L'architettura è arte? Così rispose Mario Galvagni

Storia e Critica

L'architettura è arte? Così rispose Mario Galvagni


di Enzo Mastrangelo
3/7/2021

Mario Galvagni e Sandro Lazier - Bergeggi 18- maggio - 2013 - foto: Enzo Mastrangelo

“Enzo, tutto ciò che un uomo realizza ed espone al resto del mondo è innegabilmente arte, solo che a me, a lui- indicando Sandro - o a te potrebbe non bastare!”
Mi rispose così Mario Galvagni in quel pomeriggio di una quindicina di anni fa in cui venne a trovarci nello studio di Sandro Lazier, dove mi sono formato. Da giovane architetto gli avevo appena chiesto cosa fosse arte secondo lui e penso che ci regalò una tra le migliori definizioni possibili.

Sia in teoria che in pratica la frase di Mario è una bomba dirompente di realtà e di conseguenze composta da due frasi:
1)...Tutto ciò che un uomo realizza ed espone al resto del mondo è innegabilmente arte,...
2) ...solo che [...] potrebbe non bastare!
Dalla prima discende che un architetto è un artista a prescindere, poiché la sua “opera” nell’essere immobile è sempre esposta.

Dalla seconda discende che si verrà esposti alla critica, o meglio, la propria opera verrà vista, “letta”, interpretata e giudicata dai passanti come arte a seconda che gli “basti” o meno.

E ancora da entrambe discende che: la distinzione tra edilizia ed architettura è inesistente, o per lo meno pretestuosa. Essendo tutto "esposto" l'opera edilizia è sempre arte e quindi architettura .


Sulla prima frase...
...Tutto ciò che un uomo realizza ed espone al resto del mondo è innegabilmente arte,...
Se chiamiamo architettura un'opera che esprime la cultura che l'ha realizzata/restaurata, significa che l'atto architettonico è sempre inesorabilmente espressivo.

Dico questo perché trovo che oggi la figura dell'architetto (ed intendo del progettista in generale "ING" e "GEO" inclusi per capirci), stia cercando un modo per eludere la sua responsabilità d'autore e d'artista intrinseco rifugiandosi dietro alla definizione della professione quale solamente tecnica.
<< Guarda che è un tecnico! >>
<< No è un'artista! >>
<< No guarda che è assolutamente soltanto un tecnico >>
<< ma nooo... l'architetto, suo malgrado, utilizza un linguaggio, è un artista! >>
<< Forse una volta, oggi è solamente una figura tecnica >>
La caciara da bar non ci interessa.
È evidente invece che la discussione non si pone proprio perché ogni atto di costruzione è sempre "esposto" e quindi atto espressivo ed artistico in sé - come già detto.

Se mi guardo intorno trovo che il mondo ridondi di "cavolate" perfettamente realizzate dal punto di vista tecnico.

Quindi non potendo ritirare un’architettura dalla sua esposizione, nell'errore possiamo solo affidarci all'ironia di F.L. Wrigth:
Il medico può seppellire i suoi errori, ma l'architetto può soltanto consigliare il suo cliente di piantare delle viti.
(Frank Lloyd Wright)

Sulla seconda frase...
...solo che [...] potrebbe non bastare!
Tornando a quanto detto da Mario Galvagni quel giorno di molti anni fa, se la prima frase potrebbe sembrare incomlpeta o troppo generica, fu la seconda frase che dissipò i dubbi mettendo ordine alla questione.
Mario quel giorno definì l’osservatore come soggetto preso singolarmente, "a me - a lui - o - a te" e non disse “a noi” - scandendone la relatività del punto di osservazione e, concludendo con - “potrebbe non bastare” - appellandosi alla propria sensibilità artistica che è specifica e relativa di ogni singola esperienza di vita e propria di ogni percorso di crescita culturale.
Ed è proprio l'osservatore a riconoscere e ad attribuire l'appellativo di arte.

Ad esempio se:
il bambino/a che disegna mamma e papà scarabocchiando le figure porge il foglio dicendo:
<< Mamma e Papà!>>, compie una rappresentazione artistica nell’esporlo:


mumanddad


È verosimile che:
solo più avanti, quando conoscendo la storia dell’arte inizierà a costruire una propria cultura e sensibilità artistica, si chiederà quanto effettivamente voglia rivendicare il valore artistico dei suoi disegni infantili e, a meno che non si tratti di Picasso, probabilmente li ritirerà dalla loro esposizione in un cassetto come ricordo personale della sua infanzia.

Ragionandoci: succede per le grandi opere d'architettura che sono in grado di soddisfare il pubblico più esigente e preparato, mentre le pessime architetture stanno lì a rappresentare la pochezza “culturale” di chi le ha realizzate/pensate.

Insomma di fronte a una critica di una persona preparata un progettista deve essere cosciente che:
Stai copiando?
Mi spiace ti si "sgama"!
Hai risparmiato facendo il furbetto?
Mi dispiace ti si "sgama"!
Hai risolto frettolosamente quel dettaglio o quel particolare?
Mi dispiace ti si "sgama" e ti si "sgamerà" sempre perché la tua opera è lì esposta e quindi pronta ad essere vista, “letta”, interpretata e giudicata dai passanti.
Quindi colleghi assumiamoci la responsabilità del nostro lavoro e consiglio la lettura di una critica di Mario Galvagni sul BOSCO IN PIAZZA DUOMO (riflessioni sulla responsabilità di comunicare):- Antithesi.info

In conclusione
A mio parere, dietro la scusa del “tecnicamente impossibile” si va a nascondere la vera crisi che attraversa la professione e cioè l'incapacità del progettista. Le cause di questa incapacità si devono a diversi fattori quali: l’incoscienza, le università, la complessa trama normativa che vincola le matite dei progettisti, i bassi compensi riconosciuti e, diciamolo anche di una crisi profonda della critica.


E allora in conclusione mi tornano in mente alcuni insegnamenti di Sandro Lazier, quando mi diceva:
"Io non voglio vietare agli altri di essere come sono loro e di progettare alla loro maniera anzi voglio la piena libertà espressiva e per contro esigo di poter progettare a modo mio in libertà"
(Sandro Lazier)


Questa è vera democrazia.


Per approfondire la conoscenza di Mario Galvagni:

Mario Galvagni.La Ricerca Silente
Lara Vinca Masini, "Mario Galvagni. La Ricerca Silente". Collana "Storie di architettura" - Libreria CUP

CRAPF CentroRicercheArchitetturaPitturaFisica- Sito web di Mario Galvagni

Mario Galvagni: la ricerca silente:- di Beniamino Rocca - Antithesi.info

Mario Galvagni - Poetica della complessità - di Sandro Lazier - Antithesi.info

PRINCIPI di ECOLOGIA della FORMA (Gestalt Ecologia) - Mario Galvagni - Free Ebook PDF


...

www.antithesi.info - Giornale di Critica dell'Architettura - Tutti i diritti riservati