Giornale di Critica dell'Architettura

6 commenti di A. Simone Galante

Commento 322 del 05/01/2003
relativo all'articolo Medaglia d'oro?
di Mara Dolce


Marco Brizzi ha certamente una vasta rete di conoscenze, ma non si può dire che non se la sia costruita con impegno concreto. Mi stupisce che antithesi si metta a pubblicare attacchi personali che vanno a discapito della testata. E poi, se scorriamo gli advicers del Premio, scopriamo nomi tra di loro collegati (Brizzi-Prestinenza, Centola-Casati, Bradaschia-Sacchi, etc), ma ciò non significa che ci sia sotto un accordo...
Certo, non ci sono Saggio-Lazier-Ferrara...e magari non ci sono rimasti troppo bene...
Non voglio dire che avete pubblicato per invidie varie ma forse vi aspettavate di essere dentro gli advicers...visto che oramai antithesi è conosciuta. Ma voi, facendo un gioco virtuale, chi avreste premiato?...

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5/1/2003 - Paolo GL Ferrara risponde

Nesuno, almeno qui, discute l'impegno profuso da Marco Brizzi nella diffusione della cultura architettonica. E, ancor di più, nessuno ne disconosce i meriti, ma se la mettiamo sulla questione di un "attacco personale", beh, questo non lo accettiamo, assolutamente. Ci si può accusare d'incapacità critica ma non certo di nasconderci dietro pseudonimi o altre forme di clandestinità ipocrita. Se e quando abbiamo avuto qualcosa da dire a Brizzi lo abbamo fatto senza indugi, così come con chiunque altro.
Le "coppiette" da Lei elencate sono una Sua indiscrezione...che non può malcelare dietro il disappunto del "trio" Saggio-Lazier-Ferrara. Non so il perchè dell'esclusione di Saggio (o del suo rifiuto), ma di certo so di quella nostra: semplicemente, non siamo al livello di personaggi quali Ciucci, De Seta, Frampton, Savi, Sowa. Il più è esserne consapevoli e, che Lei ci creda o no (ma chi se ne frega..!), lo siamo.
I premiati? Pierluigi Nicolin è degno vincitore, inubbiamente. Ma ai premi credo quanto agli asini che volano: J.Utzon ha vinto il suo vero premio nl momento in cui ha pensato l'Opera di Sidney, non certo adesso che gli hanno assegnato il Pritzker (davvero tempestivi...!). Nicolin svolge critica vera da decenni e non sarà certo una medaglia ad aumentarne credibilità e valore: basta il suo serio impegno.

Commento 65 del 06/03/2002
relativo all'articolo Terragni di Nino Saggio.
di Sandro Lazier


Egregio Prof. Saggio, riconosco che Terragni è stato un grande protagonista dell'architettura, anche se mi ha sempre lasciato perplesso il suo aderire al Fascismo, e poco credo al fatto che, come anche per molti altri, si sia trattato di un grande equivoco. Comunque, mi farebbe piacere sapere che rapporto Lei e Lazier credete ci sia tra architettura e politica, soprattutto ai nostri giorni. Per noi giovani è importante capirlo. Grazie.

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6/3/2002 - Sandro Lazier risponde

Io credo che il problema non sia se Terragni abbia aderito al fascismo o meno. La domanda è: l’architettura di Terragni è fascista e di regime? Io credo di no. L’architettura di regime si manifesta con un linguaggio che non ha nulla a che vedere con quello estremamente critico e incerto di Terragni. I regimi hanno bisogno di monumentalità, solidità, certezze e verità indiscutibili da imporre con la forza. L’architettura del comasco è l’esatto contrario: sa essere antimonumentale e priva di centralità anche nel Novocomun, fabbricato perfettamente simmetrico. Molto probabilmente se il fascismo fosse stato quello che viene dall’architettura di Terragni, sarebbe stato altro. Altri hanno fatto il fascismo.
Il rapporto tra architettura e politica è quindi forte e sostanziale. Ma riguarda l’architettura.
Ha scritto Zevi: “l’architettura è il termometro e la cartina al tornasole della giustizia e della libertà radicate in un consorzio sociale.” Se non è politica questa.

Commento 39 del 08/01/2002
relativo all'articolo Regalo di Natale di Antithesi al Direttore di L'A
di Paolo G.L. Ferrara


Perchè non chiedete un confronto con alcuni direttori di riviste del settore? sarebbe interessante verificare dal vivo le diverse posizioni.
Personalmente non disdegno L'Arca, principalmente per le belle foto che pubblica ed anche per alcuni articoli. L'editoriale dell'arch.Casati può essere interpretato in modi diversi e ho impressione che Lei lo abbia fatto attaccando il lato più attaccabile.

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8/1/2002 - Paolo G.L. Ferrara risponde

Ne ho attaccato il messaggio, e se questo era attaccabile il problema è esclusivamente di Casati. Un dibattito con i direttori? Noi avvisiamo anche loro quando scriviamo su argomenti proposti dalle loro testate. Non rispondono. Anche in questo caso, il problema è loro. Noi siamo qua.

Commento 31 del 15/12/2001
relativo all'articolo Errata Corrige
di Paolo G.L. Ferrara


La vostra rivista è indubbiamente provocatoria ed io ho deciso di esserlo altrettanto: mi dica, non è che le sue critiche continue al Politecnico sono causate dal fatto che non l'hanno più chiamata ad insegnarvi?
Il precedente messaggio -su Errata Corrige-che ho scritto lo confermo, ma aggiungo questa "malignità" per essere, come detto, provocatore.
Attendendo una risposta, vi saluto.

