Giornale di Critica dell'Architettura
Controrivista

Lo sprawl della critica

di Paolo G.L. Ferrara - 25/11/2002


Federico Bucci, dalle pagine di "L'architettura cronache e storia", n.564, su Next : "... In questa Biennale veneziana, sotto un'abile regia che sembra lasciare allo spettatore la scelta del finale, emerge una forte inclinazione verso il racconto di quei progetti di architettura che preferiscono lo spazio alle superfici, la costruzione ai rivestimenti, il contesto. Poco importa se i padiglioni nazionali ai Giardini deludono un pò le aspettative, o se la presenza italiana fa una ben magra figura (forse se lo merita!). Next mette in mostra molti progetti di belle architetture: more estethic, s.v.p.!".
Chiaro il messaggio: Next è stata un successo ed è inutile che i detrattori della Biennale di Sudjic si agitino.
Ma c'è di più: "...Chi segue questa rivista [L'architettura cronache e storia; n.d.r.] -continua Bucci- sa quanto le appartenga geneticamente la tendenza a radicare nello spazio abitato le ragioni di un'architettura, lontano dagli "ismi" e dai pericolosi filtri della critica ignorante".
Adesso il messaggio è davvero chiaro: i detrattori della 8^ Biennale sono ignoranti.
Tanti gli argomenti che Bucci è riuscito ad omogenizzare nelle venti righe di uno degli Editoriali in breve. Nulla di meno efficace, soprattutto se a parlarci è un critico-storico.
Ma vorrei soffermarmi -ancora una volta- sulla questione dell'architettura italiana che, secondo Bucci, "...fa un ben magra figura (forse se lo merita!)". Leggo e ne resto perplesso, soprattutto se consideriamo che una tale affermazione evidenzia una contraddizione in termini: come può essere definita di successo una Biennale di cui anche solo una sua parte (ma che parte!) è stata trascurata? Significa forse che è stata fatta una discriminazione a monte tra Arsenale e Giardini? e se sì, perché?
Già solo questo sarebbe titolo di demerito per gli organizzatori, ai quali Bucci, in qualità di critico, avrebbe dovuto chiedere anche come mai il Padiglione Italiano sia stato programmato per fare una "magra figura" o, quantomeno, trascurato. Ma Bucci li esenta da colpe, girandole direttamente alla stessa architettura italiana (la frase "forse lo merita!" è eloquente). Non ci è però dato sapere perché l'architettura italiana meriti di fare queste magre figure, anche se possiamo intuire il senso che Federico Bucci intende dare a questa affermazione, ovvero che in Italia non c'è architettura degna di considerazione internazionale. Ma le cause restano ignote e lascia davvero perplessi che per Bucci "poco importa" che l'architettura italiana non esprima nulla che possa attirare attenzione degna di critica.
Le note negative del Padiglione italiano sono state sottolineate da più parti e, quasi da tutti, sono state motivate criticamente. Quello dell'architettura italiana in crisi d'identità è un ritornello che sta davvero nauseando: sarà anche vero, ma più lo si ripete e più si affossa la stessa architettura italiana. Se non sono capaci gli stessi critici a dare la spiegazione delle cause di questo presunto stato, limitandosi ad aggirare l'ostacolo con semplici battute ironiche quale quella di Bucci, come si può pensare di dare una mano concreta ai giovani che stanno emergendo?
A questo punto, credo che, se davvero l'architettura italiana vive questa crisi d'identità, le colpe siano anche della gran parte della stessa critica italiana, che non sa valorizzare quanto di nuovo si sta coltivando. E non basta pubblicare qualche libro -per quanto siano di qualità- sui giovani, ma è necessario che essi invadano le pagine delle nostre riviste, supportati da una vera critica.
Nelle riviste è però molto raro vedere pubblicati i giovani italiani, perchè non costruiscono e quindi non sono legati ad imprese o società di produzione di materiali per la costruzione dell'architettura. Inizio a dubitare seriamente che gran parte della critica italiana che scrive sulle riviste possa dirsi indipendente.
Più specificatamente, mi chiedo: quanti i critici che sono legati a filo doppio alle linee editoriali dei giornali su cui intervengono? quanti, a prescindere da esse, possono esprimersi liberamente? e quanti hanno veramente voglia e coraggio di esprimere senza mezzi termini il proprio pensiero?
Ora, sappiamo tutti molto bene che gran parte delle riviste di architettura cartacee sono in caduta libera, divenute come sono luoghi in cui vige l'aspetto commerciale, molto più che quello culturale. Non è un caso che molte volte siano pubblicati progetti strettamente legati a fornitori che comprano le pagine pubblicitarie. E non è un caso che si trovino progetti di architetti che, in qualche modo, fanno parte dei comitati editoriali delle stesse riviste. Anche se ciò non esclude che si possa trattare di progetti di buona qualità concettuale e costruttiva, di certo ciò implica che sia molto difficile trovare articoli che tendano a criticare negativamente un progetto che è stato realizzato dalle ditte pubblicizzate (pagano, dunque (ci)"sono") o quello di un architetto che della rivista è direttore, redattore o quant'altro. Nessuno scoop: sono cose che tutti sanno, dunque, nessuno si scandalizzi. Piuttosto, quel che lascia del tutto perplessi è il contenuto della gran parte della critica progettuale, che raramente fuoriesce dal limite dei commenti positivi per sfociare in una vera e propria disamina globale dell'architettura pubblicata, anche quando si tratta di grandi architetti internazionali.
