Giornale di Critica dell'Architettura
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Labics - Palazzo dei Diamanti


di Sandro Lazier - 9/1/2019


Finisce l’anno con le urla di Vittorio Sgarbi: «…l’inverosimile, incredibile, intervento di allargamento del palazzo, in perfetto contrasto con i principi basilari di tutela del patrimonio mondiale dell’umanità dichiarati dall’Unesco. I barbari, a Ferrara, non li ferma neppure l’Unesco».
Oggetto della schizofrenia il progetto dei nuovi lavori per il Palazzo dei Diamanti di Ferrara affidato allo studio Labics di Roma dopo un regolare concorso.
Del progetto vorrei parlare dopo.
Prima intendo esporre le varie tesi che sostengono, da un lato, una petizione in atto per impedirne la realizzazione; dall’altro le risposte di chi il progetto l’ha voluto e le ragioni che lo sostengono.
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Per un’idea universale dell’architettura


di Sandro Lazier - 5/1/2019


In questi anni ho più volte cercato le ragioni di quello che considero il terreno di coltura della deriva reazionaria che ha portato il paese ad uno dei punti politici più bassi della sua storia.
Ho scritto più volte di quanto l’architettura reazionaria degli ultimi 30 anni abbia di fatto contribuito a negare, soprattutto nel nostro paese, ogni interferenza capace di cambiare le abitudini profondamente borghesi dell’architettura. Uso il termine borghese nella sua etimologia classica, che comprende in particolare la capacità di chi, intellettualmente, ha sempre combattuto la condizione di cui egli pare essere inesorabilmente schiavo; combattuto a parole poiché nei fatti la sua condizione abitativa e i suoi giudizi sono stati e restano profondamente conformisti. ...(continua)

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Auguri A.D. 2019


di Sandro Lazier - 27/12/2018


Anche il 2018 giunge al termine.
Un anno che marca la decade dall’inizio della crisi finanziaria ed economica che ha colpito il mondo intero, riducendolo nella condizione di crisi politica attuale.
Forse grave come quella che nel 1929 portò al disastro dei regimi fascisti e nazisti, questa crisi è stata certamente più lunga e logorante. Un logorio che, anno dopo anno, ha eroso persino i principi su cui sono nati gli stati liberali.
Gli intellettuali, anche questa volta, non hanno saputo capire il pericolo che le banali situazioni di disagio conseguenti la carenza di risorse possono produrre, lasciando scoperto il fronte più fragile ma ritenuto più scontatamente sicuro e acquisito: quello delle classi popolari; che per numero rappresentano la massa che può decidere in democrazia, sulle cui istanze si sono formate storicamente le democrazie moderne.
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Requiem per Genova,
e forse per tutto il paese


di Sandro Lazier - 19/12/2018


14 agosto 2018, ore 11,36.
Crolla una parte d'un caposaldo dell’ingegneria italiana, il ponte Morandi di Genova. Non è solo un ponte, ma un capolavoro d’ingegneria riconosciuto in tutto il mondo. Un raro evento architettonico, e ce ne sono pochi, che qualificano e nobilitano una parte di mondo che, senza, passerebbe inosservata. Tutti, dico tutti, passando su quel ponte hanno avuto la misura di quanto grande e alta può essere la dimensione umana.
28 agosto 2018.
Sono passati 14 giorni. Un tizio dello studio di Renzo Piano viene fotografato con un plastico sottobraccio mentre varca la porta della Regione Liguria. Il senatore architetto Piano intende donare il progetto di un nuovo ponte, definito in tutti i dettagli, maquette compresa. Probabilmente, la torre del ponte non era ancora del tutto crollata che al senatore era già arrivata l’ispirazione del nuovo progetto: un viadotto.
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Morandi per noi


di Sandro Lazier - 18/9/2018


Alla metà degli anni settanta, come tutti i giovani che avevano compiuto i diciott’anni (diciott’anni volevano dire patente di guida) feci visita per la prima volta al Salone dell’automobile di Torino.
Nell’importante spazio del palazzo delle esposizioni, un grande edificio razionalista progettato nel ‘38 da Ettore Sottsass senior in collaborazione con Pier Luigi Nervi, e successivamente ampliato in occasione del centenario dell’unità d’Italia, entrai nel salone sotterraneo di Riccardo Morandi. Ne fui rapito. Credo al punto che, come me molti altri giovani, se hanno in mente un futuro ancora incerto, in luoghi come questo possono trovare le risposte e le conferme di cui hanno disperata necessità.
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Centro/periferia: il grande gelo


di Vincenzo Ariu - 2/8/2018


Abstract
La dialettica tra il centro della città (il foro, la piazza medievale) e il suo intorno è sempre stata, per le società occidentali, in continuo mutamento: intere parti di città, nel divenire storico, si sono sviluppavate per i bisogni dei cittadini facoltosi per poi repentinamente essere abbandonati dagli stessi, quando le masse popolari, alla parti di città, nelle quali gli emarginati del passato sono sostituiti dagli esclusi di oggi. Il tentativo ricerca di condizioni migliori, ne aumentavano la densità e con essa il degrado. Nel novecento, dopo i tentativi di riordino dell’urbanistica ottocentesca, la contrapposizione tra centro e periferia ha, nella nuova dimensione metropolitana, congelato di decentramento di alcune Istituzioni, come asseriva Aldo Rossi, per provocarne la rinascita, non è stato efficace. ...(continua)