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15/12/2001 - Paolo G.L. Ferrara risponde

Non avrei voluto parlarne, ma la Sua domanda provocatoria (e lo è veramente) non mi lascia possibilità. Vero, il Politecnico di Milano -dopo undici anni- si era accorto che non ero capace di... esprimere il mio pensiero (pensi un pò che danno ho fatto a centinaia di studenti! e il PoliMI me lo ha lasciato fare...) e che non avevo titoli sufficienti per insegnare (dopo avermi dato quattro incarichi a contratto, addirittura due nel 1999/2000- la storia la trova nell'articolo "La banda degli onesti").
Lo scorso ottobre, sfogliando la Guida dello studente 2001/02, con grande meraviglia, vi trovo il mio nome inserito quale professore a contratto in Caratteri tipologici e morfologici dell'architettura...
Pensavo di essere su "Scherzi a parte": mi avevano tacciato d'incapacità e, dunque, non era possibile che mi avessero richiamato! Il tutto appena un anno dopo!
Comunque, a conti fatti, io avrei dovuto insegnare agli studenti "Caratteri tipologici...", una materia che non è la mia e di cui non avrei potuto dare alcun contributo, non facendo altro che usurpare il posto a qualcuno che ne sa più di me in merito. In poche parole, sarei andato a prendere per i fondelli gli studenti.
Il 22 ottobre ho presentato la rinuncia all'incarico d'insegnamento.
No, non sono un eroe: per il modus vivendi attuale sono solo un povero stupido che non sa sfruttare le situazioni. E forse lo sono veramente, ma di quegli stupidi che hanno capito che l’università non è altro che un ufficio statale come tanti altri, in cui ci si ammanta di cultura, ma non si riesce a coprire le vergogne del nudo clientelismo.
Vuole che faccia la sviolinata sottolineando che ci sono tante eccezioni? No. Chi fa il proprio lavoro con onestà intellettuale non ha bisogno che io ne plauda il comportamento. Ognuno risponde della propria onestà: moltissimi bravi giovani (e non solo) non riescono ad avere incarichi perchè ostracizzati o senza un garante. Moltissimi mediocri lecca sedere fanno strada, ma di architettura capiscono quanto io di astrofisica: praticamente niente. Personalmente non ho mai leccato sederi, ma ho sempre cercato di parare il mio.
Questa è l’università a cui gli studenti pagano fior di milioni per poterla frequentare: chi insegna loro una determinata materia non è detto che sia idoneo a farlo; molti docenti a contratto hanno incarichi d'insegnamento di cui non conoscono nulla, ma pur di avere il titolino “prof.”insegnerebbero anche patologia chirurgica in una facoltà di economia e commercio. Si dovrebbe scavare nel clientelismo e nella corruzione degli atenei, dove da ragazzino diciottenne credevo di trovare uomini. Con il tempo ho capito che ci sono quasi solo caporali. L’architettura non è solo immagine. Prima di ogni altra cosa è fatto etico.
Oggi come oggi spuntano divi dell’architettura tanto quanto succede con ballerine, letterine, prezzemoline e loro calendari. Questi nuovi divi li sforna l’università.
Che sia in uscita un calendario dei caporali?
Francesco Alberoni scriveva sul Corriere della sera del 15 ottobre scorso : “La carriera universitaria che dovrebbe allevare individui liberi e creativi, in Italia produce dipendenza, incertezza e servilismo[…] Sig. Ministro, mi creda, oggi chi fa carriera universitaria in Italia è come un cane tenuto al guinzaglio per tutta la vita. Una condizione umiliante. Ma non sono gli uomini ad essere malvagi, sono sbagliate le regole, le istituzioni”.
Le parole di Alberoni sono ineccepibili ed il mio plauso è totale, ma con una importante precisazione: non credo che siano solo le istituzioni ad essere sbagliate. Lo sono anche gli uomini che le governano. Caro Simone, questo è quanto.

Commento 30 del 13/12/2001
relativo all'articolo Esternazioni portoghesiane
di Sandro Lazier


Lazier, Lei scrive benissimo e riesce a cogliere con le mani nella marmellata anche personaggi di grande carisma e spicco culturale.
Cosa pensa del Portoghesi anni '60? Era profondamente diverso e rappresentava una delle intelligenze più brillanti. Perchè poi si è così rinnegato? Grazie
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Credo di avere risposto nell'articolo Portoghesi - Anni '60
Sandro Lazier

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Commento 29 del 13/12/2001
relativo all'articolo Errata Corrige
di Paolo G.L. Ferrara


Lei ha più volte sottolineato la precarietà dell'Università, in particolare modo del Politecnico di Milano in alcuni suoi aspetti.
Lei ha insegnato li e, quindi, potrebbe essere complice di questo dissesto di cui parla. Ma la libertà con cui scrivete su Antithesi è garanzia di assoluta mancanza di compromissioni e compiacimenti.
Auguriamoci che Antithesi non si lasci coinvolgere nella "folla da piazza", come mi piace definire tutti quelli che vogliono emergere a tutti i costi.
Per adesso, grazie della forza che date al dibattito, senza alcun timore.

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