Eppure, il "momento critico" è tale solo se riesce a vivisezionare il processo architettonico, sviscerandone pregi e difetti, incoerenze o validità.
Pochissimi i critici che lo fanno (inutile fare nomi: chi conosce, sa) e quelli che hanno la forza di fuoriuscire dalla veste ufficiale che implica il comportamento diplomatico nei confronti dei colleghi (di cui vanno assolutamente rispettate le idee, ma non per questo non criticate). Ci sono delle eccezioni: ho ascoltato Luca Molinari non lesinare critiche al libro "Tre parole per il prossimo futuro" di Luigi Prestinenza Puglisi, fatte direttamente all'autore, a mezzo di una puntuale disamina del testo. Ho apprezzato l'atteggiamento di Molinari perché significativo di chi ha voglia di capire per potere, eventualmente, prendere spunto e sviluppare. Il ruolo che ricopre un critico non è solo quello di esprimere opinioni sull'architettura, ma di saperle motivare e, ancora più importante, saperle trasmettere a chi lo legge, a chi lo ascolta. Molinari è stato un esempio di coerenza critica, nonostante la sua amicizia con Prestinenza Puglisi. Ottimo, soprattutto perché la platea era composta al 90% da studenti ai quali il botta e risposta tra Molinari e Puglisi ha trasmesso il giusto input: cercare di capire i significati di un libro per poi poterne parlare, approvando, appoggiando o criticando costruttivamente.
Coerentemente critico non lo è stato Federico Bucci, perché -nell'editoriale in breve di cui sopra- non ha spiegato compiutamente i suoi concetti, se non la chiara difesa a Sudjic. Non contesto di certo la libertà di espressione di Bucci nè la preparazione culturale di Sudijc, ma dai "nuovi nomi" della critica emergente mi aspetto molto di più, soprattutto se scrivono su riviste prestigiose, e da chi organizza una Biennale mi aspetto che sia coraggioso al 100% e non al 60%.
Sembra quasi che le "pubbliche relazioni" siano diventate prioritarie in un sistema in cui conta più l' esserci che l' "essere". E sono deleterie, soprattutto per i giovani architetti che, in gran parte dei casi, si vedono costretti a legarsi a qualche critico "prezzemolino" per poter avere visibilità, per farsi conoscere, per potere continuare a sognare un futuro lavorativo in cui i contenuti siano prioritari rispetto il dover vivere quotidiano.
Gran parte dei critici italiani non si occupa dell'architettura italiana di nuova generazione; si limitano a registrarne le realizzazioni, ma non si adoperano per farla uscire dal provincialismo in cui, senza colpe specifiche, si è trovata nascendo. Un provincialismo che è più un luogo comune che non altro, perché la realtà ci dice che di giovani valenti ce ne sono molti. Ma per potere esprimere tutte le loro potenzialità hanno necessità della critica indipendente. Quella critica che possa davvero influire sul loro futuro, mostrando i contenuti architettonici, la validità delle idee e che, allo stesso modo, sia impietosa nelle stroncature, motivandole.
Che il Padiglione italiano abbia fatto "una ben magra figura" è l'unica cosa su cui concordo con Bucci, ma non basta dirlo: bisogna anche spiegarlo. E' stato un allestimento politico/diplomatico e non critico; c'erano un pò tutti i rappresentanti delle tendenze attuali, un miscuglio che non serve a niente se non a non scontentare nessuno. Mancava una decisa presa di posizione critica che sottolineasse il cambiamento di direzione in atto nel nostro Paese. Nessun senso critico, dunque, così come non ne ha affermare che "...Next è la vittoria dell'architettura costruita, quella bella naturalmente, sulle abbaglianti figurazioni computerizzate o sulle disarmanti cronache dello sprawl urbano internazionale"
Perché Bucci non ci spiega come e perché questa "bella architettura" saprà risolvere i problemi dello sprawl urbano internazionale?
Gli architetti esposti all'Arsenale sono indubbiamente capaci di affrontare un tema quale lo sprawl urbano (ovvero, la disastrosa piega che stanno prendendo le città nel mondo).
Ai critici chiediamo la spiegazione dei concetti e le soluzioni, non l'elogio di plastici e particolari in scala.
Anche in un "editoriale in breve", il critico ha il dovere di scendere nello specifico e chiarire i termini dell'intervento. Bucci non lo ha fatto, ma sicuramente senza dolo. L' editoriale in breve non concede molto spazio per potersi spiegare chiaramente. D'altronde, la sintesi critica zeviana è cosa difficile da emulare...


