Senza parole

Storia e Critica

Senza parole


di Paolo G.L. Ferrara
17/8/2001

Tutti dentro! Dove?
Tutti dentro Montecitorio, Palazzo Madama ed affini.
E' primavera, tempo mite, tempo d'elezioni.
Di solito, è nel periodo di Natale che si è tutti "più buoni", ma in Italia quest'atteggiamento si rivela più palese durante i periodi elettorali.
Non c'è candidato che non professi la propria bontà, la limpida buonafede, l'altruismo nella difesa dei diritti dei cittadini. E noi gli crediamo. Certo, visto che la nostra Repubblica ha poche volte mantenute le promesse d'altruismo - bianca o rossa che fosse- è un rischio.
Però, fino a prova contraria, perché non dare fiducia ai nostri candidati connazionali?
Ma a chi dovremmo darla? E, riferendosi all'architettura, in che termini dovremmo farlo?
Antithesi non s'interessa di politica, dunque che la fiducia vada a chi volete.
Antithesi s'interessa delle compromissioni, dei favoritismi, degli imbrogli.
E' risaputo che solo il 4% delle opere edilizie è progettato e costruito dagli architetti.
I concorsi di progettazione sono quasi tutti pilotati.
Le docenze universitarie si conquistano più per giochi di prestigio che non per il reale contributo che il singolo potrebbe dare all'istituzione.
La laurea in architettura è praticamente inutile: in quanti sono poi attivi sul campo?
L'esame di stato per l'abilitazione è un'assoluta buffonata.
L'architettura è costretta a vivere in simbiosi alla politica.
Politica ed architettura, quasi un binomio inseparabile. L'edilizia è sempre stata il maggiore affare in cui politici, architetti, costruttori si sono arricchiti a spese della comunità. Niente di nuovo: tutti lo sanno, ma pochi lo dicono. Ci ha tentato, per tutta la vita Danilo Dolci, ed al suo funerale c'erano pochissimi urbanisti e, ancor meno, architetti.
Tra i cavalli di battaglia di Polo ed Ulivo, anche enormi investimenti per opere edilizie. Il tutto per riammodernare il Paese e, magari qualche villa od appartamento privati e, perché no, il parco macchine.
Ci dicono che lo Stato ( che poi siamo tutti noi) investirà miliardi su miliardi per darci infrastrutture degne di un Paese al passo con il terzo millennio. Ci presentano progetti di ospedali modello. Tutto molto bello, ma i contenuti?
Chi controllerà questa cascata di miliardi? Chi ci garantirà che i lavori verranno affidati imparzialmente, senza tenere conto di tessere politiche ed amicizie altolocate?
Li avete mai notati i codazzi dietro gli uomini politici? Ridono tutti. Ridono perché sanno che il loro sbavare avrà un tornaconto. Ridono di tutti i cittadini onesti e creduloni.
I grandi appalti ed i grandi piani di sviluppo sono la cartina di tornasole delle schifezze che un manipolo di uomini riesce a pianificare, per lucrare. E dove ci sono di mezzo interessi di grande portata, sud, centro e nord, raggiungono lo stesso livello di corruzione.
Chi dovrebbe controllare che tutto sia regolare? Questo sarebbe compito dello Stato, dunque che i nostri candidati futuri parlamentari trovino la soluzione alla corruzione, iniziando a vigilare seriamente su come si svolgono esami di stato e concorsi.
L'esame di stato per l'abilitazione è fondamentale per esercitare la professione? Bene, che sia svolto in modo palese. Svolta la prova pratica, si esamini direttamente insieme al candidato, ed a porte aperte.
Tutti devono sentire e tutti i bocciati devono saperne i motivi. Troppo facile redigere un bel foglio con gli ammessi alla prova orale. Di fatto, chi è bocciato non saprà mai cosa, della sua prova, non è stato valutato sufficiente.
Lo Stato dovrebbe vigilare anche sul continuo aggiornamento dei docenti universitari. Sappiamo tutti che ce ne sono alcuni il cui programma è assolutamente uguale a quello di dieci o venti anni fa. Bella roba.
La riforma universitaria non è solo questione di numeri, ma soprattutto di contenuti. Ed i contenuti li dà il corpo docente. Che siano verificati e, con loro, anche i programmi dei dottorati di ricerca che, nel 90% dei casi non sono altro che la riproposizione dei programmi universitari.
Lo Stato inizi i controlli anche nei concorsi di progettazione. Oltre al garante per la privacy, che ci sia anche un garante sui concorsi d'architettura. Siamo un Paese buffo, dove ci si pulisce la coscienza bandendo concorsi under 40, facendo finta di dare spazio ai giovani architetti. Ma chi è giovane? Michelucci, a 99 anni era giovane!
Piuttosto, che si controlli il mercato del clientelismo. Anche per i concorsi dovrebbe esserci la regola di motivare i verdetti per tutti i partecipanti, che siano in tre o tremila. Chi entra nelle giurie, solitamente, è ben pagato con gettoni di presenza anche ad otto zeri, ed ha il dovere di dedicare tutto il tempo necessario all'esame dei progetti.

Cattedre universitarie e politica? Sentite questa: "…questa sfrenata politica espansionistica che porta centinaia e centinaia di docenti mediocri e scadenti alla cattedra, istituisce insegnamenti assurdi, principalmente inflaziona sino all'inverosimile l'abominevole industria culturale universitaria, lo spreco indecoroso di libri e pubblicazioni che non servono a niente, che non sono letti da nessuno, nemmeno dai commissari dei concorsi a cattedra che, al meglio, ne registrano il peso".
E' cambiato qualcosa da quando Zevi affermava ciò? Non credo, anzi, ne sono sicuro. Sono veramente pochi i giovani docenti che s'inseriscono nel tessuto universitario con le proprie capacità. Intuiscono la responsabilità che hanno assunto nei confronti della professione: più ignoranti escono dalle facoltà, sempre minore qualità si avrà nell'architettura.
Uno Stato di Diritto che tale sia, deve assolutamente garantire ai cittadini l'assoluta trasparenza nei concorsi, negli appalti, nella pianificazione.
I politici che anelano ad avere il posto in parlamento dovrebbero avere anch' essi una scheda di valutazione sul loro operato, da pubblicare ogni sei mesi sulla gazzetta ufficiale. Presenze, iniziative, operato in genere: una bella pagellina da rendere pubblica. Ci sarebbe da divertirsi.
Purtroppo, ci sono anche molti architetti che si inseriscono molto bene nel giro clientelare e di corruzione. A costoro - augurandoci che un giorno finiscano "tutti dentro", in galera- lasciamo la strada intrapresa, ma Antithesi vigilerà anche su di loro, senza remore, mettendo alla luce del sole ogni qualsivoglia atteggiamento illiberale, di corruzione, di manipolazione.
Chi, onesto, si era illuso del furore della Procura di Milano su Tangentopoli, dovrà fare i conti con un sistema che si è rigenerato più forte di prima, perché le ragnatele delle conoscenze importanti non si sono rotte.
Chi tace è complice.
Antithesi non starà in silenzio e cercherà di vigilare su qualsiasi presunta sporcheria, appoggiando totalmente chi avrà voglia e coraggio di denunciare gli imbrogli.
Sperare che qualche futuro onorevole abbia tale coraggio è lecito, quantomeno sino al 13 maggio 2001.
Il 13 maggio apparve la Madonna di Fatima. Chissà che la data non sia portatrice di un altro miracolo.

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