Giornale di Critica dell'Architettura

2 commenti di Davide Crippa

Commento 160 del 14/07/2002
relativo all'articolo Linguistica: che confusione
di Sandro Lazier


Caro Sandro,
veramente un'ottima idea!
Leggero con curiosità ed entusiasmo questa
serie di articoli sperando di riuscire ad interagire
al più presto a questo acceso dibattito.


Davide Crippa
(Gruppo Ghigos)

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14/7/2002 - Sandro Lazier risponde

Veramente la paternità dell'idea è tutta di Paolo G.L. Ferrara al quale va il merito di essersi ricordato degli articoli proposti.
Ovviamente, condivido in pieno e ne sono entusiasta.

Commento 48 del 02/02/2002
relativo all'articolo Indietro tutta: l'architettura è tutta un quiz
di Paolo G.L. Ferrara


Con questo articolo voglio rispondere al precedente apparso su Antithesi e scritto da Paolo Ferrara "Indietro tutta: l'architettura è tutta un quiz", in cui si attaccava in modo esplicito, e certamente argomentato un ulteriore scritto, quello di Beppe Finessi pubblicato sulla rivista Abitare del Gennaio 2002: "Ragionare sulla pianta".
Pur condividendo alcune delle critiche avanzate da P. Ferrara, (è indubbio che l'articolo in questione sia stato almeno su alcuni punti approssimativo e troppo condensato, così da rischiare di diventare quasi criptico, e nelle molte citazioni forse impreciso), tuttavia ritengo necessario sottolineare come l'atteggiamento "riduzionista" adottato da B. Finessi sia spiegabile con l'esigenza di concentrare nelle poche righe di scritto la solita miriade di riferimenti ("solita" per chi segue i suoi elaborati, sempre molto densi).
Queste citazioni, se da un lato stimolano una più approfondita analisi delle varie tematiche, arricchendo i lettori interessati di infiniti spunti di riflessione, dall'altro possono però, se dati troppo per scontato,impedire all'autore di spiegarsi pienamente ed indurre così malintesi, proprio come nel dibattito in questione, perché penso che di malintesi si tratti.
Ecco qui, dunque, la mia "difesa" dell'articolo di B. Finessi (anche se, conoscendolo, so che non ne avrebbe alcun bisogno!), una difesa che però mi sembra dovuta sia per dovere di precisazione e di verità, che per chiarire, almeno in parte, i lati oscuri lasciati dalla sfilza di nomi presentati.
Allora partiamo dall'inizio: credo che sia giusto sottolineare come il titolo sia "Ragionare in pianta" e non l'altro, certamente più ambiguo, da Paolo citato: "vedere (dall'alto) per credere (nell'architettura)", che in realtà è il sottotitolo.
Il titolo già prelude a quello che sarà il tema di tutto il servizio, tema che viene espresso in maniera molto chiara nella frase "...[la pianta] è il piacere dell'informare i comportamenti dei fruitori, è il sognarli nei loro gesti, radiografarli nei loro giorni, immaginarli nel prima e dopo[...]", per questo l'amico Beppe afferma in seguito quello che è riportato da Antithesi, che cioè essa è "il piacere dell'architettura".
Dunque non si parla dell'amore per la pianta in sé, e sarebbe fazioso ridurre il discorso solo a questo: si parla, come è ben espresso nella frase che ho riportato sopra, di uno spazio di vita.
Inoltre vanno evidenziate quali siano le esperienze, che si scoprono essere molto più che ragguardevoli, da cui sono derivate tali affermazioni: è evidente che il riferimento va agli studi fatti sugli spazi minimi, ad esempio di B. Munari, dove ogni movimento dell'utente è radiografato e studiato, dove tutto deve funzionare come un orologio. In questa ricerca si possono comprendere tutte le sperimentazioni svolte sulle abitazioni temporanee, sulle unità di emergenza (per capire si pensi a quella di Zanuso/ Sapper o di Rosselli), ma non solo, vi si possono inserire anche gli studi relativi alla progettazione di imbarcazioni, tram, aerei, automobili (e non a caso nell'articolo Finessi cita Lazzarini/Pickering, che nei loro interni hanno molte volte sfruttato le esperienze accumulate nella progettazione degli interni delle navi).
Per quanto riguarda Scharoun in particolare penso siano nati i più forti fraintendimenti, e non possono essere altro perché tutto l'articolo "discusso" prende come pretesto la pianta per dimostrare però la stessa tesi sostenuta nel vostro articolo, dove forse è espressa in maniera più chiara, ma analogamente valida: "un vero architetto non deve seguire le sensazioni, deve riflettere" ;se si analizzano i progetti proposti dai giovani Coex e Cliostraat non si può infatti non osservare l'estrema intelligenza delle soluzioni avanzate, che certo hanno necessitato una forte ed accurata riflessione, senza cui in nessun modo sarebbero potuti nascere questi piccoli capolavori di concetto!!!
Per quanto riguarda il riferimento a Melnikov il discorso è diverso, perché non solo nell'articolo viene sostenuta la stessa vostra tesi, ma essa viene questa volta anche esplicitata a parole, e non lasciata tra le righe dei progetti; semplicemente, dato che il filo conduttore scelto era la pianta, l'idea è stata espressa in maniera diversa, a partire dal bidimensionale, ma sempre condividendo la vostra preoccupazione che ci ricorda come l'architettura vera sia sempre in 3D, mai contraddicendola!
D'altronde un taglio del discorso di tal tipo non ci deve essere nuovo, mi viene in mente ad esempio la bella copertina del libro "Marco Zanuso Architetto", in cui Manolo De Giorgi riporta proprio una pianta/schizzo esemplare dove il progettista ridisegna sovrapposti i vari movimenti che l'utente dovrà fare per usare questo spazio attrezzato.
Infine voglio ricordare che la frase da Paolo ripresa ironicamente riguardante il corpo nudo che si confronta con lo spazio dell'architettura e del bagno in p