(Paolo G.L. Ferrara - 25/11/2002)

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2 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 487 di Falconh Viviana del 11/11/2003


Giusto per amor proprio, vorrei farle notare che il supporre che io sia allieva di Federico Bucci non giustifica la presunzione con la quale mi risponde. non disapprovo la sua posizione sull'architettura in genere così come non potrei disapprovare l'opinione di Bucci in merito all'architettura italiana. non sottintendevo nulla nel parlare del politecnico di Milano se non ciò che ho detto, poichè troppo giovane (ma per questo non meno attendibile) per sapere che lei ne è stato cacciato.
Conosco Bruno Zevi. Bucci è un'ottimo maestro, sono stata istruita a dovere.
Non si autoreferenzi citandolo, non scambi la giovinezza per ignoranza, la mia critica per intervento difensivo, il riferimento a Zevi una mancanza di rispetto, l'eloquenza o la mancanza di ciò in uno scritto non toglie né aggiunge a Zevi, critico alcun merito. Non mi permetterei mai. Non sono abituata a dare addosso a nessuno, piuttosto mi sembra poco rispettoso da parte sua farsi scudo dietro la sua figura, la cui grandezza non è mai stata messa in discussione da me, né qui né in altra sede
Sono stata allieva di Bucci ma non è sua abitudine cercare discepoli, né plagiare giovani teste, gode della mia stima, certo ma ciò non mi vieta di dibattere con lui come sto facendo con lei. E' assurdo che lei si rivolga a me come fossi la prima imbecille con nessuna cognizione di causa che le rivolge una critica tirando in causa un ottimo docente oltre che attento critico che al momento non ha idea dell'esistenza del nostro dibattito. Se Bucci vorrà risponderle le risponderà come e quando avrà voglia di farlo. Semplicemente, ho trovato infruttuoso il suo commento, e senza chiedere parere ad alcuno ho sentito il bisogno d'intervenire.
Ho letto in toto il suo articolo, e se lei leggesse bene il mio, troverebbe che la mia non è una critica alla sua posizione, seppure a mio parere l'architettura italiana faccia una ben magra figura non perché sulle riviste non si vede nulla di nuovo ma perché a monte di ciò anche un 30enne risulta assolutamente indegno di critica se progetta oggi come faceva Terragni; perché la cosa da dire è che in pochi hanno la capacità (non si tratta di mancanza di coraggio) di vedere oltre ciò che è già stato universalmente accettato.
Il problema non è dare spazio ai giovani, il problema è che molti architetti non hanno capito niente dell'architettura e saranno sempre figli della loro epoca, immobili nella propria formamentis, nonostante il tempo e le cose si evolvano, fortunatamente malgrado loro. Non mi aspetto niente dai miei compagni di corso, loro come me, sono bombardati da fiumi di parole morte, che nel migliore dei casi lasciano spazio a qualche interpretazione.
La mia posizione + perfettamente espressa in quel "poco importa" che l'architettura italiana non esprima nulla che possa attirare attenzione degna di critica e non vedo il motivo di tanta pena: se in Italia non si vede più nulla di nuovo e di buono, chiameremo qualcuno da molto lontano a farci costruire le case che vorremmo.
E' l'architettura che si insegna nei nostri istituti ad essere vecchia, è quell'accanimento verso l'una o l'altra scuola che fa male a noi giovani.
L'architettura italiana non merita di essere discussa, e se non se ne parla, come del Catania in serie A, è perché è ben lontana da qualsiasi qualificazione utile.
Mi sembra non ci sia molto altro da dire.
Saluti, Falconh Viviana

