Stampa Il Piano Casa in Sicilia e il Ponte di Messina.pdf
antiTHeSi

Opinioni

Il Piano Casa in Sicilia e il Ponte di Messina


di Leandro Janni
24/1/2010
Il Piano casa in Sicilia
Dopo mesi di trattative e un iter assai controverso e accidentato, la commissione Territorio e Ambiente dell'Assemblea Regionale Siciliana ha completato l'esame dell'articolato disegno di legge sul cosiddetto "Piano casa". I deputati dei diversi gruppi parlamentari, a quanto pare, hanno trovato la quadratura del cerchio di una legge che accorpa varie proposte, tra cui quella dell'assessore regionale ai Lavori Pubblici Nino Beninati. Esulta il Partito democratico, che ha visto passare in commissione molti degli articoli proposti. Scompare dal Piano la possibilità di aumentare la cubatura degli edifici che ricadono nei centri storici delle città siciliane. A questo punto restano da esaminare gli emendamenti aggiuntivi, resi necessari dopo il disastro dell'alluvione nel Messinese. Chiesti dal Pd il rispetto del territorio e dell'assetto idrogeologico, oltre al divieto di ampliamento per gli edifici abusivi e per quelli ricadenti in parchi e aree demaniali. E così, gli ampliamenti della cubatura degli edifici sono stati reintrodotti, secondo le indicazioni provenienti dall'accordo Stato - Regioni. Il piano è destinato alle strutture edilizie ultimate entro il 31 dicembre 2003 e prevede aumenti del volume fino al 35% per le abitazioni e fino al 25% degli edifici destinati ad attività produttive. Originariamente, la quota fissata dal Governo era del 20%. Via libera anche alla possibilità di demolire e ricostruire immobili non condominiali, con ampliamento in altre aree, purché le vecchie aree vengano sistemate a verde o a parcheggio. Diversi, però, i paletti imposti dal disegno di legge che, secondo il presidente della commissione Fabio Mancuso e l'assessore Beninati, potrebbe approdare a Sala d'Ercole a fine gennaio (2010). Sarà possibile l'ampliamento solo nelle unità immobiliari mono o bifamiliari e limitatamente ad immobili di piccola dimensione che non superino i 150 metri quadrati. Gli edifici interessati dovranno essere in regola con il pagamento della Tarsu (tassa sui rifiuti urbani, ndr.) e dell'Ici. Gli interventi, inoltre, dovranno portare a un risparmio di almeno il 10% dell'energia necessaria al riscaldamento per i mesi invernali. Prevista anche la riduzione del 20% degli oneri concessori, che arriva al 30% per la prima casa. Le somme saranno incassate dai comuni. L'ampliamento dovrà necessariamente essere collegato al rifacimento del prospetto, e saranno esclusi dal Piano gli edifici che ricadono nei centri storici e nelle zone A. Molti – forse troppi – i consensi. “Abbiamo lavorato - sostengono Davide Faraone, Roberto Ammatuna, Salvatore Termine e Concetta Raia, rappresentanti del Partito democratico in commissione Territorio e Ambiente - per portare avanti le istanze concordate in questi mesi con le associazioni degli ambientalisti e dei costruttori”. La commissione dovrà adesso valutare gli emendamenti aggiuntivi che comprendono le norme relative ai divieti, alle esclusioni e alle limitazioni all'applicazione della nuova legge. “Il Pd sarà fermo e rigoroso” - si promette - “chiederemo il rispetto del territorio e dell'assetto idrogeologico e il divieto di ampliamento per edifici abusivi e per quelli che ricadono nelle aree demaniali e nei parchi”. "Trovo importantissimo - dice l'assessore ai Lavori Pubblici Beninati, che ha preso parte ai lavori della Commissione - oltre il sostanziale passo avanti fatto dalla norma, lo spirito di condivisione con il quale Governo e Commissione stanno lavorando allo scopo di ottenere un testo di legge sempre migliore. Ci sono tutte le premesse perché entro la fine di gennaio la norma venga definitivamente approvata dalla Commissione e possa essere trasmessa al Parlamento regionale nella sua interezza”. Anche secondo i sindacati il Piano casa potrebbe dare una potente spinta al settore edilizio e all'economia della Regione. “La sola misura sugli ampliamenti di volume delle abitazioni riguarderà nell'Isola 428.700 immobili, mono e bifamiliari, che rappresentano il 31,7% del patrimonio residenziale regionale", fanno sapere dalla Cisl. Noi cosiddetti "ambientalisti" non possiamo che essere categoricamente contrari, in Sicilia, a ciò che si configura, di fatto, come l'ennesimo condono edilizio, in una regione che ha già pagato un prezzo altissimo a causa dell'abusivismo e della speculazione edilizia; ma anche, a causa della mancanza di adeguate politiche di tutela e gestione del territorio, del paesaggio.