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2/2/2002 - Paolo G.L. Ferrara risponde

Prendo atto che Finessi non avrebbe bisogno di qualcuno che difenda le sue idee, né lo dubitavo. Andiamo oltre, rispondendo a Davide Crippa e a quelli che definisce “malintesi”. Se di malintesi si trattasse, ciò escluderebbe a priori la volontà di fare “[…]una difesa […] dovuta sia per dovere di precisazione e di verità[…]”, come Crippa tende a sottolineare. Ma di malintesi non si tratta ed allora è necessario capire se io abbia camuffato la verità dell’articolo di Finessi, i suoi significati.
Prima obiezione di Crippa è il titolo, che non è quello da me citato bensì “Ragionare in pianta”; al proposito, si cita la frase di Finessi “[…]è la pianta il piacere dell’architettura […]è il piacere dell’architetto, è l’informare i comportamenti dei fruitori, è il sognarli nei loro gesti, radiografarli nei loro giorni[…]”, e si definisce la pianta da intendere quale “spazio di vita”.
Mi oppongo: lo “spazio di vita” non può essere dedotto dal ragionamento in pianta, soprattutto quando si chiama in causa Scharoun, sul quale respingo ogni possibilità di fraintendimento; citare Scharoun e prendere “a pretesto” la pianta per dimostrare la stessa tesi sostenuta da me è solo pretestuoso. Sono due punti di vista totalmente discordanti; io di Scharoun non prendo a pretesto niente: mi limito solo a constatare che la pianta non è “ strumento da cui tutto nasce”, almeno nel caso di Scharoun e soprattutto nel caso dell’architettura citata.
Fraintendimenti non ce ne sono, e la frase di Finessi, con la quale chiude l’articolo, è assolutamente chiara al proposito : “[…]E’ la pianta, strumento da cui tutto nasce (complementare al lavoro di sezione), il momento di riflessione a cui non possiamo e non vogliamo rinunciare”. Conoscere molto bene quello di cui Finessi sta parlando per potere capire il senso dei suoi articoli? No, non è così, perché chi scrive non deve dare per scontato un bel niente, e non pretendere che il lettore conosca e sappia decodificare i significati che l’autore nasconde dietro le sue parole.
Caro Davide, se avevi capito l’ironia della mia citazione sul nudo in bagno, c’era proprio bisogno di fare le citazioni su Gaetano Pesce…? D’altronde, sono sicuro che anche Finessi non si presenterebbe mai nudo ad un dibattito con me.
Concludo: porre giovanissimi alla stregua di Le Corbusier o Aalto? Tutto il mio rispetto per i citati progettisti e per le loro capacità, ma non scherziamo e soprattutto evitiamo di definire “di valore assoluto” un progetto. Rispondi a me, Davide: cos’è e qual è il “valore assoluto” di un progetto? Il sigillo del tempo? No, non è il tempo che mette i sigilli, bensì le capacità di esprimere i propri concetti, ricordandosi sempre che i grandi architetti non hanno mai accettato sigilli.