Tutti i commenti di Falconh Viviana

11/11/2003 - Paolo GL Ferrara risponde a Falconh Viviana

La Sua opinione è legittima, sicuro, e da rispettare. Ora però mi dovrebbe spiegare quando è successo che io mi sia rivolto a Lei come se fosse "la prima imbecille con nessuna cognizione di causa"...Mi si può accusare di tutto, ma non certo di considerare gli altri imbecilli a priori, soggetti con i quali, solitamente, non dialogo nemmeno.
Che Bucci sia un ottimo maestro è la Sua rispettabilissima opinione e ne avrà tutte le ragioni del mondo. Ma se le ha inculcato che l'architettura italiana delle nuove generazioni non vale nulla, bè... che sia un ottimo maestro non è certo la mia opinione.
Terragni: sarebbe davvero eccezionale se scoprissimo dei giovani che progettano come Terragni! Ovviamente, visto che ha capito il senso del "progettano", inutile dirLe che non si tratta di copiare le architetture, ma i concetti, quei concetti che non sono stati per nulla "universalmente accettati".
Comunque sia, Le rinnovo l'invito ad avere un dialogo diretto. Magri riusciremo ad intenderci meglio.
Comunque, grazie per il Suo intervento

 

2 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 471 di Falconh Viviana del 05/11/2003


Io credo invece che Federico Bucci abbia diritto ad omettere o tralasciare ulteriori chiarimenti su una posizione che è già di per se chiara: "chi conosce, sa" come dice Lei.
Anthitesi nasce come luogo di scontro fine a stesso o si propone di costruire uno spazio edificante e capace di approfondimenti culturali?
Perchè gettare ombra sulle parole del critico Bucci, se l'opinione che l'architettura italiana sia, nell'ufficialità, in ibernazione è una realtà e non un colpo di pistola al vento come vorrebbe farci credere? perchè invece, non cogliere l'occasione per chiarire a modo proprio una posizione comune?!
Da studente, mi risulta infruttuosa la lettura di un'articolo che in 9836 battute non dice altro che '"Anche in un "editoriale in breve", il critico ha il dovere di scendere nello specifico e chiarire i termini dell'intervento. Bucci non lo ha fatto, ma sicuramente senza dolo. L' editoriale in breve non concede molto spazio per potersi spiegare chiaramente".
Perchè il compito di un critico che le sembra non essre stato assolto nell'editoriale in questione non lo assolve Lei che con il suo intervento non ha, a mio parere, fatto luce su nulla???!!!
L'editoriale di Bucci occupa ben meno spazio del suo intervento e dice molto di più.
E, mi permetta, trovo ridicola la conclusione del suo articolo: "...d'altronde, la sintesi critica zeviana è cosa difficile da emulare", dato che l'oggetto della critica non è quello zeviano, e Zevi non c'è più, e se anche ci fosse ancora, nelle sue ultime pubblicazioni la chiarezza, l'esaustività e la concisione risultano caratteri assenti. Sarà proprio perchè è diventato più difficile e intelligentemente inaccettabile una posizione categorica e immobile sui fatti architettonici?!
Io sono una di quelle giovani che ha bisogno di una critica costruttiva per crescere positivamente e dalla mia posizione giustifico le parole di Bucci, anche senza approfondimenti. Va bene così: sono anni che al Politecnico di Milano ci si ostina ad idolatrare vecchie personalità che hanno fatto storia ma che oggi devono lasciare la contemporaneità per dare spazio alla nuova cultura del costruire. Alla vera nuova cultura. Questo, Federico Bucci lo sa bene, e spero anche Lei.
O forse il suo articolo nasconde il risentimento verso parole che sente ostili alla vecchia scuola?
E' questa una delle cose poco chiare del suo intervento. si spieghi meglio.