La Corte dei conti boccia il Ponte
Avevamo ragione. Di cosa parliamo? Delle critiche da noi espresse, in questi anni, riguardo al progetto del celebre “ponte sullo Stretto”. I recenti rilievi dei magistrati contabili contestano, inesorabilmente, fattibilità tecnica, risorse economico-finanziarie e compatibilità ambientale dell’opera voluta dal Governo Berlusconi per collegare la Sicilia e la Calabria. Insomma: la Corte dei Conti boccia il ponte sullo Stretto di Messina. Dopo anni di battaglie, arriva ora il suggello della magistratura contabile che demolisce, punto su punto, i “pilastri progettuali” della mega-infrastruttura. Sotto accusa, dunque, i costi elevatissimi, la fattibilità tecnica e la compatibilità ambientale.
Andiamo con ordine. La Corte dei Conti ha innanzitutto ricordato che la spesa per l’opera, risultante dall’importo previsto nel progetto preliminare approvato nel 2003, ammonta a 4,68 miliardi di euro, ma che nell’Allegato Infrastrutture - al Dpef 2009/2013, l’importo per il ponte sullo Stretto è indicato in 6,1 miliardi (la stessa cifra è indicata nel Dpef 2010/2013). Un aumento di oltre 1,5 miliardi. Sotto accusa della magistratura contabile anche le stime del traffico, formulate nel 2001 e che oggi “potrebbero verosimilmente non solo essere non più aggiornate ai tempi attuali, ma anche non coerenti con il quadro economico della sopraggiunta congiuntura economica”. In sintesi: bisogna rifare tutti i conti. “Solo un’adeguata stima dei volumi di traffico viario e ferroviario potrà effettivamente consentire, rispettando il quadro della finanza di progetto su cui si fonda circa il 60% delle risorse complessive, di sostenere gli oneri finanziari per interessi che graveranno sui capitali presi a mutuo” - affermano i magistrati contabili.
Riguardo alla fattibilità tecnica, poi, la Corte segnala che “il modello progettuale infrange ogni primato sinora esistente: rispetto al ponte più lungo attualmente esistente al mondo, il ponte giapponese di Akashi-Kaikyo, con una campata centrale di metri 1.991, la campata centrale del ponte sullo Stretto di Messina avrebbe una lunghezza superiore del 39,6%, pari a metri 3.300”. Ma i giudici contabili non si fermano qui. La Corte ha infatti raccomandato, all’Amministrazione, di valutare attentamente le questioni ambientali “al fine di rendere compatibile l’intervento con le misure di tutela e protezione adottate nell’area”. Emerge molto chiaramente un’analisi costi-benefici che delinea uno scenario di oggettivo spreco di risorse che, naturalmente, fa esultare noi ambientalisti.
E d’altronde, quelle della Corte dei Conti sono le medesime obiezioni che da sempre poniamo al Governo Berlusconi riguardo ad un’opera insostenibile, inutile e dannosa. Il Governo eviti di buttare al vento più di 6 miliardi di euro per il ponte. Le vere priorità del Mezzogiorno d’Italia, della Sicilia e della Calabria sono altre: messa in sicurezza dei territori, contrasto al dissesto idrogeologico, realizzazione di collegamenti ferroviari, marittimi e aerei efficienti, realizzazione di una idonea, efficace rete idrica. Forse è utile ricordare che dal 17 dicembre del 1971, giorno in cui il governo Colombo approvò la legge 1158 che autorizzava la creazione di una società concessionaria per la progettazione, realizzazione e gestione del collegamento stabile viario e ferroviario, sono trascorsi 39 anni. Da allora ad oggi parecchio danaro pubblico è già stato buttato al vento.

...

www.antithesi.info - Giornale di Critica dell'Architettura - Tutti i diritti riservati