Opere faraoniche e tragedie annunciate

Opinioni

Opere faraoniche e tragedie annunciate


di Leandro Janni
5/10/2009

Ha senso parlare di “tragedie annunciate” in un paese come l’Italia che, negli ultimi novant’anni, ha registrato oltre 5.000 grandi alluvioni e 12.000 frane? In media, un episodio ogni giorno e mezzo. In soli cinquant’anni, i fenomeni naturali hanno provocato circa 3.500 morti, mediamente 7 morti al mese. Così stima una recente ricerca dell’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni. In Sicilia, il 70 per cento del territorio è ad alto rischio. Certo è che la prima e più importante opera da realizzare per il Paese, per l’Isola, è la messa in sicurezza del territorio. E invece, si continuano a concepire e a realizzare opere faraoniche e insostenibili. Spesso inutili. Si concepiscono e si tramutano in legge sconcertanti “piani casa”. Proprio in questi giorni l’Assemblea regionale sta esaminando il testo del Piano casa siciliano proposto dal Governo. In conseguenza di quanto accaduto, non possiamo non chiedere al Governo regionale un atto di responsabilità. La Sicilia rinunci ad approvare una norma che prevede un rilevante aumento delle cubature edilizie e di consumo di suolo in una realtà già pesantemente pregiudicata. Una realtà in cui l’80 per cento dei comuni è a rischio di dissesto idrogeologico. La Sicilia, invece, decida di trasformare il Piano casa in un grande progetto di riqualificazione del territorio. Ad esempio, liberando le aste fluviali e le foci dal troppo cemento che le ha invase, delocalizzando gli edifici e le infrastrutture dalle aree più vulnerabili, consolidando i versanti delle montagne e delle colline con interventi di rinaturazione e rimboschimento.
A Giampilieri (Messina) si è ripetuto in modo più eclatante, con risultati più tragici di quello che era accaduto due anni fa, quando, fortunatamente, non ci furono morti. Inesorabilmente, alla prime piogge autunnali di quest’anno, il territorio messinese ha mostrato tutta la sua fragilità con conseguenze pesantissime, stavolta anche in termini di vite umane. Negli ultimi anni questo territorio è stato offeso, violentato da un’urbanizzazione aggressiva e dissennata, che ha stravolto i delicati equilibri ambientali e paesaggistici. Numerose sono le inchieste della magistratura che riguardano abusi e speculazioni edilizie perpetrate in aree torrentizie. Ribadisco quanto detto in altre occasioni. È necessaria una svolta seria, concreta, efficace nella gestione del territorio, che ridia ruolo e valore agli strumenti di pianificazione urbanistica e paesaggistica e li impronti a criteri di tutela, equilibrio, sostenibilità ambientale. E’ necessaria una svolta anche nelle politiche di protezione civile, che devono prevedere anche efficaci e tempestive azioni di prevenzione, laddove è necessario.
Infine, sento di esprimere viva approvazione alle parole semplici e nettissime, pronunciate dal Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, subito dopo la tragedia di Giampilieri: “O si avvia un piano serio che investa, piuttosto che su opere faraoniche, sulla garanzia e la sicurezza, oppure queste zone del paese potranno essere afflitte da altre sciagure”. Di contro, le immediate, ineffabili affermazioni del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli a proposito del ponte sullo Stretto: “Spero che al massimo per gennaio i primi lavori a terra possano partire, spero anzi che il via possa esserci già a dicembre”.

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