professione e rendere la competizione libera e forte per fare crescere il paese. Rivedere i ruoli della professione è anche indicare ai giovani la strada da percorrere nella società con nuove regole. Oggi abbiamo regole vecchie non all’altezza del compito sociale che si materializza ogni giorno nella nostra vita.
Per recuperare la qualità non basta aggiornare il concorso quando le persone che lo gestiscono sono più o meno le stesse, che provengono dallo stesso alveo stantio e predisposto ad una certa mentalità di comportamento.
Bisogna avere coraggio e far partire il dibattito senza stringere le fila, avere la forza di avere fiducia in un futuro migliore per la nostra architettura ma soprattutto per il nostro paese, appesantito dalla burocrazia e dall’inedia. Non basta aprire una finestrella su internet per ascoltare, far fiorire i problemi della nostra cultura architettonica. Un timido passo può essere facilmente coperto dalla seconda mossa.

...

www.antithesi.info - Giornale di Critica dell'Architettura - Tutti i diritti riservati