Tutti i commenti di Falconh Viviana

5/11/2003 - Paolo GL Ferrara risponde a Falconh Viviana

Leggo le Sue critiche e mi sovviene il sospetto che non abbia approfonditamente letto il mio articolo, ma si sia esclusivamente limitata a contarne le 9836 battute. Comunque sia, mi lascia ancora più sorpreso che si continui a leggere tutto quanto pubblicato su antithesi quale fosse un attacco ad personam, il che è un vero limite, perchè se s'intendesse il nostro modo di "fare la rivista" non come "luogo di scontro" ma, appunto, di confronto, bè, tutto sarebbe molto più fruttifero, indubbiamente. Ora, visto che Lei è certamente studentessa di Bucci, e mi fa piacere che lo difenda esprimendo la Sua opinione, ma perchè mai non risponde anche Bucci?
Non dico e non chiarisco nulla?
Se Lei leggesse meglio il mio articolo si accorgerebbe che si va a fare una critica approfondita della questione "architettura italiana"; in più, se è diritto di Bucci dare per scontato qualcosa (dunque, non approfondendo), il diritto è anche mio, no?
Di più: se usasse la struttura del giornale on line così come andrebbe usata, si accorgerebbe che gli approfondimenti ai temi si trovano sparsi in numerosissimi articoli, rintracciabili anche per tema grazie al motore di ricerca.
La realtà è che Bucci ha esaltato la Biennale ma si è esentato dal parlare degli italiani: forse che i giochini cattedratici abbisognano di "essere amico di tutti"?
Zevi: "...Zevi non c'è più, e se anche ci fosse ancora, nelle sue ultime pubblicazioni la chiarezza, l'esaustività e la concisione risultano caratteri assenti." Credo che Lei sia la 9836 esima "critica" di Zevi...morto. Sì, perchè quando era vivo, bè, tutti quelli che ora straparlano non avevano il coraggio di dibattere con lui. La Sua critica postuma è davvero fuoriluogo, almeno che Lei non ci scriva un pò più approfonditamente e rintracci la mancanza di chiarezza, esaustività e concisione del vecchio e stanco Zevi.
Politecnico: bè, casca male a criticarmi, perchè se c'è qualcuno che è stato sbattuto fuori dal Politecnico perchè attaccava i baronati, i clientelismi, le raccomandazioni, le fasulle scuole imputridite, sì, sono proprio io.
Dimenticavo: se le parole che io sentirei "...ostili alla vecchia scuola " vogliono riferirsi alla mia difesa di Zevi, s'informi: se c'era qualcuno che combatteva le vecchie scuole era proprio Zevi.
Mia gentile lettrice, non ho alcun risentimento verso nessuno; piuttosto, da quando antithesi è on line, ci sono parecchi che ne hanno con me. Ma difficilmente, molto difficilmente, decidono di dirmelo in faccia. Lei lo ha fatto e di questo Le faccio merito.
E mi piacerebbe incontrarLa per potere approfondire il tutto. Se lo deisdera, sono pronto.
cordialità<

 

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