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In der Strafkolonie


di Ugo Rosa - 2/8/2018


Nell’architettura di Carlo Scarpa è custodito, in vitro, il dramma dell’esporre e tutta la sua ambiguità.
Ogni opera d’arte è concepita per l’ombra, ne ha desiderio e vocazione; vuole rimanere celata, lasciarsi sfiorare solo da un raggio di luna che la riveli parzialmente e con parsimonia estrema.
Tanto più si vota al silenzio quanto più certi suoi fortuiti artefici proclamano di volere esprimere qualcosa (o, peggio ancora, “esprimersi”).
Esporla è la violenza più atroce cui la si possa sottoporre e il museo è la raffinata camera di tortura che l’uomo ha concepito per praticare in tutta comodità, e spesso a pagamento, lo stupro.
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Je te veux
(per Loos)


di Ugo Rosa - 2/4/2018


Come scrive Kierkegaard: “…alla base della certezza del passato v’è questa incertezza che lo caratterizza nello stesso modo dell’avvenire, questa possibilità da cui il passato non potrebbe mai risultare con necessità” (Briciole di filosofia) e ogni storico (ma anche ogni critico, ammesso che si possa essere una cosa senza l’altra…) scommette, su questo, la sua stessa esistenza.
Se il passato fosse dato una volta per tutte non ci sarebbe storia né critica possibile. ...(continua)

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Spazi incompresi e spazi incomprensibili
Letture e considerazioni sulle strategie di ri-generazione urbana in corso ad Atene


di Andrea Bulleri - 31/3/2018


Lo sviluppo disordinato di Atene ha generato nel tempo un incredibile continnum edilizio, privo di spazi verdi e ricreativi. Nell’eccessiva densificazione urbana, la proliferazione di numerosi ambiti interstiziali – minuti e improbabili – ha ribadito una ostinata propensione alla vita all’aperto, tipica della capitale greca, mortificata dall’invadenza del traffico veicolare. La piazze, i balconi e i marciapiedi raccontano tante microstorie imperfette: isole di strade incrociate; logge strette e profonde; sentieri occupati da mercatini improvvisati. Sono tutti esempi di volenterosa incompiutezza spaziale che rivendicano un’aspirazione inespressa e irraggiungibile. L’assenza di luoghi pubblici è un limite strutturale del tessuto urbano ateniese riconducibile alla moderna espansione post-bellica, manifestata da un processo meccanico di ripetizione tipologica dell’unico modello residenziale, la polykatoikia (palazzina per appartamenti). Durante tale periodo la popolazione urbana è più che raddoppiata, raggiungendo, alla fine degli anni ’70, il tetto massimo di 4 milioni (l’attuale ordine di grandezza). L’attenzione rivolta alla mera soddisfazione della domanda residenziale ha fatto emergere fenomeni di discontinuità ed eterogeneità ambientale, marginalizzando nel tempo l’azione sulle qualità spaziali degli spazi aperti. ...(continua)

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Storie di un Atene Moderna:
la facciata mutilata


di Andrea Bulleri - 30/3/2018


Il legame fra Atene e il mare ha contraddistinto la formazione e l’identità storica della capitale greca fin dalle sue origini mitologiche (tramandate nelle gesta di Teseo e di suo padre Egeo). L’intuizione politica di Temistocle fece di Atene una potenza mercantile egemone nel Mediterraneo, decretando l’abbandono dell’antico porto del Faliro per il Pireo; la creazione di una doppia centralità, polarizzata sull’Acropoli e l’Arsenale (V sec. a.C.), indirizzerà l’impianto della città antica determinandone le fortune nel periodo del suo massimo sviluppo.
La sua rinascita urbana nel XIX sec., come capitale del nuovo stato greco, riproporrà intatta la vocazione marinara: l’apertura della Leoforos Syngrou, nel 1883, ri-orienterà gli equilibri su Faliro e Glyfada. La strada, lunga 6 km, collega la città al mare attraverso un lungo rettifilo, disteso tra il tempio di Zeus Olimpio e la baia del Faliro; evidentemente il suo ideatore, il banchiere e filantropo Andreas Syngros, amava i collegamenti diretti e le scorciatoie (non a caso è ricordato per il suo significativo contributo alla realizzazione del canale di Corinto). ...(continua)

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